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ABE

Cose di casa nostra: favole e racconti

Cose di casa nostra: favole e racconti

Vincenzo Velli

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2020

pagine: 208

200 pagine di storie pratesi, di viaggi oltre confine. Un raccontato da leggere tutto d'un fiato dedicato al suo Filippo.
15,00 €

Margarita. Margherita d'Angiò di Durazzo. Volume Vol. 1

Margarita. Margherita d'Angiò di Durazzo. Volume Vol. 1

Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2020

pagine: 128

La vera Regina, III Duchessa di tal nome, si chiamò Margarita, della quale l'omonima Imperatrice di Costantinopoli fu zia acquisita e poi suocera. Nacque nella capitale regia, dal grembo della Principessa Maria I di Napoli quando impalmò il terzogenito dei Durazzo: Carlo II Duca, il Capitano di Napoli. Restò orfana nell'eccidio del 1348 e sposò prima Carlo III Duca, figlio dell'Imperatrice e del fu Roberto II dei duchi di Durazzo. Da vedova, generata Giovanna II futura sovrana, diede la sua mano al Principe Carlo fu Luigi Durazzo, cugino, cognato vedovo di Maria II, e III Re di Napoli. È la Regina Margherita (28 luglio 1347-6 agosto 1412), senza più mariti; ora prigioniera, ora fuggitiva. Immersa nello scisma, quella che visse e conobbe il peggio del Trecento napoletano, come tutti i Durazzo. C'è lei alle spalle del figlio, quando il reame raggiunse le porte di Perugia. Margarita d'Angiò dei Durazzo fu una Regina di ferro. E questa è la sua storia.
30,00 €

Orazio Flacco. Problemi testuali nel Libro I dei Carmina

Orazio Flacco. Problemi testuali nel Libro I dei Carmina

Pellegrino Caruso

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2020

pagine: 208

Nella piena convinzione della centralità del testo come primario valore da difendere negli studi filologici, la ricerca ha ripercorso la tradizione diretta e indiretta del testo oraziano, avvalendosi sia sia della tradizione manoscritta, sia dei vari commentari al testo oraziano, da Porfirione a Pseudo–Acrone, dalla recensio Probiana alla recensio Mavortiana, dal Commentator Cruquianus agli Scholia in Horatium codicum Parisinorum Sulla scorta di Shackleton Bayley, la filologia si qualifica come “corruption juggling”, legata a iudicium, sagacitas, peritia divinandi, laborandi pertinacia, manifesta conoscenza interdisciplinare ed intertestuale della classicità, con excursus su varie problematiche testuali, per ricorso sia alle cosiddette discipline fondamentali (grammatica, stilistica, metrica, retorica, poetica e storia della lingua), quanto alle sostanziali (storia della letteratura, storia politica, geografia e topografia, antichità, mitologia e religione), senza trascurare bibliografia (manoscritti, paleografia, testi a stampa) e discipline complementari ( archeologia, epigrafia, numismatica, metrologia, storia della filologia).
20,00 €

Lucrezia Borgia. La figliola del papa

Lucrezia Borgia. La figliola del papa

Sabato Cuttrera

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2020

pagine: 144

Re Federico cercò in tutti i modi di mitigare i rapporti col Pontefice, grazie alla figura di Giovanni Carillo di Cerviglione barone di Apice e marito alla figlia Sancia, che il Papa aveva creato Gonfaloniere del Vaticano, avendo mantenuto il ruolo di paciere durante i contrasti fra i Borgia e Alfonso Principe di Salerno.48 Gofré e Lucrezia Borgia tornarono nel palazzo romano di s.Maria del Portico il 14 ottobre 1499, in attesa del parto per la nascita del principino erede Rodrigo d’Aragona. L’11 novembre del 1499 il comandante Cerviglione, col placet di Re Federico di Napoli, fu presente al battesimo del pargolo di Alfonso e Lucrezia. Molti i festeggiamenti che ne seguirono, in attesa che trascorressero quelle due settimane seguite al 1 novembre, data di nascita del maschietto, non senza che Cesare si macchiasse di un altro delitto. A morire per suo ordine stavolta fu “monsignore Agnelli da Mantova, arcivescovo di Cosenza, chierico della camera e vice-legato di Viterbo". Fu questo il primo colpo per la bella e sprovveduta Lucrezia.
30,00 €

