Spesso i confini sono sotto accusa, poiché dividono, è la loro colpa. Però i confini determinano aree al cui interno si formano e si sviluppano caratteri materiali e simbolici di efficace funzionalità. E ciò non vale per gli stati in particolare, ma in generale per la geografia di tutti i viventi, come anche per la socialità, la religione e la lingua. Diego Marani costruisce una vicenda composta di scene sospese tra il serio e il grottesco, dove il virus che attraversa i confini e “infetta” le cellule della lingua ufficiale – difesa da un’istituzione che la soffoca – porta all’eccesso e al delirio. Questa lingua trasgressiva, che è l’Europanto di sua invenzione, rappresenta il sogno di parlare tutte le lingue europee e l’incubo di non capirsi mai. È una lingua che funziona se chi la parla sa con chi sta parlando. Ma è lo stesso Marani, alla fine di una narrazione densa di trovate e di sorprese, a mostrarci che la lingua è il mondo che abbiamo in comune con chi non conosciamo.
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La lingua virale
| Titolo | La lingua virale |
| Autore | Diego Marani |
| Argomento | Narrativa Narrativa moderna e contemporanea (dopo il 1945) |
| Collana | I germogli, 21 |
| Editore | Italo Svevo |
| Formato |
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| Pagine | 88 |
| Pubblicazione | 09/2024 |
| ISBN | 9788899028855 |

