Aesthetica
Arte come esperienza
John Dewey
Libro: Copertina morbida
editore: Aesthetica
anno edizione: 2020
pagine: 362
"Arte come esperienza" costituisce uno dei maggiori contributi della cultura angloamericana all'estetica del Novecento. In quest'opera Dewey non si limita a elaborare una filosofia dell'arte come disciplina specialistica. Emerge qui un nuovo paradigma per l'esperienza in generale, individuato nell'estetico quale ordine di perfezionamento e compimento delle istanze sensoriali ed emotive dell'uomo. Ne deriva una concezione attenta a cogliere e vagliare criticamente le fitte relazioni dell'arte e dell'estetico sia con le dinamiche esperienziali sia con le realtà sociali che le alimentano. Dewey mette così a fuoco motivi di crisi della cultura contemporanea, delineando l'impalcatura di un'antropologia nutrita anche dai frutti delle rivoluzioni artistiche primonovecentesche. Questi caratteri hanno reso "Arte come esperienza" un classico per le riflessioni sull'esperienza estetica, illuminante per importanti artisti, da Josef Albers a Mark Rothko, e oggi ancora al centro dell'attenzione in vari ambiti cruciali del dibattito filosofico.
Artworks and their conservation. A (tentative) philosophical introduction
Lisa Giombini
Libro: Copertina morbida
editore: Aesthetica
anno edizione: 2020
pagine: 76
Adorno e la teoria estetica (1969-2019). Nuove prospettive critiche
Libro: Copertina morbida
editore: Aesthetica
anno edizione: 2020
pagine: 150
Per introdurre il presente fascicolo vengono indicate alcune coordinate generali relative alla lettura di Adorno. Viene così sottolineato come la teoria critica sia un pensiero più della potenzialità che non dell'attualità. Ciò le conferisca il connotato critico che, in Adorno, viene fatto valere anche in rapporto all'estetico, spingendo la teoria estetica ad andare al di là del solo dominio dell'arte. È questo aspetto a rendere la riflessione estetica di Adorno utile anche in rapporto al contesto oggi vigente.
Lo spettatore dilettante
Moritz Geiger
Libro: Copertina morbida
editore: Aesthetica
anno edizione: 2020
pagine: 74
Nella sua "Introduzione alla sociologia della musica" Adorno individua alcuni «tipi ideali» (così si esprime) di comportamento nei confronti della musica: l'esperto, il buon ascoltatore, il consumatore di cultura, l'ascoltatore emotivo, quello risentito e colui che ascolta solo per passatempo. In questa tipologia si configurano anche tratti che riguardano la fruizione dell'arte in generale e che possono essere utili a metter meglio a fuoco le analisi geigeriane. Non è certo una preoccupazione di tipo sociologico a muovere Geiger; si tratta piuttosto per lui di identificare un atteggiamento appropriato nei confronti degli oggetti estetici e artistici, e di difenderlo contro quelle forme di deviazione che egli compendia sotto il nome di dilettantismo - un dilettantismo della fruizione, che trova nella musica non a caso un terreno assai fertile, anzi privilegiato, di coltura. Vedremo tuttavia che un simile comportamento inadeguato risulta poi caratteristico non solo di un certo universo psichico e di un certo mondo culturale, ma anche di un determinato ambito sociale (borghese tardo-romantico, ma in cui si prefigura anche in qualche suo momento tipico la moderna fruizione di massa). Grosso modo si può dire che la figura di fruitore privilegiata da Geiger si avvicina a quella che Adorno chiama del «buon ascoltatore»; e si contrappone non tanto all'esperto, quanto a un tipo di fruitore, che in sé riassume elementi degli adorniani ascolto emotivo e ascolto per passatempo. Dilettante non si oppone qui a professionista, come avviene nell'ambito della creazione artistica (in cui peraltro il dilettantismo è apprezzabile, a parere di Geiger), bensì piuttosto al fruitore in grado di vivere pienamente un'esperienza estetica. Presentazione di Gabriele Scaramuzza
Christian Garve e l'estetica dell'interessante
Alessandro Nannini
Libro: Copertina morbida
editore: Aesthetica
anno edizione: 2020
pagine: 80
"Il presente contributo è inquadrato nel progetto PN-III-P1-1.1-TE-2016-2299 (finanziato da UEFISCDI, 23/2018), Università di Bucarest. I miei primi sondaggi sul saggio di Garve risalgono al dottorato in Scienze filosofiche, curriculum in Estetica e Teoria delle Arti, presso l'Università di Palermo (2011-2014), sotto la guida del compianto Prof. Luigi Russo e del Prof. Salvatore Tedesco. Lo stimolo iniziale per una ricerca sull'estetica dell'interessante mi è venuto dalle lezioni del Prof. Fernando Bollino, mio primo maestro di estetica e autore di pionieristici studi sul concetto di interesse nella Francia del Settecento, al quale dedico con riconoscenza questo lavoro. Dove non diversamente indicato, le traduzioni sono da considerarsi mie."
