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ABE

La cucina tipica dell'Appennino napoletano. Elementi agroalimentari della tradizione campana

La cucina tipica dell'Appennino napoletano. Elementi agroalimentari della tradizione campana

Arturo Bascetta, Gennaro Scognamiglio

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 84

Il cibo, in senso lato, può essere definito la "chiave di lettura" della cultura e della socialità di un determinato territorio, difatti esso rappresenta un rito di scambio, di chiacchiera che è alla base della convivialità e dell'instaurazione di relazioni interpersonali; in altre parole, il cibo è il mezzo attraverso cui è possibile creare unione e condivisione all'interno di gruppi di persone dando loro una maggiore possibilità di integrazione nel mondo esterno. In aggiunta, la dimensione relazionale comprende anche e soprattutto la simbiosi con il territorio e quindi il cibo entra a far parte della cultura del posto. Da qui parte il viaggio fra ricette e piatti tipici, pronti per essere realizzati da chiunque, anche attraverso la descrizione di un viaggio storico per i luoghi antichi da Lauro ad Avella, da Avellino a Pietrastornina, lungo i pendii e i pascoli dell'Appennino Meridionale. È risaputo che il viaggio da Napoli a Montevergine sui traini era un fatto assai defatigante. Ma forse non tutti sanno che i viaggiatori, col caldo o con il freddo, si fermavano continuamente a bere. Alla fontana borbonica sulla salita di Monteforte, se si trattava di acqua; dai vinai, se si trattava di rossi o bianchi di qualità... Non resta che salire in carrozza per una lettura e magari una cena da favola.
29,00 €

Pannarano e il Partenio: spigolature nel paese di Amenta che Caracciolo il galante teneva in signoria nel regno di Napoli

Pannarano e il Partenio: spigolature nel paese di Amenta che Caracciolo il galante teneva in signoria nel regno di Napoli

Virgilio Iandiorio

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 96

Il titolo del libro, ti dice già, gentile Lettrice e gentile Lettore, che esso è una raccolta di argomenti attinenti alla storia di Pannarano, senza iniziare dalle origini remote del paese, vere o fantastiche che siano, per finire ai nostri giorni. La sequenza di eventi cronologicamente esposti cede il posto a singoli aspetti della storia di Pannarano. Quali tra di essi siano più o meno interessanti è una valutazione affidata alla vostra discrezione di lettrici e lettori curiosi e attenti. Per chi ha voglia di leggere solamente un capitolo, che dal titolo gli potrà sembrare più interessante, valga il suggerimento che Alessandro Manzoni dà ai lettori de i Promessi Sposi, quando si accinge ad esporre la vita, e tutti i meriti, del Cardinale Federigo Borromeo (cap. XXII): "Intorno a questo personaggio bisogna assolutamente che noi spendiamo quattro parole: chi non si curasse di sentirle, e avesse però voglia d'andare avanti nella storia [di Renzo e Lucia], salti addirittura al capitolo seguente". Un romanzo va letto in sequenza, per non parlare di quelli gialli dove tutto si dipana come un gomitolo di lana; ma queste pagine di storia di Pannarano, sono dei riquadri, come in un polittico, dove cogliere l'unità dell'insieme è un compito affidato a ogni singolo spettatore/lettore, che sa collegare le parti più interessanti e quelle meno, le più piacevoli e quelle ininfluenti, naturalmente a seconda della sua sensibilità, dei suoi interessi e delle sue conoscenze. La divisione in capitoli è funzionale alla creazione di momenti di pausa all'interno di un'unica narrazione; il titolo, poi, di ciascuno di essi fa quasi da introduzione a quello successivo...
21,00 €

Atti di notai salernitani. Le vicarie di Montefusco e Sanseverino, Conza suffraganea, il Vallo dei Perrelli e la sposa a Paulillo Marchese d'Amalfi

Atti di notai salernitani. Le vicarie di Montefusco e Sanseverino, Conza suffraganea, il Vallo dei Perrelli e la sposa a Paulillo Marchese d'Amalfi

