Donzelli: Saggi. Storia e scienze sociali
1943-1945. I «bravi» e i «cattivi». Italiani e tedeschi tra memoria, responsabilità e stereotipi
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2016
pagine: 110
L'elaborazione di una memoria condivisa e consapevole sugli ultimi anni della seconda guerra mondiale ha conosciuto, in Germania e in Italia, percorsi differenti, scanditi da tempi e sensibilità che è utile mettere a confronto, in sede di ricostruzione storica. Questo volume presenta un approccio comparativo alla questione, attraverso la voce di alcuni tra i massimi specialisti, italiani e tedeschi, della materia. Dopo decenni di oblio, in Germania, scrive Thomas Altmeyer, si è avviato un processo di recupero dei luoghi della memoria del nazismo e di fondazione di centri di documentazione, nei quali è in atto una ricerca costante sui modi di trasmissione della memoria alla collettività e alle nuove generazioni. Diversa la storia italiana, che, pur avendo elaborato fin dal 1945 una memoria diffusa dell'antifascismo e della Resistenza, è ancora segnata da reticenze sui crimini perpetrati dal fascismo in Italia e nei territori occupati. Ciò è in relazione con lo stereotipo culturale del "bravo italiano" che, secondo Filippo Focardi, sia la monarchia, desiderosa di liberarsi dalle complicità col regime, sia le forze antifasciste, in cerca di una legittimazione interna e internazionale, avevano interesse a diffondere. Sulle vicende del confine orientale Raoul Pupo, indagando oltre i miti interpretativi, riposiziona i conflitti in questi territori in una prospettiva plurale e storicamente compiuta.
Marcinelle, 1956. Quando la vita valeva meno del carbone
Toni Ricciardi
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2016
pagine: 175
Marcinelle è comunemente riconosciuta come la catastrofe per antonomasia degli italiani all'estero. Non fu la prima né l'ultima, ma rappresenta uno dei tasselli più dolorosi del variegato mosaico della migrazione italiana nel mondo. L'incendio nella miniera di Marcinelle, avvenuto l'8 agosto 1956 - nel quale morirono 262 lavoratori di dodici nazionalità, tra cui 136 italiani -, non costituì solo l'ennesimo tributo di migranti allo sviluppo economico europeo, ma anche il momento più drammatico di un'intera epopea migratoria. Alla faticosa ricerca di un nuovo assetto istituzionale e in una condizione di incertezza totale sul proprio futuro, l'Italia, fin dal 1946, aveva gettato le basi organizzative di uno dei più imponenti sistemi di esportazione di manodopera che la recente storia occidentale ricordi. Le piazze e i bar dei paesini, da Nord a Sud, furono tappezzati di manifesti rosa che incitavano a partire per le miniere del Belgio. Parallelamente ai centri di emigrazione, si sviluppò anche la rete dei trafficanti di migranti. Regolari o irregolari, l'importante era che fossero tanti, un esercito chiamato a combattere la "battaglia del carbone", scavando nelle viscere della terra quella risorsa necessaria al rilancio economico dell'Europa. Molti, dopo i primi mesi, rimpatriarono o furono arrestati per il rifiuto di sottostare alle condizioni disumane su cui Bruxelles e Roma si erano accordate.
Il capitale quotidiano. Un manifesto per l'economia fondamentale
Filippo Barbera, Joselle Dagnes, Angelo Salento, Ferdinando Spina
Libro: Libro in brossura
editore: Donzelli
anno edizione: 2016
pagine: 300
L'economia fondamentale è l'infrastruttura della vita quotidiana. È quello che ogni giorno diamo o dovremmo dare per scontato: la produzione e la distribuzione del cibo, la distribuzione dell'acqua, dell'energia, del gas, i trasporti, l'istruzione, la sanità, i servizi di cura. In questi settori almeno in questi - il benessere della collettività dovrebbe essere il principio guida dell'azione economica. Da più di vent'anni, invece, anche in questa sfera dell'economia hanno preso piede la massimizzazione del profitto, l'orientamento al breve termine, la propensione all'accumulazione finanziaria e alla rendita. questo libro - frutto di un percorso di ricerca transnazionale - spiega perché anche in Italia, come nel resto d'Europa, la corsa irresponsabile verso l'estrazione di valore e l'utile di breve periodo coinvolge imprese, istituzioni locali e soggetti a cavallo tra pubblico e privato. Una serie di casi di studio mostra come una simile tendenza stia minando le basi dell'economia fondamentale, alimentando fratture e diseguaglianze sociali. A fronte di questa deriva - spiegano gli autori - non bastano forme molecolari di autodifesa della società.
