Eurilink University Press
La responsabilità degli enti da reato. Decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231
Libro: Libro in brossura
editore: Eurilink University Press
anno edizione: 2017
pagine: 464
Il presente volume nasce con lo scopo di offrire una panoramica sempre attuale delle risposte che sia la giurisprudenza di legittimità che quella di merito forniscono alle problematiche che via via si presentano allo studioso della materia della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche e degli enti, in considerazione del processo di stratificazione ed accumulazione successiva nel tempo degli interventi normativi sul punto, con esiti immediatamente ribaltati sul piano dell'applicazione concreta del tessuto normativo in riferimento, e quindi dei conseguenti risvolti giurisprudenziali. In questo senso l'opera si propone anche come utile ed immediato supporto per le esigenze degli operatori del settore coinvolti nei diversi ruoli rispetto alle tante peculiarità insite nella disciplina in esame, spesso interessate da interventi di repentino quanto sensibile riordino normativo: esponenti aziendali interessati, addetti alle diverse funzioni di vigilanza o controllo interne o esterne all'ente, responsabili anticorruzione e relativi referenti (per le società tenute anche all'osservanza di tale disciplina), componenti dell'Organismo di Vigilanza richiesto ai sensi dell'art. 6 d.lgs. n. 231/01, professionisti e consulenti chiamati a confrontarsi con le esigenze di una scrupolosa attuazione della nuova disciplina, nelle diverse e complementari posizioni, trovano, ora, un utile supporto attraverso la possibilità di riscontro sistematico della principale giurisprudenza in materia. Strutturalmente il lavoro presenta, in calce a ciascun articolo del testo normativo fondamentale di riferimento (decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231), annotazioni giurisprudenziali che, attraverso la schematizzazione affidata ad Indici tematici, facilitano l'approccio alle problematiche principali delle singole disposizioni, guidando il lettore verso una immediata comprensione di ciascuna disposizione alla luce dell'interpretazione giurisprudenziale. Nella seconda parte del volume, sono poi riportati i principali Codici di comportamento approvati, nonché una serie di documenti organici destinati a guidare gli operatori in sede applicativa (Linee guida applicative), in maniera da offrire concreti strumenti di supporto per le esigenze della prassi applicativa nei diversi settori interessati. Completa il volume una Bibliografia dei principali testi di dottrina afferenti l'organizzazione degli enti e le problematiche connesse in termini di responsabilità.
Cina e India: identità, Stato, territorio. Kashmir e Xinjiang, terre di confine sospese tra India, Cina, Pakistan e autodeterminazione
Vittorio Pagliaro
Libro: Libro in brossura
editore: Eurilink University Press
anno edizione: 2017
pagine: 336
L'India è oggi un prototipo di Stato multiculturale, una sorta di "federalismo irregolare" capace di intercettare la diversità? La Cina è una struttura ibrida, tra partito unico e capitale, centralista ma portatrice, volente o nolente, di pluralismo "geneticamente asimmetrico"? Due "architetture istituzionali" destinate a influenzare i modelli occidentali? Partendo dalle tradizioni filosofiche di due grandi paesi, il libro prova a entrare nell'anima di due territori, il Kashmir dall'India amministrato e la Regione Autonoma dello Xinjiang (Turkestan orientale) cinese. Luoghi straordinariamente estremi per posizione strategica, bellezza naturale, sentimento violento e contraddittorio, identità fragile e frazionata. Lo Stato dello Jammu, Kashmir e Ladakh, parte dell'Unione indiana; l'Azadi Kashmir e il Gilgit-Baltistan amministrati dal Pakistan; l'Aksai Chin e la Valle Shaksgam controllati dalla Repubblica popolare cinese, sono aree complesse di straordinaria importanza geopolitica e geostrategica, disputate da superpotenze nucleari, ma anche luoghi meravigliosi e crocevia di molteplici civiltà, abitati da differenti gruppi etnici, portatori di tradizioni, culture, linguaggi e religioni. In particolare la Valle del Kashmir amministrata dall'India, a maggioranza