Solo in alcune opere, e non in altre, risiedono le condizioni per trattare l’impossibile da dire, e in simili opere esistono affinità per cui la pratica artistica costeggia la pratica analitica. In questa ottica Valentina Galeotti elegge come campo di indagine l’opera “Passi” dell’artista Alfredo Pirri, intesa come oggetto “agalmatico”, in cui prendono vita tre assi: il luogo in cui l’opera si colloca, quello del tempo in cui è compiuta e continua a compiersi, e quello dell’effetto che essa ha sul soggetto. Dall’annodamento di queste tre dimensioni si scorge un orizzonte straordinariamente comune in cui le manifestazioni dell’inconscio dell’artista, rappresentate nella sua creazione, sono scie luminose, di cui l’analista, nel ritrovare parte della sua pratica con i pazienti, è osservatore privilegiato. Nota introduttiva di Alfredo Jaar; Postfazione di Ilaria Gianni.
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Dal taglio, la luce. Passi di Alfredo Pirri
| Titolo | Dal taglio, la luce. Passi di Alfredo Pirri |
| Autore | Valentina Galeotti |
| Introduzione | Alfredo Jaar |
| Argomento | Società, scienze sociali e politica Psicologia |
| Collana | Cromie |
| Editore | Castelvecchi |
| Formato |
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| Pagine | 138 |
| Pubblicazione | 05/2023 |
| ISBN | 9788868268015 |
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