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Aesthetica

Riflessioni critiche sulla poesia e la pittura

Riflessioni critiche sulla poesia e la pittura

Jean-Baptiste Du Bos

Libro: Copertina morbida

editore: Aesthetica

anno edizione: 2022

pagine: 520

Le monumentali Riflessioni critiche sulla poesia e sulla pittura (1719) di Jean-Baptiste Du Bos (1670-1742) sono una pietra miliare della cultura occidentale: come ha scritto Marc Fumaroli, «costituiscono la prima "estetica generale" che sia stata scritta dopo l'Institutio oratoria di Quintiliano». Ma sono anche uno spartiacque che chiude l'orizzonte dell'Antico e apre gli scenari della Modernità.
38,00

Scritti di estetica

Scritti di estetica

Karl Philipp Moritz

Libro: Copertina morbida

editore: Aesthetica

anno edizione: 2022

pagine: 224

Quale può essere il ruolo dell'educazione estetica oggi? L'ideale estetico ideale educativo della modernità viene interrogato da un estetologo, uno psicologo, un filosofo, un pedagogista. Un discorso a quattro voci che mentre, nella varietà dell'approccio pluridisciplinare, riflette l'alternativa teorico-pratica implicita nel tema dell'educazione estetica, pure individua una traccia comune nella concorde opposizione a quello scientismo volgare inscritto in un ideale di astratta razionalità.
20,00

Scritti di estetica

Scritti di estetica

Hans Georg Gadamer

Libro: Copertina morbida

editore: Aesthetica

anno edizione: 2022

pagine: 168

Che cos'è un'opera d'arte? Come definire l'esperienza che ne facciamo? Quali sono le proprietà che rendono l'immagine o la parola capaci di trasmettere senso ed enunciare verità? Hans-Georg Gadamer si misura in questa raccolta di saggi con le domande fondamentali dell'estetica in un confronto serrato con i maestri del passato e con il patrimonio della tradizione occidentale. E non è un caso che sia la dimensione narrativa del mito a fare da sfondo alle riflessioni gadameriane sull'estetica. Il mito, come pure l'opera d'arte, è qualcosa che non ha bisogno di verifiche né di conferme, in quanto ci pone di fronte a una realtà nella quale siamo sempre già coinvolti, di cui facciamo sempre già parte. Ma proprio il lavoro di Gadamer dimostra che questa appartenenza che viene alla luce nel mito e nell'arte, per essere compresa, richiede sempre d'essere ripensata dalla filosofia.
16,00

Art and knowledge in classic

Art and knowledge in classic

Libro: Copertina morbida

editore: Aesthetica

anno edizione: 2021

pagine: 238

Periodico quadrimestrale in collaborazione con la Società Italiana di Estetica.
12,00

Critica della poesia

Critica della poesia

John Dennis

Libro: Copertina morbida

editore: Aesthetica

anno edizione: 2021

pagine: 131

Protagonista di feroci polemiche letterarie nella Londra del primo Settecento, bersaglio di innumerevoli frecciate satiriche, che fecero di lui il prototipo del critico "moderno" folle e pedante, solo da pochi decenni John Dennis (1657-1734) è stato riscoperto come il teorico più originale del suo tempo e una figura-chiave nella transizione dal vecchio classicismo seicentesco alle nuove tendenze poetiche ed estetiche che si sarebbero affermate nel corso del XVIII secolo. In particolare la concezione del sublime di Dennis, basata sul nesso poesia-religione e sul ruolo delle passioni (fra cui anzitutto il terrore) nella creazione poetica, costituisce una tappa decisiva nella storia del sublime moderno e l'antecedente immediato della celebre Inchiesta sul Bello e il Sublime di Burke, già pubblicata in questa collana. La presente traduzione della Critica della Poesia (1704), l'opera principale di Dennis, è la prima che venga effettuata in Italia. Essa include anche, in appendice, una straordinaria descrizione delle Alpi (1668) che è il primo esempio di quel gusto per il "sublime naturale" che nel Settecento avrebbe contagiato l'intera cultura europea. Corredano il testo, finemente tradotto da Goffredo Miglietta e magistralmente curato da Giuseppe Sertoli, esaustivi apparati esegetici, critici e bibliografici.
12,00