Art and its counterparts. Esssays on Peter Lamarque
Libro: Copertina morbida
editore: Aesthetica
anno edizione: 2020
pagine: 106
Scritti di estetica
Leo Popper
Libro: Copertina morbida
editore: Aesthetica
anno edizione: 2020
pagine: 94
"Fino agli anni Ottanta del secolo scorso, di Leo Popper sapevamo quasi solo quel che filtrava dai documenti della sua amicizia con Gyòrgy Lukàcs. Popper era noto infatti come il destinatario del saggio in forma di lettera che apre L'anima e le forme o come l'autore di uno scritto su Bruegel il Vecchio citato per esteso ancora nell'Estetica degli anni Sessanta. Le carte private e le note di lavoro ritrovate dopo la morte di Lukàcs avevano poi consentito di moltiplicare i riferimenti e le notizie: era venuto alla luce il carteggio di cui il filosofo era rientrato in possesso poco dopo la morte dell'amico, avvenuta il 22 ottobre 1911, erano stati recuperati scritti nei quali veniva richiamata una teoria dell'equivoco e del malinteso estetico dai contorni rimasti vaghi', infine ricompariva lo stesso rimando al saggio su Bruegel utilizzato nell'Estetica della maturità. Fra le carte di Lukàcs si trovava inoltre un Diario degli anni 1910 la cui conclusione coincide con il lutto per la scomparsa di Leo, non ancora venticinquenne, seguita a lunghi soggiorni nei sanatori che abbiamo imparato a conoscere dalla letteratura d'inizio secolo: St. Gilgen, Wengen, Davos e Görbersdorf, la sua ultima stazione, a pochi chilometri da Dresda."
L'uomo estetico
Eduard Spranger
Libro: Copertina morbida
editore: Aesthetica
anno edizione: 2020
pagine: 102
«Eduard Spranger non ha mai formulato una compiuta estetica e le scarse indicazioni al riguardo sembrano del tutto epigoniche rispetto al neoumanesimo tedesco e alla filosofia dello spirito idealistica dei quali volle essere prosecutore. Va da sé che la nostra scelta di isolare e studiare questo aspetto particolare della sua più generale filosofia della cultura, non muove dalla scoperta di una qualche finora misconosciuta originalità ma semplicemente dal fatto che Spranger, incline per vocazione e per orientamento professionale ad una esemplare chiarezza pedagogica, elabora nel secondo decennio del Novecento un'interessante tipologia di forme di vita, alla quale a nostro parere si può guardare come ad una sorta di osservatorio privilegiato per ricostruire alcuni versanti della riflessione estetica in ambito postdiltheyano. Senza per questo "sfruttare" riduttivamente per fini allotri la feconda e storicamente influente pedagogia culturale sprangeriana, si tratta qui di tematizzare esclusivamente la sua teoria dell'estetico come Lebensform.» (Dalla Presentazione di Tonino Griffero)
Forme dell'estetica e modelli di razionalità nella tradizione cinese
Marcello Ghilardi
Libro: Libro in brossura
editore: Aesthetica
anno edizione: 2020
pagine: 86
«In tempi recenti la ricerca estetica italiana ha visto aprirsi ed allargarsi molte piste inedite e spazi di dialogo con tradizioni che l'accademia italiana aveva mantenuto spesso distanti e poco comunicanti. Nel secolo scorso le ricerche filosofiche, articolate prevalentemente nell'ambito dei binari teorici europei e americani, si sono raramente intersecate con gli studi orientalistici, i quali avevano coltivato in modo del tutto indipendente lo studio delle riflessioni estetiche in autori e correnti appartenenti alle culture dell'Asia meridionale od orientale; gli studi antropologici, dal canto loro, si erano rivolti più frequentemente alle culture e alle forme di espressione estetica ed artistica del mondo africano o delle popolazioni amerindie, interagendo in modo limitato con le altre discipline. Se ci si limita a considerare le culture estetiche di India, Cina e Giappone, di per sé ricchissime anche di testi teorici, si può ascrivere la scarsità di studi di carattere eminentemente filosofico a due principali motivi: da un lato, la mancanza di traduzioni e l'oggettiva difficoltà di accesso dei testi scritti in sanscrito, in cinese o in giapponese; dall'altro, l'idea vaga ma diffusa che quanto proviene da tradizioni non occidentali si mantiene ad un livello infra-filosofico (per quanto possa essere ritenuto del tutto rispettabile dal punto di vista letterario, religioso o artistico). Solo un grande lavoro di confronto fra le traduzioni in lingue occidentali diverse dall'italiano, un dialogo continuo con esperti e studiosi delle culture asiatiche e una passione sincera per le forme di razionalità non occidentali potevano spingere a un confronto serio e prolungato con il grande numero di testi dedicate a questioni estetiche nelle culture asiatiche.» (Dall'Introduzione)
Sul concetto dell'arte
Friedrich D. Schleiermacher
Libro: Copertina morbida
editore: Aesthetica
anno edizione: 2020
pagine: 76
