Donzelli
Buroriforma. Per una sociologia delle trasformazioni nel lavoro pubblico
Adolfo Braga
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2018
pagine: 149
Da sempre percepita come un'entità statica e poco reattiva, la pubblica amministrazione sta vivendo oggi un momento di cambiamento e modernizzazione, legato soprattutto all'inserimento nella gestione pubblica di principi di intervento mutuati dalle imprese private e diretti ad assicurare efficienza ed efficacia ai servizi operativi. La crisi però permane, soprattutto a causa dei profondi limiti del complesso sistema organizzativo rappresentato dalle strutture pubbliche. C'è un assoluto bisogno di un'amministrazione pubblica migliore, a cui la riforma Madia ha cercato di dare una risposta, proseguendo il processo di deregolamentazione già in atto con l'obiettivo di eliminare tutti quei vincoli che sono di ostacolo all'innovazione e alla crescita della produttività dei servizi pubblici. Il nodo che permane nel processo di riforma della pubblica amministrazione è il coinvolgimento degli attori interessati: una riforma così importante non deve appartenere solo al governo che l'ha varata, ma essere condivisa e partecipata da chi lavora nel comparto pubblico e dai cittadini. Dunque non si tratta solo di «tagliare», di ottenere un efficientamento economico, ma di far sì che la pubblica amministrazione produca risultati, sul versante dei servizi tradizionali e di quelli che possono garantire il miglioramento delle attività economiche per il rilancio del paese.
La vita in villa. Svaghi, lussi e raffinatezze nell'Italia del Settecento
Giulia Torri
Libro
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 300
Appena due secoli fa, nell'ambiente culturale e sociale delle villeggiature italiane settecentesche si sviluppava un vivere sereno e rilassato, scandito però da un vortice di attività «ricreative» in cui il cibo, la moda e il gioco, come anche la musica, il teatro, la caccia, la lettura, la conversazione, svolgevano un ruolo fondamentale. Gli eredi della tradizione aristocratica e cavalleresca italiana, con l'aiuto degli esponenti di un nascente e sofisticato ceto intellettuale, avevano inventato un sogno e lo realizzavano. Tutto era volto alla ricerca della raffinatezza, non vi era spazio per la mediocrità: si esprimeva, in queste dimore e nei tempi della villeggiatura, il libero gioco della bellezza nelle sue molteplici espressioni, un'irrefrenabile joie de vivre, in un'atmosfera generale in cui spesso gli opposti convivevano con naturalezza. L'universo femminile era centrale e vi godeva un potere e una libertà fino a quel momento sconosciuti. In ville ideate e realizzate con cura, fra ospiti scelti con attenzione a volte maniacale, si praticava una qualità di vita altamente sofisticata.
Galassia Ariosto. Il modello editoriale dell'«Orlando Furioso» dal libro illustrato al web
Libro: Copertina rigida
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 460
A cinquecento anni dalla prima edizione, le avventure di Orlando e Angelica continuano ad affascinare, a dimostrazione che un classico è tale se vive lungo i secoli, dialogando con i suoi lettori e ispirando opere nuove, capaci di confrontarsi con le rivoluzioni che coinvolgono gli strumenti espressivi e i modi della comunicazione. Ma quali sono i percorsi che portano un'opera a vivere attraverso la storia? E che ruolo svolgono le immagini che ne hanno accompagnato la nascita e la diffusione? E, ancora, le moderne tecnologie sono inconciliabili con i tempi della lettura, con l'impegno che richiedono la scoperta e la degustazione di un classico? O possono aiutare a ritrovare dimensioni dimenticate o trascurate della tradizione? La storia dell'Orlando Furioso, poema del Rinascimento che da subito è diventato un best seller in tutta Europa, è un terreno fertile per affrontare questi temi. È qui ad esempio che si può vedere da vicino come interagiscono memoria letteraria e memoria iconografica, costruendo rapporti che capovolgono la linea del tempo. Capita così che il grande successo del modello ariostesco, legato anche al suo format editoriale - illustrazioni e apparati paratestuali sempre più ricchi -, influenzi la riproposizione di testi precedenti come l'Orlando innamorato di Boiardo o addirittura le Metamorfosi di Ovidio. "Galassia Ariosto" racconta questa storia anche grazie a un ricco apparato iconografico e intrecciando diverse prospettive critiche: l'analisi del testo e delle illustrazioni, la storia del libro, l'allestimento di archivi digitali intesi come straordinari strumenti di ricerca, i nuovi scenari aperti dagli e-book. Il titolo è ispirato alla «Galassia Gutenberg» di McLuhan: i libri del Furioso, e quelli che attorno ad esso sono proliferati, hanno dato vita a una complessa rete di relazioni, a un groviglio di sentieri, a un universo intrigante di immagini e parole entro cui si incontrano e dialogano autori e testi lontani nel tempo.