Il sublime e il comico

Il sublime e il comico

Friedrich T. Vischer

Libro: Copertina morbida

editore: Aesthetica

anno edizione: 2021

pagine: 203

Friedrich Theodor Vischer (1807-1887), filosofo, poeta, critico d'arte, di moda e di costume, apprezzato da personaggi come Michelet e Vaihinger, attraversò l'Ottocento rispecchiandone, con le sue personali vicende intellettuali e politiche, le inquietudini e le spinte ideali. Prima filosofo idealista tra le file dei post-hegeliani di sinistra e autore di una grande Ästhetik che divenne testo enciclopedico fondamentale per gli studi di estetica e di poetica, instaurò più tardi un dialogo tra estetica e scienze positive, che si apriva a indagini psicologiche sul sogno e la fantasia e per molti versi anticipava e si intrecciava con le ricerche sull'"empatia" portate avanti dal figlio Robert. Il Sublime e il Comico, pubblicato nel 1837, espone nei suoi tratti essenziali quella stessa "metafisica del Bello" che troverà ampi sviluppi nella successiva, monumentale, Ästhetik (1846-57). Autentico motore del Bello è infatti per Vischer la sproporzione tra il sensibile e lo spirituale, ora riformulati sotto i titoli del comico e del sublime, messi a fuoco con rara efficacia nel loro potenziale di rottura di ogni unità (o bellezza) precostituita. Accade però che le categorie del Sublime e del Comico, chiamate a fissare in una cornice metafisica l'alterno prevalere di idea e fenomeno nel Bello, finiscano per denunciarne la natura irriducibilmente negativa, traducendo così su un piano speculativo un'esperienza del bello decisamente inquieta e "sublimizzata", fonte di perturbazione dell'animo. Ma è proprio qui, nel suo hegelismo ribelle, che Vischer si fa più vicino a quel pensiero estetico dello spaesamento e della dismisura che attraverso i suoi molteplici "ritorni" novecenteschi giunge a toccare i nodi della nostra esperienza attuale. Quest'opera cruciale viene ora presentata per la prima volta al lettore italiano con la puntuale cura di Elena Tavani, corredata di esaustivi apparati esegetici, critici e bibliografici.
18,00

Lezioni di estetica

Lezioni di estetica

Karl Wilhelm Ferdinand Solger

Libro: Copertina morbida

editore: Aesthetica

anno edizione: 2021

pagine: 270

Karl Wilhelm Ferdinand Solger (1780-1819) è una figura di grande spicco nel panorama filosofico della Germania nei primi decenni dell'Ottocento. Filologo di formazione (fu allievo del celebre omerista Wolf), autore di un'importante traduzione delle opere di Sofocle, fine letterato e profondo conoscitore della cultura antica e moderna, rivolse presto il suo interesse alla ricerca filosofica, sviluppando una prospettiva che s'inscrive con grande autonomia nel quadro dei grandi sistemi dell'Idealismo tedesco. Di singolare rilevanza è la dottrina estetica di Solger che ha il maggiore elemento di originalità nella concezione dell'opera d'arte come risultato di una specifica attività conoscitivo-creativa del soggetto, che culmina nella celebre teoria dell'ironia, attraverso la quale egli individua l'essenza specifica dell'arte in una finitezza che diviene tuttavia necessaria alla manifestazione dell'Assoluto. E comunque l'incidenza fondamentale dell'estetica di Solger, un tempo ecclissata dalla fortuna di Hegel, appare ai nostri giorni sempre più manifesta e va richiamando l'interesse anche della cultura italiana. Le presenti Lezioni, apparse postume nel 1829, offrono un quadro completo dell'estetica solgeriana, sviluppando temi cruciali quali íl rapporto fra antico e moderno, la concezione del simbolo e dell'allegoria, la dottrina del tragico e la teoria del brutto (Solger fu uno dei primi teorici a formulare una teoria del brutto come necessario complemento della teoria del bello). Esse peraltro, oltre ad offrire una presentazione sistematica, apportano anche alcuni significativi approfondimenti alla sua opera più famosa e di non facile accesso (Erwin. Quattro dialoghi sul bello e sull'arte, 1815) in merito ad argomenti importanti quali la dottrina dell'ironia e la classificazione delle arti. Corredano il testo, qui presentato per la prima volta in edizione italiana e puntualmente curato da Giovanna Pinna, esaustivi apparati esegetici, critici e bibliografici.
20,00