Pirro de Baucio. Pirro del Balzo, Maria Donata Orsini

Pirro de Baucio. Pirro del Balzo, Maria Donata Orsini

Arturo Bascetta

Libro

editore: ABE

anno edizione: 2020

pagine: 144

Pierre del Balzo detto Pirro, italianizzato in Pietro, fu principe ereditario di Squillace, feudo materno, ma venne anche ricordato come IV duca alla morte del padre Francesco III duca de Andri, a sua volta primogenito ereditario del II duca Guglielmo fu Francesco I, che portò alla divisione dei beni dal fratello Angilberto. Pirro, Roberto e Angilberto erano nati da Francesco dei de’ Baucio di Andria, appunto, e dalla duchessa Sancia dei Clermont di Copertino, sorella della bellissima Isabella Regina di Napoli, e figlia del fu cavalier Tristano, de’ Clermont di Lecce. Aver avuto un nonno materno come Tristiano, purosangue della maison francese, era motivo di vanto per il giovane, che si ritrovava il peso dell’eredità materna. Ma fu soprattutto il cognome provenzale «de Baucio» poi a renderlo tristemente famoso, potente e vittima della corona aragonese di Napoli. Dal bisnonno Francesco I duca del Balzo erano nati Giacomo Imperatore d’Oriente e Principe di Taranto, la Regina Antonia di Trinacria, Guglielmo, Bianchina e Margherita. Guglielmo, adottato Ramondo di Salerno fu Pirro Orsini di Nola come fratello, ebbe per figli Roberto e Francesco, padre di Pirro.
30,00 €

Isabella Villamarina. Donna Sabella sventurata. Principessa di Salerno

Isabella Villamarina. Donna Sabella sventurata. Principessa di Salerno

Sabato Cuttrera

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2020

pagine: 144

Ferrante era cresciuto “di mediocre, e garbata statura, di pelo biondo, con occhi bianchi, bello di volto, e di vivace sguardo, nei movimenti piacevole, di grand’ingegno, nel parlar grave, per natura liberalissimo, magnanimo, e amico di huomini letterati, e virtuosi, era lui amato universalmente”. Isabella divenne subito bella, formosa e prosperosa. Così il poeta: — Isabella quest’è Vigliamarina, che fu prescritta nel consiglio eterno per far laggiù della beltà divina un raro exempio et honorar Salerno… Isabella Villamarina, seconda figliola del Conte di Capaccio, nonché ammiraglio, Bernardo e di Donna Isabella di Cardona, fu maritata fanciulla (1516) a Ferrante Sanseverino che ben si vantava essere il “duodecimo conte di Marsico e quarto principe di Salerno, ancora esso fanciullo”. E, senza offesa per il giovane Re Carlo, prossimo Imperatore, era una coppia bellissima, purtroppo destinata a non avere figli. Anche per questo Isabella era continuamente corteggiata e decantata dai poeti del tempo.
30,00 €

Dora d'Istria. Scritti del francescano di Greci

Dora d'Istria. Scritti del francescano di Greci

Leonardo De Martino

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2020

pagine: 144

Scutari non ha più la sua dinastia di pascià ereditari. Ai nostri giorni i principi dei Mirditi, ultimi capi autonomi, hanno subito la legge comune. Appena Bib-Doda ebbe chiusi gli occhi, la Porta rimeritò i suoi eminenti servigi durante la guerra d' Oriente, dove avea combattuto nelle prime file con una valentia degna de' suoi maggiori, inviando il proprio figlio prigioniero a Costantinopoli. (E pochi giorni dopo la sua morte, avvenuta in Scutari, facendone disseppellire notte tempo e profanare il cadavere nel modo il più barbaro.) Non senza molta fatica l' Abate- mitrato dei Mirditi, don Krasnic, ha potuto egli stesso rientrare in Orosch. (Morto anche costui, parecchi anni fa, la Mirdita ora non ha più né il suo Abate, né il suo Principe.) Sebbene Fra Leonardo De Martino di Greci, Minore Osservante, sia nato in Italia, nella colonia albanese di Greci (Capitanata), si è identificato da parecchi anni con la Ghegaria, dove esercita le funzioni di missionario apostolico. Egli pensò che la poesia possa essere buona consigliera ai popoli sventurati; e, allorché essa esprime alti sensi, mezzo molto efficace di rigenerazione. Fra Leonardo ha pertanto consacrato il tempo che gli lascia un laborioso ministero in questo inculto paese, a comporre poesie albanesi, ovvero a tradurre in albanese poesie italiane. Fra tali traduzioni noi abbiamo notato quella del Lamento della Prigioniera di Tommaso Grossi. Queste poesie, stampate in carattere latino sopra fogli volanti, sono destinate ad essere sparse fra il popolo, e a far scomparire i canti sconciamente licenziosi prediletti dai musulmani, che essi hanno propagato nell' Albania, unitamente ad una religione che favorisce sì il sensualismo come l'autocrazia. L'operoso curato di Trosciani è inteso presentemente a publicare la parte più importante del lavoro poetico di don Zarisci, Abate-mitrato dei Mirditi. L'Abate del Mirditi, già indipendente, ed ora soggetto al vescovado d'Alessio, è il capo spirituale d'Orosch, capitale della Mirdita. Per lo passato l' Abate dei Mirditi fungeva una parte importante, e niuno gli contendeva il diritto di ingerirsi nelle faccende temporali, e dirigere la politica dei capi. Ma sì in Oriente come in Occidente i tempi non corrono propizi al sistema teocratico, e l' Abate non ha più oggimai che un' influenza spirituale. Don Zarisci, nostro contemporaneo, ci ha lasciato elette poesie albanesi, le quali, per una condizione sociale poco propizia alla vita letteraria, non tarderanno a sparire, come tanti altri scritti che perirono nel trambusto delle rivoluzioni e delle infinite guerre, di cui è teatro l'Albania dopo la conquista musulmana. Noi dobbiamo dunque congratularci con Fra Leonardo De-Martino di Greci, per aver egli avuto l' eccellente pensiero di farle conoscere al publico meglio istruito; nelle cui mani sta un piccolo numero di testi, d'una lingua che, senza aver l'importanza della greca e della latina, le quali possedono tanti capolavori, è nullameno un idioma pelasgico, parlato da un' antica nazione della stirpe qualificata da Omero «divina»; stirpe che ha parte considerevole nel principio dell' epoca storica, e che le vecchie tradizioni mitiche la facevano nascere «prima del sole e della luna». Dora d'Istria
25,00 €