Il diritto e la ragione. Rousseau, Kant, Goethe
Ernst Cassirer
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 150
Il volume presenta al lettore italiano due saggi del filosofo tedesco Ernst Cassirer su Rousseau e Kant, le figure più eterodosse della cultura illuministica dell'Europa del XVIII secolo. I saggi - Kant e Rousseau e Goethe e la filosofia kantiana - furono scritti negli anni dell'emigrazione dalla Germania nazista, e apparvero postumi negli Stati Uniti nel 1945 in traduzione inglese, per poi essere pubblicati nell'originale tedesco soltanto nel 1991. L'intento dell'autore è quello di restituire l'essenza cosmopolita dell'Illuminismo e la sua originaria vocazione antidogmatica, in aperto contrasto con lo stereotipo positivo dei Lumi. Cassirer costruisce e mette a confronto le immagini viventi di Rousseau e Kant, immagini per l'avvenire, e per tracciarle si avvale di un gioco di specchi: Rousseau è visto attraverso gli occhi di Kant, un contemporaneo che «a distanza» seppe mettere a fuoco l'immagine di Rousseau; Kant, a sua volta, è visto attraverso gli occhi di Goethe, che «da vicino» intuì l'immagine di Kant in una dissolvenza. Così, l'immagine di Rousseau non è più quella dell'uomo solitario, del visionario, vagheggiata dalla cerchia dei salotti parigini, ma piuttosto quella del temperamento melanconico, del sostenitore della dignità della natura umana, dell'entusiasta della pura idea del diritto. Analogamente, l'immagine di Kant è quella del pensatore dell'arte e della natura come mondi illimitati, le cui produzioni esistono le une per le altre. Le due figure sono così accomunate da una concezione dell'idea non separata dall'esperienza, e da una visione dell'etica intesa non come regno dei fini, ma come sentimento della volontà.
La luminosa virtù. Un'idea di costituzione nel Mezzogiorno del Seicento. Pagine da «La scienza della legislazione»
Gaetano Filangieri
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 183
Come riformare uno Stato nell'età dell'assolutismo? E questo il quesito che affronta la "Scienza della legislazione" di Gaetano Filangieri, un'opera del pensiero civile italiano dell'Illuminismo. La tesi essenziale di Filangieri era che l'opera riformatrice dovesse cominciare dalle leggi, in modo da poter stabilire attraverso di esse un corretto rapporto tra re e sudditi. Il grande pensatore napoletano prefigurava, in tal modo, sulla scia di Montesquieu, una forma di Stato che si sarebbe solo con difficoltà affermata nell'Europa continentale: la monarchia costituzionale. Filangieri si ispirava soprattutto alla Rivoluzione americana, che alla base dell'edificio istituzionale poneva la virtù dei cittadini. Con confuciano pragmatismo, il giovane filosofo napoletano capì che nessuna norma avrebbe potuto funzionare senza la spontanea adesione e la compartecipazione di governanti e governati. Era necessaria una profonda riforma morale che doveva partire dal basso, attraverso un sistema di educazione civile diffuso, a diversi gradi, in tutto il paese, senza distinzioni di luogo e di censo. Conosceva Filangieri l'opera di Confucio? Certamente sì. Un gesuita napoletano aveva tradotto per la prima volta nel 1590 i classici del grande filosofo orientale e sempre a Napoli, nel 1732, era stato fondato da Matteo Ripa il Collegio dei Cinesi. Nella popolosa capitale delle Sicilie, lungo le vie del mare, confluivano le grandi opere del pensiero politico. Dalla sua villa di Vico Equense, Filangieri immaginò un'utopia possibile per il Mezzogiorno, nella convinzione che fosse quella l'unica via percorribile per spianare la strada a un nuovo mondo di pace e di virtù. Nella sua opera il pensatore napoletano enuncia quelli che ci appaiono ancora oggi come veri e propri principi universali, validi in tutte le democrazie: aborrire la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti interni ed esterni; promuovere la felicità dei cittadini con un sistema legislativo chiaro e uniforme su tutto il territorio nazionale; abolire il regime feudale; favorire le opere dell'intelletto e le libere associazioni; separare Stato e Chiesa e ridimensionare la proprietà ecclesiastica; istituire un sistema gratuito di pubblica istruzione e favorire i cittadini virtuosi; garantire la libertà di espressione; condividere con gli Stati europei i valori comuni di tranquillità, sicurezza e diritto delle genti; trasformare la società in modo graduale con un piano di riforme e col ripudio di ogni violenza; assicurare il benessere economico dei cittadini. Scelti e commentati dalla cura di Eugenio Lo Sardo, i brani più significativi e curiosi di questa "utopia civile" ispirata al Mezzogiorno d'Italia vengono qui proposti in un volume che riporta a evidenza il pensiero di un grande filosofo politico del nostro patrimonio intellettuale. Presentazione di Fondazione con il Sud.
