Aesthetica
Lo stile
Demetrio Falereo
Libro: Copertina morbida
editore: Aesthetica
anno edizione: 2021
pagine: 255
Variamente databile fra il III sec. a.C. e il I sec. d.C., il trattato su Lo Stile (Perì hermeneias), opera di un "misterioso" Demetrio (già falsamente identificato con Demetrio Falereo), assume un rilievo decisivo, non solo per la storia della retorica postaristotelica, ma anche per la ricognizione degli antichi prodromi dell'estetica moderna. Esso è l'unico trattato a offrirci una classificazione dei tipi stilistici fondata su un inconsueto schema quaternario che, tra i due estremi di uno stile grandioso e di uno stile semplice, colloca uno stile elegante e uno stile potente. Non meno della teoria pseudolonginiana dello hypsos, la teoria demetriana della deinotes (ovverosia della potenza espressiva, tanto nel senso dell'abilità tecnica quanto nel senso degli effetti impressionanti e spaventevoli di tale abilità) anticipa la moderna concezione del sublime, e i suoi aspetti terrifici, "notturni" e burkiani. Per altro sulla classificazione degli stili Demetrio annoda una serie di temi (quali la prosa ritmica, i vitia stilistici, la charis, l'umorismo, l'allegoria, il sermo figuratus, il realismo ecfrastico, il silenzio espressivo, la scrittura epistolare come imago animi, la hermeneia come espressione e come ars interpretandi) che fanno del Perì hermeneias una piccola "enciclopedia" dell'estetica e della retorica antica, proiettandone la problematica su territori teorici di intensa attualità. A lungo trascurato dalla cultura italiana (le uniche versioni risalgono al Cinque e al Seicento), ma riscoperto nel 1980 da uno studio di Guido Morpurgo Tagliabue, il trattato su Lo Stile di Demetrio viene qui proposto nella traduzione e nel commento di Giovanni Lombardo. Per la sua ricchezza documentaria e per la varietà dei suoi percorsi interpretativi, questa edizione mira a interessare tanto i classicisti quanto gli studiosi di estetica. Ma più in generale - nell'epoca che vede fiorire la moda, spesso ambigua e pretenziosa, del creative writing e delle scuole di scrittura - questo libro intende offrire a tutti i lettori attratti dall'affascinante e complessa fenomenologia dell'espressione letteraria la possibilità di ascoltare la voce, forse più genuina e più attendibile, di un antico maestro di bello stile.
Pensieri sull'educazione artistica
Rudolf Arnheim
Libro: Copertina morbida
editore: Aesthetica
anno edizione: 2021
pagine: 134
Questi suoi ultimi Pensieri, cristallini nella loro incisiva chiarezza, denunciando il limite e l'artificiosità della scuola fondata sulle parole e sui numeri - quella scuola il cui prodotto esemplare, come è stato lucidamente denunciato, "sa molto, pensa poco e non crede a niente" -, rendono chiare le ragioni del fallimento dell'educazione artistica fino a oggi praticata e indicano un nuovo modo di fare scuola: una riformulazione del progetto educativo nella sua globalità, all'interno del quale contestualizzare e risolvere l'annoso problema dell'educazione intitolata alle arti. Delineando percorsi concretamente esperibili e radicalmente innovativi rispetto alle prassi correnti, Arnheim indica un modello di formazione dell'uomo potente e articolato, capace di soddisfare le esigenze poste dalla società contemporanea.
