Neri Pozza: Bloom
Il ragazzo venuto dal mare
Garrett Carr
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2025
pagine: 336
1973, Contea di Donegal, Irlanda: un barile di plastica blu, di quelli in cui si conserva il pesce salato, si arena sulla spiaggia di Killybegs, un villaggio di pescatori sulla costa nordoccidentale dell’isola. Dentro, ben avvolto, c’è un neonato roseo, i grandi occhi spalancati sul grigio del cielo. In un posto come Killybegs, una manciata di case abbarbicate alla costa, la venuta del bambino appare come un prodigio e tutti si sentono responsabili per le sorti del piccolo. Anche se ad accoglierlo saranno i Bonnar, Ambrose e sua moglie Christine; loro che hanno già un figlio di due anni, Declan; loro che hanno così poco da condividere e che al ragazzo venuto dal mare scelgono di dare il nome Brendan, come il santo navigatore d’Irlanda. Solo Declan fin da subito intuisce in modo oscuro che nulla per lui sarà più come prima. Cresce masticando invidia, mentre Brendan si trasforma in un giovane amato da tutti, il cui carisma appare come un dono che non è di questo mondo. Ma papà Ambrose non può preoccuparsi di loro, non può distogliersi dal lavoro sempre più brutale che li tiene tutti in vita, assediato da una modernità vorace che li lascia indietro. A Killybegs, quello che succede a una famiglia succede a tutti e così, mentre il tempo corre, i suoi abitanti si convincono che la venuta di Brendan possa avere un significato luminoso. Attraverso vent’anni cruciali di storia d’Irlanda, "Il ragazzo venuto dal mare" racconta di uomini e donne che non sanno comprendere sé stessi e di un popolo che nel senso di comunità trova la forza di contrastare un destino burrascoso.
Una lieve vertigine
Mieko Kanai
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2024
pagine: 176
Natsumi è una casalinga come tante. Un marito, due figli, un appartamento moderno a Tokyo, scelto per la bella esposizione a sud e a est, in un palazzo vicino al parco e con piscinetta per bambini. La sua vita è un rincorrersi di lavatrici, conversazioni con le amiche, discussioni con i vicini, visite al supermercato o ai genitori, incombenze familiari o scolastiche. Natsumi non ha una preoccupazione al mondo, eppure dentro, sotto la facciata composta e ordinata, il suo io freme e ribolle. Nel suo palazzo borghese, nella sua vita borghese dove niente succede mai e succede tutto, ecco allora che subentrano minuzie, ansie più o meno futili. Riflessioni sui turni dei lavori domestici, una straordinaria capacità mnemonica da casalinga per la collocazione delle merci sugli scaffali, la seduzione della società dei consumi che crea interminabili desideri: tutto questo fluisce nel monologo interiore della protagonista, riempie un vuoto che si sospetta esistenziale e poi ingloba anche il lettore, che si ritrova incapace di porre confini fra sé stesso e Natsumi, risucchiato in una vertigine da cui non si solleva e in cui però nemmeno mai cade. Con una lingua mimetica, limpida e iridescente, Mieko Kanai porta alla luce la tranquillità e la crudeltà che coesistono fianco a fianco in ogni vita ordinaria. Una lieve vertigine è la voce che parla ininterrottamente nella nostra testa ma è anche studio sul matrimonio, sulla genitorialità, sull’essere donne, sulla lotta fra l’immagine che proiettiamo e ciò che, nel foro interiore, pensiamo di noi stessi.
