Ombre Corte
Stato e sottosviluppo. Il caso del Mezzogiorno italiano
Luciano Ferrari Bravo, Alessandro Serafini
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2007
pagine: 190
Il sottosviluppo non è soltanto il "non-ancora" sviluppo, così come voleva già l'ottimismo dei classici dell'economia politica che si prolunga ben addentro ai nostri giorni; ma non è neppure solo il prodotto dello sviluppo, secondo un modo statico, strutturalista, di leggerne la fisionomia, a torto ritenuta l'ultima parola del marxismo teorico su questo tema. Esso è una funzione dello sviluppo capitalistico: una sua funzione materiale e politica. Sviluppo è infatti quello del potere capitalistico sulla società nel suo insieme, del suo "governo" della società, del suo stato. Questo il punto di vista generale a partire dal quale in questo libro sono esaminati gli aspetti decisivi della vicenda dell'intervento statale nel Mezzogiorno, tra gli anni '50-'60. Sia l'analisi degli aspetti istituzionali e della loro rilevanza per la forma complessiva dello stato, oggetto del saggio di Ferrari Bravo, sia l'esame del rapporto tra movimenti della forza-lavoro e sviluppo italiano, oggetto del saggio di Serafini, delineano un approccio che rompe radicalmente, anche sul piano metodologico, con l'esausta tradizione del pensiero meridionalista. A dispetto degli anni che lo separano dalla sua prima pubblicazione, questo lavoro resta uno strumento prezioso per leggere la vicenda della pianificazione italiana e una prova altissima del metodo di ricerca operaista.
Passeggiando con la mimesis. L'illusione teatrale tra antico e moderno
Maria Tasinato
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2007
pagine: 123
Grazie all'espediente narrativo del "camminare insieme", giocato nella scelta di un linguaggio volutamente colloquiale, l'autrice conduce il lettore in una serie di escursioni filosofiche. Si passeggia, allora, non solo attraverso il mondo antico, ma anche attraverso quello tardo-antico, quello moderno e talora quello contemporaneo; in quest'ultimo caso, la questione della mímesis appare tutt'altro che risolta e lo si può vedere nel confronto con la concezione del "desiderio mimetico" di Rene Girard. Si tratta di dimostrare come la mímesis, soprattutto in antichi autori di teatro, assuma il suo significato più rivelatore in quanto finzione, simulazione e illusione, il cui valore estetico travalica un'ottica tradizionale, di matrice platonica, che vorrebbe ridurre la mímesis a semplice imitazione o a misera riproduzione. Un posto d'onore è riservato ad Aristofane e, in particolare, a un suo singolare personaggio, Agatone, portavoce di una teoria estetica ancor'oggi insuperata. Ma si parla anche dell'Anonimo del Sublime, di un romanzo greco e di una sorprendente pièce di Corneille. Vengono chiamati in causa, insomma, autori teatrali e altri non propriamente di teatro, ma che pure si sono interrogati su quale sia l'effetto di messinscena, ossia mimetico, proprio del raccontare e dell'ascoltare, del leggere e dello scrivere nonché del pensare e dell'immaginare.
Oltre l'uno e il molteplice. Pensare (con) Gilles Deleuze
Alain Badiou
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2007
pagine: 118
"Deleuze non ha fatto nessuna concessione al tema egemone della fine della filosofia, né nella sua versione patetica che la lega al destino dell'Essere, né in quella edulcorata che la lega alla logica del giudizio. Né ermeneutica né analitica: è già molto. Ha cercato coraggiosamente, quindi, di costruire una metafisica contemporanea, inventando per essa una genealogia completamente originale, una genealogia nella quale filosofia e storia della filosofia sono indiscernibili. Ha frequentato, come "casi" inaugurali del suo disegno, le produzioni di pensiero più indiscutibili della nostra epoca, e di qualche altra, mostrando un discernimento e un'acutezza senza pari tra i suoi contemporanei, soprattutto per quanto riguarda la prosa, il cinema, alcuni aspetti della scienza e anche la sperimentazione politica. È stato, infatti, un progressista, un ribelle solitario, un supporto ironico dei movimenti più radicali. Ed è anche in nome di questo che si è opposto ai nouveaux philosophes, che è restato fedele alla sua visione del marxismo, che non ha fatto concessioni alla molle restaurazione della morale e del "dibattito democratico". Sono virtù rare. È stato il primo a capire perfettamente che una metafisica contemporanea è necessariamente una teoria delle molteplicità e una comprensione delle singolarità" (Alain Badiou). Il volume raccoglie gli interventi che nel corso degli anni Badiou ha dedicato a Gilles Deleuze e un inedito di quest'ultimo.