Sabato Cuttrera

Libro

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 128

Salerno perse il Seggio di S.Matteo di Montefusco, parte del Principato chiamata Ultra, nel 1500. In origine, buona parte della provincia di Avellino era unita a quella di Salerno fino al fiume Calore, come testimoniano le pergamene di Cava, avendo il suo ultimo polo salernitano in Montefusco. C'è da dire che i primi atti notarili consultabili, quelli ancora conservati nell'Archivio di Stato di Avellino e in quello di Salerno, provengono da rogiti di notai ignoti che appaiono di stanza fra Sanseverino e Montefusco. Uno di questi notai è Ambrogium de Vivo di Santo Severino nell'anno 1506, questi, insieme ad altri, rappresentano il fulcro degli atti notarili consultati e trascritti per la prima volta, da cui i sunti e le citazioni che fanno di questo libro un testo unico nel suo genere su fatti di uomini, chiese, beni e testimonianze di 500 anni fa.
30,00 €

Atti di notai beneventani. Mulino Palata, testamento di Ceppaloni, Granai su M.Fusco, Chiese degli Scolopi e abati nei rogiti di Leo, Giordano e altri

Atti di notai beneventani. Mulino Palata, testamento di Ceppaloni, Granai su M.Fusco, Chiese degli Scolopi e abati nei rogiti di Leo, Giordano e altri

Sabato Cuttrera

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 128

Sono estratti di prima mano dagli atti notarili, soprattutto di quelli compresi fra 1500 e 1600, e di altri riferiti ai Concili provinciali dell'arcivescovo di Benevento che ottenne la facoltà di riconferire le insigne badiali mitrate dentro lo stesso Regno di Napoli.
30,00 €

Atti di notai avellinesi. La peste al Casino del Principe, l'AGP, Pacello fontaniere dei Re, l'oro delle spose, liti nei paesi del vino fra Zaza e i Perrelli

Atti di notai avellinesi. La peste al Casino del Principe, l'AGP, Pacello fontaniere dei Re, l'oro delle spose, liti nei paesi del vino fra Zaza e i Perrelli

Sabato Cuttrera

Libro

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 128

Avellino fu una città vescovile della provincia di Principato Ulteriore del Regno di Napoli, il cui feudo era divenuto di proprietà privata della Casata Caracciolo. Facevano eccezione i luoghi pii dipendenti dalla provincia Diocesana di Benevento o da altri istituti, come nel caso dell'Ospedale di San Tommaso, appartenuto a Montevergine, o del monastero di San Paolo, accosto alla Casina del Principe, dipendente dall'eremo dell'Incoronata di Sant'Angelo a Scala. Ai Principi avellinesi era piaciuto circondarsi di altrettanta nobiltà, fin da quando scelsero di risiedere a Napoli. Erano i tempi in cui Giambattista Manso (1560-1665) Marchese di Chianche e di Bisaccia diveniva amico di Torquato Tasso (1544-1595), al quale fu dedicato uno dei Dialoghi, precisamente l'ultimo, intitolato appunto Il Manso o vero De L'Amicizia, nel 1592, quaranta anni prima che i Principi Caracciolo scoprissero il celebre scrittore napoletano Gianbattista Basile, autore de Lo Cunto de li Cunti (libro improntato sugli usi e costumi irpini), nominandolo Governatore di Avellino.2 I nuovi capostipiti dei Caracciolo-Rossi, divenuti titolari del feudo di Avellino, vi si insediarono il 6 maggio 1581, dando vita, a partire dal 25 aprile 1589, alla dinastia dei Principi di Avellino. Da quell'anno partono i rogiti notarili consultati e le notizie da essi tratte che fanno di questo libro un piccolo gioiello che sfata fantasie su mura longobarde e chiese inesistenti antiche riportate da alcuni storici ante Novecento, ma in realtà costruite dai Caracciolo.
30,00 €

Atti di notai nepoletani. Il molino Monasterace, la cartiera Perrelli, le lenzuola in seta di Bari, zite di S. Giorgio, Ponte Calore e coloni Beneventani a Ischia

Atti di notai nepoletani. Il molino Monasterace, la cartiera Perrelli, le lenzuola in seta di Bari, zite di S. Giorgio, Ponte Calore e coloni Beneventani a Ischia

