Dopo sedici anni Nietzsche riscrive la prefazione a "La nascita della tragedia" chiedendosi ancora una volta: "come dovrebbe essere fatta una musica che non fosse più di origine romantica, come la tedesca, - bensì dionisiaca?" Rispondere a questa domanda è possibile: in un momento particolarmente doloroso della storia - quello della tratta degli schiavi verso le Americhe - dalle coste atlantiche dell'Africa occidentale giunsero sul suolo del Nuovo Mondo anche ritmi, danze, suoni sconosciuti, inauditi, misteriosi. Ed è proprio da questi ritmi, da queste danze, da questi suoni che, agli albori del Novecento, ebbe origine una forma artistica nuova: il jazz. I canoni dell'estetica occidentale sembrano vacillare. Nelle note di Buddy Bolden, Jelly Roll Mortai, Joe Oliver, Louis Armstrong rivive tutta la sorprendente varietà melodica del canto popolare, l'estasi di antichi riti religiosi. Dioniso è forse ritornato dagli abissi in cui era stato ricacciato dalle parole di Socrate e di Euripide? E Apollo, nel tentativo di arginarlo, ha ritrovato tutta la sua forza di trasfigurazione? L'inarrestabile lotta ricomincia.
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Dioniso a New Orleans. Nietzsche e il tragico nel jazz
| Titolo | Dioniso a New Orleans. Nietzsche e il tragico nel jazz |
| Autore | Marco Restucci |
| Argomento | Scienze umane Filosofia |
| Collana | Studi |
| Editore | AlboVersorio |
| Formato |
|
| Pagine | 89 |
| Pubblicazione | 04/2016 |
| ISBN | 9788899029302 |
€10,00
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