Libri di Gaston Criel
Swing
Gaston Criel
Libro: Libro in brossura
editore: Elliot
anno edizione: 2013
pagine: 55
Nella sonnacchiosa Europa dei conservatori musicali, le notizie sulla "nuova" musica che in America gettava dalla finestra secoli di partiture e solfeggi venivano accolte dalla generale noncuranza di accademici e studiosi. Solo in pochi capirono la dimensione di quello "scandalo", l'urto ritmato che avrebbe stravolto per sempre la faccia della musica. "Swing: presenza africana e americana. Fino a oggi, però, assenza europea" scriveva Raymond Queneau, e aggiungeva: "Ma ecco Delaunay, Panassié, Vian, Criel". Gaston Criel fu quindi tra i primi a proclamare al vecchio continente la rivoluzione del jazz, il "fuoco d'artificio contro l'artificio" dei vari King Oliver, Sidney Bechet, Bessie Smith, Lionel Hampton, Coleman Hawkins, Django Reinhardt... Pubblicato nel 1948, questo fortunato pamphlet, qui introdotto da una lettera di Jean Cocteau, maturò negli anni del secondo conflitto mondiale, nel corso di un lungo periodo di reclusione che l'autore subì per motivi politici dal 1940 al 1946. "Gaston Criel" spiega Delaunay nella postfazione che chiude il volume "scrisse quest'inno di Speranza e di Fede durante la sua cattività, nelle stesse condizioni dei neri oppressi nelle piantagioni della Louisiana, schiavo dei nazisti come le persone di colore lo sono ancora dei padroni bianchi americani. Lontano dalle mode e dallo snobismo, è nella purezza dell'uomo senza camicia che dorme sulle panchine che fu scritto questo canto alla gloria di una musica dell'Uomo".
Il grande imbroglio
Gaston Criel
Libro: Libro in brossura
editore: Elliot
anno edizione: 2013
pagine: 192
Il turbolento eroe di questo libro, Robert Reynaud, dopo aver trascorso qualche mese nel carcere di Fresnes per essere stato il "bonario" protettore di Ginette, torna a occuparsi delle sue attività, cioè a non far nulla o, più precisamente, ad ascoltare un po' di musica, a interrogarsi sull'importanza del denaro, a sedurre la prima venuta, a stabilire e frantumare legami qualsiasi. Per un po' se ne va a New York, dietro a Nancy che lo chiama "French boy", ma dopo sei mesi, scaduto il visto, eccolo rispedito al mittente. E poi Eva, Ella, Omphale, Geneviève, la vita che scorre, e infine lui, Robert, solo con se stesso, con la sigaretta in bocca e il cuore in sciopero. "Se questo libro ci insegna qualcosa sulla nostra ingannevole esistenza" scrisse Henry Miller "è che non c'è molta differenza fra la vita dentro una prigione e quella all'esterno. Nessuna delle persone che fanno parte della grande macchina è libera. O la rottura o la morte - non c'è altra scelta. E, prima di fuggire, bisogna bere l'amaro calice fino all'ultima goccia". Apparso nel 1952, il romanzo più ambizioso di Gaston Criel ha disegnato un affresco di quella realtà chiaroscura che fu la Parigi della prima metà del Novecento, la Parigi scannata, sporca, persa tra piccole ebbrezze e ansiosa di colmare un vuoto sempre in agguato, di ingannare, a sua volta, il grande imbroglio della vita.

