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Libri di Pietro Tino

Le radici della vita. Storia della fertilità della terra nel Mezzogiorno (secoli XIX-XX)

Le radici della vita. Storia della fertilità della terra nel Mezzogiorno (secoli XIX-XX)

Pietro Tino

Libro: Copertina morbida

editore: Rubbettino

anno edizione: 2015

pagine: 108

Il saggio affronta un grande tema delle società contemporanee: la fertilità dei suoli agricoli e la loro rigenerazione. Un tema, allo stesso tempo, ambientale ed economico, sociale e culturale, tecnico e antropologico, che ha a che fare con le radici stesse della vita degli uomini e che a dispetto di questa sua centralità appare spesso dimenticato, o addirittura occultato. Come se lo sviluppo ipertecnologico avesse liberato la società contemporanea dall'ineludibile dipendenza dal cibo. "Tutto ciò che mangiamo pare sia frutto dell'organizzazione commerciale che ce lo rende facilmente disponibile. Come se il cibo fosse direttamente prodotto dai supermercati. Nel nostro immaginario campeggiano i distributori, ma vengono nascosti i produttori. Sono cancellati gli imprenditori agricoli, i contadini, i braccianti, i raccoglitori ridotti in semischiavitù, di cui si sono ormai riempite anche le campagne del mondo economicamente avanzato. E, naturalmente, la cancellazione del lavoro che produce il cibo si porta dietro anche la cancellazione della terra, del partner naturale, da cui il lavoro, con il suo sapere e con il suo sforzo, trae gli alimenti della vita" (dalla prefazione di Piero Bevilacqua).
10,00

Campania felice? Territorio e agricolture prima della grande trasformazione
12,91

Le radici della vita

Le radici della vita

Pietro Tino

Libro: Copertina morbida

editore: XL EDIZIONI

anno edizione: 2013

Un testo originale che affronta un grande tema delle società contemporanee: la fertilità dei suoli agricoli e la loro rigenerazione. Un tema che è ambientale, economico, sociale e culturale. Un tema dimenticato, o "occultato", come suggerisce Piero Bevilacqua nella Prefazione. Non si può certo dire che la società contemporanea, pur forte del suo apparato tecnologico, abbia superato la sua atavica dipendenza dal cibo. Eppure oggi pare che questa ineluttabile sua condizione venga dimenticata o sostituita da immagini culturalmente costruite. "Tutto ciò che mangiamo sembra sia frutto dell'organizzazione commerciale che ce lo rende facilmente disponibile. Come se fosse direttamente prodotto dai supermercati. Nel nostro immaginario campeggiano i distributori, ma vengono nascosti i produttori. Sono cancellati gli imprenditori agricoli, i contadini, i braccianti, i raccoglitori ridotti in semischiavitù. E, naturalmente, la cancellazione del lavoro che produce il cibo si porta dietro anche la cancellazione della terra, del partner naturale, da cui il lavoro, con il suo sapere e con il suo sforzo, trae gli alimenti della vita" (P. Bevilacqua).
17,00

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