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Fragilità della città. Clima, carestie, epidemie, guerre a Vicenza nel lungo secolo XVI

in uscita
Fragilità della città. Clima, carestie, epidemie, guerre a Vicenza nel lungo secolo XVI
Titolo Fragilità della città. Clima, carestie, epidemie, guerre a Vicenza nel lungo secolo XVI
Autore
Editore Cierre edizioni
Formato
Formato Libro Libro
Pagine 408
Pubblicazione 2026
ISBN 9788855203630
 
Prossima pubblicazione, disponibile dal 28-04-2026
25,00 €

 
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Il libro è di prossima pubblicazione
Questo libro costituisce la continuazione dei due precendenti volumi che l'autore ha dato alle stampe nel 2015 (La Magnifica Città e la mercatura della seta) e nel 2019 (La Magnifica Città e la Borghesia produttiva), entrambi per Cierre edizioni, in cui sono trattate le vicende economiche di Vicenza dal secolo XVI al XVIII, periodo in cui la città si trovava sotto il dominio della Serenissima. In questa terza opera l'autore si focalizza sulle crisi economico-sociali che si abbatterono su Vicenza nel lungo secolo XVI. Il periodo si apre con l'istituzione del Monte di pietà nel 1486 e si chiude con la catastrofica peste dell'anno 1630. La città in questa epoca godette di un periodo di crescita economica, ma alzando l'oleografico velo "palladiano" non fu di certo una età dell'oro per la popolazione, e in particolare per i ceti meno abbienti. Crisi climatiche, carestie, guerre, epidemie e l'inflazione, quest'ultima documentata dall'aumento del prezzo del frumento, causarono frequenti crisi di sussistenza ai ceti più poveri. Le intemperie climatiche provocarono ondate di gelo intenso, che fecero ghiacciare la laguna di Venezia o l'Adige e seccarono le colture arboree, accaddero fenomeni piovosi assai intensi con il seguito di inondazioni, si verificarono momenti di bruschi cambiamenti di temperatura, che danneggiarono i raccolti e la bachicoltura. Negli ultimi due decenni del Cinquecento contribuì a questi eventi avversi pure l'esplosione di alcuni vulcani nell'emisfero australe. Le carestie ne furono la diretta conseguenza, apportando fame e morte per inedia ai miserabili della città e della campagna. La denutrizione, le turbe affamate dei poveri dirette alla città, l'affollamento, la scarsa igiene, le guerre o comunque la presenza degli eserciti, incubarono bacini socio-biologici di pestilenza. La peste del 1577 e quella più terribile dell'anno 1630 non furono le uniche piaghe morbose del lungo secolo, alla Storia documentata assurse la sifilide ed il tifo esantematico spesso accompagnò e seguì le annate carestose. Per contrastare queste terribili sofferenze individuali e comunitarie agirono le fraglie laiche e religiose, la Chiesa, il Comune e la Repubblica veneta, a sostegno delle frange deboli della popolazione in un'opera, che possiamo definire di Welfare. Utilizzando le risorse finanziarie del Monte di Pietà, i prestiti dei privati e talvolta quelli di Venezia il Comune divenne il perno primo e principale dell'aiuto ai poveri, ai monasteri e agli ospedali od ospizi con gli acquisti e la distribuzione dei cereali e la dispensa delle elemosine. L'erezione dell'ospedale dei mendicanti del 1575 fu il tentativo di dare un concreto rifugio ai miserabili, mentre una testimonianza della penetrazione durante il lungo secolo dell'assistenza nel tessuto sociale e della avvertita sensibilità alle condizioni della fascia fragile della popolazione si riscontra nelle vicende cinquecentesche della fraglia secreta di S. Girolamo, che si aprì dapprima alla cura dei sifilitici, poi degli orfani abbandonati e dal '90 si dedicò col nome di Pia Opera della Carità alla cura a domicilio dei poveri infermi della città.
 

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