Diva Sophia
Herman Koch
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2022
pagine: 256
È il 31 dicembre e il regista Stanley Forbes ha appena deciso che declinerà qualsiasi invito in arrivo per la festa di Capodanno. La vuota mondanità del suo ambiente lo ha irrimediabilmente annoiato, e le sue uscite al vetriolo, con cui è solito scandalizzare l’uditorio e ravvivare un po’ l’atmosfera, lo hanno ormai stancato. Anziché un invito, però, sul suo cellulare compare un messaggio: «Sto cercando Sophia, sai dov’è? Stanotte non è rientrata». È Karl Hermans a inviarglielo, uno scrittore «che pensa ancora di essere famoso» e che, soprattutto, si crede suo amico dopo che lui gli ha dedicato un documentario. Passata qualche ruggine, hanno ripreso i rapporti da un anno, precisamente da quando Stanley si è ritrovato davanti la figlia di Karl, decidendo all’istante che avrebbe fatto un film con quella splendida ragazza appena sbocciata, il film del rientro in patria dopo l’avventura hollywoodiana. Lui è sulla settantina, a fine carriera, Sophia di anni ne ha diciassette, il liceo ancora da finire. Stanley potrebbe essere suo padre, se non addirittura suo nonno; se richiesto, potrebbe elargire consigli affettuosi, estremamente indulgenti. Tutto questo se… se lei non fosse così maledettamente incantevole! Del resto, sul set, nessuno è parso immune al fascino della ragazza, alla sua spontaneità che non conosce malizia: Sophia ha stregato tutti, anche Michael Bender, l’ex bellissimo primattore che non si capisce bene cosa si sia messo in testa con quelle smancerie da vecchio seduttore seriale. Certo, mentre il nuovo film prendeva forma, ripresa dopo ripresa le motivazioni di Stanley si sono fatte via via più oscure: che cosa voleva da quel film e, soprattutto, che cosa vuole ora da quella ragazza e da sé stesso? In quest’ultima sera dell’anno, Stanley sa esattamente dove si trova Sophia, ma decide che la risposta a Karl può pure aspettare… In un continuo rovesciamento di prospettive in cui nulla è mai come appare, "Diva Sophia" segna il ritorno di Herman Koch all’affilata ironia e allo sguardo spavaldo sui guasti della contemporaneità che da sempre caratterizzano i suoi romanzi.
Arrivano i Sister
Patrick Dewitt
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2012
pagine: 336
Far West, 1851. Tra le illustri dimore di Oregon City svetta la grande villa di un uomo potente dai tanti intrallazzi e dalle altrettante preoccupazioni. È noto come il Commodore poiché nessuno conosce il suo vero nome e, nella sua dimora, dispensa le istruzioni per i "lavoretti" dei suoi sicari prediletti: Charlie ed Eli Sister, fratelli di sangue e di crimine. L'ultimo "lavoretto" riguarda un tipo bislacco, un cercatore d'oro chiamato Hermann Kermit Warm. Calvo, barba rossa incolta, il ventre strabordante di una donna incinta, Warm passa ore e ore nei saloon di San Francisco, pagando il whisky con polvere d'oro e dilettandosi con la stramba lettura di libri di scienza e di matematica. Il compito dei fratelli Sister è chiaro: trovare Warm e accopparlo, a mo' di monito per chiunque si azzardi a fare quello che Warm ha osato: derubare un uomo potente. Ma l'incarico questa volta non è dei più facili. Warm sarà pure un tipo bizzarro, ma gira armato di una piccola Colt appesa a una fascia legata in vita e ha tutta l'aria di voler difendere a tutti i costi il suo soggiorno in questo mondo. La strada per Sacramento, poi, dove il cercatore ha la sua miniera, è lunga e per niente agevole. Avverando i timori di Eli, il viaggio dei Sister si rivela una vera e propria odissea. Lungo il sentiero per la California i due fratelli passano da una peripezia all'altra incontrando un sedicente dentista, una tisica tenutaria di saloon e una quantità di altri personaggi tra i più folli delle terre di frontiera.
Scrivere lettere d'amore prima di diment come si fa
Eley Williams
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
pagine: 192
L'uomo verde
Kingsley Amis
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2026
pagine: 256
Maturo etilista, fissato col sesso e tormentato da un ego fatuo, Maurice Allington è il proprietario dell’Uomo Verde, prestigiosa locanda di posta sulla strada per Cambridge, che vanta origini antichissime, e non solo quelle: come tutte le locande di solida tradizione britannica, sulla guida turistica dichiara, oltre al menù tipico, infestazione di spettri. Poiché la vita di Maurice è una gimcana tra clienti assillanti, un anziano padre bisognoso di cure, una stramba figlia adolescente e la giovane seconda moglie in cerca di attenzioni, il crollo nervoso è sempre in agguato. Pure la salute non manca di procurargli qualche cruccio, per il whisky e i cibi grassi sempre a portata di bocca. Non giova, dunque, che il fantasma residente dell’Uomo Verde (non certo un’ombra innocente che incute educati brividi bensì lo spettro secentesco del fu dottor Underhill, negromante perverso e probabile uxoricida) decida di manifestarsi dopo lunghissima latitanza proprio a Maurice Allington. In rigorosa assenza di altri testimoni. Anche perché Underhill ha intenti malvagi e un feroce aiutante per portarli a compimento. Così Maurice sarà costretto a sospendere la coltivazione dei suoi bassi istinti per combattere non solo l’incredulità di chi lo circonda, ma anche le spaventose forze oscure che minacciano quanto gli è più caro. Scritto nel 1969, L’Uomo Verde è l’incursione nell’horror del versatile maestro d’ironia che fu Kingsley Amis, cui dobbiamo romanzi che reggono il passare dei decenni. Lettura insolita e crudele in tempi di correttezza politica, questo atipico romanzo di genere non si ritrae davanti a questioni esistenziali ma nemmeno teme gli sberleffi all’ortodossia, di convenzioni e religioni.
