Luni Editrice
Nietzsche e i suoi interpreti
Sossio Giametta
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
pagine: 192
«Finché il genio dimora in noi» dice Nietzsche «siamo intrepidi, anzi come deliranti, e non facciamo caso alla vita, alla salute e all’onore; voliamo attraverso il giorno, più liberi di un’aquila e, nell’oscurità, siamo più sicuri di una civetta. Ma tutto a un tratto esso ci abbandona e altrettanto repentinamente ci piomba addosso questo profondo senso di timore: non comprendiamo più noi stessi, soffriamo di tutto quello che fu vissuto e non vissuto, siamo come tra nude rocce di fronte a una bufera e al tempo stesso simili a miserelle anime di fanciulli, che impaura un fruscio e un’ombra». Queste parole non possono certo riassumere il pensiero di un gigante della filosofia quale era Nietzsche, ma danno per lo meno il senso della direzione del suo “cercare”. Scrive Giametta nell’introduzione: «Il genio poetico di Nietzsche è fatto certamente molto delle immagini sfolgoranti che egli ha disseminato in tutta la sua opera, e nella prosa più che nei versi. Esso va ricercato in primo luogo nella sua concezione generale, nel suo slancio dionisiaco, pindarico, accoppiato a un senso profondo della tragicità del vivere. Per il filosofo, come per l’artista, la sua epoca non è che una delle sempre diverse facce dell’eternità. Egli inquadra i contenuti particolari dell’epoca, che la sua antenna capta, in una visione globale di eternità». L’autore affronta le interpretazioni che di Nietzsche diedero, tra gli altri, Giorgio Colli e Gottfried Benn, e attraverso la conoscenza quasi assoluta della sua Opera, da lui tradotta e curata in italiano, ci offre le sue conclusioni, dipanando in tal modo un gomitolo di costruzioni mentali, rendendo così comprensibile al lettore il profondo pensiero del filosofo tedesco. E conclude: «Anche il moralismo di Nietzsche bisogna prima depurarlo delle sue crasse incrostazioni perché possa infine brillare come il veicolo della sua grandezza, fatta di entusiasmo per la virtù e di eroico amore della verità, della vita e degli uomini. Nietzsche non era solo filosofo ma anche, prima di tutto, moralista e poeta e così la sua importanza è triplicata ed egli è assunto di pieno diritto nell’empireo dei classici».
L'invenzione del dizionario
Émile Littré
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
pagine: 112
“Davvero quando vidi l’ammasso di materiale del mio dizionario così imponente davanti a me, lo rimirai estaticamente, perché in quel mucchio di foglietti possedevo il meglio delle autorità in fatto di lingua classica e tutta la storia della lingua francese”. Così Émile Littré ricorda la prima apparizione del suo Dizionario della lingua francese, il leggendario Littré. Universalmente considerato il miglior lessico francese di sempre, fu un’immane impresa lessicografica che L’invenzione del mio dizionario narra come un’avventura. Nel 1841 l’editore Louis Hachette affidava a Littré la realizzazione di un nuovo dizionario di cui l’ultimo volume sarà impresso solo nel 1872. Nel lungo intervallo di tempo Littré compose più di quattrocentomila pagine, mentre imperversava la Guerra franco-prussiana e la Comune. Al di là del taglio memorialistico, L’invenzione del mio dizionario non è il piedistallo eretto da Littré alla propria gloria di lessicografo, ma il resoconto di un lavoro titanico, a tratti eroico, e insieme una sorta di ricetta dello scrivere, utile a chiunque usi la penna. Composta nel 1880, anni dopo il celebre dizionario, L’invenzione è anche un’importante chiave di accesso all’uomo Littré; non a caso gli editori moderni la ricompresero subito entro quell’imponente forziere di parole quasi ne fosse il segreto passepartout. Essendo oggi il Littré uno dei pochi lessici autenticamente classici, in quanto fissa ed eterna il francese del Grand Siècle, L’invenzione è stata tradotta in tutte le maggiori lingue europee e viene qui presentata per la prima volta in italiano. Per meglio illustrare l’autore e la sua opera si offre anche un Glossario Littré che è una raccolta di notizie, giudizi, aneddoti, curiosità dalla “A alla Z”.