La voce del padrino. Mafia, cultura, politica
Marco Santoro
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2007
pagine: 223
I saggi che compongono questo libro presentano altrettante tappe di un'interpretazione "culturale" dell'universo mafioso, del quale mettono in luce, al contempo, anche le specifiche dimensioni politiche. L'idea di fondo dell'autore è che il fenomeno possa essere compreso nella sua complessità solo portando alla luce i codici che strutturano sia il discorso "sulla" mafia sia il discorso "della" mafia, qui rappresentato dalla voce stessa di alcuni mafiosi eccellenti. Perché è solo nella continua e irrisolta tensione fra questi due discorsi che la "mafia", fenomeno di ibridazione culturale ancor prima che sociale, può prendere forma e identità. Usando gli strumenti analitici che hanno accompagnato l'emergere e l'affermarsi degli "studi culturali", e attingendo selettivamente al repertorio classico delle scienze sociali e politiche, il libro cerca così di contribuire alla costruzione di una "sociologia politico-culturale della mafia", insieme critica e riflessiva, che nulla concede alla ragione dello stato per nulla concedere a quella mafia che a esso a volte si oppone e a volte si sovrappone. Diversamente dagli studi, in cui le dimensioni economiche e criminali restano in primo piano, la "mafia" è qui dunque considerata come "sistema culturale" e, insieme, "forma del politico".
Un fascino osceno. Guerra e violenza nella letteratura e nel cinema
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2007
pagine: 189
Sebbene molti credano che di fronte alla guerra e alla violenza le reazioni più diffuse siano l'orrore e la condanna morale, le letteratura e il cinema hanno invece mostrato come esse siano anche una formidabile fonte di seduzione, certo sinistra e perversa, ma innegabile. Da questa premessa muovono i saggi qui raccolti, tutti attenti a cogliere questo aspetto sicuramnete scomodo.
Colonia per maschi. Italiani in Africa Orientale: una storia di genere
Giulietta Stefani
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2007
pagine: 202
Quella degli italiani che combatterono o lavorarono nelle colonie africane del fascismo è una storia poco e mal conosciuta. Questo libro intende fornire un contributo di conoscenza sui comportamenti e i sentimenti di quanti, militari o civili, furono coinvolti nella colonizzazione dell'Etiopia (1935-41). Attraverso lo studio di memorie e diari inediti, ma anche della propaganda e della letteratura coloniale coeva, il volume indaga sul significato del colonialismo per gli italiani in termini di identità maschile, sia sul piano dell'esperienza vissuta che su quello dell'immaginario e della rappresentazione, pubblica e privata. Partendo dall'ipotesi della conquista coloniale come "terapia" per arginare la "degenerazione" del maschio e dal mito dell'Africa come luogo di frontiera e "paradiso dei sensi", il saggio intreccia l'analisi dei modelli maschili e delle politiche coloniali del fascismo con la ricostruzione delle esperienze quotidiane e delle percezioni di sé degli italiani. In particolare, sulla scia di molti studi coloniali stranieri focalizzati sulle variabili di genere e razza, l'analisi si sofferma sulla sfera dei complessi e multiformi contatti con gli uomini e le donne della società locale. Ne emerge un complesso di relazioni tra colonizzatori e colonizzati sicuramente caratterizzato da gerarchie e razzismo, ma anche da rapporti amicali, erotici e omoerotici, paternalistici e, talora, paterni.
