Libri di Carlo Vincenti
Dal repertorio uno
Carlo Vincenti
Libro: Libro in brossura
editore: Ginevra Bentivoglio EditoriA
anno edizione: 2018
pagine: 70
Della vasta quantità di lettere, scritti e poesie che Vincenti ha lasciato, emerge la grande importanza che assume, nella sua opera, la scrittura. Per l’artista essa diviene, ben presto un simbolo, l’espressione della propria emotività. Firmerà le opere della maturità, giocando con le lettere e le parole (VescoVI), anagrammando proprio un frammento di una sua poesia. La scrittura è un mezzo per riordinare quel repertorio di immagini che si aggirano dentro la sua mente. Nel linguaggio poetico e nella scrittura, Vincenti cerca di trovare risposta al bisogno di rendere il suo operato accessibile a chiunque vi si voglia avvicinare, pensando che il significato di un’immagine accostata a una parola possa risultare di più semplice comprensione. Le sue poesie, che l’artista-poeta suggeriva di leggere “col pensiero” affinché le parole scorressero “libere sotto gli occhi”, insieme ai numerosi disegni, graffiti, tavole e collage, contribuiscono a definire la cifra del suo operato artistico.
Fratto C
Carlo Vincenti
Libro: Libro in brossura
editore: Ginevra Bentivoglio EditoriA
anno edizione: 2016
pagine: 72
L'artista Carlo Vincenti (1946-1978) opera negli anni '60-'70. La sua poetica ha voluto dire nulla per scelta e ha detto tutto per necessità. Con immagini e parole. Tutto sta dentro Carlo, che nuota in un mare antico, come un pipistrello, cieco. Lancia segni e aspetta risposte. Tutto è troppo. Qualcosa si rompe, si frantuma. Carlo si frange per ricomporsi. E, a ogni ricomposizione, moltiplica.
Dal repertorio uno
Carlo Vincenti
Libro: Libro in brossura
editore: La Caravella Editrice
anno edizione: 2007
pagine: 98
Quasi le parole scritte debbono essere lette col pensiero. Non hanno pronuncia debbono scorrere libere sotto gli occhi Una prospettiva di silenzio e immagini a incastri costruzioni quasi a mosaico... la parola prospettico evocativa il silenzio del pensato (non pronunciato) trova il suo significato metamorfico nella voluta mancanza della punteggiatura. Il fine sarebbe che il silenzio di questa poesia letta col pensiero penetrasse sempre diversamente nell'interiorità - giocando ambiguità - evocazioni contenuti di per sé assenti e insieme presenti. - Roma, 4 dicembre 1975.