musulmana, presenta due motivi di tensione. Il primo di natura egemonica in cui grandi potenze si fronteggiano armate, lungo confini mai reciprocamente accettati, per il controllo del "tetto del mondo". Il secondo motivo di contrasto è tra autorità centrali e popolazioni locali che rivendicano l'autodeterminazione. Il governo indiano, ha gradualmente militarizzato l'area, una vera e propria occupazione secondo la popolazione locale, per difendersi da una duplice minaccia: esterna, rappresentata da Pakistan e Cina; interna, costituita dal separatismo alimentato, secondo Delhi, dallo stesso Pakistan, coinvolto nella cosiddetta "guerra indiretta". La Regione Autonoma dello Xinjiang è abitata in maggioranza dall'etnia uigura, di fede musulmana. Cospicui flussi migratori di cinesi Han, favoriti da una costante politica di controllo e assimilazione attuata dalle autorità centrali, hanno determinato conflitti identitari a sfondo autonomista e separatista, moltiplicatisi in modo preoccupante dal 2009 ad oggi. Conflittualità che ha una duplice valenza. Interna, laddove reiterati atti di natura terroristica o proto-terroristica, potrebbero indebolire l'unità del paese e incrinare l'idea di forza del partito unico. Esterna, in quanto frange più oltranziste, indottrinate e addestrate in territori turbolenti e incontrollati, tra Pakistan e Afghanistan, potrebbero andare a ingrossare le fila degli "eserciti islamisti", di varia natura e provenienza.
La vanità della forza. Gli articoli su «La Rassegna» di Bari (1943-1945)
Aldo Moro
Libro: Libro in brossura
editore: Eurilink University Press
anno edizione: 2017
pagine: 438
Torna, in una nuova veste, dopo quella anastatica e fuori commercio, voluta nel 1988 dall'Università di Bari, la raccolta degli articoli (46 in tutto) che Aldo Moro pubblicò su "La Rassegna", nell'arco del biennio 1943-1945. Ora l'intera collezione contempla una breve guida alla lettura per ogni singolo articolo, nonché la presenza diffusa di note esplicative. Forse un titolo aggressivo - del tipo "Quando Moro non era (ancora) democristiano" - avrebbe garantito all'insieme di questi contributi sparsi una maggiore efficacia evocativa. La loro lettura rivela il disagio o, più precisamente, l'insoddisfazione del giovane intellettuale cattolico per la fragilità della ripresa democratica, il vero cruccio per la crisi spirituale e politica del Paese, i segni di delusione per le incongruenze che sfibrano le scelte politiche del dopoguerra, anche ad opera delle nazioni vincitrici. Moro sorprende per lucidità di analisi e libertà di pensiero, come, ad esempio, agli inizi del 1945, quando risuona alto il suo "perché siamo all'opposizione". È severo nel giudicare uomini e fatti. Non tiene nascosta neppure la critica a un certo modo di essere dell'antifascismo: in lui prevale un'esigenza di purezza e verità, che trapassa nella speranza di veder edificata la nuova democrazia su principi di rigore morale e umanità. In questa produzione giornalistica, giocata a tutto campo e sull'onda di determinate emergenze, Moro riversa la sua preparazione giuridica - per la quale aveva già ottenuto la libera docenza presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Ateneo barese - e la sensibilità, religiosa e sociale, di una generazione cattolica, cresciuta all'ombra della Chiesa di due grandi Papi: Pio XI e, soprattutto, Pio XII. Il titolo scelto per questo volume riprende una testuale espressione di Moro: la "vanità della forza". Con essa si viene a identificare la tragica dialettica che avvolge la guerra, il cui sviluppo, affidato alla potenza delle armi e alla volontà di dominio sul mondo, non porta di solito a compimento le nobili premesse della giustizia e della libertà. È lecito, tuttavia, arguire come, sulla scorta di questo ragionamento, la vanità non si debba rintracciare nella sola dimensione straordinaria del conflitto armato, quanto piuttosto nella stessa normalità della vita politica. Ciò avviene, in conclusione, quando il bene comune e i valori della dignità umana perdono la loro centralità, sicché la lotta democratica declina fatalmente nella pretesa di misurare ogni cosa sulla base dei rapporti di forza, divenendo in assenza della giustizia un'espressione di "dura prepotenza".