Molto dipendeva dal futuro. Diari 1922-1974
Cecil Beaton
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2025
pagine: 560
È stato fotografo di regine e dive, ha rincorso Marilyn Monroe nella sua stanza d’albergo ubriacandola di parole e consumando tre rullini. È stato costumista, scenografo da Oscar, cronista socialite, dandy estenuato, artista mercuriale. Questo e molto di più è stato Cecil Beaton, che ha attraversato il Novecento e i suoi tanti mondi. Beaton conosceva e fotografava tutti, tutti conoscevano Beaton e si facevano fotografare da lui: i reali d’Inghilterra, Winston Churchill, Picasso, Greta Garbo, André Gide, Audrey Hepburn, Rudolf Nureev, i Rolling Stones. Vanitoso e sottile, favolosamente pettegolo e talvolta perfido, ha annotato in diari fluviali la sua esistenza, la sua arte, il suo secolo, dai Roaring Twenties al frastuono della guerra fino all’elegante disincanto della vecchiaia. Con sguardo acuto e teatrale su sé stesso e sull’intorno, ha riversato nelle sue cronache quotidiane introspezione e mondanità, ironia e malinconia: dietro gli scintillanti ricevimenti a Corte e i ritratti luminosi di Dietrich, Chanel o della giovane Elisabetta II, ha lasciato trapelare la sua vulnerabilità, la sua ossessione per la bellezza, che per tutta la vita ha tentato di sottrarre alla tirannia del tempo. Da quel fiume di scritti privati, Laura Grandi ha saputo costruire, con empatia e intelligenza, una autobiografia di Sir Cecil Beaton come non l’avete mai letta: oltre cinquant’anni di amicizie, viaggi, mirabolanti incontri, avventure creative, dalla voce sofisticata e contraddittoria di un grande protagonista della cultura britannica. Un ritratto in movimento di un’epoca irripetibile. La magnifica opera di un diarista eccentrico e meticoloso, in ogni momento consapevole che l’arte, come la vita, è palcoscenico.
Salvare e distruggere. Sei lezioni americane
Thanh Nguyen Viet
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2025
pagine: 160
Ogni anno da cent’anni, la Harvard University, l’ateneo più prestigioso del mondo, dà la parola a una figura che si sia distinta nella letteratura, nella musica o nelle arti visive, per un ciclo di sei conferenze sull’influenza delle attività creative umane nella vita pubblica. Eliot, Frost, Stravinskij, Borges, Paz, Calvino, Eco, Gordimer, Morrison, e poi ancora Cage, Wenders, Pahmuk: sono alcuni tra i nomi che hanno riempito questo secolo di “Lezioni americane”. Nel tempo di disumanità che ci tocca vivere, nessuno meglio di Viet Thanh Nguyen poteva raccogliere il testimone. Nato in un paese devastato dalla guerra, da quando è stato in grado di farlo si è occupato ogni giorno della sua vita delle storie di conflitti, di migrazioni, di memoria, quelle raccontate e quelle taciute. Nessuno meglio di lui poteva dire della responsabilità dello scrittore in un’epoca di violenze e autocrazie, in cui regimi e Stati esercitano il controllo sul linguaggio attraverso la sua sopraffazione, in cui il senso del celebre «la bellezza è verità, la verità bellezza» di Keats si è perduto. Tuttavia, da par suo, l’autore de Il simpatizzante gioca con la letteratura e si diverte con la filosofia; parla di Melville, Said, Shakespeare, Agamben e Derrida, ma anche di Palestina, Vietnam, America; scuote le nostre coscienze, ci fa piangere e poi ridere. Lui, l’outsider per definizione, l’autore “minore” perché asiatico americano, che chiama con forza alla solidarietà verso le vittime di ogni disumanità, le vittime di razzismo, di colonialismo, di guerra. Lui, lo scrittore che non arretra davanti alla responsabilità di chi scrive come atto supremo di alterità, ma al contrario affronta l’onere a testa alta, consapevole che la scrittura può salvare, la scrittura può distruggere.