Lettera sugli spettacoli
Jean-Jacques Rousseau
Libro: Copertina morbida
editore: Aesthetica
anno edizione: 2021
pagine: 156
L'importanza della celebre Lettera sugli Spettacoli, scritta da Jean-Jacques Rousseau (1712-1794) nel 1758 in polemica con l'articolo Ginevra pubblicato da d'Alembert nell'Enciclopedia, non è stata finora adeguatamente valutata. Essa infatti, ben al di là della pur vivace polemica immediata, costituisce una vera e propria "critica della ragione teatrale" nel cuore stesso del pensiero politico, morale ed estetico di Rousseau. Nella condanna di una condizione umana dominata dall'apparire, Rousseau - oltre che filosofo ed educatore, uomo di teatro e compositore di musica, romanziere di successo ed abile costruttore della propria immagine - capovolgendo una plurisecolare tradizione di ascendenza aristotelica nega del tutto e con radicale paradossalità l'utilità del teatro e degli spettacoli - trionfo dell'apparenza - per denunciare i fasti e le miserie della nascente società dello spettacolo, nella quale il dominio su passioni e sentimenti è la posta sia del gioco teatrale sia del controllo politico dell'opinione pubblica. A tale perversione del rapporto fra etica ed estetica, Rousseau contrappone il sogno di una comunità di uomini liberi ed eguali, nella quale ogni distinzione tra spettatore e spettacolo dilegua, dando luogo alla felice mimesi di un'esistenza lontana da condizionamenti ed artifici - descrizione delle nuove forme di spettacolarizzazione di massa che costituiranno il futuro della società rinnovata dall'accettazione del "contratto sociale", ma anche anticipazione del nuovo ordine virtuoso dell'imminente Rivoluzione giacobina. Testo di straordinaria modernità (che sembra, per esempio, anticipare le concezioni di Pirandello e di Artaud nel tentativo di superare la dicotomia scena/platea, di andare al di là della "quarta parete" del teatro prima delle teorizzazioni di Strindberg), la Lettera sugli Spettacoli è anche il primo manifesto di una concezione democratica del teatro che rende inutile l'arte perché in esso è venuta a concretarsi - nello spazio dell'happening o della partecipazione collettiva - la vita. Corredano il testo, puntualmente curato da F. Walter Lupi ed arricchito da una presentazione di Giuseppe Panella, esaustivi apparati esegetici, critici e bibliografici.
Sulla pittura
Denis Diderot
Libro: Libro in brossura
editore: Aesthetica
anno edizione: 2021
pagine: 172
Sono riuniti in questo volume i due testi teorici di maggiore rilievo che Denis Diderot (1713-84) - filosofo e scrittore, critico d'arte, drammaturgo e musicologo, principale artefice dell'Encyclopédie - ha dedicato all'analisi estetica, filosofica e critica della pittura, cioè i Saggi sulla Pittura (1766) e i Pensieri sparsi sulla pittura, la scultura, l'architettura e la poesia, per continuare i "Salons" (1766-77). Le due opere, pur se molto diverse tra loro sia per i contenuti che per la forma letteraria, costituiscono un contributo di grande rilievo alla diffusione della moderna critica d'arte nel Settecento europeo e all'approfondimento dei problemi estetici e artistici della pittura e del linguaggio della critica d'arte. Grazie alle geniali intuizioni di Diderot sui problemi espressivi e compositivi, sulle tecniche e i materiali, sul disegno, sul chiaroscuro e soprattutto sul colore e i suoi riflessi (Diderot, si dice, avrebbe addirittura precorso Manet e gli impressionisti e presagito il Cubismo), i Saggi sulla Pittura e i Pensieri sparsi non solo offrono un quadro esauriente del dibattito sulle arti fugurative nella seconda metà del Settecento, ma anticipano questioni di grande interesse per la moderna critica d'arte, costituendola per di più come quel genere "alto" della letteratura che sarà tanto apprezzato in seguito da Balzac e Baudelaire, fino a Zola e Apollinaire. Ma il valore del testi di Diderot peraltro non si esaurisce nell'ambito specialistico della critica d'arte. Oltre a rappresentare una delle più autentiche testimonianze della della diffusione nel Settecento francese ed europeo di una poetica realistica e "borghese", essi propongono infatti, con la consueta freschezza e vivacità stilistica dell'autore, tutta una serie di problemi teorici, come quelli del rapporto dell'arte con la morale, della sua efficacia sociale e della sua funzione nella cultura, la cui analisi costituisce uno dei contributi più significativi dell'approfondimento dell'odierna cultura estetica. La presente edizione italiana, curata magistralmente da Massimo Modica, è corredata da esaustivi apparati esegetici, critici e bibliografici.
