Arbor Sapientiae Editore
Piante icnografiche e prospettiche di Roma anteriori al secolo XVI
G. Battista De Rossi
Libro: Libro in brossura
editore: Arbor Sapientiae Editore
anno edizione: 2020
pagine: 196
Codex topographicus Urbis Romae, piante, carte e disegni della città dall'epoca medievale fino al Rinascimento (Antiche Piante di Roma, n. 8).
«Salpati di qui, giungemmo a Reggio» (At 28,13). Paolo di Tarso. Vita, viaggi e sosta a Reggio Calabria
Elia Fiorenza
Libro: Copertina morbida
editore: Arbor Sapientiae Editore
anno edizione: 2020
pagine: 136
Leone X e lo Studium Urbis. Fondazione, evoluzione e riforme della prima università romana
Luca Tenneriello
Libro: Libro in brossura
editore: Arbor Sapientiae Editore
anno edizione: 2020
pagine: 100
Sulla prima Università romana una mole enorme di scritti - tra decreti, bolle, epistole e trattati a carattere storiografico - è stata prodotta nel corso dei secoli fino ai giorni nostri. Dagli imprescindibili classici Giuseppe Carafa e Filippo Maria Renazzi, meritevoli di aver raccolto e pubblicato l'ingente quantitativo di documenti, fino agli studi più recenti di alcuni professori della Facoltà di Lettere e Filosofia della stessa Università "La Sapienza" (e non solo), l'indagine su questo argomento ha sempre affascinato gli studiosi. Questo breve saggio, lungi dal ripercorrere in toto la storia della "Sapienza", prova a offrire al lettore uno spaccato della vita culturale sorta tra le mura dello Studium Urbis, l'antico nome del primo Ateneo romano. Dalla fondazione, per opera di papa Bonifacio VIII nel 1303, lo Studio cittadino ha subito nel tempo diverse trasformazioni i cui momenti fondamentali sono riproposti in una lettura agevole e schematica. Con particolare attenzione è stata invece condotta l'analisi sui tre documenti più significativi emanati da papa Leone X, al secolo Giovanni de' Medici, riguardanti lo Studium Urbis, di cui per la prima volta se ne presentano i testi con traduzione italiana. L'idea di fondo è dunque quella di vedere la storia dello Studium riflessa, per così dire, nelle bolle del "papa umanista" che alla vita culturale della Capitale della cristianità ha guardato con particolare favore. Con puntuale riferimento alle fonti e alla letteratura secondaria, il saggio presenta i rapporti tra l'Università e la città di Roma, tra il papato romano, in costante ascesa dal Quattrocento in poi, e l'ormai decadente e sempre più esautorato Comune capitolino, i quali nell'istituzione accademica vedranno un terreno di gioco favorevole per aggiudicarsi il controllo della Città Eterna. Per beneficio del lettore, in chiusura si propone un'Appendice di documenti con i testi e le traduzioni di tre importanti atti pontifici riguardanti lo Studium (la bolla di fondazione di Bonifacio VIII, la cosiddetta bolla di "rifondazione" di Innocenzo VII e il documento di Eugenio IV sul finanziamento dello Studium Urbis) e la Lettera di Lorenzo il Magnifico al figlio Giovanni, futuro Leone X.