«Il vasto lavoro filosofico compiuto da Schleiermacher negli anni della sua maturità è andato incontro, come è noto, ad una sorte editoriale complessa e in generale poco felice. Schleiermacher, che di professione era innanzi tutto teologo, tenne corsi universitari su quasi tutte le discipline filosofiche, dalla storia della filosofia alla dialettica, dalla etica alla pedagogia, dalla ermeneutica all'estetica. Tali corsi vennero più volte ripetuti, da un minimo di tre volte come accadde per l'estetica e la pedagogia ad un massimo di otto e anche nove volte, come avvenne per l'etica e l'ermeneutica. Per i suoi corsi Schleiermacher redigeva, ovviamente, degli appunti, in forma più o meno frammentaria, e più o meno estesa, e tali appunti venivano poi integrati, e spesso anche interamente riscritti, in occasione dei corsi successivi. Sappiamo che Schleiermacher progettò abbastanza presto di dare alle stampe per lo meno la sua etica e la sua dialettica, ossia le due discipline fondamentali del suo sistema filosofico: ma nessuna opera filosofica in cui egli rielaborasse i frutti dalla sua riflessione matura trovò mai la via delle stampe. Così Schleiermacher, che a poco più di trent'anni aveva pubblicato due scritti che avevano attirato su di lui una certa attenzione, i Discorsi di Religione e i Monologhi, che nel 1803 aveva scritto una Critica delle dottrine morali professate fino ad oggi (opera per altro faticosissima e assai poco frequentata anche dagli studiosi), e che in campo teologico aveva dato alle stampe due testi fondamentali (un avviamento allo studio della teologia e una dogmatica in due volumi) lasciò tutta la sua speculazione filosofica matura in uno stato frammentario e nel quale è difficile orientarsi.» (Dalla Presentazione di Paolo D'Angelo)
La matrice della forma. Riflessioni sui vincoli metamorfici fra estetica e morfologia
Valeria Maggiore
Libro: Libro in brossura
editore: Aesthetica
anno edizione: 2020
pagine: 142
«"Alla realtà piacciono le simmetrie e i leggeri anacronismi", scriveva Jorge Louis Borges nel racconto Il Sud: la natura ama giocare con le forme, modificarle in mille modi, dare loro una nuova apparenza mantenendo inalterate le "simmetrie", cioè i rapporti a esse soggiacenti, così da dare origine a nuovi eventi formali preservando l'antico sotto nuove vesti. Il termine "simmetria", cui Borges fa riferimento, non è da noi interpretato nel suo significato artistico (cioè come equivalenza speculare della parte destra e sinistra di un corpo) quanto piuttosto nel suo significato matematico, originatosi già in ambito greco e giunto al culmine della sua teorizzazione solo nel Novecento. In tale accezione, esso indica l'armonia e l'equilibrio di elementi differenti all'interno di un sistema organicamente strutturato e l'espressione da esso derivata "gruppo di simmetria" si riferisce a un insieme di enti che condividono certe caratteristiche invarianti pur consentendo un elevato margine di differenziazione formale. Solo se tali caratteristiche non sono preservate, secondo i matematici si produce la "novità", si ha cioè una rottura di simmetria che determina l'introduzione di nuove regole, di nuove invarianti. Prendendo le mosse da tali premesse, nel presente lavoro si è cercato di dimostrare che alcuni termini ampiamente utilizzati nel dibattito estetico e biologico contemporaneo (quali metamorfosi, tipo, vincolo e plasticità) si muovono tutti nel medesimo ambito semantico, strettamente legato all'idea di una matrice della forma, di un quid che soggiace al mutamento senza impedirne la sua piena attuazione.» (Dall'introduzioni)
L'ordine dell'architettura
Claude Perrault
Libro: Libro in brossura
editore: Aesthetica
anno edizione: 2020
pagine: 82
«In Italia, la fortuna critica degli scritti di Claude Perrault concernenti la teoria dell'architettura è stata assai limitata. Eccettuate le due traduzioni settecentesche dell'Abrégel, la sua opera di traduttore e commentatore del trattato vitruviano non ha conosciuto nel nostro paese una influenza paragonabile a quella esercitata sulla cultura inglese, in particolare su autori come Christopher Wren, William Chambers o Isaac Ware. Una situazione, questa, che può almeno in parte essere spiegata dalla fioritura, nel nostro paese, di una trattatistica architettonica particolarmente ricca, e come tale inclusiva di svariate edizioni e traduzioni del De Architectura in un arco temporale assai lungo, dopo la sua "riscoperta" nel 1414 e l' editio princeps del 1486. Non si conoscono, viceversa, traduzioni italiane della sua maggiore opera in tale ambito, l'Ordonnance des Cinq Espèces de Colonnes..., la cui Preface è infatti qui proposta per la prima volta nella nostra lingua.» (Dalla Presentazione di Maria Luisa Scalvini e Sergio Villari)

