Tra il costruito ed il costruibile, il giurista ricerca la giustizia sciogliendo le diverse opposizioni, quelle che, ad esempio, si danno tra l'individuale e l'universale e tra il concreto e l'astratto. Il diritto, infatti, prescrive, ma la lettera della legge, perché possa essere applicata, deve prima essere interpretata: ogni cosa, semplice o complessa, va letta ed ogni lettura, oggettiva o soggettiva, può destare controversie e disaccordi. Per di più, l'interpretazione giuridica - a differenza di quella filologica non è semplicemente mera riflessione su una cosa pensata in un preciso momento, ma è piuttosto un contenuto, una volontà in continua evoluzione che risponde a nuove necessità, a nuove condizioni e a nuove questioni giuridiche. Qui, proprio qui, letteratura e diritto si intrecciano. I miti e i grandi archetipi della letteratura ci parlano dell'origine e del destino del diritto. Mosè, Eschilo, Sofocle: dalla consegna delle tavole della legge all'invenzione della giustizia e poi ancora alla ribellione della coscienza.
Il diritto nella letteratura
| Titolo | Il diritto nella letteratura |
| Curatori | Agata C. Amato Mangiameli, Guido Saraceni |
| Argomento | Diritto Giurisprudenza e argomenti d'interesse generale |
| Collana | Quaderni di teoria del diritto, 8 |
| Editore | Aracne |
| Formato |
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| Pagine | 324 |
| Pubblicazione | 10/2012 |
| ISBN | 9788854851757 |

