Rubbettino: Saggi
Il Foreign Office e i missionari britannici in Cina 1922-1933
Chiara D'Auria
Libro: Libro in brossura
editore: Rubbettino
anno edizione: 2024
pagine: 243
Nel febbraio del 1922 si concluse la Conferenza navale di Washington, che segnò in modo indelebile il ruolo del Regno Unito in Estremo Oriente e la sua successiva condizione nel quadro strategico, diplomatico, militare e politico in quell’area del mondo. Il volume si concentra sulla progressiva ma irreversibile ritirata strategica della Gran Bretagna dalla Cina, caratterizzata dall’adozione di una linea diplomatica orientata alla riconciliazione con un Paese che era stato il principale protagonista della sua spinta coloniale in Asia. Tale orientamento si basò sul graduale abbandono di tutti i privilegi che il Regno Unito aveva acquisito con i Trattati ineguali e fu segnato dalle vicende legate alla profonda instabilità politica e sociale della Cina repubblicana. Per la piena realizzazione del Sino-British Rapprochement, in un contesto incerto e mutevole come quello cinese tra anni Venti e Trenta del Novecento, si rese assolutamente necessario per la Gran Bretagna da una parte provvedere alla tutela dei propri interessi, tra cui le sue missioni e dall’altra scongiurare qualsiasi intervento che potesse compromettere il suo progetto di ritirata imperiale. Ampliando il raggio di precedenti ricerche, sviluppate sui rapporti storico-diplomatici tra Italia fascista, Santa Sede e Cina nazionalista nella documentazione diplomatica italiana nel corso del mandato del primo nunzio apostolico in Cina mons. Celso Costantini (1922-1933), il volume intende dare piena luce a un complesso archivistico di particolare interesse e rimasto ancora inesplorato. Da qui la scelta di analizzare la tematica della Gran Bretagna e delle missioni cattoliche in Cina all’interno di uno spazio temporale coincidente con quello della precedente indagine storica.
Governare il vuoto. La fine della democrazia dei partiti
Peter Mair
Libro: Libro in brossura
editore: Rubbettino
anno edizione: 2024
pagine: 200
Quanto può sopravvivere un regime politico democratico che viva disconnesso dalla società reale? Quale dose di “non democraticità” delle sue istituzioni e dei propri processi interni può esso tollerare senza trasformarsi in autoritarismo, sottile o manifesto che sia? Ormai un classico della scienza politica, "Governare il vuoto" ha saputo indicare e interpretare, già alla sua uscita nel 2013, le principali sfide che le democrazie occidentali si trovano ad affrontare ai nostri giorni. Ancor più meritorio è il fatto che le argomentazioni che lo compongono siano state elaborate negli anni precedenti da Peter Mair, poi prematuramente scomparso. Questa nuova edizione, arricchita da una preziosa introduzione di Chris Bickerton, ci consente di verificare a distanza di due lustri l’ampiezza e la profondità di un’analisi sistematica della crisi di legittimazione dei sistemi politici, una volta trascorsa l’età dell’oro della “democrazia dei partiti”. In particolare, Mair ci aiuta a capire le origini e gli sviluppi di quella distanza, non più colmata, tra professionisti della politica e cittadini, che ha condotto quasi ovunque all’affermazione di movimenti e governi di stampo populista. Le stesse categorie di “rappresentanza” e “partecipazione”. ne sono risultate stravolte, con pesanti effetti sulla strutturazione dello spazio politico europeo, sulla credibilità delle sue élite e sulla governance democratica. Postfazione di Maurizio Serio.