Nel centro del quadro. Per una teoria dell'arte immersiva dal mito della caverna al VR
Bruno Di Marino
Libro: Copertina morbida
editore: Aesthetica
anno edizione: 2021
pagine: 148
Immergersi nell'opera d'arte è un procedimento tipico dell'analisi estetica, ma costituisce oggi una condizione usuale della fruizione dei nuovi media: dall'installazione multimediale e interattiva alla realtà aumentata fino alla realtà virtuale. Questo saggio, suddiviso in una quindicina di paragrafi circa, tenta di tracciare da diverse prospettive (storica, filosofica, iconologica, sociologica) le linee principali di una teoria dell'immersività e, al tempo stesso, di rileggere alcuni momenti della storia dell'arte mostrando come il coinvolgimento dello spettatore - fisico, sensoriale ed emotivo - sia sempre stato al centro dell'esperienza estetica, ben prima che i futuristi lanciassero, nel loro Manifesto tecnico della pittura del 1910, l'idea di porre "lo spettatore nel centro del quadro".
Scritti sul romance
György Lukács
Libro: Libro in brossura
editore: Aesthetica
anno edizione: 2021
pagine: 134
Con questi scritti sul dramma non-tragico, composti negli anni 1911-16 e che in accordo alla tradizione degli ultimi testi di Shakespeare Lukács chiama anche romance, il giovane filosofo conclude un più che decennale confronto con la teoria del dramma tra Naturalismo ed Espressionismo. Questi saggi, mai raccolti prima d'ora in modo organico e rimasti a lungo in un deplorevole oblio, ci mostrano un Lukács in perfetta sintonia con le teorie dell'avanguardia storica, quella stessa avanguardia che in seguito egli avrebbe condannato. Lungi dal rappresentare un pendant delle opere più conosciute del filosofo, esse segnano pertanto un percorso fondamentale della sua evoluzione. Solo attraverso gli Scritti sul Romance si può infatti ricostruire la genesi di quelle forme di dramma che più tardi Benjamin e Brecht avrebbero definito "epico", riconoscendone per altro la paternità lukácsiana. Riluce tuttavia in questi saggi la profonda crisi della coscienza primonovecentesca ormai definitivamente messa in scacco dalla critica nietzscheana e da Lukács trasformata nell'utopia romantica dell'ateo che anela ad una impossibile redenzione. Fiaba, melanconia, allegoria sono i temi che Lukács dipana in questi scritti, così come il saggio, il martire e il credente sono i tipi umani che danno forma al mondo abbandonato da dio. La presente edizione italiana, curata da Michele Cometa e corredata da esaustivi apparati esegetici, critici e bibliografici, aggiorna, emenda ed integra la prima, pubblicata nel 1982.
L'analisi della bellezza
William Hogarth
Libro: Copertina morbida
editore: Aesthetica
anno edizione: 2021
pagine: 170
Non meno spregiudicato del suo lavoro artistico, in simbiosi con la polemica del suo lavoro artistico, è il saggio L'analisi della Bellezza (1753), singolarissimo classico dell'estetica moderna. Singolarissimo perché, mettendo in campo competenze uniche, dal basso, Hogarth decostruisce i modelli teorici che la tradizione aveva assegnato al concetto del bello e li sostituisce con gli esiti di una originale analisi formale, che pone la sua cifra dirompente nella sinuosa fluidità della linea serpentina, da lui rappresentata nello stesso frontespizio del volume. Testo densissimo di spunti e temi precorritori e tutt'ora vitali (insieme alla concezione dinamica ed organica della forma, l'idea di un sistema grammaticale delle arti visive, le osservazioni sottilissime sul brutto e sul comico...), coniuga felicemente teoria e pratica, affidando la propria validazione a centinaia di icone esemplificatrici, racchiuse con strabiliante maestria in due illustrazioni (La fabbrica delle statue di Cheere e Danza nuziale), qui riprodotte in una tasca esterna. Non stupisce allora il grande influsso esercitato da Hogarth nella costruzione dell'estetica moderna e il favore costante tributatogli da generazioni di studiosi, da Burke a Swift a Sterne a Walpole e Dickens, da Goethe a Lessing e da Diderot a Baudelaire, fino ai nostri giorni, ai Fry, Antal, Gombrich, Argan... Quest'opera cruciale, non più resa in italiano dopo la sua traduzione settecentesca (1761), viene ora presentata con la puntuale cura di Maria C. Laudando e la limpida presentazione di Laura Di Michele, corredata di esaustivi apparati esegetici, critici e bibliografici.