Sabato Cuttrera

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 128

Come in una sequenza filmica si snodano i diversi atti notarili con le loro singolari figure, come nei patti nuziali, nei testamenti. Singolari documenti segnalano dunque modi di essere, costumi, usanze, tradizioni di specifici luoghi. I panni colorati lavorati sono pregio, distinzione. Significativi a tal proposito sono in testamenti, come le ultime volontà dettate dall'uomo "seduto sulla sedia di paglia". Dettagli questi non da trascurare. L'occhio notarile è anche attento così al contesto, al vissuto. I testamenti rivelano l'atteggiamento dell'essere umano di fronte alla morte, insieme ai culti del territorio. Nel testamento di Orazio Principe leggiamo: Raccomando l'anima mia alla ss.Trinità essendo quella fiato della Maestà... Chiamando pure ad assistermi s.Liborio, s.Matteo, s.Antonio, s.Pascale, s.Filippo Neri, miei principali avvocati, s.Vito, s.Modestino, s.Domenico, s.Andrea di Avellino". Inoltre ordina che si celebrino "per l'anima di esso testatore due messe l'anno... Scorrendo gli atti notarili, di notevole importanza, si rivelano i patti iniziali per la cultura materiale e per l'immaginario che essa suscita. Nel 1706 il notaio Onofrio nel registrare il matrimonio della Magnifica Teodosia Sirena, riporta tutte "le cose" consegnate come le "lenzola di seta di Bari", i "salvietti di Fiandra", la "veste di scottino a colore del Carminio"... Sono solo alcuni degli argomenti trattati nel testo, estratti in prima facie dagli archivi di stato. È la storia vera delle popolazioni del Sud riportata dai notai napoletani e di altri luoghi.
30,00 €

L'incendio di Teramo: la città dei greci di Partenope distrutta dai Normanni nel 1155

L'incendio di Teramo: la città dei greci di Partenope distrutta dai Normanni nel 1155

Arturo Bascetta

Libro

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 112

La prima notizia sulla diocesi di Teramo appartiene all'anno 1053, sui confini della cattedra aprutina, racchiusi fra il Tronto e il Vomano, dopo una lite col vescovo di Ascoli. Nessuna fonte indica la prima costruzione dello stabile, da molti fatto coincidere con la S. Maria di Palazzo Pompetti, già intitolata a s. Getulio, custode dei resti del Beato vescovo Berardo, senza che nessuno ne accertasse la provenienza. In verità nessuna conferma fa coincidere con Teramo la costruzione di una prima chiesa sotto il titolo di «Ecclesia Sanctae Mariae» ossia «chiesa di Santa Maria» che seppure si trovi nell'anno 897, può essere riferita a qualsiasi luogo dell'antica area dell'Interame. In realtà i confini ufficiali della nuova cattedra teramana precisati da Anastasio IV con una bolla, redatta ad istanza del Vescovo Guidone, cioè Guido I, al quale furono confermate le parrocchie del territorio vescovile del 1053. È da questa data che parte il nostro viaggio nel vero Medioevo, quando fino ad allora si chiamava Abruzzo solo la provincia di Teramo...
35,00 €

Moda, miseria e tasse nel settecento napoletano 1734-1759

Moda, miseria e tasse nel settecento napoletano 1734-1759

Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 144

La gonnella di saia imperiale delle popolane e la preziosa mobilia delle case palazziate. Un contrasto che si fece evidente con la fine degli Asburgo, quando Carlo III prese possesso di Napoli e poi l'abbandonò. Gli autori ripercorrono un viaggio nella nuda e cruda realtà dell'epoca, fatta di nobiltà decaduta e coloni sopraffatti dalla miseria. I feudi, depauperati da avvocati e medici, figli degli ex baroni, divennero ulteriore preda dei propri erari, i quali, lasciando il popolo all'austerità delle feste comandate, presero a sfoggiare i damascati tarlati.
35,00 €

