Edizioni del Gruppo di Ricerca Arabo-Cristiana
I maroniti d'Aleppo nel XVII secolo attraverso i racconti dei missionari europei (dai documenti conservati negli archivi romani)
Mariam De Ghantuz Cubbe
Libro: Libro rilegato
editore: Edizioni del Gruppo di Ricerca Arabo-Cristiana
anno edizione: 2020
pagine: 257
Aleppo, grande emporio della Siria del Nord, dove, fino alle soglie dell’età contemporanea, affluivano merci dall’interno dell’Asia per essere distribuite sui mercati del Mediterraneo. È questo lo sfondo delle vicende che questo libro evoca, nelle quali è coinvolto un piccolo gruppo di abitanti nella variegata società dell’Aleppo del XVII secolo: i cristiani Maroniti, originari del Libano ed emigrati in quella città con la speranza di condizioni di vita meno dure.Le loro vicende assumono, tuttavia, un significato esemplare poiché vengono ricostruite attraverso quanto di quei Cristiani scrivevano i missionari europei dell’epoca della Controriforma: gli Orientali vengono quindi visti attraverso gli occhi degli Europei che, proprio in quell’epoca, per il ravvivarsi dell’attività missionaria, affluirono, come mai era avvenuto precedentemente, nel Vicino Oriente. Nuovi al rapporto con i Cristiani Orientali, Gesuiti, Carmelitani e Cappuccini guardano ai Maroniti, anch’essi, come loro, cattolici, ma di rito orientale, sudditi dell’Impero ottomano, vissuti per secoli in una società diversa e secondo una cultura diversa, con la mentalità degli Europei dell’epoca.
Trattato sull'unità (Maqālah fi l-tawḥīd). L'uno, il molteplice e l'unità di Dio. Ediz. italiana e araba
al-Takrītī al-Manṭiqī
Libro: Libro rilegato
editore: Edizioni del Gruppo di Ricerca Arabo-Cristiana
anno edizione: 2020
pagine: 424
Come si può dire che Dio è uno? Quando diciamo che Dio è uno, lo facciamo perché – come credono i musulmani – ne affermiamo l’unità assoluta, oppure perché – come intendono i cristiani – dell’unità divina accettiamo un’interna modulazione? Con il Trattato sull’unità divina, il filosofo cristiano Yaḥyā ibn ʿAdī (m. 974) intende dimostrare che il vero significato dell’uno non contraddice il molteplice e che, anzi, lo implica. La concezione cristiana dell’unità divina, una “unità” che deve essere allo stesso tempo “trinità”, trova così qui le sue solide basi filosofiche. Il metodo del trattato è infatti filosofico, anche se puramente teologico è il suo scopo: l’indagine intorno alla nozione di uno (al-wāḥid) mira infatti a definire la quiddità (māhiyyah) di Dio. In questo senso, i diversi significati dell’uno e dell’unità che Yaḥyā presenta, sulle orme del Parmenide di Platone e seguendo in particolare la discussione aristotelica dell’uno, sono pensati in dialogo polemico con il contesto teologico islamico: l’opposizione tra la concezione cristiana dell’unità divina e l’idea islamica è nel Trattato implicita ma costante.

