Marsilio Arte
I giardini di Venezia
Toto Bergamo Rossi
Libro: Libro rilegato
editore: Marsilio Arte
anno edizione: 2024
pagine: 296
Segreti, protetti e nascosti: sono i giardini di Venezia, protagonisti del volume illustrato edito da Marsilio Arte e curato da Toto Bergamo Rossi, direttore dell’associazione Venetian Heritage con Marco Bay, architetto paesaggista. I testi firmati dai due autori del volume, accompagnati dai suggestivi scatti di Marco Valmarana, guidano il lettore alla scoperta di queste gemme verdi, luoghi privilegiati in cui natura, arte e storia si intrecciano. Il volume costituisce un vero e proprio viaggio tra i giardini di Venezia, dai più sontuosi custoditi nei palazzi nobiliari affacciati sul Canal Grande a quelli più vernacolari delle isole della laguna, raccolti e presentati sistematicamente attraverso un’indicizzazione per sestieri. La fioritura primaverile, l’opulenza estiva, i colori dell’autunno, le nebbie e il gelo invernali vengono catturati in maniera inedita in una serie di foto ricche di dettagli e di emozioni, che svelano il verde segreto veneziano attraverso le stagioni. Le parole di Toto Bergamo Rossi, grande appassionato di giardini, raccontano l’evoluzione e la storia del giardino a Venezia, indagando le sue peculiarità e le sfide di questo ambiente naturale con la pietra, con le maree, nel tentativo di integrarsi armoniosamente con la conformazione della città, la storia dei luoghi e dei palazzi. Marco Bay, architetto paesaggista che si occupa di restauro di giardini storici, analizza una serie di aspetti più tecnici che spaziano dalla botanica alla storia, fino all’architettura del paesaggio. A un excursus storico che racconta lo sviluppo e i cambiamenti che nel corso dei secoli hanno interessato il giardino veneziano, l’autore affianca nozioni tecniche e riflessioni su cosa significhi possedere uno spazio verde a Venezia. A chiusura del volume, Bay firma un saggio in cui immagina e propone dieci nuovi formati di giardino attraverso i quali tramandare l’eredità botanica di Venezia, in un rimando di esperienze passate e sperimentazioni future.
The gardens of Venice
Toto Bergamo Rossi
Libro: Libro rilegato
editore: Marsilio Arte
anno edizione: 2024
pagine: 256
Segreti, protetti e nascosti: sono i giardini di Venezia, protagonisti del volume illustrato edito da Marsilio Arte e curato da Toto Bergamo Rossi, direttore dell’associazione Venetian Heritage con Marco Bay, architetto paesaggista. I testi firmati dai due autori del volume, accompagnati dai suggestivi scatti di Marco Valmarana, guidano il lettore alla scoperta di queste gemme verdi, luoghi privilegiati in cui natura, arte e storia si intrecciano. Il volume costituisce un vero e proprio viaggio tra i giardini di Venezia, dai più sontuosi custoditi nei palazzi nobiliari affacciati sul Canal Grande a quelli più vernacolari delle isole della laguna, raccolti e presentati sistematicamente attraverso un’indicizzazione per sestieri. La fioritura primaverile, l’opulenza estiva, i colori dell’autunno, le nebbie e il gelo invernali vengono catturati in maniera inedita in una serie di foto ricche di dettagli e di emozioni, che svelano il verde segreto veneziano attraverso le stagioni. Le parole di Toto Bergamo Rossi, grande appassionato di giardini, raccontano l’evoluzione e la storia del giardino a Venezia, indagando le sue peculiarità e le sfide di questo ambiente naturale con la pietra, con le maree, nel tentativo di integrarsi armoniosamente con la conformazione della città, la storia dei luoghi e dei palazzi. Marco Bay, architetto paesaggista che si occupa di restauro di giardini storici, analizza una serie di aspetti più tecnici che spaziano dalla botanica alla storia, fino all’architettura del paesaggio. A un excursus storico che racconta lo sviluppo e i cambiamenti che nel corso dei secoli hanno interessato il giardino veneziano, l’autore affianca nozioni tecniche e riflessioni su cosa significhi possedere uno spazio verde a Venezia. A chiusura del volume, Bay firma un saggio in cui immagina e propone dieci nuovi formati di giardino attraverso i quali tramandare l’eredità botanica di Venezia, in un rimando di esperienze passate e sperimentazioni future.
