La "filosofia politica" è da sempre sospesa in un limbo fra il campo della filosofia e quello della scienza politica: qual è il suo statuto? Come si differenzia da una storia delle dottrine politiche? Esiste una specificità italiana nel praticarla? Per rispondere a tali questioni, è necessario operare un radicale spostamento di prospettiva: passare dalla "filosofia politica" a una "politica della filosofia". Perché la filosofia è anzitutto una pratica: pratica del sapere che produce significati, discorsi, forme di verità, istituzioni e da qui effetti sull'ambito sociale e della vita politica. Per questi occorre interrogare l'istituzione all'interno della quale avviene l'insegnamento di questa disciplina, sede di validazione dei saperi filosofici: l'Università. Si scopre allora che l'Università non è un luogo neutro di trasmissione del sapere, né è sempre stata la sede nella quale veniva praticata la filosofia. Si tratta tutto sommato di un'invenzione recente, la quale ha effetti di potere sui filosofi stessi e sulla pratica del pensiero. Effetti non positivi quando Università diventa un'istituzione del neoliberismo. Per questo alla filosofia oggi spetta il compito di fare politica.
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Politiche della filosofia. Istituzioni, soggetti, discorsi, pratiche
| Titolo | Politiche della filosofia. Istituzioni, soggetti, discorsi, pratiche |
| Curatori | P. Cesaroni, S. Chignola |
| Argomento | Scienze umane Filosofia |
| Collana | Labirinti |
| Editore | DeriveApprodi |
| Formato |
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| Pagine | 221 |
| Pubblicazione | 01/2016 |
| ISBN | 9788865481424 |
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