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Edizioni Scientifiche Italiane: Univ. Parma-Facoltà di giurisprudenza

Diritto internazionale e democrazia ambientale

Diritto internazionale e democrazia ambientale

Cesare Pitea

Libro: Libro in brossura

editore: Edizioni Scientifiche Italiane

anno edizione: 2013

pagine: 432

L'obiettivo dello sviluppo sostenibile richiede che la società civile abbia un adeguato accesso alle informazioni, possa partecipare ai processi decisionali e possa accedere alla giustizia in materia ambientale. Così può essere sintetizzata la nozione di democrazia ambientale che, nel diritto internazionale, ha trovato espressione nel principio 10 della Dichiarazione di Rio de Janeiro su ambiente e sviluppo del 1992. La tematica dei diritti ambientali procedurali si è successivamente diffusa nella prassi internazionale in materia di tutela dei diritti umani e nel quadro degli accordi ambientali multilaterali, mettendo in discussione la tradizionale libertà degli Stati nelle forme di esercizio della sovranità e nella gestione delle risorse naturali prive di rilevanza transfrontaliera.
60,00

Il diritto alla fine della vita

Il diritto alla fine della vita

Libro: Libro in brossura

editore: Edizioni Scientifiche Italiane

anno edizione: 2012

pagine: 736

Il progresso scientifico ha trasformato la morte in un processo nell'ambito del quale è possibile fare scelte. In questo nuovo contesto, trova spazio quello che anche recentemente è stato definito come "il più paradossale dei diritti umani", una specie di ultima libertà, il diritto di controllare le fasi finali della propria vita, di decidere se e come curarsi, in alcuni casi persino il diritto di decidere se e come accelerare il processo mortale o determinarlo (con l'aiuto o l'assistenza di altri soggetti).
103,00

La professione medica nella dottrina del diritto comune

La professione medica nella dottrina del diritto comune

Enrico Sandrini

Libro: Libro in brossura

editore: Edizioni Scientifiche Italiane

anno edizione: 2012

pagine: 252

Ultima di tre volumi, l'opera si ripropone d'indagare, l'impostazione e l'inquadramento giuridico della professione medica da parte della dottrina del diritto comune, a partire dall'epoca di fioritura delle scienze mediche e della loro ammissione a far parte delle dottrine degne d'insegnamento universitario (secolo XIII), fino ad arrivare all'avanzata età del diritto comune, con la sola esclusione delle differenti e nuove problematiche relative al secolo XVIII ed alle sue modificazioni nel pensiero giuridico e nell'attività e normativa.
35,00

Tradizioni di giustizia e stato di diritto. Religioni, giurisdizione, pluralismo
40,00

Il «reato penale». Teorie e strategie di riduzione della criminalizzazione

Il «reato penale». Teorie e strategie di riduzione della criminalizzazione

Alberto Cadoppi

Libro: Libro in brossura

editore: Edizioni Scientifiche Italiane

anno edizione: 2021

pagine: 432

Il problema dell'eccesso di criminalizzazione è risalente, ma soprattutto negli ultimi anni è tornato al centro dell'attenzione della dottrina angloamericana e continentale. Oggi l'idea di un diritto penale minimo, liberale e garantista è messa seriamente a rischio dalla overcriminalization. L'autore analizza questo fenomeno e le sue cause, e distingue fra overcriminalization legislativa (o in the books) e giurisprudenziale (o in action). Procede esaminando le principali teorie proposte dalla dottrina, in Italia e all'estero, relative alla giustificazione e al contenimento della criminalizzazione legislativa. Propone poi alcune strategie volte a dare attuazione pratica a dette teorie. Quanto alla criminalizzazione giurisprudenziale, anche su questo versante l'autore analizza teorie e propone strategie al fine di ridurre la creatività dei giudici (specie in malam partem), e di rendere più prevedibili le interpretazioni. L'autore apre e conclude il volume prendendo spunto dall'espressione atecnica, ma diffusa fra i "laici", di "reato penale" (di cui al provocatorio titolo del libro), da cui deriva l'idea che la gente abbia una chiara consapevolezza della nozione di reato, e dello stigma sociale che esso porta con sé. Ripropone dunque una distinzione qualitativa fra reati e illeciti amministrativi basata sullo stigma tipico del "penale", che dovrebbe trovare conferma nelle "norme di cultura"; e, nella prospettiva di un "diritto penale minimo", suggerisce di depenalizzare tutte le contravvenzioni ed anche i delitti meno gravi, nell'ambito di una nozione di reato limitata ai fatti più esecrabili e intollerabili per la società, anche al fine di dare maggiore efficienza e credibilità al sistema. E sottolinea che, nel dubbio se criminalizzare o meno un certo comportamento, il legislatore se ne dovrebbe astenere, in applicazione del principio, spesso trascurato dalla stessa dottrina, dell'in dubio pro libertate.
60,00

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