Trattato dell’amore
Muhyî-d-Dîn Ibn Arabî
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
pagine: 240
Quante facce, quanti aspetti ha l’amore? L’autore, come altri maestri del Sufismo, ritiene che l’amore non sia definibile ma che ciascuno porti in sé le possibilità dell’amore. Questo amore viene esplorato a diversi livelli: divino, spirituale, naturale o fisico. L’amore naturale è quell’attrazione che spinge gli esseri umani a riconoscersi l’uno nell’altro e ad arrivare a un’unione che superi le differenze di ciascuno. È il caso dell’amore materno, di quello coniugale e della carità. Da questo amore concreto si arriva a quello più elevato per Dio stesso, origine, vita intima e finalità dell’amore universale al quale nessuno può sfuggire. L’aspetto caritatevole dell’amore è raccomandato dal Libro sacro dell’Islam, il Corano, che insiste sulla compassione e il reciproco affetto fra i membri della comunità, non solamente umana, ma di tutti gli esseri creati da Dio. La Bellezza è il fine più alto dell’Amore universale, Dio essendo bello e amando la Bellezza, dice il Profeta. Bellezza che si rivela in ogni cosa da Lui creata. La creatura plasmata da Dio non fa che riportare verso il suo Creatore questo amore che è stato deposto potenzialmente in lei, e i germi che in essa sono contenuti devono essere sviluppati solo verso Dio, l’Amato vero e supremo. Ibn ‘Arabì associa sempre i diversi generi d’amore di cui è capace l’essere umano il quale, composto di un corpo, di un’anima e dello Spirito, non può far altro che partecipare ai tre modi principali con i quali l’amore si impone: fisico, spirituale e divino, per poterli realizzare in un equilibrio armonioso di tutto l’essere, arrivando a padroneggiare ciascuno di essi. Nel Trattato dell’amore l’autore include poesie, aneddoti di sante e santi musulmani, descrivendo i diversi attributi degli amanti veritieri. Riporta inoltre le diverse prospettive sull’amore che sono state presentate prima di lui da altri maestri e poeti.
Lo scandaglio dell'anima
Georg Christoph Lichtenberg
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
pagine: 672
"«Chi ha due paia di calzoni ne venda uno e si procuri questo libro»: così dice Lichtenberg e così potremmo dire anche noi a proposito dei suoi fulminanti aforismi, che qui vengono presentati al lettore italiano. Oggi non c’è bisogno, per comperarli, di vendersi un simile indumento. L’Italia ha importato e continua a importare dalla Germania molta merce letteraria, nella quale, a dir la verità, il loglio è spesso più abbondante del grano, ma di Lichtenberg, genio multiforme, è stato tradotto pochissimo. Probabilmente i doganieri della nostra cultura ufficiale non sanno distinguere il grano dal loglio. Oppure guardano con un occhio solo come la sogliola. Nessuna meraviglia, dunque, che da noi Lichtenberg sia ancora una specie di Carneade. Bene, lo scopo di questo volume è di mettere in mano ai vari Don Abbondio, che in Italia brulicano, qualche cosa di più sostanzioso del breviario. Pochi hanno scandagliato così a fondo l’animo umano e pochi ne hanno messo così a nudo i difetti. Di qui la