Quasi un consuntivo (1975-1987)
Remo Pagnanelli
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 162
Remo Pagnanelli, riconosciuto da Franco Fortini e Vittorio Sereni come uno dei più interessanti poeti e critici nati negli anni cinquanta - è un autore la cui opera resta pressoché introvabile. Testimone di una generazione schiacciata tra i maestri degli anni sessanta (Luzi, Sereni, Fortini) e le delusioni post-sessantottine, con la sua passione per la letteratura ha lasciato versi esemplari e un ideale di etica della storia nel cui fuoco ha consumato in fretta la propria vita. Dopo il '68 (così s'intitola la sua prima raccolta), mentre stava crescendo il fuoco delle neoavanguardie, il marchigiano Pagnanelli si è tenuto «stretto» Leopardi insieme con Sereni, e ha lavorato con rigore sulla parola e sull'intonazione poetica.
Storie orali. Racconto, immaginazione, dialogo
Alessandro Portelli
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 461
Alessandro Portelli è considerato uno dei padri fondatori della storia orale non solo italiana ma internazionale. Deve tale fama al paziente accumulo di decenni di viaggi e interviste a cavallo dei continenti ai protagonisti della storia non ufficiale, quella fatta attraverso le voci dei testimoni diretti di grandi eventi che hanno segnato epoche e svolte culturali. In questo volume - che ha avuto una diffusione di culto tra gli appassionati del genere e che oggi viene ripresentato in una nuova edizione con una prefazione dell'autore - i saggi di Portelli vengono raccolti in una sorta di canone. Nell'ultimo quarto di secolo essi hanno contribuito a trasformare il metodo, gli obiettivi, le finalità stesse della storia orale, diventando riferimenti obbligati in ambito internazionale. La storia orale ricostruisce gli eventi del passato, soprattutto del mondo popolare e non egemone, e ne esplora il significato, attraverso l'analisi del racconto, l'immaginazione, il desiderio, il sogno, la soggettività - e attraverso il dialogo fra culture e persone, intervistati e intervistatori, ricercatori e narratori. La storia orale si intreccia con la letteratura, la linguistica, l'antropologia, le religioni, la musica, la cultura di massa - e la politica. Ecco perché i saggi di Portelli percorrono un tempo che va dalle stragi naziste e dai bombardamenti della seconda guerra mondiale all'impatto della globalizzazione sul mondo operaio e agli eventi del G8 di Genova, e uno spazio che va dalle acciaierie di Terni al Kentucky, da Roma all'India, passando per il Brasile o per il Vietnam. Partendo da eventi puntuali e da luoghi definiti, essi elaborano proposte generali di teoria e di metodo.