Palmula. I datteri nell'antichità. Indagine antropologica e archeologica
Giuseppe Nocca
Libro: Libro in brossura
editore: Arbor Sapientiae Editore
anno edizione: 2020
pagine: 110
Un lungo viaggio nell'antropologia del cibo che percorre, in modo trasversale, anche l'archeologia, la letteratura classica e l'arte, e ci rivela aspetti del tutto inediti sulla palma in quanto tale e sul dattero quale suo frutto. Il dattero era, ed è, un vero e proprio integratore alimentare, poiché privo di proteine e grassi e ricco di molte vitamine, dunque è in grado di dare una vera e propria sterzata energetica oltre ad essere un potente remineralizzante del metabolismo. L'osservazione poi sulle caratteristiche vegetative della palma e sulla longevità delle sue foglie, rispetto ad altre essenze sempreverdi, proiettano nel tempo una condizione atemporale che trova la sua sintesi più perfetta nel concetto di immortalità. L'immortalità affonda la sue radici nella condizione umana della lotta e del superamento della sofferenza che sempre oscilla tra la fatica ed il ristoro, il dolore e la gioia, la lotta e la vittoria, la sconfitta ed il trionfo. La palma allora viene assunta sia come segno di un traguardo terreno raggiunto che come speranza ed augurio di un successo, di una vittoria, ove il futuro è intravisto some sublimazione dell'essere presente. In epoca romana la dolcezza del dattero era così apprezzata da costituire non solo un ingrediente delle ricette aristocratiche, ma anche un diffuso dono per gli auguri di inizio anno; nel dattero la dolcezza si coniuga all'incertezza del futuro nel tentativo di travalicare l'angoscia della quotidiana sofferenza. Nella dolcezza del dattero l'uomo ritrova il suo desiderio di serenità e di immortalità, poiché la dolcezza appartiene solo a Dio e, nel cingersi la testa con le foglie di palma, l'uomo tenta di proiettare in una dimensione soprannaturale una condizione squisitamente umana. I datteri permeano la cultura italiana non solo nelle espressioni artistiche e nella gastronomia, ma in modo più silente nella evoluzione degli antroponimi con radice semitica tamar, come Tammaro, dal termine tamr (dattero) di origine indeuropea.
Genius loci. Il nume tutelare nei contesti filologici di epoca romana
Arduino Maiuri
Libro: Libro in brossura
editore: Arbor Sapientiae Editore
anno edizione: 2020
pagine: 80
Il Genius Loci può a buon diritto essere definito l'"anima dello spazio", ossia quel vigore interno e innato che conferisce un'essenza peculiare al territorio che lo ospita. Ancora oggi punti apparentemente sperduti, come le cavità della terra, serbano un fascino particolare, istillando nei presenti emozioni e suggestioni uniche. Questo vale naturalmente per gli angoli dominati dalla natura, sia che si tratti di vette, pianure, distese marine e desertiche, singoli anfratti o paludi limacciose. Ma a ciò si aggiunga anche l'aura sacrale effusa dalle strutture cultuali, come i templi e le chiese, a loro volta serbatoi infiniti, ancorché artificiali, di un'atmosfera inebriante. In questo breve resoconto si è tentato di operare uno sforzo ulteriore rispetto alla trattazione canonica e convenzionale, che risulta ovviamente un appannaggio elitario degli studi propri di una scienza specialistica quale l'architettura. Il nume tutelare dello spazio è stato, dunque, esaminato all'interno dell'opera degli autori latini, con una scelta mirata di materiali dell'aurea aetas del principato, ma senza rinunciare al prezioso conforto di testi vivaci e allettanti come quelli dei commediografi Plauto e Terenzio, più risalenti nel tempo e forse anche per questa ragione non meno suggestivi e originali. La presente ricerca, offrendo una congerie di testi fino ad oggi non ancora analizzati in una visione mirata e prospettica, offre dunque un repertorio utile per eventuali future analisi comparative.