sferza, che l’autore fa fischiare nei suoi scritti. Ma usa spesso anche lo stiletto, con il quale scanna la boria dei vari ciarlatani, soprattutto di quelli accademici. Oppure brucia loro il pelo: «È difficile portare la fiaccola della verità senza bruciare qualche barba». Secondo Nietzsche gli aforismi di Lichtenberg sono uno dei cinque libri della letteratura tedesca degni di essere letti e riletti. È così: qui abbiamo un autore altamente istruttivo e corroborante, al quale bisogna fare un posto d’onore nella propria biblioteca e nel proprio spirito." (Anacleto Verrecchia)
Le memorie di Vidocq
Eugène-François Vidocq
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
pagine: 192
Vidocq, chi era costui? Le memorie di Vidocq ci intrappolano nel racconto al punto che si stenta a credere siano davvero fatti reali ascrivibili a una persona e non frutto di una fantasia alquanto versatile e si dipanano come un piano sequenza continuo della vita di quest’uomo, che fu praticamente tutto e il contrario di tutto. Quella di Vidocq (Arras 1775 – Parigi 1857) è stata una “carriera” iniziata da giovanissimo con i primi furtarelli dalla cassa del padre panettiere e proseguita con i continui vagabondaggi per la Francia pre- e infine rivoluzionaria. Arruolamenti, diserzioni, affiliazioni con zingari, banditi, falsari, i primi arresti e le prime evasioni seguite dai successivi arresti e successive evasioni; l’arruolamento come agente segreto, i contatti con la polizia, l’intuizione e la nascita della Sûreté o “brigata di sicurezza” (per combattere il crimine ci vuole qualcuno che ragioni come un criminale), i riconoscimenti e le promozioni, le inverosimili imputazioni seguite dalle altrettante trionfali assoluzioni, le dimissioni dalla polizia e la nascita della “sua” personale polizia privata; un nuovo processo, l’arresto e la detenzione da “vecchio leone”, gli amori e i duelli (le due passioni dominanti della sua vita) e infine la riabilitazione e la morte a 82 anni nel 1857. Vidocq fu onorato in vita da Lamartine e Victor Hugo, amato da Balzac, ispiratore di personaggi di Dumas prima e in seguito di Maurice Leblanc, di Conan Doyle… Era un uomo vigoroso nel corpo come nella mente imperterrito e audace, mai vittima del destino, mai del tutto carnefice, che si muoveva in una Parigi ancora antica, settecentesca, con sobborghi non ancora faubourgs, i covi fuori porta, le strade illuminate o dalla torcia dei ladri o dalle lanterne della polizia, le vetrine infrante e saccheggiate, le bevute a festeggiare con le tenere e infide prostitute, i bottini sperperati, gli indizi disseminati, le prove azzerate dalle confessioni o dalle delazioni. Si parla, si complotta, si ride: Le Memorie di Vidocq sono il quadro dal vero di un uomo che ha vissuto totalmente la sua epoca, la cancellazione di una innocenza riconquistata: ladro, forzato, evaso, “sbirro” che trova nel prefetto di polizia l’intermediario fra l’umanità della colpa e la divinità della salvazione. Per Vidocq calza alla perfezione quanto scrisse Balzac che era suo grandissimo ammiratore: “dietro a ogni grande fortuna c’è sempre un crimine”.
