Libri di Alessandro Pasta
La deroga del consenso nella disciplina costituzionale del processo penale
Alessandro Pasta
Libro: Libro in brossura
editore: CEDAM
anno edizione: 2024
pagine: 376
La Costituzione di uno stato civile deve garantire il diritto a manifestare il proprio pensiero, alla salute, all'istruzione, le libertà personali, la presunzione di non colpevolezza, non la possibilità di rinunciare a un diritto. Nonostante non ce ne fosse alcuna necessità, con la c.d. riforma sul giusto processo è stata prevista al più alto livello delle fonti la possibilità per l'imputato di rinunciare al diritto di partecipare alla formazione della prova. Sebbene la deroga del consenso non sia problematica a livello costituzionale, lo può diventare nel momento in cui il legislatore esercita la discrezionalità della quale gode in modo poco ragionevole. Così è accaduto. Il numero di procedimenti speciali, già eccessivo nell'impianto originario del codice Vassalli, è stato costantemente aumentato. Dopo un decennio d'applicazione, preso atto del mancato conseguimento dei risultati sperati, anziché rivederne il numero e la struttura, sono state introdotte nuove varianti, giungendo alla duplicazione o alla triplicazione dei modelli, con un continuo potenziamento dei benefici allo scopo di aumentarne l'appeal. Nella convinzione che la sorte della giustizia penale dipendesse da essi, il codice del 1988, non conciso sin dalla prima formulazione, ha lasciato spazio a un testo legislativo fluviale, a una congerie normativa in cui tutto s'avviluppa. Che i procedimenti speciali fossero una parte del problema della giustizia italiana, non un contributo alla soluzione, è un pensiero che non ha sfiorato la mente dei riformatori, sempre convinti che un intoppo nella realtà potesse essere risolto con una nuova disposizione nel codice. È necessario rivedere questa scelta di politica legislativa, anche per evitare che prendano piede istituti inconciliabili con i principi del diritto e del processo penale.
Necessità e tradizione. L'arresto in flagranza
Alessandro Pasta
Libro: Libro in brossura
editore: CEDAM
anno edizione: 2019
pagine: 270
Alla base della concezione del sistema processuale dell'Assembla Costituente vi era l'idea che la pena si traducesse principalmente in una limitazione della libertà personale. L'assunto era talmente ovvio da non meritare menzione nel testo della Costituzione, la quale, contrariamente ad altri testi normativi coevi, nulla stabiliva al riguardo: storicamente la condanna penale, ossia il risultato di un giudizio di colpevolezza formulato al termine di un processo giurisdizionale, ha sempre rappresentato un titolo che non aveva bisogno di giustificazioni particolari per la privazione della liberà personale. Se, per quali ragioni, e a quali condizioni, una persona la cui colpevolezza sia solo ipotizzata possa subire una limitazione della libertà è questione decisamente più controversa. Il lavoro vorrebbe fornire delle risposte a questi interrogativi, focalizzando l'attenzione sul più noto provvedimento provvisorio che può essere adottato per far fronte ai «casi eccezionali di necessità e urgenza», l'arresto in flagranza, al quale il legislatore ha attribuito, nel caso di convalida, anche la funzione di presupposto per l'instaurazione del giudizio direttissimo.
La dichiarazione di colpevolezza. La logica dell'ipotesi, il paradigma dell'interesse
Alessandro Pasta
Libro: Libro in brossura
editore: CEDAM
anno edizione: 2016
pagine: 472
Il volume muove dalle considerazioni su ciò che il giudice può usare per sovvertire la presunzione di non colpevolezza, (prova nell'accezione formale); risulta chiaro che il processo penale emerso dalle scelte del 1988 e dalle semestrali revisioni non è adatto a conseguire gli obiettivi per i quali esiste. Analisi ragionata dell'autore in merito alla dichiarazione di colpevolezza, attraverso modifiche normative e giurisprudenziali. «Che la giustizia sia in crisi è un fatto pacifico ed evidente per tutti, organi istituzionali e cittadini. Non c'è bisogno di soffermarsi troppo sui dati per evidenziare un fenomeno che è suscettibile di immediato riscontro per chi debba anche solo occasionalmente accostarsi alla giustizia»: così iniziava la Relazione al Parlamento sullo stato della giustizia (1986-1990) del Consiglio Superiore della Magistratura negli anni in cui veniva riformata la disciplina del processo penale. A distanza di un quarto di secolo le cose non sono migliorate, ed è allora ragionevole pensare che all'ineccepibile analisi della situazione della giustizia di quel tempo, nemmeno troppo difficile (bastava, appunto, «accostarsi anche solo occasionalmente alla giustizia»), non siano seguite le misure necessarie. Le cause del fallimento sono varie e di non facile individuazione. Una di esse è relativa alla modalità con cui si è pensato di risolvere le questioni poste dal processo penale: mentre per l'esame dei problemi ci si è semplicemente affacciati nelle aule di giustizia, quando si è trattato di ideare la soluzione è mancata una visione altrettanto pratica.