Nei campi di Tito. Soldati, deportati e prigionieri di guerra italiani in Jugoslavia (1941-1952)
Costantino Di Sante
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2006
pagine: 269
Al termine del Secondo conflitto mondiale, oltre cinquantamila italiani - ex soldati, reduci dai lager nazisti, partigiani, deportati dalle zone dell'Istria e della Venezia Giulia - furono internati da Tito. A determinare tale decisione contribuirono diverse concause: il ricordo della passata occupazione fascista, la mancata consegna dei presunti criminali di guerra italiani e dei numerosi fuoriusciti anti-Tito ospitati all'epoca nei "campi profughi" aperti nel nostro Paese e, più in generale, la disputa sul confine. Per alcune migliaia di loro la prigionia si protrasse per diversi mesi nel dopoguerra. Internati negli oltre cinquanta campi sparsi sul territorio della nuova Jugoslavia comunista, inquadrati in "battaglioni di lavoratori" utilizzati nelle opere di ricostruzione, a centinaia morirono di stenti o, accusati di collaborazionismo con i nazifascisti, furono fucilati e gettati nelle foibe. La vicenda di questi prigionieri è stata poco studiata, anche perché gran parte dei documenti sono stati "secretati" dallo Stato italiano fino al 1997, mentre nella Repubblica jugoslava la loro memoria è stata completamente cancellata. Il libro, oltre a ricostruire la storia e il funzionamento dei luoghi di internamento titini e le memorie dei prigionieri, basandosi sulla documentazione conservata negli archivi italiani, mette in luce le responsabilità e gli interessi strategici che portarono a una così lunga e dura detenzione e che ne hanno favorito l'oblio.
Conversazioni
Gilles Deleuze, Claire Parnet
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2006
pagine: 174
"Divenire non significa mai imitare, fare come, e neanche conformarsi a un modello, fosse pure quello della giustizia o della verità. Non c'è un termine da cui si parte, né uno a cui si arriva o si deve arrivare. E nemmeno due termini che si scambiano fra loro. Chiedere 'che cosa stai diventando?' è una cosa particolarmente stupida, dato che man mano che uno diventa, muta in se stesso tanto quanto muta ciò che egli diventa. I tipi di divenire non sono fenomeni di imitazione, né di assimilazione, bensì di doppia cattura, di evoluzione non parallela, di nozze tra due reami. Le nozze sono sempre contro natura. Sono il contrario della coppia. Non ci sono più macchine binarie: domanda-risposta, maschile-femminile, uomo-animale ecc. Ecco, una conversazione potrebbe essere semplicemente questo, il tracciato di un divenire. La vespa e l'orchidea ne danno l'esempio. L'orchidea sembra formare l'immagine di una vespa, ma in realtà c'è un divenire-vespa dell'orchidea, e un divenire-orchidea della vespa, una doppia cattura dunque, poiché 'ciò che' ciascuno diviene cambia tanto quanto 'colui che' diviene." (Gilles Deleuze).
Sovranità in frammenti. La semantica del potere di Michel Foucault e Niklas Luhmann
Ernesto De Cristofaro
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2006
pagine: 159
La "sovranità" è una delle categorie del lessico politico-giuridico che meglio consentono di comprendere le trasformazioni cui la sfera del potere statuale è storicamente soggetta. Se per essa si assume che il "modello hobbesiano" rappresenti un archetipo di indiscussa pregnanza ermeneutica, confermata altresì da altri modelli elaborati successivamente, non si può non riconoscere il carattere fortemente innovativo di letture come quelle di Michel Foucault o di Niklas Luhmann. Tanto la "microfisica" dei rapporti di potere del primo, quanto la teoria dei "sistemi complessi" del secondo, hanno introdotto tali variazioni descrittive e risemantizzazioni concettuali, da esporre quel modello a una robusta torsione epistemologica. Ma l'interesse per i loro lavori teorici non consiste solo nella "decostruzione" della teoria della sovranità, ma anche nella messa alla prova delle loro tesi attraverso una rigorosa verifica empirica. Per entrambi, ad esempio, il confronto con il Welfare state ha assunto un rilievo di primo piano, e se ora si può disporre di strumenti che consentono di comprendere la specificità di questa figura, lo si deve anche alle analisi di Foucault sulla biopolitica come "governo della vita" e a quelle di Luhmann sulle "strategie immunitarie".