La grande Milano tradizionale e futurista
Filippo Tommaso Marinetti
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
pagine: 400
Negli ultimi anni della sua vita Marinetti scrisse alcuni testi che, inediti, sono conservati tra le carte dello scrittore. Il presente volume raccoglie La grande Milano tradizionale e futurista, che dà il titolo al libro, e Una sensibilità italiana nata in Egitto, i quali vanno a comporre un dittico autobiografico che ci svela un Marinetti singolare e sconosciuto. La grande Milano tradizionale e futurista è una vivida e commossa rievocazione della Milano della Belle Époque (anche se, a essere precisi, lo scritto arriva fino agli anni Quaranta), la memoria di chi ha tenuto banco nei salotti, nei teatri, nel famoso ristorante Savini, i ricordi fulminei del “padre” dell’unico vero movimento culturale di portata mondiale del Novecento che è stato il Futurismo. “Poema ambrosiano”, definisce l’opera Giansiro Ferrata nell’introduzione, ma di fatto, del poema ha non solo lo stile – parolibero o aeropoetico – ma l’intima sostanza, più lirica rispetto alla pura memorialistica. Sullo sfondo della città, che poi è la vera protagonista dello scritto marinettiano, emergono i ricordi di vita letteraria e politica, quelli più intimi delle vicende erotico-sentimentali, un quadro “alla Boccioni” di un mondo in cambiamento se non cancellato in seguito dall’orizzonte futurista che avanzava. Una sensibilità italiana nata in Egitto presenta un aspetto più vasto, frastagliato e composito: ai ricordi dell’infanzia egiziana seguono le memorie vivaci ed esplosive della carriera letteraria, con i viaggi, le tournées, gli incontri “straordinari” con Gustave Khan, Diaghilev, Picasso, Isadora Duncan, Jarry, Cocteau… In entrambi gli scritti viene stravolto il tradizionale schema cronologico della memorialistica per lasciare spazio al principio futurista della simultaneità (simultaneità di tempo-spazio e di vissuto-sognato), così che, come dice lo stesso Marinetti, viene ad assumere una sua “elastica imprecisa e affettuosa cronologia”. I due testi offrono un materiale preziosissimo per penetrare a fondo nello spirito del futurismo e nella mente del suo fondatore e offrono un’ampia conferma delle grandi doti di Marinetti scrittore.
Metafora feudale
Mario Mancini
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
Ai trovatori dobbiamo la creazione del primo modello culturale moderno della tradizione europea. Il linguaggio della canzone riecheggia i gesti e il simbolismo del feudalesimo (omaggio, servizio, lode), ma li scompagina e li trasfigura, inscrivendo la sottomissione del cavaliere nel rituale del corteggiamento. Questo volume ripercorre la scenografia che connota l’esperienza trobadorica – il vassallaggio amoroso, la lode, il segreto, l’occasione, la ricompensa – e insieme propone i ritratti di alcuni grandi poeti: Marcabru, Bernart de Ventadorn, Bertran de Born, Aimeric de Peguilhan. Centrali risultano, in questa costellazione, Marcabru, con i suoi caotici sirventesi, carichi di immagini apocalittiche e di furore, e Bertran de Born, che si muove nella tendenziale anarchia delle terre del Sud con baldanzoso spirito guerresco e con volontà di rapina. Due voci anomale, ma decisive per l’interpretazione: ci rivelano che il raffinato equilibrio della “fin’amor”, dove si mescolano emozione e artificio, grazia e ironia, più che un dato naturale della Provenza, più che il dono di una mitica mediterraneità, è una meravigliosa e fragile conquista della civiltà e del gusto.
Memorie storiche
Sima Qian
Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
pagine: 2256
Lo Shiji, in italiano Memorie storiche, del grande storico cinese Sima Qian, scritto a cavallo tra il II e il I secolo a.C., opera monumentale della storiografia e della letteratura mondiali, sovente accostata alle Storie del sommo Erodoto, ha incontrato in Occidente una singolare, se non unica, certamente rara sorte: è stato ed è oggetto di innumerevoli studi critici, i cui titoli coprono moltissime pagine di bibliografie, ma finora, non era stata pubblicata un’edizione unitaria completa in lingua occidentale dei 130 capitoli che lo compongono. Oggi questa mancanza è finalmente superata dalla presente Opera: presentiamo ai lettori di lingua italiana l’unica edizione integrale unitaria in lingua occidentale, in quattro volumi, con trascrizione fonetica in Pinyin, del testo fondamentale della storiografia dell’antica Cina. Nelle Memorie storiche l’uomo, con le sue qualità e i suoi difetti, è sempre il protagonista della narrazione: lo si coglie nei momenti di eventi leggendari, in quelli dello scontro serrato tra princìpi etici contrastanti, in quelli in cui mostra attenzione e affetto verso la donna e quelli in cui la ignora, quelli in cui mette in evidenza grandi doti di strategia militare, o grande cinismo verso gli altri. Sima Qian ci fa sapere quanto apprezzata fosse in quei tempi la musica, sia come momento ludico, che come strumento di governo; quanta importanza fosse attribuita all’assetto dei territori e allo sviluppo delle vie di comunicazione, alla conoscenza del cielo e alla costruzione del calendario. In tutte le narrazioni ed eventi l’uomo è sempre presente anche perché è molto usata la tecnica del dialogo: aperto, sottile, crudele, aggressivo, perfino disastroso in alcuni casi. Le Memorie storiche sono la summa di tutte le conoscenze dell’antica Cina, la carta di identità di un Paese descritto e definito nei dettagli più di 2000 anni fa, narrata dal più grande storico di quello straordinario Paese.