Plastica
J. Gottfried Herder
Libro: Libro in brossura
editore: Aesthetica
anno edizione: 2021
pagine: 136
Protagonista di feroci polemiche letterarie nella Londra del primo Settecento, bersaglio di innumerevoli frecciate satiriche, che fecero di lui il prototipo del critico "moderno" folle e pedante, solo da pochi decenni John Dennis (1657-1734) è stato riscoperto come il teorico più originale del suo tempo e una figura-chiave nella transizione dal vecchio classicismo secentesco alle nuove tendenze poetiche ed estetiche che si sarebbero affermate nel corso del XVIII secolo. In particolare la concezione del sublime di Dennis, basata sul nesso poesia-religione e sul ruolo delle passioni (fra cui anzitutto il terrore) nella creazione poetica, costituisce una tappa decisiva nella storia del sublime moderno e l'antecedente immediato della celebre Inchiesta sul Bello e il Sublime di Burke, già pubblicata in questa collana. La presente traduzione della Critica della Poesia (1704), l'opera principale di Dennis, è la prima che venga effettuata in Italia. Essa include anche, in appendice, una straordinaria descrizione delle Alpi (1668) che è il primo esempio di quel gusto per il "sublime naturale" che nel Settecento avrebbe contagiato l'intera cultura europea. Corredano il testo, tradotto da Goffredo Miglietta e curato da Giuseppe Sertoli, esaustivi apparati esegetici, critici e bibliografici.
Aesthetica preprint. Volume Vol. 115
Libro: Libro in brossura
editore: Aesthetica
anno edizione: 2021
pagine: 122
Periodico quadrimestrale in collaborazione con la Società Italiana di Estetica.
L'origine della bellezza
Francis Hutcheson
Libro: Copertina morbida
editore: Aesthetica
anno edizione: 2021
pagine: 104
Era il 1725 quando Francis Hutcheson pubblicò la prima trattazione organica destinata a definire la fisionomia dell'estetica assumendone l'argomento fondamentale della bellezza. Opera pionieristica e insieme d'incredibile attualità, l'Inquiry di Hutcheson è infatti un'indagine sistematica sull'origine dell'idea del bello, ma anche dell'ordine, dell'armonia, del design: ossia del progettare ordinatamente l'armonia. È perciò che qui compaiono temi capitali - quali la distinzione fra verità e valore, tra intelletto e piacere -, argomenti che in seguito verranno a identificare la stessa pertinenza estetica - come l'universalità del senso del bello e le connessioni fra bellezza originale e comparativa - e, infine, l'attenta considerazione del campo delle arti, ricca di fini osservazioni su pittura, scultura, architettura, giardinaggio, musica e poesia. Tutti temi che, alla fine del secolo, non a caso saranno ripresi puntualmente nella kantiana Critica del Giudizio. Ma anche temi che, trapassando i grandi dibattiti dell'Ottocento, continuano a travagliare la cultura contemporanea.
Aesthetic environments: contemporary italian perspectives
Libro
editore: Aesthetica
anno edizione: 2021
pagine: 152
Il bello musicale
Eduard Hanslick
Libro
editore: Aesthetica
anno edizione: 2021
pagine: 148
Pubblicato nel 1854, ampliato e continuamente aggiornato nell’arco di sedici edizioni, "Il bello musicale" è il testo rivoluzionario che determina lo spartiacque tra vecchia e nuova musicologia e che ha dato inizio all’estetica musicale moderna. Tradizionalmente considerato un “formalista”, una lettura più attenta mostra che Hanslick in realtà è un complesso bacino di confluenza alimentato dal Kant della Critica della facoltà di giudizio e dallo Hegel dell’Estetica, come da Hoffmann e da Vischer. Hanslick, in quest’opera, mette in questione lo statuto dell’opera d’arte musicale nella sua autonomia e nel suo valore, formulando un nuovo orizzonte concettuale che ha aperto la cultura musicale novecentesca e appare ancora oggi vitale, e conduce una martellante critica dell’antica idea che la musica “debba esibire sentimenti” che influiscono sull’animo dell’ascoltatore, agisca insomma come una sorta di “oppio sonoro”. Egli rivendica invece la necessità di una considerazione “estetica” e non psicologica della musica, che colga e valorizzi la specifica “bellezza musicale”, che consiste nell’universo dei suoni e nella loro dinamica articolazione artistica come “forme sonore in movimento”.

