La comprensione delle menti altrui è un problema col quale la filosofia si cimenta da sempre ed ancor più profondamente da quando Descartes ha introdotto una separazione tra res cogitans e res extensa. Il problema non si risolve se non ricostituendo l'unità dell'uomo attorno a un principio unificatore: l'empatia. Tra l'io e l'altro esiste un legame empatico che agisce come "collante". Si dà conoscenza dell'altro, nella capacità dell'io di ripercorrere mentalmente e di ricostruire l'azione dell'altro, in una forma di condivisione. C'è un "senso" condiviso, in quanto godiamo di una conoscenza intenzionale con il mondo degli altri, che è resa possibile da meccanismi nervosi che presiedono azioni, sensazioni, emozioni. Le neuroscienze contribuiscono a creare un'immagine dell'umanità, intesa come spazio intersoggettivo, del quale farebbero parte tutti gli individui. Una "molteplicità condivisa", una forma di empatia più larga, che tende, in questo senso, ad abbracciare i diversi aspetti di comportamento che ci permettono di comprendere gli altri, mediante la creazione di legami significativi.
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La molteplicità condivisa. L'empatia come condizione sociale
| Titolo | La molteplicità condivisa. L'empatia come condizione sociale |
| Autore | Eugenio Capezzuto |
| Argomento | Scienze umane Filosofia |
| Collana | Le forme del discorso, 1 |
| Editore | Diogene Edizioni |
| Formato |
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| Pagine | 150 |
| Pubblicazione | 01/2012 |
| ISBN | 9788866470175 |
20,00 €
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