Conoscenza, governo degli uomini e governo della legge
Lorenzo Infantino
Libro: Libro in brossura
editore: Rubbettino
anno edizione: 2024
pagine: 120
Karl R. Popper ha affermato che quella della conoscenza è la «teoria delle teorie». Ciò significa che quanto diciamo a proposito di qualunque fenomeno, sia nel campo nella natura che in quello della società, si basa sempre, anche quando non ne siamo consapevoli, su una premessa di carattere gnoseologico. La presunzione che una minoranza privilegiata (o un uomo solo) possieda la conoscenza necessaria per operare ogni scelta conduce a una gerarchia obbligatoria di fini, dentro cui si deve ineludibilmente svolgere la vita dei governati. La giustizia coincide in tal caso con quanto di volta in volta viene deciso dai detentori dei ruoli autoritativi. È una giustizia senza diritto, che riduce la capacità realizzativa dell’attività sociale al livello di quel che viene stabilito da coloro che stanno al potere. È il «governo degli uomini». Per altro verso, il riconoscimento della condizione di ignoranza e fallibilità, a cui tutti gli esseri umani soggiacciono, impedisce che la demarcazione dei confini fra le azioni venga decisa dalla volontà arbitraria di una minoranza privilegiata. La funzione delimitatrice viene svolta dalla norma generale e astratta. Questa non impone alcun fine; si limita semplicemente a indicare quel che gli attori non devono fare; è la giustizia che si realizza tramite il diritto. Prevale la scelta individuale, che concorre ad alimentare un permanente processo di mobilitazione delle conoscenze, di esplorazione dell’ignoto e di correzione degli errori. È il «governo della legge». Muovendosi con semplicità e immediatezza, l’Autore getta luce, fra l’altro, sulla via attraverso cui dal «governo degli uomini» si giunge al totalitarismo; e individua le modalità mediante le quali il «governo della legge» viene aggredito e la sua operatività fatalmente compromessa. È un viaggio in compagnia dei grandi delle scienze sociali.
La marcia su Roma tra storia e mito
Didier Musiedlak
Libro: Libro in brossura
editore: Rubbettino
anno edizione: 2024
pagine: 266
Questo libro è dedicato allo svolgimento della marcia su Roma, che permise a Mussolini di arrivare al potere e d’instaurare il fascismo in Italia. Avendo preso il treno la sera del 29 ottobre, acclamato dalla folla alla sua partenza da Milano, il duce attraversò il Rubicone in vagone letto. Arrivato a Roma la mattina del 30, secondo la leggenda indossò una nuova camicia nera per recarsi al Quirinale, la residenza del re Vittorio Emanuele III. Alla luce di una documentazione essenzialmente inedita, Didier Musiedlak, cento anni dopo, tenta di scoprire ciò che, nella struttura dell’avvenimento, rientrava nel mito. Interpretata dai fascisti come una rivoluzione, in realtà la marcia risponde poco a questa definizione. Mussolini continuò a esitare sulla tattica migliore da adottare, rimanendo a Milano lontano dal campo di battaglia. Il più delle volte, il duce restò in disparte, attendista, spettatore più che attore, talora senza sapere come avrebbe potuto tirarsi fuori dalle situazioni più spinose. L’insurrezione fu effettivamente un’impresa collettiva guidata dallo stato maggiore del Partito nazionale fascista. Il primo posto spetta ai capi squadristi, che si mobilitarono da soli. Ma l’apparato militare rappresentato dalla Milizia era lungi dall’essere operativo. Stimati da Italo Balbo a poco più di 19.500 uomini, lontano dalla cifra, spesso presentata, di 26.000 uomini, tutto lascia pensare che i miliziani fascisti sarebbero stati annientati dall’esercito regolare se fosse avvenuto uno scontro. La vera battaglia vinta a spese dei rappresentanti dell’Italia liberale si giocò sul piano politico. È proprio a Roma che si concluse la presa del potere. Ai principali membri del Partito fu affidato il compito di negoziare una soluzione costituzionale, con l’assenso del re, prima in favore di Antonio Salandra, l’ex presidente del Consiglio avvicinatosi alle posizioni dei fascisti, poi di Mussolini. L’opzione insurrezionale e l’opzione politica furono così condotte congiuntamente per assicurare la presa del potere. L’avvenimento fu massicciamente ripensato a posteriori a partire dalla percezione delle novità generate dal fascismo, regime che si incaricò di magnificare la marcia per farne la fonte della sua legittimità.
