Odoya: Odoya library
C'era una volta la showgirl. L'arte della seduzione nelle immagini di un archivio scomparso
Renato Tomasino
Libro
editore: Odoya
pagine: 600
L'era delle migrazioni. Popoli in movimento nel mondo contemporaneo
Stephen Castles, Mark J. Miller
Libro
editore: Odoya
pagine: 400
Riconosciuto a livello internazionale come vero e proprio manuale di riferimento dei flussi migratori nel mondo, questo studio esamina tanto le caratteristiche delle migrazioni come effetto dell'allargamento dell'Unione Europea, quanto il ruolo della forza lavoro degli emigranti nella "nuova economia" dei paesi sviluppati. Se da un lato i cambiamenti demografici stanno sensibilizzando le nazioni a forte immigrazione sulla futura richiesta di lavoro emigrante, dall'altro la preoccupazione sulle diversità etniche sta portando a misure di accrescimento della coesione sociale. Nonostante l'emigrazione per nuove opportunità lavorative o per sfuggire a guerre e persecuzioni sia sempre esistita, le migrazioni internazionali stanno raggiungendo nuovi picchi d'intensità. I governi mondiali si stanno adeguando a fatica alle nuove circostanze, mentre posizioni sorpassate e antiquate sul concetto di sicurezza testimoniano l'importanza di comprendere a fondo le trasformazioni epocali che caratterizzano la globalizzazione e la crescente mobilità delle popolazioni. Le rivolte nelle banlieue francesi dal 2005 al 2007 vengono qui messe significativamente a confronto con le manifestazioni di massa del 2006 a favore della legalizzazione dei lavoratori "clandestini" negli Stati Uniti. Così come, ad aiutarci ulteriormente a riflettere, vengono presentate inchieste approfondite sulla partecipazione politica degli immigrati privi di cittadinanza. Presentazione di Sandro Mezzadra.
Tomahawk. Trent'anni di guerre nelle pianure
Paul I. Wellman
Libro
editore: Odoya
pagine: 252
Nel 1834 la "questione indiana" risultava risolta. Con la firma del trattato, gli Indiani accettavano un vasto territorio dove avrebbero potuto vivere in libertà. Poi esplosero le ribellioni, le prime battaglie. Che cosa aveva provocato la svolta nei rapporti fra i bianchi e gli Indiani? La storia non ha dubbi: i conquistatori europei non avevano rispettato i patti. La loro avidità li aveva spinti a forzare i confini, a penetrare nel territorio indiano e conquistarlo con la forza. Le tribù disseppellirono l'ascia di guerra. Le cronache individuano due eventi in particolare: il massacro del Minnesota, nel 1862, e la battaglia di Wounded Knee, nel 1890. Tra questi si snoda un sanguinolento trentennio di agguati, scontri e carneficine. Di questo periodo, l'autore ci fornisce un quadro completo, passando in rassegna le grandi battaglie, come Washita o Little Bighorn, e dedicando pagine memorabili ai leggendari capi guerrieri come Cavallo Pazzo, Nuvola Rossa, Giuseppe, Toro Seduto. Ma la miccia che diede fuoco alle polveri non fu soltanto il dominio delle terre, bensì un'antitetica concezione della vita: per i Sioux, i Cheyenne, gli Ute, i Comanche, gli Apache, i Nasi Forati o gli Arapaho, la guerra serviva a dar prova del loro coraggio individuale. Per gli usurpatori europei, invece, era un'operazione da concludere in fretta, attraverso lo sterminio "scientifico" del nemico. Le fasi di quella epopea sono raccontate da Wellman con grande perspicacia storica, ma non senza una viva partecipazione, rendendo il libro un contributo doveroso alle tribù degli Indiani, la cui unica colpa fu quella di difendere la propria dignità e la propria libertà.
La cultura underground
Mario Maffi
Libro
editore: Odoya
pagine: 416
La beat generation e il Movement, i problemi dell'individuo e della droga, la politica e la guerra nel Vietnam, i gruppi pacifisti, gay e femministi, le organizzazioni delle minoranze etniche e del dissenso più radicale, le sperimentazioni del cinema e del teatro, la produzione musicale. Mario Maffi passa in rassegna gli aspetti sociali e culturali di un'intera epoca, sondandone le origini e le profonde motivazioni individuali e collettive: dai beats agli hippies, dall'action painting alla Pop Art, da Bill Haley ed Elvis Presley ai Fugs e Frank Zappa, dal Living Theatre al Bread and Puppet Theatre e al Teatro Campesino, dalle avanguardie cinematografiche al documentario di denuncia, dal superamento dei "confini della percezione" al partito delle Pantere Nere e ai Weathermen Underground - e le derive ed evoluzioni successive. "La cultura underground" è il racconto di un viaggio che ha segnato profondamente le generazioni degli ultimi decenni, desiderose di emanciparsi, con idee e identità diverse, dal "peggiore dei mondi possibili" uscito dalla seconda guerra mondiale: fra l'alienazione degli anni Cinquanta, le illusioni degli anni Sessanta e le prime avvisaglie della crisi di metà anni Settanta.