Le sfide di Aung San Suu Kyi per la nuova Birmania
Cecilia Brighi
Libro: Libro in brossura
editore: Eurilink University Press
anno edizione: 2017
pagine: 262
Il libro illustra il difficile processo di transizione verso la democrazia di un paese: la Birmania, che sta uscendo da 50 anni di violenta dittatura militare e di conflitti armati interni. Dalla recente storia, al ruolo della carismatica leader Aung San Suu Kyi, che ha indissolubilmente catalizzato il consenso dell'intero Paese nella travolgente vittoria elettorale dell'NLD del novembre 2015, il libro affronta i nodi che la Lady birmana e il suo governo devono affrontare: a partire dalla riforma della Costituzione dei militari, dagli interessi economici e geopolitici che ruotano intorno a questo paese, strategico per lo sviluppo delle grandi reti commerciali e di comunicazione asiatiche: la via della seta marittima e di terra. Un paese incastonato tra due giganti: Cina e India, oggi sostenuto dalle istituzioni internazionali, USA e Unione Europea, dal sindacato birmano, nella realizzazione dello stato di diritto, del rispetto dei diritti umani e di investimenti responsabili per il lavoro dignitoso. Riconciliazione e pacificazione del Paese, federalismo, sono le prime sfide che Suu Kyi ha affrontato nella "21 st Century Panglong Peace Conference". Ancora più scottante e di difficile soluzione, il problema della minoranza mussulmana Rohingya, vittima di deportazioni interne e degli attacchi alimentati dall'organizzazione nazionalista buddhista Ma Ba Tha. In gioco oggi c'è il futuro di un importante paese e la possibilità di evitare il ripetersi degli errori commessi da altri paesi in crescita, che impedendo uno sviluppo inclusivo e responsabile, hanno prodotto un aumento della povertà e della esclusione sociale.
Dei delitti e delle pene 2.0
Alessandro Meluzzi, M. Meluzzi
Libro: Libro in brossura
editore: Eurilink University Press
anno edizione: 2017
pagine: 372
Cesare Beccaria pubblicava il suo libro più famoso nel lontano 1764. "Dei delitti e delle pene" è stato scritto oltre due secoli fa e alcune cose sono cambiate. Alcuni delitti sono rimasti gli stessi, altri sono mutati insieme alla società. Ecco perché vogliamo riproporre un saggio con lo stesso titolo con l'aggiunta di 2.0. Scrivendo il manuale, ci siamo resi conto però che l'eredità beccariana non è mutata nel tempo: "perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev'essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a' delitti, dettata dalle leggi". Dicevamo che alcuni delitti sono rimasti gli stessi, come la violenza contro le donne o l'abuso di minore, ma sono cambiati gli approcci giuridici nei loro confronti. Tuttavia, non si può pensare che il carcere sia l'unica istituzione che si occupa dei carnefici. Al di là della psichiatria e della psicopatologia forense, servono nuovi metodi per riabilitare i colpevoli, anche quelli che vengono considerati convenzionalmente esclusi da una possibile e funzionale riabilitazione, come i tossicodipendenti, i femminicidi e i pedofili. Insomma, "Dei delitti e delle pene 2.0" propone una disanima dei crimini attuali e avanza una proposta concreta per l'alternativa al carcere, che è oggi l'ultima istituzione totale.
