Libri di Camilla Bianchi
Sopra il vulcano. Il campo, lo scudetto, la vita
Ottavio Bianchi, Camilla Bianchi
Libro: Copertina morbida
editore: Baldini + Castoldi
anno edizione: 2020
pagine: 256
«Mio padre è quel signore che in un filmato Rai ormai passato alla storia, il giorno della vittoria del primo scudetto del Napoli, a fine partita scappa negli spogliatoi inseguito da Giampiero Galeazzi che lo sovrasta brandendo un microfono. Sugli spalti novantamila napoletani cantano la loro gioia, e lui, occhi bassi e passo veloce, si limita a dire: "Abbiamo fatto un buon lavoro. Sono soddisfatto". Stop.» Ottavio Bianchi è fatto così. Schivo, riservato, umile. Eppure il suo nome è nella leggenda del calcio italiano, visto che lui portò il Napoli al primo, indimenticabile scudetto. Il ricordo di quei quattro anni da allenatore della squadra partenopea (una compagine fortissima, costruita attorno al più grande di tutti, Maradona, ma con campioni indiscussi come Careca, Carnevale, Alemao, De Napoli, Ferrara e tanti altri) è una delle poche cose che riesce a forzare la sua proverbiale riservatezza. Questa autobiografia è infatti un'eccezione straordinaria, una fuga di informazioni, una confessione a lungo rimandata, che solo la figlia Camilla, giornalista, poteva raccogliere. Solo a lei, Bianchi poteva dettare il racconto di una vita sul campo, prima da calciatore di ottimo livello, poi da allenatore vincente. Prefazione di Gianni Mura.
La stagione del palombaro
Camilla Bianchi
Libro
editore: Kimerik
anno edizione: 2020
pagine: 98
La percezione che un poeta ha di se stesso e dello spazio che lo circonda è esattamente quella di un palombaro che si ritrova immerso negli abissi, nel suo invadente scafandro, con i piedi in scarponi zavorrati e un pesante elmo di bronzo sulla testa. Ovattato è per entrambi il vociare del mondo esterno, sia che esso si riveli sommerso a migliaia di metri di profondità, sia che si estenda per le pianure sconfinate della terra. Per entrambi risulterà lontano l'agitarsi informe della vita sociale, flebile sarà la loro voce e sfocati diverranno i volti amici e sempre più impercettibile il loro movimento di labbra. Come un palombaro inabissato nei più profondi scenari marini, così il poeta percepirà di se stesso solamente l'ansimo del fiato che gli viene meno, il terrore d'abbandonarsi su un fondale sconosciuto. Atroce è la solitudine degli abissi, come l'esistenza che il poeta conduce sull'arida terra.