Carlo III dentro Napoli nel 1381. Il terzo re di Sicilia del Monte Sant'Angelo

Carlo III dentro Napoli nel 1381. Il terzo re di Sicilia del Monte Sant'Angelo

Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera

Libro

editore: ABE

anno edizione: 2020

pagine: 120

È una cronaca originale, tratta dai cronisti contemporanei e non dai soliti storici che riportano notizie non sempre attendibili. Sono i giorni in cui Re Carlo giunse al Ponte dove la gente del popolo si lanciava dalle mura per accorrere a portare frutti ai soldati, lì fermi da 18 ore. Dalle sue fila si mossero Palamedes Boffuto e Marcuccio Aiossa, con 40 scelti, diretti alla Porta del Carmine. Trovatala serrata, virarono per la marina, avviandosi alla Portella della Conciaria, che apersero con poco sforzo, contagiando i napoletani. Gridavano per il Mercato: "Viva Re Carlo!".
30,00 €

Del Balzo «re di Teate» nel 1374. Così nacque lo scisma del Papa di Napoli

Del Balzo «re di Teate» nel 1374. Così nacque lo scisma del Papa di Napoli

Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2020

pagine: 120

I del Balzo avevano strappato Matera ai Sanseverino annettendola al neonato Principato di Taranto del Principe Giacomo, che si intendeva far ricadere nell'antiregno isolano della Regina Maria di Trinacria e non in quello fatto nascere da Giovanna I a Napoli, con il Castello Nuovo a Piazza del Gesù e la metropolia primaziale in s. Chiara, rifondata dopo il terremoto del 1348. Seguì la ribellione dei del Balzo diretta a costruire il Regno di Trinacria, tentando forse di annettervi un pezzo delle Calabrie con l'occupazione di Taranto, o addirittura un regno autonomo, ripartendo dall'antico Principato tricaricense di Teano Apula confuda con Teano dei Sdidicini...
30,00 €

Caserta vicaria del Regno d'Italia del 1094. Si chiamò «Ad Novas» la capitale normanna del Gran Ducato di Sicilia

Caserta vicaria del Regno d'Italia del 1094. Si chiamò «Ad Novas» la capitale normanna del Gran Ducato di Sicilia

Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera

Libro

editore: ABE

anno edizione: 2020

pagine: 120

Ruggiero I tolse la vicaria di Capua ai Romani, nel 1094, e l'Imperatore tolse Roma al Papa, protetto dai Cassinesi, che ripescarono il Regno d'Italia di Pavia e fondarono la vicaria del Padus, a Nova S.Maria dei Beneventani di s.Benedetto, nel 1096. Tutto cominciò con un incontro fra Urbano II e Ruggiero Loritello nell'aprile del 1088, quando ricevette visita, a Traina. Bisognava decidere sull'ordinamento ecclesiastico relativo ai riti delle sue chiese greche e latine, chiedendogli di abbracciare la causa di Matilde di Toscana per la liberazione del Nord delle truppe tedesche riappacificando anche tutto il Comitato di Sicilia. A lui si deve anche il riavvicinamento con l'Imperatore bizantino, cominciato nel 1088, avendo come obiettivo l'unione delle chiese di rito diverso, esortando gli stessi cristiani a difendere la chiesa orientale, il che significò guerra dichiarata all'Imperatore francofono. Il Concilio di Melfi del 1089 annunciò la sospendere ogni contrasto, procedendo ad una riorganizzazione dei feudi e progettando un reclutamento di massa di militari. Fu quindi redatto uno statuto scritto dai comiti di tutto il viceregno imperiale dei Franchi, Re di Roma, con sede a Castelcapuana che anticipava un giuramento solenne che ricordasse la Santa Trevia da tenersi nel 1090.
30,00 €