L'ora delle decisioni irrevocabili. Come l'Italia entrò nella seconda guerra mondiale
Eugenio Di Rienzo
Libro: Libro in brossura
editore: Rubbettino
anno edizione: 2024
pagine: 240
L'alleanza tra Italia fascista e Germania nazista costituisce ancora oggi un enigma storiografico. Segnato, da parte italiana da sospetti e timori, il Patto d'Acciaio del maggio 1939 mal celava, infatti, la reciproca concorrenzialità tra i due regimi riguardo all'egemonia sull'area balcanicodanubiana. La tesi del libro è che l'ingresso del nostro Paese nel secondo conflitto mondiale (10 giugno 1940) non fu una conseguenza necessaria dell'affinità ideologica con il Reich hitleriano. Come dimostravano la decisione di Mussolini di fortificare il confine del Brennero in modo da salvaguardare la pianura padana da un'eventuale invasione tedesca. E poi gli ambigui tentativi del ministro degli Esteri Ciano di intavolare una trattativa con Francia e Regno Unito, all'indomani dell'invasione della Polonia, per mantenere l'Italia fuori del conflitto o addirittura per operare un clamoroso ribaltamento delle alleanze. L'autore, impegnato da anni nella ricostruzione degli intrecci diplomatici e dei protagonisti di quella stagione di ferro, evidenzia il velleitarismo della politica estera di Palazzo Venezia, proiettata nella ricerca di una centralità nello scacchiere mediterraneo, mentre gli Stati Uniti avevano già posto le premesse del loro predominio sul mare interno europeo che fino a quel momento era stato un «lago britannico».
La giustizia sociale non è ciò che pensi che sia
Michael Novak, Paul Adams, Elizabeth Shaw
Libro: Libro in brossura
editore: Rubbettino
anno edizione: 2024
pagine: 448
Che cos’è la giustizia sociale? Per Friedrich von Hayek era un miraggio, un cliché senza senso, ideologico, incoerente e vacuo. Credeva che il termine dovesse essere evitato, abbandonato e lasciato morire di morte naturale. Per i suoi sostenitori, giustizia sociale è un termine generico che può essere usato per giustificare qualsiasi programma governativo di stampo progressista. In questo volume Michael Novak e Paul Adams cercano di chiarire il vero significato della giustizia sociale e di salvarla dai tanti che se ne vogliono appropriare in termini ideologici. Esaminando figure che vanno da Antonio Rosmini, Abraham Lincoln e von Hayek, ai papi Leone XII, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco, gli autori rivelano che la giustizia sociale non è un sinonimo di “governo progressista”, come siamo soliti credere. È piuttosto una virtù radicata nell’insegnamento sociale cattolico e sviluppata come alternativa al potere incontrollato dello Stato. Quasi tutti gli operatori sociali si considerano progressisti, eppure molte delle loro “buone pratiche” mirano a dare potere alle famiglie e alle comunità locali. Non pongono l’accento sull’individuo o sullo Stato, ma sul vasto spazio civile che li separa. In questa sorprendente riconsiderazione del suo intento originario, la giustizia sociale rappresenta una virtù immensamente potente per coltivare la responsabilità personale e costruire le comunità umane che possono contrastare la diffusa resa a uno Stato in continua crescita. Prefazione di Flavio Felice.
