Nel mezzo della pandemia da Covid19, mentre crescono le preoccupazioni per il futuro della sua trattoria – paradossalmente destinata a fare la fame –, Giacobbe scopre un’insolita sintonia con Abele. Tra i due uomini nasce un’amicizia che cresce nel rispetto e a dispetto del distanziamento sociale, un sentimento che li porterà a raccontarsi i fatti più intimi della loro vita fino a comprendere, attraverso la lettura di antichi testi zen, la via per superare l’ansia creata dal lockdown. Abele aprirà a Giacobbe le porte di un mondo altrettanto esotico – la contrà Cantarane come riemerge dai suoi ricordi di bambino –, popolato di personaggi pittoreschi come il povero Sentognocchi che “non ce la faceva proprio a metter su peso, per quanto ce la mettesse tutta a inbudarse”. Quello di Zanini è un romanzo spassoso che accoglie in sé tutti i sentimenti di un mondo antico. Nel Veneto, che toglieva le consonanti doppie alle parole perché neanche a tavola era mai concesso il bis, c’era in fondo un sentimento di comune adesione alla realtà e appartenenza alla comunità che impediva – a differenza di oggi – di sentirsi soli tra gli altri.
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Virus virtus e zen
| Titolo | Virus virtus e zen |
| Autore | Ruggero Zanini |
| Argomento | Narrativa Narrativa moderna e contemporanea (dopo il 1945) |
| Editore | Manuzio Società Editrice |
| Formato |
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| Pagine | 298 |
| Pubblicazione | 12/2020 |
| ISBN | 9788894516852 |
€12,00
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