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Soldi, sesso e potere. Come il desiderio muove il mondo (e i mercati)

in uscita
Soldi, sesso e potere. Come il desiderio muove il mondo (e i mercati)
Titolo Soldi, sesso e potere. Come il desiderio muove il mondo (e i mercati)
Autore
Collana Varia
Editore Rizzoli
Formato
Formato Libro Libro
Pagine 432
Pubblicazione 2026
ISBN 9788817198011
 
Prossima pubblicazione, disponibile dal 28-04-2026
17,00

 
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Il libro è di prossima pubblicazione
Vi è mai capitato di sentire frasi come «Ma ormai le donne sono ovunque» o «Adesso servono le quote celesti»? Probabilmente sì, eppure niente è più lontano dalla realtà. In nessun Paese al mondo è stata raggiunta la parità di opportunità tra i generi. Le donne guadagnano meno; hanno pensioni più basse; spesso devono interrompere la carriera perché il lavoro di cura non retribuito è tutto a loro carico; sono penalizzate nell'accesso al credito; sono occupate soprattutto in settori ingiustamente considerati non strategici; quasi mai ricoprono posizioni apicali in politica e nelle aziende. L'elenco potrebbe continuare a lungo, e Rinaldi ce lo dimostra chiaramente e ci spiega il perché attraverso i mezzi a lei più congeniali: da un lato dati, ricerche, report e statistiche, dall'altro testi di economia e del pensiero femminista. Ma cambiare è possibile? Per fortuna sì, ed è anche necessario, perché di un sistema ingiusto le conseguenze le paga chiunque. Per questo il libro che avete in mano ha come obiettivo non solo quello di creare consapevolezza, ma anche quello di fornire soluzioni e, dunque, offrire speranza. Educazione finanziaria, redistribuzione, cooperative, mutualismo sono solo alcuni degli strumenti che Rinaldi ci propone per disinnescare i meccanismi e gli stereotipi che, intrecciando soldi, sesso e potere, escludono le donne dai tavoli in cui si prendono le decisioni, le relegano al ruolo di madri e mogli obbedienti e le valutano solo in base a canoni estetici, comportamentali e sessuali. E se pensate che realizzare un mondo in cui tutte e tutti abbiamo le stesse opportunità sia utopico, vi sbagliate. O meglio avete ragione, se di questo termine accettiamo l'interpretazione che ne dà l'autrice: l'utopia non come l'opposto del realismo, ma come l'opposto della rassegnazione.
 

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