Territori dell'abusivismo. Un progetto per far uscire dall'Italia i condoni
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 377
Il volume fa il punto sul fenomeno dell'abusivismo edilizio nel Mezzogiorno, dopo un periodo di relativo silenzio degli studiosi sul tema, e avanza alcune proposte per l'innovazione dei progetti e delle politiche a esso rivolti. Alla base ci sono le riflessioni sviluppate nell'ambito di una rete di ricerca promossa e coordinata dai tre curatori con il sostegno della Società italiana degli urbanisti. I contributi ospitati nella prima parte del libro descrivono sotto angolature diverse lo sfondo in cui le pratiche dell'abusivismo e i suoi lasciti oggi si collocano. Uno sfondo per molti aspetti mutato rispetto al quadro entro il quale maturò la politica di condono edilizio nei primi anni ottanta, che richiede uno sforzo di rielaborazione critica degli assunti, delle possibilità e delle priorità dell'azione pubblica. Nella parte centrale, quattordici casi studio esplorano le articolazioni fisiche e sociali che l'edilizia non autorizzata ha prodotto nelle regioni meridionali. Un viaggio attraverso territori in cui si intrecciano problemi irrisolti, non di rado aggravatisi nel tempo, e nuove questioni riguardanti la transizione demografica, il dissesto idrogeologico, la crisi economica e ambientale.
Etica in laboratorio. Ricerca, responsabilità, diritti
Fabrizio Rufo
Libro: Libro in brossura
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 144
Gli straordinari avanzamenti nel campo della biologia e della medicina di questi ultimi anni si propongono in modo prepotente come laboratorio culturale, sia per la verifica sia per la lettura dei processi di riorganizzazione in chiave democratica del rapporto tra scienza e società. In particolare, se la vita è la dimensione che l'essere umano percepisce come più inerente a sé, questa pertinenza che è quasi un'equazione ci autorizza, in un certo senso, a ritenere legittimo il giudizio personale rispetto a essa. Ne consegue la difficoltà ad accettare che sia qualcun altro a decidere rispetto a dimensioni tanto umane e personali come la procreazione, la fine della vita, la cura. Si tratta di un cambiamento pervasivo che incide sulla vita privata e di relazione e sul funzionamento di istituzioni come la sanità, che ridefinisce uno dei terreni principali su cui storicamente si strutturano i processi di socializzazione e in base ai quali è possibile descrivere i contesti e i rapporti in cui gli esseri umani vivono e agiscono. Questa trasformazione riguarda i concetti di autonomia e responsabilità e, con essi, ciò che ci consente di riconoscere e definire in primo luogo i confini culturali del corpo. Perché quello che muta in profondità è l'insieme dei riferimenti pratici e simbolici che accompagnano l'intero arco della vita degli individui, dalla generazione alla morte. In particolare, questo libro si sofferma su alcuni nodi tematici propri della riflessione etica e bioetica, come la responsabilità, la giustizia e i diritti. L'obiettivo è quello di collocare questi temi anche al di fuori di una dimensione esclusivamente legata all'autonomia delle scelte individuali per porli all'interno di una più ampia, e imprescindibile, dimensione collettiva e politica.
Alle armi, cavalieri! Le storie dei paladini di Francia
Mimmo Cuticchio
Libro: Copertina rigida
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 605
"Nato e cresciuto tra i pupi e in una famiglia di teatranti girovaghi, ho imparato a vivere fianco a fianco con personaggi immaginari, come se fossero reali e in carne e ossa. Ogni sera, nel teatrino, andava in scena una puntata diversa della 'Storia dei paladini di Francia', proprio come diverse erano le storie del nostro quotidiano; e quando durante il giorno c'era da risistemare o ripulire i pupi, era normale per noi chiamarli per nome, come si fa con un amico o un parente. Eravamo sette figli e insieme a mio padre, mia madre e ai nostri trecento pupi costituivamo una specie di famiglia allargata, dove lo zio o il nonno di Orlando e Rinaldo erano anche per noi bambini uno zio e un nonno. Quando poi mi capitava di andare con mio padre a trovare i suoi amici cuntisti - come si chiamano in siciliano i contastorie che da sempre raccontano il ciclo dei paladini - io seguivo rapito le loro voci, e i personaggi che evocavano mi sembravano vivi e presenti proprio come quando nell'Opera dei pupi li guardavo muoversi sul palcoscenico. Le parole che mi giungevano alle orecchie prendevano subito forma sullo schermo della mia mente. Ero una specie di testimone dei fatti raccontati, che io conoscevo già, ma che in quel