Non fu un miracolo: l'Italia e il Meridionalismo negli anni di Giulio Pastore e Gabriele Pescatore. Testimonianze e riflessioni
Vincenzo Scotti, Sergio Zoppi
Libro: Libro in brossura
editore: Eurilink University Press
anno edizione: 2017
pagine: 214
Tra la fine degli anni cinquanta e l'inizio degli anni settanta, quando in tutto il mondo spirava vento di cambiamento, anche l'Italia visse una stagione di grande crescita economica, di profonde trasformazioni sociali e dei costumi, di importanti fervori culturali, di incisivi fermenti religiosi. L'Italia stava entrando nella modernità, nella laicità, nel sogno italiano. Di questa crescita convulsa ma anche ricca di contraddizioni, dove convivevano millenarie tradizioni e antichi costumi accanto alle spinte verso la modernità, ebbe parte significativa il Mezzogiorno d'Italia che visse la sua stagione migliore dall'unità politica del Paese. l'Italia intera e il suo Mezzogiorno progredivano virtuosamente. Si parlò di "miracolo italiano". Ma fu veramente un miracolo? Vincenzo Scotti e Sergio Zoppi - giovani ma fattivi testimoni di quegli anni, - in una serrata e appassionata conversazione - cercano di rispondere a questa domanda dando voce a due personalità dell'epoca: Giulio Pastore e Gabriele Pescatore, protagonisti di una stagione democratica partecipata, intensamente vissuta, decisamente innovativa, timonieri di avanzate politiche e azioni per il Mezzogiorno. Per la prima volta vengono rivelati fatti ed episodi di rilievo che illuminano il passato e riverberano la loro luce sui nostri giorni. Non solo un debito pagato dai due collaboratori di Pastore e di Pescatore: anche riflessioni e indicazioni da non trascurare per imprimere una svolta al presente. Perché quel miracolo, in realtà, fu il frutto di un grande lavoro progettuale di filosofi ed economisti - quasi tutti esponenti del nuovo meridionalismo - di valenti tecnici ed abili esperti, di politici appassionati che - tutti insieme - furono in grado di proporre agli italiani un sogno per cui valeva la pena spendersi. Un sogno che portò, l'Italia, a divenire la quinta potenza economica mondiale; i giovani, a sperimentare una società alle soglie della piena occupazione; il Mezzogiorno, a vivere una stagione che, finalmente, stava segnando una svolta nella sua crescita che, superando anche quella del Nord, contribuì allo sviluppo generale del Paese. Ma poi? Un imprevedibile smarrimento e un lento declino fino ai nostri giorni: la questione meridionale non era più al centro della agenda politica del Paese.
Crisi dell'eurozona: serve un ministro delle finanze?
Libro: Libro in brossura
editore: Eurilink University Press
anno edizione: 2016
pagine: 156
La Fondazione Economia "Tor Vergata", nell'ambito dell'attività del "Gruppo dei 20" e del Progetto "How to Revitalize Anaemic Europe" presenta, in questo volume, alcune proposte ed indicazioni dirette a contrastare la crisi dell'Eurozona. La crisi in atto ha molte ragioni, ma il fenomeno migratorio, l'aumento delle disuguaglianze, il ritardo della UE nell'adattarsi ai cambiamenti del quadro competitivo globale, si sono sovrapposti alla quasi stagnazione dell'economia e stanno creando spinte centrifughe e controversie tra i paesi europei, tanto consistenti da minacciare l'intera costruzione europea. La crescente alienazione di una parte importante della popolazione, in particolare del ceto medio, dalle Istituzioni politiche ed economiche europee ha dato luogo ad un malessere la cui manifestazione più importante ed esplicita è il risultato del referendum UK sulla Brexit. Non sappiamo ancora quale sarà l'assetto europeo che ne seguirà. Quel che è certo che siamo di fronte ad eventi che devono essere fronteggiati, se non vogliamo che si vanifichino gli sforzi fatti per tener assieme, almeno fino a ieri, i 28 paesi della UE. Non abbiamo ancora una risposta adeguata per l'insoddisfacente tasso di crescita dell'economia e per l'irrefrenabile fenomeno migratorio che, messi assieme, costituiscono una sfida difficile da affrontare. Sullo sfondo c'è la questione dello spazio fiscale comune e delle politiche macroeconomlche da adottare per fronteggiare la crisi. La recente proposta formulata dai Governatori delle Banche centrali di Francia e Germania, di un "Ministro europeo delle finanze", ha aperto un dibattito alimentato anche dal documento del MEF, "Una strategia europea condivisa per crescita, lavoro e stabilità". Questo volume, partendo da questi documenti, intende proporre una riflessione su quali siano le modalità economiche ed istituzionali attraverso le quali la EU potrà trovare una risposta ad una crisi che non è soltanto economica e sociale, ma è crisi degli stessi valori su cui essa è stata fondata.
