Fausto Lupetti Editore: SAGGISTICA
Harald Szeemann. L'arte di creare mostre
Ambra Stazzone
Libro
editore: Fausto Lupetti Editore
anno edizione: 2014
pagine: 166
«Io non sono un critico. Sono un 'curatore'... un poeta dello spazio.» Harald Szeemann (Berna 1933-Tegna 2005), una delle personalità più influenti dell'arte contemporanea, ha rivoluzionato il modo di mettere in mostra l'arte. Tra le sue quasi duecento mostre troviamo le dirompenti Live in Your Head - When Attitudes Become Form, Le macchine celibi, Monte Verità, L'aspirazione all'opera d'arte totale, la 48. e la 49. Biennale di Venezia. Il libro, grazie a fotografie, schizzi, piantine e conversazioni con l'autrice raccolte nel corso degli anni presso la Fabbrica Rosa, suo studio/archivio in Canton Ticino, sottolinea i punti di forza e di originalità del suo metodo di lavoro dettato dall'essere un pensatore anticonformista; dal considerare vita e lavoro legati in modo indissolubile dal credere profondamente nell'inesauribile potere dell'arte di immaginare mondi diversi; dall'utilizzare tutte le potenzialità della mostra per comunicare con immediatezza contenuti complessi. Il tutto al fine di creare mostre "dalla visione al chiodo" partendo dal presupposto che "allestire è amare". Il film è un documentario alla scoperta della figura di Harald Szeemann, anarchico e visionario. Un viaggio che ripercorre le tappe fondamentali della sua carriera e della sua vita privata, del tutto inscindibili. Attraverso le parole di familiari, amici, collaboratori, artisti emerge il suo lato privato, il suo amore per la vita insieme al suo particolare metodo di lavoro, alle sue intuizioni, alle sue ossessioni, all'anticonformismo delle sue idee. La sua stessa voce, tratta da registrazioni audio inedite, ci accompagna alla scoperta della genesi delle sue mostre più importanti, ormai diventate mitiche, e delle motivazioni che lo hanno spinto a prendere le decisioni che hanno modificato il corso dell'arte contemporanea e a considerare la mostra come mezzo di espressione. Scopriamo così un uomo che ha fatto della ricerca dell'utopia la sua ragione di vita. Tra gli intervistati: Ingeborg Lüscher, Una Szeemann, Jérôme Szeemann, Giuseppe Penone, Niele Toroni, Gianni Motti, Christoph Zürcher, Josy Kraft, Mara Folini, Lorenzo Sonognini, Hetty Rogantini De Beauclair, Bohdan Stehlik, Michele Robecchi, Noah Stolz. Postfazione di Giacinto Di Pietrantonio.
«Non è vero ma ci credo». Osservazioni storico antropologiche sulle superstizioni
Roberto Spingardi, Maurizio Ortolani
Libro: Copertina morbida
editore: Fausto Lupetti Editore
anno edizione: 2013
pagine: 168
Potrà parere solo una ricerca di ghiotti modi di dire tradizionali e di credenze popolari, non è solo così. Chi va oltre la scorsa delle apparenze viene largamente compensato. Nonostante il progressivo sviluppo tecnologico, le statistiche continuano a confermare l'aumento piuttosto che la diminuzione di coloro che subiscono il fascino della divinazione, della magia, della superstizione. Alla base c'è la curiosità propria dell'uomo e la grande insicurezza rispetto all'ignoto. Si va dalle forme più leggere, molto vicine al gioco e allo scherzo, fino a vere e proprie manie, morbose superstizioni, deleteri pregiudizi, credulità e dabbenaggine difficili da debellare. Questa raccolta intende soddisfare alcune curiosità e rappresentare lo spunto per sorridere alla scoperta di aspetti divertenti nel campo della superstizione, invitando ad evitare ciarlatani, fattucchiere e cartomanti che, spesso in cambio di molto denaro, promettono di allontanare la sfortuna e realizzare un desiderio o una minaccia. Lo si può fare da soli, con il sorriso, gettando un pizzico di sale dietro la propria schiena per esorcizzare la caduta dell'olio, oppure infilarsi un indumento al rovescio per propiziare la buona sorte. Prefazione di Franco Ferrarotti.
Un nuovo paradigma di libertà. Come sconfiggere l'estetica dell'abominazione e la cultura della «fast obsolescence»
François Zille
Libro: Libro in brossura
editore: Fausto Lupetti Editore
anno edizione: 2013
pagine: 113
Il testo nasce da un "energico" intervento di François Zille quale relatore internazionale invitato nel contesto del Convegno Internazionale di Studi "Modernità liquida in difesa del paesaggio solido", incentrato sulla Lectio Magistrale di Zygmunt Bauman (Siracusa, 9-10 Marzo 2012). L'autore, figlio di un minatore-cuoco-pasticciere friulano e di una mondina ferrarese, è stato sin dall'infanzia costretto al culto del linguaggio, della dialettica e dell'eccellenza per sopravvivere da figlio di immigrati italiani nella Francia del dopoguerra, autoforgiandosi quotidianamente una solida identità mutante, favorito in questo dalla vena progettuale e creativa tutta italica e dalla innata vocazione alla irriverenza e alla ribellione, fecondate da un assai precoce incontro ravvicinato con Voltaire, Francois Rabelais, Antoine de Saint Exupéry e Frédéric Dard. La dimensione acquisita di Antropologo visivo è una felice conseguenza della poliomielite contratta a undici anni e mezzo, in quanto costretto ad immaginare e visualizzare il cibo sulle pareti della sua stanza. Obiettivo di tale rito propiziatorio era l'esorcizzare le frustrazioni delle sue papille gustative private del contatto diretto con il cibo poiché, per numerosi mesi, egli venne alimentato unicamente via sonda gastrica. Da allora, FZ tende ad esprimere la forte tensione ermeneutica e psico-filosofica che lo caratterizza mediante l'uso di un linguaggio logo-iconico originale e sorprendente, unico nell'ambito accademico-professional-artistico.
Il sistema del cibo
Domenico Pasquariello Dègo
Libro: Libro in brossura
editore: Fausto Lupetti Editore
anno edizione: 2012
pagine: 250
"Il cibo è fondamento di relazionalità che crea comunicazione". Da questa verità molte sono le domande che si pongono. Chi sa se è ancora possibile rinunciare al valore di scambio del proprio vissuto quotidiano, per un attimo di valore d'uso del tempo da vivere, in pura perdita, ma all'insegna della spensieratezza del cibo buono, di cui i profumi e i sapori si colgono per quello che sono della natura donata e anche delle cure dei campi? Chi sa se appena il ricordo riesca all'intento, perché la questione rimanga quel tempo felice senza necessità, che la vita attiva e riuscita non degna e che il riposo rifugge come la fine? Chi sa? L'interrogativo vale la pena, se non altro si può sempre cercare, chiedere intorno, tentare con altre persone di valutare l'importanza e la pertinenza della domanda, fare opinione insomma, operare così sul tempo per deviarlo dalla sua assurda precipitazione, perché è il tempo la ragione della banalità del cibo non appena s'intuisce che l'ingestione del cibo è richiesta dalla domanda della società costituita per la riproduzione delle proprie forze, ecco che scadono i termini del desiderio, cioè di quella sensazione originaria intrinseca all'umanità in quanto tale, perché in quel gesto necessario si realizza un atto dovuto, si assimila il tempo da spendere, il tempo come merce. La vita come merce.