Ribelli alla norma
Nagareyama Ryñnosuke, Takeda Rintaro
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
Due prostituti travestiti nell’oscuro Giappone degli anni Trenta, due esistenze ai margini di ciò che è considerato “norma”. A Tokyo l’avvenente ed elegante Aiko, amante della vita di strada della metropoli e degli alti e bassi che può offrire; a Osaka una misteriosa «lei», alla disperata ricerca di un posto in un mondo squallido e segnato dalla povertà. Quale vita affrontavano le persone non conformi alle aspettative di genere in una società come quella giapponese, sull’orlo della Seconda guerra mondiale, sempre più militarizzata e pronta a sacrificare tutto? "Ribelli alla norma" raccoglie due storie recentemente riscoperte. La prima, creata dalla penna di Nagareyama Ryunosuke nel 1931 è un intimo diario che racconta delle fugaci notti d’amore di studenti, impiegati, operai e vecchi gentiluomini in fuga dalla difficile realtà della depressione economica di Tokyo. La seconda, del 1933, è dello scrittore militante Takeda Rintaro e tratteggia un efficace ritratto di Kamagasaki, quartiere-baraccopoli di Osaka, dove i ricordi di un lontano passato si fondono con le vivide impressioni visive – e olfattive – di un’umanità variegata e tormentata di prostituti e vagabondi in lotta per la sopravvivenza. Una doppia prospettiva, in grado di trasportare i lettori nella quotidianità incerta di coloro che si trovano a vivere, appunto, come ribelli alla norma, tra luci al neon di caffè, grandi magazzini e teatri di rivista, e la penombra di malconci vicoli.
L'alfabeto simbolico degli animali
Francesco Zambon
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
pagine: 288
Tutto questo mondo sensibile è come un libro scritto dalle mani di Dio, cioè creato dalla potenza divina, e le singole creature sono come figure, non inventate dall’arbitrio dell’uomo ma istituite dalla volontà di Dio per manifestare e indicare la sua invisibile sapienza»: così scriveva all’inizio del XII secolo Ugo di San Vittore, sintetizzando la concezione medioevale e cristiana del mondo sensibile come simbolo di realtà spirituali, come alfabeto spirituale. Gli animali sono fra queste lettere o figure che spetta agli uomini decifrare: anzi sono forse le più cariche di senso e le più misteriose, quelle che – come affermava lo pseudo Dionigi Areopagita – ci iniziano alle più alte rivelazioni divine. Non sorprende perciò la straordinaria diffusione delle raffigurazioni animali in tutte le espressioni artistiche del medioevo: scultura, pittura, letteratura… A questa sacra zoologia era anche dedicato un genere specifico: quello dei “bestiari”, in cui i racconti naturalistici, spesso di carattere fantastico, erano seguiti da interpretazioni allegoriche. Nei bestiari gli animali sfilano davanti a noi in un simbolico corteo svelandoci il loro significato segreto. Il presente saggio è diviso in due parti: la prima illustra i presupposti teorici del bestiario, ricostruendone la “teologia” attraverso le dottrine ermeneutiche dei pensatori cristiani. Nella seconda parte il lettore viene trasportato in un viaggio affascinante attraverso alcuni dei più significativi emblemi animali della tarda antichità e del medioevo, indagandone i significati e le trasformazioni. Incontriamo così la vipera parricida e matricida, il Libro dei mostri, la colomba argentata, i “bestiari divini” di sant’Antonio e di Cecco d’Ascoli – fino a giungere alla zoologia erotica del Bestiario d’amore di Richard de Fournival e di Giacomo da Lentini e al grande mito di Laura-fenice sviluppato da Petrarca nel Canzoniere.