Il paese dei papaveri. L'Afghanistan, la vita durante la Guerra. Un'esperienza diretta
Jolanda Brunetti
Libro: Libro in brossura
editore: Eurilink University Press
anno edizione: 2016
pagine: 141
Dal punto di vista militare e geopolitico, il teatro afghano rappresenta un punto di attrito con un'area instabile che si allarga alla regione e genera preoccupazione per la sicurezza internazionale. Dal vissuto della diplomatica italiana, responsabile per la riforma della giustizia in Afghanistan, emergono i temi scomodi alla base delle incomprensioni, politiche e culturali - all'interno dell'Alleanza e con le Istituzioni internazionali e locali - nonché dell'insufficienza di risposte, concrete ed adeguate, alla risoluzione della complessa questione afghana. Un variegato - talora ironico, amaro e divertente - excursus sul tessuto socio-culturale afghano nonché sul contributo degli sponsors occidentali, che rivela gli aspetti meno noti e più controversi della cooperazione nel Paese. Un ambiente, quello afghano, forte e diretto ma anche violento e ambiguo, così come affiora da una visione consapevole delle circostanze. Non c'è, né potrebbe esserci, un pronostico sugli sviluppi finali perché le vicende afghane sono legate alla complessità degli interessi in presenza, sia a livello locale che sul piano internazionale. Rimane la descrizione fedele di un panorama geopolitico che, nella storia recente, segnò - per primo - il ciclo dei grandi cambiamenti politico-militari della nostra epoca.
Il piano Juncker per l'Europa in crisi. Verso industria 4.0 e crescita verde?
Libro: Libro in brossura
editore: Eurilink University Press
anno edizione: 2016
pagine: 365
Le controversie tra i paesi europei in materia di immigrazione, di sicurezza e di gestione delle questioni esterne, assieme ai crescenti fenomeni di disaffezione verso Bruxelles, rischiano di mettere in discussione l'intera costruzione europea. Pur in questo contesto difficile, è però vero che una economia più solida di quella attuale, capace di ritrovare quelle condizioni di benessere ed equità, che sono state a suo tempo le condizioni di successo della EU, è una circostanza essenziale per la costruzione della nuova architettura europea, che appare oggi sempre più necessaria. L'economia europea da molto tempo soffre di una quasi stagnazione da cui non riesce ad uscire. L'Europa, nel 2015, ha reagito a questa situazione decidendo di avviare il cosiddetto Piano Juncker, che prevede investimenti per un totale di 315 miliardi e nasce dall'idea di fronteggiare la forte caduta degli investimenti che si è verificata negli anni della crisi. È difficile stimare se gli effetti del Piano sull'economia EU saranno quelli previsti, nei tempi stabiliti. Soprattutto alla luce degli avvenimenti successivi, è la stessa dimensione del Piano ad apparire insufficiente.