Machiavelliana. Immagini, percorsi, interpretazioni
Alessandro Campi
Libro: Libro in brossura
editore: Rubbettino
anno edizione: 2024
pagine: 366
Sappiamo apparentemente tutto di Niccolò Machiavelli, sul quale esiste da secoli una bibliografia a dir poco sterminata. In realtà, ci sono ancora aspetti della sua vita e della sua opera che meritano di essere indagati. È quel che ha cercato di fare in questo libro Alessandro Campi, membro del Comitato direttivo dell’Enciclopedia machiavelliana, curatore delle mostre organizzate in Italia e all’estero in occasione del cinquecentenario del Principe e autore di saggi e volumi su Machiavelli tradotti in molti Paesi (dagli Stati Uniti alla Germania, dal Brasile alla Polonia, dall’Argentina alla Francia). Un tema sinora poco battuto dalla critica, ad esempio, è quello relativo all’iconografia machiavelliana. Conosciamo diversi ritratti del Fiorentino, ma quanto sono fedeli e attendibili, essendo stati realizzati tutti dopo la sua morte? Con l’ausilio di un ricco apparato di immagini, l’Autore mostra come questi ritratti – quadri, busti, incisioni, stampe – siano in gran parte rappresentazioni distorte, deformanti, caricaturali al limite del grottesco, di Machiavelli. Sue raffigurazioni nel segno dell’antimachiavellismo. Ma nel volume Campi ha indagato anche altri aspetti, più legati al pensiero e alla produzione politico-letteraria di Machiavelli: ad esempio l’interpretazione molto originale che egli ha dato del fenomeno delle congiure. Una forma di lotta per il potere pericolosa e violenta, ma ricorrente nella storia e dotata, secondo l’autore dei Discorsi, di caratteristiche peculiari dal punto di vista politico e tecnico-operativo. Altri temi affrontati nel libro, che raccoglie le ricerche condotte dall’Autore nell’ultimo quinquennio, sono la ricezione e la fortuna dell’opera di Machiavelli nel corso dei secoli, con particolare riferimento alle interpretazioni che ne sono state date nel Novecento; il rapporto di Machiavelli con l’Umbria, da dove veniva la gran parte di quei capitani di ventura e mercenari che egli considerava tra le cause della debolezza politico-militare degli stati italiani del suo tempo; infine, la riflessione del Fiorentino sul rapporto politica-guerra, talmente originale e innovativa da farne un anticipatore delle elaborazioni sullo stesso tema sviluppate, tre secoli dopo, da Karl von Clausewitz.
War room. Attori, strutture e processi della politica in campagna permanente
Luigi Di Gregorio
Libro: Libro in brossura
editore: Rubbettino
anno edizione: 2024
pagine: 384
"War room. Attori, strutture e processi della politica in campagna permanente" è un libro che parla a diversi pubblici: politici di professione e outsider che intendono candidarsi a cariche elettive, professionisti, esperti e consulenti politici, studiosi e studenti di comunicazione e marketing politico. L’autore adotta un approccio innovativo e ibrido, combinando teoria e pratica. Convinto che sia essenziale studiare la politica e contemporaneamente immergersi nelle sue dinamiche interne per comprenderla appieno, il libro fonde ricerche accademiche in comunicazione politica, marketing politico, scienza politica, sociologia, psicologia cognitiva neuroscienze con aneddoti e case studies concreti. Questi ultimi sono tratti dall’esperienza diretta in comitati elettorali, partiti politici e istituzioni a livello sovranazionale, nazionale e locale. L’obiettivo del libro è duplice: evidenziare come la conoscenza accademica e l’esperienza sul campo siano utili sia a chi studia, sia a chi pratica la politica e sottolineare come le evoluzioni recenti spingano verso un approccio più “scientifico” e meno “artistico” nella gestione della comunicazione politica. La politica in campagna permanente necessita di un approccio strategico, data-based, alla comunicazione e ciò vale sia nella fase della campagna elettorale, sia in quella di governo.
Perché non possiamo non dirci «cristiani». Lettere e dispute sul celebre saggio di Benedetto Croce
Ortensio Zecchino
Libro: Libro in brossura
editore: Rubbettino
anno edizione: 2024
pagine: 254
Il saggio di Croce comparve sulle pagine della Critica il 20 novembre 1942 e da allora non ha cessato di essere al centro di interesse e dibattiti. Afflitto dallo spettacolo delle atrocità della guerra nella sua Napoli ma, più in generale, angosciato dalle sorti della nostra civiltà, Croce volle affidare al saggio questi suoi sentimenti, con l’intento di suonare un allarme e risvegliare nelle coscienze il senso del dovere di non essere passivamente acquiescenti. Ma il saggio, bollato dalla stampa fascista e comunista, volle essere anche un appello, sia pur velato, a tutte le forze sinceramente amanti della libertà, in vista dello sperato ritorno alla vita democratica. Dalle note del Diario di Croce si comprende anche il tormento nella ricerca di un titolo adeguato, passato dalla prima formulazione in termini interrogativi, alla seconda in termini affermativi, alla definitiva, in cui affermarci diventa dirci, ma soprattutto si appongono le virgolette a “cristiani”, per render chiaro, fin dal titolo, che il termine veniva assunto in un senso particolare, diverso da quello connotante formali appartenenze confessionali. Il saggio si rivelerà espressione altissima e sofferta, a un tempo, della passione civile dell’autore, della incompiutezza d’ogni sistema filosofico e dell’insondabilità dei tanti misteri che avvolgono l’uomo. Prefazione di Eugenio Mazzarella. Postfazione di Dino Cofrancesco.