Tornare al Cairo
Denise Pardo
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2025
pagine: 352
Millenovecentoquaranta. A Kate Lambert bastano pochi giorni al Cairo per innamorarsene perdutamente. Si è lasciata alle spalle una Londra plumbea su cui già soffiano i venti della nuova guerra. La capitale egiziana è luminosa, rifulge perfino di notte del chiarore del deserto, una babele di odori, cibi, lingue, religioni che non conosce barriere né diffidenza, solo accoglienza e curiosità. A un primo sguardo, Kate è come molte donne inglesi, gli occhi azzurri, i capelli dorati, i lineamenti fini. La sua fame di vita però la rende diversa. I luoghi prediletti dalla comunità cosmopolita, come il Shepheard’s Hotel e la Pasticceria Groppi, sono magnifici, ma lei preferisce perdersi nei vicoli polverosi, respirare il profumo di gelsomino e di legno di Agar, camminare lungo la Corniche del Nilo. Crede nella libertà dei suoi vent’anni che si spalancano davanti a lei come una promessa. Fino all’incontro con Hafez. Di lui non sa nulla se non ciò che vede, gli abiti occidentali, l’accento di Oxford, anche se percepisce qualcosa di sfuggente e misterioso. Non sa ancora che Hafez ha un profondo legame con Gamal Abd el-Nasser, quel Nasser che trama insieme a un gruppo di ufficiali per rovesciare re Farouk e restituire l’Egitto agli egiziani. Che fomenta il sentimento antibriannico e l’antisemitismo dilaganti per sancire la fine del colonialismo e il nuovo corso del Levante. L’amore tra Kate e Hafez è un terremoto che li trova impreparati e li distoglie dal loro destino. Da Londra al Cairo, da Alessandria a Beirut, arriverà il tempo della scelta fra la loro unione o l’Idea più grande che potrebbe distruggerla. Tornare al Cairo è un romanzo che dice della nostalgia per il dialogo fra civiltà, per il luogo e il tempo in cui la magica alchimia è stata possibile.
Le opere di Dio
Giuseppe Berto
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2025
pagine: 192
L’esordio di Giuseppe Berto sulla scena letteraria avviene nel dopoguerra: "Il cielo è rosso", uscito nel 1947, narra la crudeltà del conflitto e la degenerazione morale e materiale che ne deriva. Ma il primo vero romanzo dello scrittore risale ad alcuni anni prima, a guerra ancora in corso: è nel campo di prigionia americano di Hereford, Texas, che Berto compone "Le opere di Dio", pubblicato poi soltanto nel 1948. È un romanzo breve scritto all’insegna di un «inconsapevole approccio neorealistico», come spiega lo stesso Berto nel testo che, a partire dalla seconda edizione, sempre lo precederà. Se ne "Il cielo è rosso" si narrava di un gruppo di ragazzi che si arrangia a vivere fra le rovine di una città distrutta, ne "Le opere di Dio" sono le vicende di una famiglia di sfollati a occupare la scena. Poche le figure, ed essenziali: il capo famiglia Filippo Mangano, sua moglie, la figlia Effa, il figlio Nino, una nuora – la Rossa – e un nipote, il piccolo Filippo. La loro cascina è minacciata dalle bombe, dall’avanzare degli Alleati da sud, quando decidono di partire. Caricate le loro povere cose su un carretto, atteso il sorgere della luna, vanno. È l’inizio di una «corsa – a casaccio, a perdifiato – contro la morte», come la definisce Giulia Caminito nella sua prefazione: un viaggio che ha lo spazio di una notte nel corso della quale la famiglia si disgrega, senza ragione, improvvisamente. Mentre tutt’attorno si fa silenzio, le donne, con la loro forza, con la loro pietà, si assume - ranno il fardello della vita che deve continuare. Quella disperazione, quella compassione rendono ancora oggi "Le opere di Dio" un apologo senza tempo: testimonianza dell’orrore che colpisce le vittime di ogni guerra, ma anche racconto dolente di un desiderio – insopprimibile, seppure vano – di pace.