preciso istante si fissavano nella mia mente, così come un fuoco acceso si rafforza con nuovi tocchi di legno. Divenuto grande, ho cominciato a vestire io stesso i panni del cuntista e ancora oggi, con i pupi e il cunto, continuo a raccontare queste storie antiche, tramandatemi oralmente. Quando ho deciso di raccoglierle in un libro, la strada maestra è stata di lasciare scorrere la penna all'inseguimento dei personaggi nelle loro avventure. La sfida che mi si è presentata è stata di suscitare l'immaginazione del lettore come se ascoltasse il mio cunto dal vivo. Questa è la prima volta che un lunghissimo ciclo passato di bocca in bocca, di generazione in generazione, si fissa sulla pagina scritta, e il mio intento è stato di conservarne l'originaria impronta orale. Se il grande maestro Giuseppe Pitrè, dopo aver ascoltato le fiabe dai popolani, correva sul suo calesse a trascriverle come a volerne registrare l'estemporaneità, perché non provarci oggi con il ciclo dei paladini? Cervantes, nel suo Don Chisciotte, salva dal rogo dei libri l'Orlando furioso purché venga letto ad alta voce, così io mi auguro che un giorno un giovane appassionato di questi racconti, leggendo il mio libro, possa fare suoi questi cunti e reinterpretarli con nuova voce." (Mimmo Cuticchio)
Il disagio del desiderio. Sessualità e procreazione nel tempo delle biotecnologie
Paola Marion
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 208
Quale influenza hanno sugli individui le modificazioni introdotte dalle biotecnologie nel campo della procreazione e della generazione? In che modo queste innovazioni sono destinate a influenzare anche gli aspetti più profondi dell'identità personale, incidendo potentemente sul nostro rapporto con il corpo e con la sessualità? E come interferiscono con la sfera del desiderio, con l'idea stessa di piacere? Questo libro affronta, dall'angolatura della riflessione e della pratica psicoanalitica, un nodo di problemi che ci riguarda tutti e coinvolge le nostre dimensioni più intime. La sessualità, a cui sono strettamente legati piacere e dispiacere, è un elemento sempre presente nello sviluppo dell'individuo, cuore della sua identità. Non riflette solo la storia intima di ciascuno di noi ma risente anche di un tempo che ci precede, dal momento che l'origine di ciascuno affonda in un atto sessuale alle nostre spalle. Le nuove biotecnologie «espellono» il sesso dalla procreazione e rendono così possibile la generazione attraverso modalità che prescindono dall'atto sessuale. La disgiunzione tra sessualità e procreazione rappresenta una frattura che mette in discussione i due termini nell'ambito dell'individuo e della coppia. Si aprono così diversi problemi, sia per quanto riguarda la vicenda biografica e la molteplicità di luoghi e figure che possono abitare lo spazio fisico e temporale del concepimento, sia per quanto riguarda i termini del rapporto piacere-dispiacere e il modo in cui ne può venire influenzata la relazione inconscia con il bambino. Scritto con un linguaggio semplice e accessibile, questo libro affronta - come sottolinea la prefazione di Giuliano Amato - aspetti cruciali del rapporto tra tecnologia, etica pubblica e sfera privata, chiamando il lettore a interrogarsi su problemi inediti che riguardano la coppia, la generazione e la stessa identità del bambino.
Stato, violenza, libertà. La «critica del potere» e l'antropologia contemporanea
Libro
editore: Donzelli
anno edizione: 2017
pagine: 250
Che cos'è lo «Stato»? Gli approcci antropologici ed etnografici cercano di andare oltre la sua autorappresentazione come grande apparato unitario e compatto: lo «smontano» piuttosto in una molteplicità di pratiche istituzionali e quotidiane, guidate da proprie e spesso ambivalenti logiche. I saggi raccolti in questo volume, frutto di una discussione di grande intensità tra alcuni dei più significativi studiosi italiani della materia, propongono sia particolari casi di studio sia una riflessione sulle basi teoriche di un'antropologia dello Stato. Il dibattito teorico si concentra in particolare sui limiti delle posizioni «critiche» o post-coloniali che pensano lo Stato come un unico grande impianto repressivo e totalizzante. Come se in esso risiedesse la radice stessa del «male» politico, delle violenze strutturali e delle forme di disuguaglianza e oppressione che caratterizzano la società contemporanea. In campi come l'antropologia della violenza, lo studio del razzismo e delle migrazioni, l'antropologia medica e quella del patrimonio, lo Stato appare spesso come una grande forza patogena, intrinsecamente produttrice di violenza strutturale, di razzismo, di disumanizzazione.