La bellezza ideale

La bellezza ideale

Esteban de Arteaga

Libro: Copertina morbida

editore: Aesthetica

anno edizione: 2021

pagine: 159

La teoria del bello ideale domina la discussione estetica nella seconda metà del Settecento. Il suo centro di irradiazione è l'Italia, e in particolare Roma, dove si incontrano Winckelmann e Mengs; ma essa finirà per orientare tutto il dibattito del Neoclassicismo europeo. Esteban de Arteaga (1747-1799), spagnolo di nascita ma italiano per studi e cultura, ne dà in questo trattato pubblicato nel 1789 l'esposizione di gran lunga più metodica e completa. Se Winckelmann si era limitato a brevi accenni illuminanti, e Mengs aveva avuto di mira solo l'applicazione del principio dell'ideale alle arti figurative, Arteaga vuole costruire un sistema compiuto, che esamini non solo il ruolo dell'ideale nella pittura e nella scultura ma lo estenda alla poesia, alla musica, al teatro. Si propone di mostrare la compatibilità tra il principio della idealizzazione e quello tradizionale della imitazione della natura, distinta dalla mera illusione e dalla copia, e si spinge a teorizzare la possibilità della rappresentazione del brutto. In questo testo, incredibilmente a lungo dimenticato, è possibile invece cogliere l'esito di molti dei dibattiti centrali dell'estetica settecentesca, in un crocevia ove confluiscono Batteux e Hutcheson, Mendelssohn e Diderot, e che apre alle grandi problematiche impegnate dalla Modernità. Proprio alle soglie della rivoluzione romantica, che metterà in crisi la teoria della bellezza ideale (sia pure nutrendosene più di quanto comunemente si immagina), questo classico volume di Arteaga - che qui si presenta per la prima volta in lingua italiana, puntualmente curato da Elena Carpi ed arricchito da una limpida introduzione di Paolo D'Angelo - ne traccia un bilancio lucido ed efficace: ancora oggi lo strumento migliore per chi voglia comprenderne il significato e i problemi.
14,00

Pensieri sulla pittura

Pensieri sulla pittura

Anton Raphael Mengs

Libro: Copertina morbida

editore: Aesthetica

anno edizione: 2021

pagine: 100

Pensieri sulla bellezza e sul gusto nella pittura, scritti nel 1762 a Roma in stretto contatto col magistero dell'amico Winckelmann, sono uno dei testi capitali del Neoclassicismo. Questo piccolo libretto infatti ebbe subito un enorme successo in tutta Europa e procurò a Mengs la singolare fama di "pittore filosofo". In realtà Mengs era alieno da ambizioni filosofiche, ma il suo saggio colmava un vuoto che dopo Winckelmann sembrava intollerabile: quello di una attuale e militante teoria della pittura. Mengs tratteggiò un'estetica "moderna" della pittura elaborata a partire dalla rivisitazione delle opere di grandi pittori, quali Raffaello, Correggio e Tiziano, in una sorta di lezione accademica per il pittore dell'avvenire.
10,00

Lo stile

Lo stile

Demetrio Falereo

Libro: Copertina morbida

editore: Aesthetica

anno edizione: 2021

pagine: 255

Variamente databile fra il III sec. a.C. e il I sec. d.C., il trattato su Lo Stile (Perì hermeneias), opera di un "misterioso" Demetrio (già falsamente identificato con Demetrio Falereo), assume un rilievo decisivo, non solo per la storia della retorica postaristotelica, ma anche per la ricognizione degli antichi prodromi dell'estetica moderna. Esso è l'unico trattato a offrirci una classificazione dei tipi stilistici fondata su un inconsueto schema quaternario che, tra i due estremi di uno stile grandioso e di uno stile semplice, colloca uno stile elegante e uno stile potente. Non meno della teoria pseudolonginiana dello hypsos, la teoria demetriana della deinotes (ovverosia della potenza espressiva, tanto nel senso dell'abilità tecnica quanto nel senso degli effetti impressionanti e spaventevoli di tale abilità) anticipa la moderna concezione del sublime, e i suoi aspetti terrifici, "notturni" e burkiani. Per altro sulla classificazione degli stili Demetrio annoda una serie di temi (quali la prosa ritmica, i vitia stilistici, la charis, l'umorismo, l'allegoria, il sermo figuratus, il realismo ecfrastico, il silenzio espressivo, la scrittura epistolare come imago animi, la hermeneia come espressione e come ars interpretandi) che fanno del Perì hermeneias una piccola "enciclopedia" dell'estetica e della retorica antica, proiettandone la problematica su territori teorici di intensa attualità. A lungo trascurato dalla cultura italiana (le uniche versioni risalgono al Cinque e al Seicento), ma riscoperto nel 1980 da uno studio di Guido Morpurgo Tagliabue, il trattato su Lo Stile di Demetrio viene qui proposto nella traduzione e nel commento di Giovanni Lombardo. Per la sua ricchezza documentaria e per la varietà dei suoi percorsi interpretativi, questa edizione mira a interessare tanto i classicisti quanto gli studiosi di estetica. Ma più in generale - nell'epoca che vede fiorire la moda, spesso ambigua e pretenziosa, del creative writing e delle scuole di scrittura - questo libro intende offrire a tutti i lettori attratti dall'affascinante e complessa fenomenologia dell'espressione letteraria la possibilità di ascoltare la voce, forse più genuina e più attendibile, di un antico maestro di bello stile.
24,00