Al tempo dei Caracciolo 1709-1734

Al tempo dei Caracciolo 1709-1734

Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 144

Avellino fu una città vescovile della provincia di Principato Ulteriore del Regno di Napoli, il cui feudo era divenuto di proprietà privata della Casata Caracciolo, ormai padroni di tutto il Principato e di mezza Lucania. Facevano eccezione i luoghi pii dipendenti dalla provincia Diocesana di Benevento o da altri istituti, come nel caso dell'Ospedale di San Tommaso, appartenuto a Montevergine, o del monastero di San Paolo, accosto alla Casina del Principe, dipendente dall'eremo dell'Incoronata di Sant'Angelo a Scala. Ai Principi avellinesi era piaciuto circondarsi di altrettanta nobiltà, fin da quando scelsero di risiedere a Napoli. L'ex metropoli del Regno divenne per loro un motivo in più di sfarzo, ma solo per partire alla conquista del potere e raggiungere i nuovi padroni della dinastia d'Austria. Non fu difficile, ai Caracciolo, spendere e spandere, di padre in figlio, fino a diventare titolari della carica di ministro plenipotenziario del Viceregno di Napoli, sfidando corruzione e nemici, ora sventando attentati, ora commettendoli, ma sempre per amore del bello, del lusso, dello sfarzo, di quel pavoneggiarsi di cui erano pregne le corti locali post-rinascimentali. Non erano poi così lontani i tempi in cui Giambattista Manso, Marchese di Chianche e di Bisaccia diveniva amico di Torquato Tasso, al quale fu dedicato uno dei Dialoghi, quaranta anni prima che i Principi Caracciolo scoprissero il celebre scrittore napoletano Gianbattista Basile, autore de Lo Cunto de li Cunti (libro improntato sugli usi e costumi irpini), nominandolo Governatore di Avellino. Fu allora che cominciò l'arrampicata...
35,00 €

Forenza in Basilicata. Da Forentum citata da Orazio al Castello Florencia dei Re di Sicilia

Forenza in Basilicata. Da Forentum citata da Orazio al Castello Florencia dei Re di Sicilia

Virgilio Iandiorio

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 112

“La riscoperta dei borghi come Forenza passa attraverso la riscoperta delle proprie origini, è questo il senso della presente pubblicazione che affidiamo a cittadini e visitatori. Nomi, luoghi, toponimi rappresentano un filo conduttore che dà quel senso di appartenenza ad una comunità a cui tutti a vario titolo siamo legati. Avvertiamo l'esigenza, proprio quando tutto sembra che stia per finire, come a causa della pandemia, di ripescare pezzi del nostro passato raccogliendoli dalla nostra memoria. Se per i casi strani della vita dovessimo perdere "la memoria", verrebbero meno le condizioni che giustificano perché viviamo in forme di vita associata. Colui o colei che nasce in un luogo, in un tempo, si ritrova immesso o immessa, immediatamente, in una storia, in un ambiente che influenzano ciò che ciascuno o ciascuna di noi è. Non bisogna pensare all'identità, la natura della persona, come unicità, non bisogna pensarla come qualche cosa che possa essere astratta dalla vita reale che è sempre in un tempo e in un luogo, cioè non va considerata alla stregua di una specie di destino inesorabile. È cresciuta in questi anni, la consapevolezza degli scambi e degli influssi che collegano tra loro le persone, i popoli, i beni prodotti, le idee, che sebbene distanti nello spazio, sembrano diventare così vicini. fino a parlare di ecumene globale. Le tecnologie mediatiche e i mezzi di trasporto sempre più rapidi, permettono scambi e relazioni con una facilità sconosciuta prima, anche se con modalità diseguali. È un processo che sta annullando i tradizionali confini e che va sempre più modificando l'idea di vicino e lontano. Quello che noi definiamo "locale", se mai lo è stato, non può più essere pensato come spazio definito e autonomo, relazione organica tra un territorio e la sua gente, ma va considerato come incrocio mutevole di influssi e condizionamenti che provengono anche da molto lontano, anche da persone con storie e culture diverse. Con questa prospettiva si può evitare la chiusura nel localismo, mantenendo ciò che del locale è il bene prezioso: la possibilità di farne esperienza diretta, di avere rapporti faccia a faccia con le persone che lo abitano, di osservare la vita quotidianità di essi, di osservare il territorio che è lo scenario e l'oggetto dello svolgimento delle storie, che si sono svolte nelle case, nei vicoli e nelle piazze. È bello sentirsi parte di una storia che ci appartiene, che si respira ad ogni angolo del paese. Le nostre vie che riprendono forma e sostanza. La storia locale non è storia minore, è storia e costituisce il cammino di una comunità e di un luogo ben definito, il luogo che ci vede oggi protagonisti. Auspichiamo di contribuire a dare un impulso all'approfondimento delle nostre origini e del nostro splendido borgo.” Francesco Mastrandrea, Sindaco di Forenza (Pz).
24,00 €