Sbatti il matto in prima pagina
Pier Maria Furlan
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2016
pagine: 434
In dieci anni, tra il 1968 e il 1978, matura il clima che porterà l'Italia, primo paese al mondo, alla chiusura dei manicomi. In questo contesto il ruolo dei quotidiani è fondamentale: grazie alle loro inchieste e alle interviste, cronisti, inviati e opinionisti contribuiscono a sensibilizzare l'opinione pubblica sugli orrori nascosti dentro le mura degli ospedali psichiatrici, dove poveri, anziani, omosessuali e bambini disabili vengono di rado curati e quasi sempre segregati e maltrattati, sino a far perdere loro ogni dignità umana. Attraverso gli articoli delle maggiori testate giornalistiche nazionali, questo lavoro ricostruisce la storia di quegli anni così significativi: a raccontarla sono i protagonisti della cultura del tempo, da Indro Montanelli ad Angelo Del Boca, da Dacia Maraini a Natalia Aspesi, ma anche intellettuali internazionali come Michel Foucault, Noam Chomsky e Jean-Paul Sartre. Migliaia di personaggi e oltre mille articoli di giornale per ricostruire la cultura dell'epoca, l'ignavia e le controversie attorno alla malattia mentale: medici che non vedono, sindacati che proteggono i propri iscritti, partiti attenti a non urtare gli elettori e lo stesso Franco Basaglia contrario alla legge che porta il suo nome. Nel 1978, dopo anni di dibattito intensissimo, anche grazie alla diffusione dei quotidiani, la situazione non può più essere ignorata: quelli che il ministro della Sanità, Luigi Mariotti, nel 1965 aveva definito "lager", chiudono i battenti.
Università in declino. Un'indagine sugli atenei da Nord a Sud
Libro
editore: Donzelli
anno edizione: 2016
pagine: 432
Il tema dell'istruzione e della formazione di capitale umano qualificato è sempre più riconosciuto come fattore cruciale per uno sviluppo economico solido e capace di coesione sociale. Dopo aver già analizzato il tema dell'istruzione secondaria (2015), la Fondazione Res dedica il suo Rapporto annuale all'istruzione universitaria nel nostro paese: le iscrizioni, le carriere e i servizi per gli studenti, l'offerta didattica e la qualità della ricerca, il trasferimento tecnologico e il contributo allo sviluppo economico dei territori, le modalità di finanziamento sono solo alcuni degli aspetti affrontati nel volume. Ne emerge l'immagine di un'università in declino, con un peso e un ruolo fortemente ridimensionati rispetto a quanto accade nel resto dei paesi avanzati. In controtendenza rispetto agli altri contesti nazionali, in particolare in Europa, l'Italia ha visto sensibilmente calare gli studenti iscritti e i laureati. Si è inoltre ridotto il numero dei docenti ed è diminuito vistosamente l'impegno finanziario pubblico. Se è vero che il declino dell'università è una questione nazionale, non vi è dubbio tuttavia che una serie di fenomeni preoccupanti si concentra maggiormente al Sud, dove si acuiscono le distanze rispetto al Nord del paese.
L'arena del Duce. Storia del Partito Nazionale Fascista a Verona
Federico Melotto
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2016
pagine: 295
"Niente cannibalismo e niente politica" era la frase che amava ripetere il federale Giuseppe Frediani, giunto alla guida della federazione fascista veronese nel maggio 1934. Un motto semplice, schiettamente fascista, che nella sostanza riassumeva i nuovi sistemi di gestione del partito voluti da Mussolini e da Achille Starace, tesi a eliminare ogni residuo di politica liberal-democratica che minacciava di riproporsi, nel sistema a partito unico, come "cannibalismo" e "lotta di fazione". La vicenda del Fascio scaligero, detto anche "Terzogenito" perché nato dopo quelli di Torino e di Genova, fu infatti caratterizzata dal "beghismo" e da lotte intestine al partito e prese corpo nelle piazze della città e della provincia veronese, uscite esangui dalla prima guerra mondiale per merito di uno sparuto gruppo di diciannovisti, fascisti della prima ora, che accolsero e imposero con la forza il verbo mussoliniano. Da lì gli eventi si dipanano passando attraverso la fascistizzazione della società e le dinamiche del consenso. Un consenso plasmato da una classe dirigente periferica rissosa, talvolta corrotta, spesso incapace e arrivista, che fece scempio delle fragili strutture dello Stato liberale.