Il piccolo libro del nulla
Charles de Bovelles
Libro: Libro in brossura
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
pagine: 160
Se ti domandi perché mai mi sono sforzato di parlare del nulla, dal momento che l’essere lo rigetta assolutamente e dato che il nulla non è, non riposa su alcun essere ed è privo di ogni sostanza, ti offro in risposta a queste domande questo piccolo libro, che indica con chiarezza le poche cose che è possibile dire del nulla, in quale misura si mostri dunque ciò che non è quando lo esamini attentamente e come si deve, e quale essenza infine esso diffonda quando lo scortichi e lo penetri la lama della mente. «Nella creazione dell’universo da parte di Dio, infatti, il nulla ha avuto una certa parte, raffigurandovi la causa materiale. In numerosi luoghi la Sacra Scrittura afferma e attesta che Dio solo esistette da tutta l’eternità e che, attraverso di lui, tutte le cose furono tratte dal nulla all’essere. «Ho dunque ritenuto opportuno dedicarti questo piccolo libro che, in questo senso, tratta del nulla, della negazione originaria delle creature e di tutta la materia. Un piccolo libro che tu, forse, riconoscerai come frutto di una fatica non vana né inutile, purché a questo opuscolo si aggiunga qualche lustro e purché questo minerale grezzo, lavorato senza sosta, venga forgiato sul tuo incudine. Addio».
Malaparte e la Russia. Atti del Convegno (Milano, 26 novembre 2021)
Libro
editore: Luni Editrice
anno edizione: 2024
pagine: 352
Il rapporto tra Curzio Malaparte e la Russia, in termini storici, ideologici e letterari, rappresenta un campo d’indagine vasto e incredibilmente composito. Non solo se inteso come termine altro di un rapporto con l’Europa e le culture e ideologie europee, ma nella stessa specificità dell’esperienza malapartiana come viaggiatore nell’Urss del 1929 e del 1956/57, della sua interpretazione di quel mondo post-Rivoluzione d’ottobre, e dell’interpretazione che l’Unione Sovietica prima e la Russia poi hanno reso di Malaparte, autore e personaggio. La ricchezza del presente volume, frutto del primo convegno di studi italo-russo su Curzio Malaparte (Milano 2021), è rappresentata non solo dalla traduzione di critica storico-letteraria russa sull’autore, per gran parte inedita in Italia sia per le sue fonti che nelle sue prospettive, ma nel confronto tra studiosi afferenti a più ambiti su un tema ricco di incognite, di ambiguità storiche, di influenze letterarie finora inesplorate. Emergono, tra gli altri, i nomi di Bulgakov, Dostoevskij, Trockij, riferimenti alla cultura francese, statunitense e ucraina; si presta attenzione al Malaparte scrittore, giornalista e mediatore culturale, con nuove analisi del suo biennio alla direzione della «Stampa» e delle sue collaborazioni giornalistiche degli ultimi anni; ci si interroga sulla misteriosa capacità dello scrittore pratese di avere per le mani informazioni di rarissima e dubbia reperibilità, da esperimenti top secret di scienziati sovietici, a presunti golpe trozkisti e alle allusioni a certi passaggi dell’ancora inedito Il Maestro e Margherita. Ne risulta la testimonianza di un confronto coraggioso e ricco, che riporta dibattiti culturali russi inattesi su Malaparte e, rileggendo le spesso acutissime riflessioni dello scrittore sul mondo sovietico, da un Novecento non troppo distante, si rivela capace di dialogare con forza ed efficacia anche con il nostro tempo e le sue complessità. Volume pubblicato in collaborazione con Fondazione Biblioteca di via Senato.