Pensieri sull'educazione artistica

Pensieri sull'educazione artistica

Rudolf Arnheim

Libro: Copertina morbida

editore: Aesthetica

anno edizione: 2021

pagine: 134

Questi suoi ultimi Pensieri, cristallini nella loro incisiva chiarezza, denunciando il limite e l'artificiosità della scuola fondata sulle parole e sui numeri - quella scuola il cui prodotto esemplare, come è stato lucidamente denunciato, "sa molto, pensa poco e non crede a niente" -, rendono chiare le ragioni del fallimento dell'educazione artistica fino a oggi praticata e indicano un nuovo modo di fare scuola: una riformulazione del progetto educativo nella sua globalità, all'interno del quale contestualizzare e risolvere l'annoso problema dell'educazione intitolata alle arti. Delineando percorsi concretamente esperibili e radicalmente innovativi rispetto alle prassi correnti, Arnheim indica un modello di formazione dell'uomo potente e articolato, capace di soddisfare le esigenze poste dalla società contemporanea.
12,00

Lettera sugli spettacoli

Lettera sugli spettacoli

Jean-Jacques Rousseau

Libro: Copertina morbida

editore: Aesthetica

anno edizione: 2021

pagine: 156

L'importanza della celebre Lettera sugli Spettacoli, scritta da Jean-Jacques Rousseau (1712-1794) nel 1758 in polemica con l'articolo Ginevra pubblicato da d'Alembert nell'Enciclopedia, non è stata finora adeguatamente valutata. Essa infatti, ben al di là della pur vivace polemica immediata, costituisce una vera e propria "critica della ragione teatrale" nel cuore stesso del pensiero politico, morale ed estetico di Rousseau. Nella condanna di una condizione umana dominata dall'apparire, Rousseau - oltre che filosofo ed educatore, uomo di teatro e compositore di musica, romanziere di successo ed abile costruttore della propria immagine - capovolgendo una plurisecolare tradizione di ascendenza aristotelica nega del tutto e con radicale paradossalità l'utilità del teatro e degli spettacoli - trionfo dell'apparenza - per denunciare i fasti e le miserie della nascente società dello spettacolo, nella quale il dominio su passioni e sentimenti è la posta sia del gioco teatrale sia del controllo politico dell'opinione pubblica. A tale perversione del rapporto fra etica ed estetica, Rousseau contrappone il sogno di una comunità di uomini liberi ed eguali, nella quale ogni distinzione tra spettatore e spettacolo dilegua, dando luogo alla felice mimesi di un'esistenza lontana da condizionamenti ed artifici - descrizione delle nuove forme di spettacolarizzazione di massa che costituiranno il futuro della società rinnovata dall'accettazione del "contratto sociale", ma anche anticipazione del nuovo ordine virtuoso dell'imminente Rivoluzione giacobina. Testo di straordinaria modernità (che sembra, per esempio, anticipare le concezioni di Pirandello e di Artaud nel tentativo di superare la dicotomia scena/platea, di andare al di là della "quarta parete" del teatro prima delle teorizzazioni di Strindberg), la Lettera sugli Spettacoli è anche il primo manifesto di una concezione democratica del teatro che rende inutile l'arte perché in esso è venuta a concretarsi - nello spazio dell'happening o della partecipazione collettiva - la vita. Corredano il testo, puntualmente curato da F. Walter Lupi ed arricchito da una presentazione di Giuseppe Panella, esaustivi apparati esegetici, critici e bibliografici.
15,00

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