Il sarto gnostico. Temi e figure del teatro di Beckett
Nicola Pasqualicchio
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2006
pagine: 140
"In sei giorni, ha capito, in sei giorni Dio ha fatto il mondo. Proprio così, egregio signore, il mondo! E lei non è stato capace di fare un paio di pantaloni in tre mesi!" "Ma Milord! Ma Milord! Guardi... il mondo... e guardi... i miei pantaloni!" È nella figura del sarto di questo dialogo di "Finale di partita", orgoglioso difensore della buona qualità del proprio lavoro rispetto a quella pessima della creazione divina, che l'autore individua l'emblema dello "gnosticismo" dello scrittore irlandese, della sua rappresentazione del mondo come catastrofe ontologica, frutto, se mai ha avuto un'origine, dell'atto generativo di un dio incapace o malvagio. Ma il "sarto gnostico" è anche il simbolo dell'impegno etico con cui l'artista manifesta il proprio orrore per la cattiva creazione e il rifiuto a farsene complice. Attorno a questa figura il libro traccia le linee di un percorso che tocca alcuni dei grandi temi dell'opera, soprattutto teatrale, di Beckett: dall'infinita attesa di un'impossibile salvezza alla negazione della linearità del tempo, costretto a ripetersi come un congegno infernale; dalla crisi dell'identità, spinta fino alla dissoluzione del soggetto, all'aspirazione di ogni cosa a una morte che non potrà mai compiersi definitivamente.
Diritto di fuga. Migrazioni, cittadinanaza, globalizzazione
Sandro Mezzadra
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2006
pagine: 218
Prendendo le mosse dallo studio di un caso specifico (il giudizio del giovane Weber sulle migrazioni tedesche e polacche alla fine del XIX secolo), il libro propone di porre al centro del dibattito la determinazione soggettiva dei movimenti migratori, l'insieme di comportamenti e immaginari che fanno della migrazione un movimento sociale a tutto tondo. Attraverso il confronto con una serie di studi storici sul governo della mobilità del lavoro nel capitalismo, studiava la situazione contemporanea, in cui il progressivo travolgimento di ogni ostacolo alla libera circolazione di merci e capitali convive con la moltiplicazione e il riarmo dei confini contro profughi e migranti, dal punto di vista delle ripercussioni che l'insieme dei processi di globalizzazione ha sulla configurazione della cittadinanza nelle democrazie occidentali. Questa nuova edizione è arricchita di una serie di testi pubblicati negli ultimi cinque anni, che danno conto sia dello sviluppo del lavoro dell'autore sui temi delle migrazioni sia di una riflessione collettiva in cui le tesi presentate in "Diritto di fuga" si incrociano con altri percorsi di ricerca, a partire dal dialogo con studiosi come Brett Neilson ed Etienne Balibar e con una realtà quale il Colectivo Situaciones di Buenos Aires.
Giornate particolari. Diari, memorie e cronache
Libro: Libro in brossura
editore: Ombre Corte
anno edizione: 2006
pagine: 375
La scrittura diaristica, spesso denigrata come sfogo narcisistico, considerata "una forma inferiore di finzione", o una forma borghese di risparmio è negli esiti maggiori affascinante racconto, autoritratto, fucina di lavoro del poeta, del romanziere e del critico, esercizio quotidiano di ginnastica dello scrivere. "Scioglie i legamenti", commenta Virginia Woolf a proposito del diario. Esercizio di scrittura estemporanea, "barometro dell'anima" o registrazione dell'umore, degli eventi e delle letture, il diario lega il suo lettore in un sodalizio segreto con chi scrive: la segretezza del diario, spesso smentita dalla sua deliberata pubblicazione, dovrebbe essere garante della sua veridicità. Il diario è in realtà una forma ibrida nella quale si può trovare di tutto: quel che non vi si trova - per l'autocensura del diarista stesso - non fa che acuire l'immaginazione del lettore. In questo libro venti autori esaminano sotto angolature diverse alcuni esemplari di diari, cronache e memorie che dalla fine del Settecento in poi danno testimonianaza della vitalità del genere.