La salute, tra scienza e politica. Scritti (1984-2011)
Giovanni Berlinguer
Libro: Copertina rigida
editore: Donzelli
anno edizione: 2016
pagine: 302
Medico e igienista di formazione, politico per convinzione, umanista per natura, Giovanni Berlinguer - una delle figure più cristalline nella storia politica dell'Italia repubblicana - si è sempre confrontato con tre dimensioni per lui inseparabili: la ricerca delle cause delle diseguaglianze in campo sanitario, realizzata con l'analisi puntuale e articolata delle realtà sociali, economiche e culturali; l'impegno politico per modificare in profondità tali realtà; il rispetto dei diritti fondamentali della persona e in particolare del diritto alla salute. La spinta a porre il tema della salute al centro dell'azione politica e sociale si rivela costantemente in questa raccolta di saggi nei quali, nell'arco di un trentennio, Berlinguer mostra come la salute non sia un elemento dato, un destino irrevocabile, bensì una condizione mutevole nella società e nelle varie epoche. C'è, nel tema, qualcosa di ancora più profondo: la salute finisce con l'essere lo specchio che permette di leggere il modo in cui una società si organizza. Uno dei risultati più innovativi raggiunti da Berlinguer consiste in un cambiamento di fondo dell'impostazione teorica: rispetto al valore primario della salute, si tratta di mettere in subordine la stessa questione della distribuzione delle risorse, perché se la salute è un diritto fondamentale della persona e, in quanto tale, è un bene comune inalienabile, essa deve essere libera da ogni dipendenza. Prefazione di Giorgio Napolitano.
Combattenti, sbandati, prigionieri. Esperienze e memorie di reduci della seconda guerra mondiale
Gabriella Gribaudi
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2016
pagine: 235
Come vissero i soldati italiani della seconda guerra mondiale la condizione di sconfitti? Quanti, e quanto diversi, furono i percorsi di elaborazione del loro vissuto, della loro memoria? Questo libro è costruito sulla base dei racconti in presa diretta di reduci della seconda guerra mondiale che hanno combattuto, sono stati presi prigionieri o hanno subito la sconfitta e la ritirata sui vari fronti in cui l'Italia è stata coinvolta. Al centro delle loro storie, raccolte in viva voce e poi sapientemente trascritte dall'autrice, ci sono i differenti cammini individuali che confluirono nella messa in scena di un grande dramma storico. Si tratta, per lo più, di testimonianze di soldati semplici, che rievocano il momento della svolta, il passaggio drammatico dalla condizione di soldati inquadrati in una disciplina, e soggetti alle regole dell'onore militare, alla dimensione di uomini comuni, che combattono per la sopravvivenza. Più che un passaggio, un vero e proprio rovesciamento delle loro esistenze; un nodo intorno a cui si avvolge il racconto e si riavvolge la vita. Per alcuni di essi, questo momento coincise con la cattura; per altri, con la ritirata o la fuga o l'internamento dopo l'8 settembre. Centrale diventa il racconto della lotta per la sopravvivenza, in cui ognuno ha dovuto usare tutti i mezzi a disposizione, tutte le proprie capacità, tutto l'ingegno e la forza per resistere, sfuggire agli ordini e raggirare carcerieri o inseguitori.
La nostra cruda logica. Testimonianze di soldati israeliani dai Territori occupati
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2016
pagine: 363
Comprendere la logica interna di un conflitto, come quello arabo-israeliano, che ha attraversato il Novecento e che tuttora si perpetua con picchi di estrema recrudescenza, non è semplice, e spesso il pregiudizio o la mancanza di conoscenza condizionano la capacità di rovesciare il punto di vista e di mettersi dall'altra parte. Questo libro, che per la prima volta lascia parlare senza il filtro dell'istituzionalità i soldati dell'esercito israeliano, rappresenta un'occasione di riflessione. A raccontarsi sono ex combattenti che provano a "rompere il silenzio", rivelando la natura straniante della loro esperienza: assistiamo così in queste pagine a un "profondo esercizio di autoanalisi dei narratori, della loro umanità e di quella del loro mondo", scrive nella sua prefazione Alessandro Portelli. Un libro di storia orale, dunque, che ci conduce nei meccanismi più complessi di una logica essenzialmente di prevenzione di possibili attentati - tanto implacabile quanto ormai "normale" per chi sente di fare il proprio dovere agendo nel rispetto di regole all'apparenza neutrali. La ripetitività e l'ordinarietà di certi comportamenti aprono invece a violazioni, altrove considerate inaccettabili, dei diritti elementari.