Votive Statuettes of Adult/s and Infant/s in Ancient Italy. From the End of 7th to 1st c. BCE: A New Reading. Volume Vol. 1
Giulia Pedrucci
Libro: Libro in brossura
editore: Arbor Sapientiae Editore
anno edizione: 2020
pagine: 340
Questo libro in due volumi ha come principale oggetto di studio le statuette votive che rappresentano adulti con bambini (statuette di donne che allattano o che hanno con sé bambini, e di coppie formate da un uomo e una donna o due donne) provenienti dall'Italia antica (Etruria, Lazio antico, Campania, Magna Grecia e Sicilia). Attraverso l'analisi funzionale di questo materiale, la presente ricerca offre un ventaglio di possibilità sulle dinamiche e sugli agenti che si celano dietro l'atto di offrire oggetti votivi rappresentanti adulti e bambini. Il cuore dell'indagine è l'uso di un tipo specifico di ex-voto per comunicare con entità umane e transumane per dini religiosi e sociali, che verosimilmente va oltre il legame puramente biologico madre-figlio. A questo scopo, sono state prese in considerazione diverse variabili: legami biologici, status sociale e altri aspetti culturali, luogo di provenienza (spazi urbani e non urbani), sfera pubblica e privata, tipo di divinità coinvolte ed eventuali rituali messi in atto per onorarle; altri tipi di votivi e iscrizioni presenti nel contesto di ritrovamento delle statuette. Dai risultati ottenuti si può evincere l'importanza della prole per le famiglie e per l'intera comunità e la crescita dei bambini come un'attività condivisa da vari membri della famiglia in senso allargato. I confini tra femminile e maschile, infatti, nell'antichità sembrano essere stati molto più sottili di quanto siamo soliti pensare.
Piranesi. Antichità di Pompei
Laurentino García y García
Libro: Libro in brossura
editore: Arbor Sapientiae Editore
anno edizione: 2020
pagine: 165
Nel trecentesimo anniversario della nascita di Giovanni Battista Piranesi si presenta una raccolta di disegni e tavole meno note al grande pubblico, riguardanti le antichità di Pompei e i reperti conservati nel museo borbonico di Portici. Si tratta delle incisioni del periodo cosiddetto "documentario" in cui emerge il tratto dell'artista appassionato dell'antico che cerca di fissarlo prima della sua inevitabile distruzione. Sono tavole più filologiche, eseguite con l'intento di mostrare i monumenti e i reperti nel loro impianto funzionale e con dettagli che si avvicinano a delle illustrazioni scientifiche. I disegni, già eseguiti da Giovanni Battista e programmati per essere pubblicati, a causa della sua prematura morte, vennero rielaborati ed editi postumi dal figlio maggiore, Francesco Piranesi, fuggito da Roma per motivi politici nel 1799 e rifugiatosi a Parigi. Francesco riuscì a pubblicare, tra il 1804 e il 1807, tre tomi dedicati alle antichità magno-greche del regno di Napoli, le Antiquités de la Grande Grèce, aujourd'hui royaume de Naples. I primi due tomi hanno come secondo titolo Antiquités de Pompeïa, mentre il terzo, dedicato al museo di Portici, reca nel secondo titolo la dicitura Usages civils et militaires trouvés à Pompeïa et à Herculanum. In appendice si offrono anche i rarissimi disegni piranesiani dedicati alla Villa di Diomede a Pompei. L'introduzione traccia i dati salienti della vita, dei disegni e delle tavole riguardanti le città vesuviane, identificando tutti i coevi artisti e studiosi che ebbero a che fare con "i Piranesi", e mette in risalto i giudizi, positivi o negativi, che il loro lavoro ricevette, ferma restando l'importanza dell'impresa tipografica e dei profitti che le tavole decretarono per innumerevoli anni.
Annuario. Volume Vol. 60
Libro: Libro in brossura
editore: Arbor Sapientiae Editore
anno edizione: 2020
pagine: 128
Questo volume dell'Annuario presenta una breve nota introduttiva per ogni singolo istituto, offre informazioni sulle biblioteche e sulle fototeche e registra la composizione del personale degli istituti e delle accademie per l'anno accademico 2018-2020. Per cenni sulla storia degli istituti, cfr. il volume Speculum mundi. Roma centro internazionale di ricerche umanistiche, introduzione di Massimo Pallottino, a cura di Paolo Vian, Roma 1992 (ristampa anastatica: Roma 1993); per la storia delle origini e dei primi anni dell'Unione, cfr. «Nobile munus». Origini e primi sviluppi dell'Unione Internazionale degli istituti di Archeologia, Storia e Storia dell'Arte in Roma (1946-1953). Per la storia della collaborazione internazionale a Roma nelle ricerche umanistiche nel secondo dopoguerra, a cura di Erland Billing, Carl Nylander e Paolo Vian, Roma 1996.