Globalization and new socio-political trends
Libro: Libro in brossura
editore: Eurilink University Press
anno edizione: 2016
pagine: 334
Costituzione materiale, costituzione formale e riforme costituzionali
Fabrizio Giulimondi
Libro: Libro in brossura
editore: Eurilink University Press
anno edizione: 2016
pagine: 215
Il volume è composto da due tipologie di riflessioni: una afferente il dibattito riguardante la dicotomia costituzione materiale/costituzione formale; l'altra, particolarmente attuale, sul testo della riforma costituzionale che sarà confermato o meno dal referendum che si celebrerà il prossimo autunno. Invero, la prima parte potrebbe apparire un esercizio di mera ginnastica intellettuale e culturale, se non fosse che è proprio l'approfondimento della tematica inerente l'esistenza o meno di una costituzione sostanziale a condurre, fatalmente, il mondo politico e istituzionale al ripetuto tentativo di modificare la Costituzione repubblicana del 1948. La ricerca si concentra su quanto la costituzione legale sia cambiata e siffatto mutamento sia stato forgiato dalla presenza dì una costituzione non scritta che si è andata a formare fra le pieghe dei rapporti e delle dinamiche relazionali fra Parlamento, Governo, Presidente del Consiglio, Presidente della Repubblica, magistratura e Corte Costituzionale; quanto l'osmosi tra le fonti del diritto interno e quelle comunitarie abbiano contribuito alla formazione di una costituzione materiale che reclami una forma appropriata; quanto l'interpretazione evolutiva giurisprudenziale costituzionalmente orientata, sino ai limiti della creatività, abbia dato vita a nuove norme costituzionali, finanche addirittura contrastanti con quelle attualmente in vigore; quanto la trasposizione dell'opzione politica in dettato legislativo tramite l'utilizzo delle regole della tecnica legislativa possa aver dato corpo alla costruzione di una costituzione vivente sebbene priva di affioramento esterno. La costituzione materiale così come concepita dal Mortati nel 1940 ha assunto nel trascorrere del tempo interpretazioni, orientamenti, valutazioni di tenore anche diametralmente opposti alla sua primigenia concezione. L'economia e la finanza nazionale e sovranazionale potrebbero concretare una vera costituzione, seppur non scritta, dotata parimenti di piena dignità giuridica e capace dì sollecitare gli ordinamenti a fornirsi di nuove vestigia costituzionali, a partire da diverse e più agili modalità di approvazione degli atti normativi. La disamina negli ultimi capitoli si incentra su quanto la riforma Renzi-Boschi abbia accolto queste istanze originate dalla costituzione materiale ed economico-finanziaria. Lo sforzo del lavoro è supportato da rilevazioni statistiche particolarmente aggiornate dì provenienza governativa e parlamentare, mentre le approfondite argomentazioni sono analizzate alla luce delle teoriche proposte dalle più autorevoli ed avvedute correnti di pensiero dottrinario costituzionalista e giuspubblicista. Lo scritto è interpolato anche da suggestioni scaturenti da altre discipline scientifiche.
#Exit. Europa, Mediterraneo, Mezzogiorno, riforme. La futura agenda politica nazionale ed internazionale, tra spinte populiste, integrazione ed innovazione
Gianni Pittella, Sergio Ragone
Libro: Libro in brossura
editore: Eurilink University Press
anno edizione: 2016
pagine: 146
L'Europa dopo la Brexit, l'immigrazione, il terrorismo e la stabilità nel Mediterraneo, le prospettive per il nostro Mezzogiorno, l'impegno dell'Italia sulle le riforme: questi i temi affrontati da Gianni Pittella nella ampia e articolata intervista pubblicata in questo volume. Nel rispondere alle domande incalzanti del giornalista Sergio Ragone, Pittella analizza i problemi con una visione prospettica e sempre positiva e ribadendo l'impegno dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici (S & D), di cui è Presidente, a lavorare per il cambiamento di rotta dell'Unione Europea, per la definizione di politiche comuni europee su tutti i temi più scottanti e determinanti per la salvezza dell'Europa. Alle tre soluzioni esposte dall'economista A. O. Hirschmann di fronte alla crisi: voice, loyalty ed exit (che sembra la soluzione più tentatrice in questo momento storico), Pittella ne aggiunge un'altra, change. Bisogna cambiare il sistema, non abbattere il sistema, non rovinare la democrazia europea. Questo non è tempo di ordinarietà; questo è tempo di emergenza. Quindi, bisogna cambiare. L'idea di Pittella è che si salva l'Europa se si cambia l'Europa...