Liberalismo
Michael Freeden
Libro: Libro in brossura
editore: Rubbettino
anno edizione: 2023
pagine: 158
Il liberalismo, come ogni ideologia, si batte per giustificare, contestare o modificare gli assetti sociali e politici di una data comunità politica, e per controllarne le politiche pubbliche e il linguaggio politico. Poiché la famiglia liberale è ampia, ciascuna delle diverse correnti al suo interno ha mostrato nel corso della storia una preferenza ora per alcuni, ora per altri dei significati che si possono attribuire al concetto di libertà. D’altra parte, una delle funzioni delle ideologie, compreso il liberalismo, è proprio quella di estrarre certi concetti dal contesto ideologico attribuendo loro un significato univoco. L’autore ci suggerisce di studiare il liberalismo appunto come un’ideologia, adottando un approccio che egli chiama morfologico, in cui cerca di tracciare la mappa delle possibilità liberali, piuttosto che esprimere un’opinione sul valore dei loro contenuti. Introduzione all'edizione italiana di Maurizio Serio.
I diritti umani tra Occidente e Oriente. Storicità di un'idea e tentativi di fondazione filosofica
Marco Stefano Birtolo
Libro: Libro in brossura
editore: Rubbettino
anno edizione: 2023
pagine: 224
Dal secolo scorso i diritti umani hanno assunto una centralità così rilevante ed emblematica nella cultura giuridica mondiale che si può essere indotti a credere che l’unica cosa per cui valga la pena impegnarsi sia la loro attuazione in tutti gli angoli del pianeta, tanto più se si pensa che i più importanti documenti internazionali in materia di diritti dell’uomo sono ormai riconosciuti dalla gran parte degli Stati del mondo. Nel libro si sostiene che l’abbandono del tentativo di giustificazione dei diritti umani su un fondamento filosofico, verificatosi negli ultimi decenni, ha di fatto indebolito l’affermazione del linguaggio dei diritti in senso universale, favorendo la nascita di concezioni relativistiche, soprattutto a partire dalla diffusione del concetto di «valori asiatici» in Asia orientale, che non hanno agevolato la costruzione di un adeguato dibattito interculturale ormai inderogabile sul tema.
L'ordine internazionale
Wilhelm Röpke
Libro: Libro in brossura
editore: Rubbettino
anno edizione: 2023
pagine: 338
Al centro dell'opera troviamo una profonda critica alla politica di dominio, alla ragion di Stato, a una certa idea di realismo, tutte dettate dalla "doppia morale". Tutte quelle situazioni in cui un comportamento, ritenuto disdicevole nel contesto della vita privata, familiare e civile, assume immediatamente un'aura di legittimità e di impunità non appena venga accostato ad uno Stato. La realtà, denuncia Ropke, è che comunque lo si chiami, rimane un atto che «emana lo stesso acuto aroma del machiavellismo». La logica della doppia morale che giustifica la "dispensa" accordata al politico, in nome della ragion di Stato, appare la quintessenza della politica intesa come ragione della forza bruta, del potere senza controllo, così distante dall'ideale di giustizia al quale ci si approssima per tentativi ed errori, moltiplicando i poteri, contrapponendoli ed equilibrando le forze in campo. Da questo punto di vista, Ropke giunge a soluzioni istituzionali che guardano a forme di federalismo tra comunità politiche liberali e democratiche che cedono, via via, funzioni di sovranità, una volta avviato un processo di disarticolazione della stessa.

