Quali memorie può risvegliare un’area della città che ha mantenuto connotazioni agricole fino alla prima metà del Novecento e non risulta essere stata teatro di rilevanti fatti torici? Eppure la contrada Carvana, nel suo lento procedere verso irreversibili processi di urbanizzazione, ha molto da dire come proveremo a raccontare dando la parola a coloro che lì son vissuti. Per fare luce sulle sue vestigia bisognava disporre di tre condizioni. Anzitutto la curiosità per il luogo, e chiedersi quali storie si celassero dietro due nomi ricorrenti: quello di Vadalà Papale, trasmesso oralmente senza l’aiuto di cartelli o di toponomastiche stradali, e l’altro di Giuffrida, che viceversa compare nelle carte della città dalla seconda metà dell’Ottocento. In secondo luogo serviva il materiale investigativo. Ci ha pensato Francesco Impallomeni a schiudere le porte dell’archivio di Giuseppe Vadalà Papale; in seguito, come in una reazione a catena, la ricerca si è allargata fra gli eredi di Giuffrida e Bonsignore, per chiudersi con i discendenti dell’imprenditore anglo-catanese Robert Trewhella tramite il prezioso canale di Federico Carnazza.
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Catania sparita e «ricostruita». La Carvana
| Titolo | Catania sparita e «ricostruita». La Carvana |
| Autori | Elio Miccichè, Armando Villani |
| Editore | Kromatoedizioni |
| Formato |
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| Pagine | 164 |
| Pubblicazione | 01/2019 |
| ISBN | 9788832053142 |
25,00 €
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