I conflitti armati che hanno funestato il secolo scorso, e quelli in corso che infiammano l'inizio del XXI secolo, sono la prova di quanto sia illusoria l'idea del «pacifismo lacrimoso» di cui scrisse Aldous Huxley: l'idea che basti mostrare agli uomini la crudeltà della guerra perché essi finalmente ci rinuncino. Secondo Eibl-Eibesfeldt è invece urgente elaborare una nuova cultura della pace che, spazzando via ogni pregiudizio antropocentrico, riconosca la realtà istintuale che condiziona i nostri comportamenti. Le ricerche condotte  dal nostro autore hanno infatti contribuito a demistificare i luoghi comuni del buon selvaggio e di società animali idilliache. Proprio dal regno animale viene invece  la prova che la natura ha imboccato la strada della risoluzione non violenta dei conflitti. Fra i vertebrati le lotte per il rango e per il territorio di rado conducono all'uccisione di un cospecifico perché il conflitto assume forme ritualizzate, dove rimane solo una traccia della originaria distruttività . La via alla pacificazione resta aperta, perché segnali di acquietamento bloccano la spirale della violenza. Ecco forse il modello comportamentale che anche l'uomo dovrebbe cercare di emulare.
Etologia della guerra
| Titolo | Etologia della guerra |
| Autore | Irenäus Eibl-Eibesfeldt |
| Curatori | Rossana Brizzi, Felicita Scapini |
| Collana | Saggi |
| Editore | Bollati Boringhieri |
| Formato |
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| Pagine | 336 |
| Pubblicazione | 01/2023 |
| ISBN | 9788833941677 |