La Croce dell'Olmo. Il segno araldico presente nel rione Castello di Alvito
Luciano Santoro
Libro: Libro in brossura
editore: Arbor Sapientiae Editore
anno edizione: 2020
pagine: 30
Un'ipotesi interpretativa sulla cosiddetta "Croce dell'Olmo" che identifica il reperto, oggi ancora visibile in modo decontestualizzato presso il rione Castello di Alvito (FR), con il giglio araldico di Francia, inserito sopra l'ingresso del castello da Rostaino II nel 1350 e poi rimosso da Piergiampaolo Cantelmo a fine Quattrocento per motivi storici e politici che il saggio argomenta in modo puntuale ed esaustivo.
I nomi dei romani. La formazione dei nomi e il sistema dei tria nomina in epoca romana
Ennio Domenico Augenti
Libro: Libro in brossura
editore: Arbor Sapientiae Editore
anno edizione: 2020
pagine: 130
L'inesauribile volontà di quanti desiderarono che il nome di persona dei propri predecessori continuasse ad essere ricordato per secoli in quello dei loro successori, ha determinato il meccanismo della formazione e dell'assegnazione dei nomi propri e ne ha fatto lo strumento per scavalcare millenni di storia, assegnando identici nomi ai nati in epoche differenti. I romani, con il sistema dei tria nomina, riuscirono ad imprimere in ogni civis romanus il complesso delle sue origini e le diramazioni della sua famiglia originaria o di acquisizione, tanto da farne un vero e proprio mezzo di identificazione sociale e censitaria. In epoca tardo-antica si andò saturando l'utilizzo del prænomen e quello del gentilicium, sebbene una ristretta cerchia di aristocratici continuasse ad assegnarlo. La decadenza della complessa istituzione onomastica romana non determinò però la scomparsa dei singoli nomi romani, che anzi continuarono ad essere impiegati in tutto il territorio dell'impero e sono ancora oggi assegnati in modo pressocché invariato.
Les trois yeux de Zeus, les mille noms d'Isis. Les dieux antiques dans et en dehors de la caverne
Corinne Bonnet
Libro: Libro in brossura
editore: Arbor Sapientiae Editore
anno edizione: 2020
pagine: 96
Descrizione dell'antico Tusculum (rist. anast. 1841)
Luigi Canina
Libro
editore: Arbor Sapientiae Editore
anno edizione: 2020
pagine: 250
Storia, topografia, monumenti, reperti e iscrizioni degli scavi antiquari e dei ritrovamenti, fino alla metà dell'Ottocento, nel sito archeologico dell'antico Tusculum sui colli Albani, oggi nel comune di Monto Porzio Catone. L'ager Tusculanus era la sede del soggiorno estivo del patriziato romano grazie alle sue caratteristiche orografiche, all'amenità dei luoghi ed alla salubrità del clima. Marco Tullio Cicerone fu proprietario di una villa: "adoro il mio ritiro di Tusculum, tanto che mi sento felice solo quando vado là" (Lettere ad Attico, 2, I, 6) e qui compose, tra l'altro, le Tusculanae disputationes. Nel 1825 l'archeologo Luigi Biondi riprese gli scavi archeologici su incarico della Regina Maria Cristina, moglie di Carlo Felice re di Sardegna. Nel 1839 e 1840 l'architetto ed archeologo Luigi Canina, chiamato dalla stessa famiglia reale, scavò l'area del Teatro di Tuscolo; i reperti scavati furono spediti al Castello ducale di Agliè in Piemonte, dove sono tuttora custoditi e il Canina pubblicò uno splendido volume ricchissimo di notizie storiche e archeologiche nonché di tavole che riproducono la topografia, i monumenti, le epigrafi, la statuaria e i reperti fino ad allora ritrovati. Ristampa anastatica dell'edizione del 1841 in edizione limitata in 180 esemplari numerati a mano per i 180 anni dalla pubblicazione.