Regina Heapula, Canosa di Eca presa dai Guelfi nel 1093. Ducato di Barletta, Principato di San Leucio

Regina Heapula, Canosa di Eca presa dai Guelfi nel 1093. Ducato di Barletta, Principato di San Leucio

Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2020

pagine: 120

Una serie di comitati militari capuani e caetani, organizzati dai normanni di Neapolis Gaeta, cioè i dell'Aquila di patria siracusana, dopo aver detronizzato Capua, vicecapitale del Regno di Roma e fondato Ad Novas a Casertavecchia, si avviarono così in Puglia per togliere i territori agli eredi del Guiscardo. Ebbero l'obiettivo di annientare Borsa, sedendo lo Zio Ruggiero I a Bari, come antiduca di Puglia, benché fosse difeso e spalleggiato da Salernitani e greci. Li guidava il Gran Duca Ruggiero Loritello dei dell'Aquila di Gaeta, di antica stirpe dei Blosseville della Normandia. Occorreva fondare chiese di rito latino nel territorio dei greci e assorbirne le rendite per neutralizzare i nemici comuni. Il Comitato casertano dei militari tricaricensi partì dalla Cittadella dove si insediatono a loro volta i dell'Aquila di Ruggiero I di Gaeta, che fu Loritello, per occupare le Terre di San Giovanni Rotondo, cioè subito a Borsa la terremotata Benevento, lasciandolo senza Urbe antica delle Terre Beneventane, e sottrarle al Ducato Apulia del figlio Guiscardo, per annetterle al nuovo Ducato di Bari guidato dallo Zio Ruggiero I, a sua volta fratello del fu Re di Rama. I Lorotelli normanni di Gaeta, intanto, crearono da zero la cittadella capofila della nuova regione pugliese, la nuova città del Capo rispetto alla Napolis di provenienza, che avrebbe sottomesso la distrutta Equa-Eca-Troia del Golfo della Magna Grecia dove si trovavano.
30,00 €

Isabel de Castilla. Isabella la Cattolica. Regina di Spagna e di Sicilia

Isabel de Castilla. Isabella la Cattolica. Regina di Spagna e di Sicilia

Arturo Bascetta

Libro

editore: ABE

anno edizione: 2020

pagine: 144

"Le simpatie del Gran Consalvo verso la regina crescevano ogni giorno di più, anche durante le conquiste dei castelli, quand'ella seguiva il re negli accampamenti. Un'amicizia stretta che il giovane le dimostrò bruciarono le più segrete masserizie donnesche di lino. Consalvo non perse tempo e chiese alla moglie donna Manrica, che era nel vicino Castello di Lora, di donarle il necessario ornamento e pannilini del suo corredo. Atto che permise alla regina di ringraziarlo, dicendo che quell'incendio le era tornato molto utile, al punto che alcuni credettero che la regina si fosse innamorata. La vita di corte era pur sempre meglio della guerra. Scambi di occhiate furtive e di baciamano, fra un accampamento e l'altro, rallegravano i giorni morti di tutti. Ma ciò presupponeva anche sfarzo e spese che non sempre erano alla portata di chi, come Consalvo, si era affacciato da poco a Palazzo. Ecco perché giocò anche d'astuzia, cullandosi piacevolmente della simpatia che per lui nutrivano la corte e, soprattutto, la regina. Era in uso a corte donare a chi si batteva per la Corona i proventi della riscossione di una tassa sui vassalli. Così accadde per Ignigo di Mendoza conte di Tendiglia, che donò la casa e la rendita ricavata dalla gabella della seta. Consalvo divenne sempre più addentro e istruito negli artifici della vita cortigiana. Uno svago che accompagnava piacevolmente alle virtù militari e, quando veniva il tempo del motteggiare, ognuno era preso dalla vaghezza delle sue parole..." Una ricca appendice sugli amanti della regina, il Gran Consalvo e Cristoforo Colombo. Questa biografia si nutre di ulteriori fatti di cronaca ricercati con piglio dall'autore che nel corso degli anni ha prodotto innumerevoli biografie su re, regine e principesse del Rinascimento.
30,00 €

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