Venosa e le memorie vescovili. Traduzione dal latino e commenti sugli scritti di Corsignani

Venosa e le memorie vescovili. Traduzione dal latino e commenti sugli scritti di Corsignani

Virgilio Iandiorio

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 96

«Alcuni non dubitano che l'origine di questa Città si fondi su Venilia moglie di Dauno e madre di Turno; da qui deriva che le genti di questa regione siano state chiamate Dauni, come attesta il Bergamasco (1). Inoltre Varrone (2) la mette a capo e la fa città principale dell'Apulia con queste parole: "tu chiedi perché il farro è prodotto dai Campani, perché il grano dagli Apuli, perché il vino da Falerno, perché l'olio da Venafro, di questa regione di Apulia la capitale è Venosa". E il Cluverio (3) nella sua Italia antica così dice:" Da Canosa 15 mila passi ad occidente del sole in primavera è distante l'oppido di Venosa al confine degli Apuli, dei Lucani, dei Sanniti cioè degli Irpini. Patria del poeta Orazio, ora dalla gente del posto è detta Venosa ed è menzionata da molti Autori etc."; e il medesimo Ughelli (4), che è solito non avere particolari attenzioni per essa, anche la ricorda. Per questo motivo abbastanza, e anche di più, conosciamo molti uomini importanti, che a questa Città hanno dato molti servigi e ricordi, sicuramente alla sua fama, recando prestigio al suo onore in ogni tempo. Furono questi Caio Sempronio Romano e, tra gli altri, quando si parla della parte Italiana, Plinio, Livio e Appiano, (5) che annoverano Venosa tra le città italiche più importanti; e anche Servio (6), che per scherzo ne fa derivare il nome da Venere. Ma Plutarco (7) nelle imprese di Annibale, e Collenuccio (8) la pongono di gran lunga per importanza tra le città del Regno di Napoli, e ad essa attribuiscono la derivazione del nome per essere stata eretta sopra un tempio di Venere.»
21,00 €

Per ultimo l'amore (prequel «La ragazza di Vizzini»)

Per ultimo l'amore (prequel «La ragazza di Vizzini»)

Michele Vespasiano

Libro: Libro rilegato

editore: ABE

anno edizione: 2021

pagine: 172

Dopo "La ragazza di Vizzini", con la storia di due cuori ammaccati, questo nuovo romanzo riavvolge il filo e riprende le vicende di Mimì Santangelo, svelando gli antefatti che hanno portato il giovane avvocato napoletano sul traghetto per la Sicilia, dove poi scocca la scintilla dell'innamoramento per Camila, la bella e misteriosa archeologa siciliana. Il prequel mette al centro della narrazione gli sbagli, i peccati e le capitolazioni dell'amore imperfetto, lesto a scivolare sul piano inclinato della colpa e capace di travolgere presente e futuro in un imprevisto sconvolgimento emozionale. Il narrato si dipana, non senza colpi di scena, a Napoli, la città più imprevedibile che ci sia, dove l'amore ha mille tinte e tante altre le lascia immaginare. E tra queste c'è pure quella pesante e fosca della delusione. Cosicché, dei mille culure cantati da Pino Daniele, il prorompente amore fra Mimì e Carla finirà per assumerne i chiaroscuri, le contraddizioni, i contrasti. Fino a svaporare nella profondità dell'azzurro del cielo e di un cappello di paglia. Il romanzo "Per ultimo l'amore" consegna al lettore una morale: non c'è mai un tempo giusto o uno sbagliato per amare, perché mai il destino è nella nostra disponibilità.
12,00 €

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