Marco Celio Rufo comparve in tribunale nell'aprile del 56 a.C. sotto il peso di un'accusa gravissima: violenza politica, congiura contro lo stato. Sua principale accusatrice Clodia, donna di spicco nell'ambito dell'alta società romana. Suo difensore Cicerone, allora all'apice della carriera e della fama. In questa orazione, celebre tra le celebri arringhe del grande oratore, Cicerone procede senza curarsi di dimostrare l'innocenza del suo difeso, impegnandosi invece a confutare e distorcere i capi d'accusa e a demolire la figura morale della teste a carico, Clodia. È un'arringa in cui vengono sfruttati tutti i mezzi, astuti falsi capziosi che siano, per ottenere un'assoluzione. E Celio fu assolto; Clodia scomparve dalla scena pubblica di Roma, bollata per sempre dall'impietoso ritratto tracciato da Cicerone. La parola dell'oratore fu, ancora una volta, più forte della verità.
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In difesa di Marco Celio (Pro Caelio)
| Titolo | In difesa di Marco Celio (Pro Caelio) |
| Autore | Marco Tullio Cicerone |
| Curatore | A. Cavarzere |
| Collana | Letteratura universale. Il convivio |
| Editore | Marsilio |
| Formato |
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| Pagine | 184 |
| Pubblicazione | 09/1996 |
| Numero edizione | 6 |
| ISBN | 9788831764834 |