Le buone abitudini. L'approccio culturale ai problemi dello sviluppo
Matteo B. Marini
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2016
pagine: 277
Prosperità e buongoverno: chi non li vorrebbe? È giudizio condiviso che nel mondo siano merce rara. Ma c'è grande discussione a proposito dei fattori che li determinano e che servirebbero a replicarli. Da qualche anno ha preso sempre più forza la visione dello sviluppo economico come processo culturale: gli economisti hanno abbandonato certe loro granitiche convinzioni, includendo nella propria visione del mondo importanti fattori non economici (come l'efficienza della pubblica amministrazione, il ruolo delle istituzioni locali, la certezza del diritto). Le resistenze a un simile approccio continuano tuttavia a essere molto forti: non è un caso che le politiche di sviluppo finanzino quasi esclusivamente le infrastrutture o gli incentivi agli investimenti privati, mentre solo una quota irrisoria sia destinata alla formazione professionale e alla ricerca tecnologica; per non parlare della totale assenza di programmi finalizzati a lavorare sulla mentalità delle popolazioni coinvolte nei progetti di sviluppo. Questo libro cerca di fare luce su una questione così controversa, raccogliendo i saggi più importanti e autorevoli pubblicati negli ultimi vent'anni in tema di "cultura & sviluppo" e facendoli interagire con le ricerche che l'autore conduce da tempo sulle "buone abitudini", vale a dire sulle convinzioni, gli atteggiamenti e i valori ideali che sono risultati funzionali alla prosperità e al buongoverno a qualsiasi latitudine e longitudine siano stati applicati.
Storia della Repubblica. L'Italia dalla Liberazione ad oggi
Guido Crainz
Libro: Libro in brossura
editore: Donzelli
anno edizione: 2016
pagine: VIII-400
Settant'anni di storia: un percorso intenso e tormentato, intriso di speranze e di delusioni, di traumi profondi e di mutamenti inavvertiti. Un percorso cui attingere più che mai, questo è il senso del libro, nei disorientamenti dell'oggi. Nel disagio per il nostro presente. Nell'incombere di scenari internazionali che alimentano le inquietudini del nuovo millennio. Quanto siamo cambiati nei settant'anni della Repubblica? Come sono venuti a confliggere, nel loro scorrere, modi diversi di essere italiani? Come si è passati dalla società sofferente e vitale del dopoguerra, capace di risollevarsi dalle macerie di un regime e dalle devastazioni di un conflitto mondiale (e protagonista poi di uno sviluppo straordinario), all'Italia spaesata di oggi? In un unico sguardo tutte le stagioni della nostra vicenda repubblicana, nel succedersi di scenari sociali e politici, culture, generazioni: il dopoguerra, intenso e tormentato; le trasformazioni, le speranze e le disillusioni del "miracolo economico"; le tensioni e gli umori degli anni settanta, non riducibili al dilagare di conflitti e terrorismi; la grande mutazione degli anni ottanta, vera origine dei processi successivi. Sino agli ultimi vent'anni: la bufera di Tangentopoli, il crollo del precedente "sistema dei partiti" e la lunga stagione di Berlusconi, con corposi segni di un più generale declino civile; l'urgenza e al tempo stesso l'estrema difficoltà di invertire la deriva.
La sociologia in esilio. Gino Germani, l'America Latina e le scienze sociali
Ana A. Germani
Libro: Copertina morbida
editore: Donzelli
anno edizione: 2015
pagine: 240
In questa biografia intellettuale, Ana Alejandra Germani ripercorre la vita del padre Gino, uno dei massimi sociologi del Novecento. Costretto alla fine degli anni Trenta a fuggire dall'Italia per sottrarsi alle persecuzioni del regime fascista, Germani trovò rifugio con la sua famiglia in Argentina, dove completò gli studi e in pochi anni riuscì a conquistarsi una posizione di rilievo nel mondo scientifico latinoamericano, portando avanti, nel contempo, la sua attività antifascista. Nonostante l'autorevolezza che in pochi anni aveva acquisito a livello internazionale, Germani incontrò non poche resistenze da parte del mondo accademico, a causa delle analisi che aveva dedicato al fenomeno del peronismo e della sua battaglia per una sociologia fondata su basi empiriche. A metà degli anni sessanta fu chiamato a insegnare all'Università di Harvard. Dieci anni più tardi, ormai all'apice della carriera, il suo "doppio esilio" si concluse con il rientro in Italia, ma egli continuò fino agli ultimi giorni della sua vita a tessere una rete di rapporti scientifici che univa le due sponde dell'Atlantico. Attraverso documenti inediti e testimonianze di intellettuali, il volume restituisce il clima politico, sociale, economico e culturale dei due continenti in cui è maturata l'esperienza umana e professionale di Gino Germani, il "commesso viaggiatore della sociologia", come lui stesso amava definirsi. Presentazione di Paolo Marzotto, prefazione di Torcuato Di Tella.