Anselm Kiefer. Angeli caduti
Libro: Libro rilegato
editore: Marsilio Arte
anno edizione: 2024
pagine: 192
Mito, filosofia, misticismo e poesia. Sono solo alcune delle tappe che compongono lo sfaccettato percorso artistico del tedesco Anselm Kiefer, celebrato nel volume Anselm Kiefer. Angeli caduti, edito da Marsilio Arte in occasione dell’omonima mostra ospitata a Palazzo Strozzi dal 22 marzo al 21 luglio 2024. L’esposizione, curata dal direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi Arturo Galansino, è stata realizzata e ideata insieme al grande maestro tedesco. Il percorso permette al visitatore di ammirare sia lavori storici, come il collage di xilografie Hortus Philosophorum (Il giardino dei filosofi, 1997-2011), sia nuove produzioni inedite, come Engelssturz (Caduta dell’angelo, 2022-2023), opera creata appositamente per il cortile del palazzo fiorentino. Angeli caduti indica «l’intera umanità, e i suoi drammi anche (e soprattutto) contemporanei», come suggerisce Giuseppe Morbidelli, presidente della Fondazione Palazzo Strozzi. La mostra mira a restituire la vitale complessità dell’arte di Kiefer, celebrandone l’intreccio tra figura e astrazione, natura e artificialità, creazione e distruzione. L’esordio sulla scena artistica tedesca di Kiefer si colloca alla fine degli anni Sessanta, con opere che hanno segnato tra le prime una riflessione sulla storia della Seconda Guerra Mondiale e sull’eredità emotiva e culturale della Germania. Da qui è iniziato un percorso artistico in cui si uniscono forme, allegorie e figure che riflettono su identità, poesia, vicende storiche e correnti filosofiche. Il catalogo della mostra Anselm Kiefer. Angeli caduti, edito da Marsilio Arte è frutto della stretta collaborazione tra il maestro stesso, il suo Studio, il grafico Peter Willberg, la casa editrice e Palazzo Strozzi. Il volume, curato da Galansino con la storica dell’arte Ludovica Sebregondi, si apre con la Conversazione tra Kiefer e Galansino registrata il 16 ottobre 2023 a Croissy, nello studio dell’artista. Il testo è accompagnato dalle immagini di un servizio fotografico realizzato in quell’occasione e da un raro scatto di Kiefer a Palazzo Strozzi intorno al 1969-1970, durante una gita universitaria. Segue il contributo del teologo, sociologo e filosofo Klaus Dermutz, dedicato a Creazione e caduta, con una riflessione sul tema degli “angeli caduti” nelle opere della mostra, alla luce delle implicazioni filosofiche, letterarie, con particolare attenzione alla cultura tedesca. Arturo Galansino dedica il suo saggio ad Anselm Kiefer a Palazzo Strozzi, percorrendo le sale della mostra, affrontando le tematiche ricorrenti nel suo lavoro e le complesse stratificazioni di significati. L’artista come critico è il contributo del testo di Maurizio Ferraris, professore di Filosofia all’università di Torino, dove Kiefer ha ricevuto la laurea honoris causa nel 2014. Segue un ricco portfolio con la riproduzione in grande formato delle opere in mostra. Chiudono il catalogo la corposa Biografia di Ludovica Sebregondi, arricchita da rare fotografie fornite dallo Studio, e una selezione delle principali mostre personali. Con la sua arte, Kiefer riflette sui temi della memoria, del mito, della guerra e dell’esistenza attraverso l’uso di pittura, scultura, fotografia e installazione. Ogni produzione artistica esprime il rifiuto del limite, nella monumentalità e nella potenza della materialità, ma soprattutto nell’infinita ricchezza di risorse con le quali sonda le profondità della memoria e del passato.
Anselm Kiefer. Fallen Angels
Libro: Libro rilegato
editore: Marsilio Arte
anno edizione: 2024
pagine: 192
Mito, filosofia, misticismo e poesia. Sono solo alcune delle tappe che compongono lo sfaccettato percorso artistico del tedesco Anselm Kiefer, celebrato nel volume Anselm Kiefer. Angeli caduti, edito da Marsilio Arte in occasione dell’omonima mostra ospitata a Palazzo Strozzi dal 22 marzo al 21 luglio 2024. L’esposizione, curata dal direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi Arturo Galansino, è stata realizzata e ideata insieme al grande maestro tedesco. Il percorso permette al visitatore di ammirare sia lavori storici, come il collage di xilografie Hortus Philosophorum (Il giardino dei filosofi, 1997-2011), sia nuove produzioni inedite, come Engelssturz (Caduta dell’angelo, 2022-2023), opera creata appositamente per il cortile del palazzo fiorentino. Angeli caduti indica «l’intera umanità, e i suoi drammi anche (e soprattutto) contemporanei», come suggerisce Giuseppe Morbidelli, presidente della Fondazione Palazzo Strozzi. La mostra mira a restituire la vitale complessità dell’arte di Kiefer, celebrandone l’intreccio tra figura e astrazione, natura e artificialità, creazione e distruzione. L’esordio sulla scena artistica tedesca di Kiefer si colloca alla fine degli anni Sessanta, con opere che hanno segnato tra le prime una riflessione sulla storia della Seconda Guerra Mondiale e sull’eredità emotiva e culturale della Germania. Da qui è iniziato un percorso artistico in cui si uniscono forme, allegorie e figure che riflettono su identità, poesia, vicende storiche e correnti filosofiche. Il catalogo della mostra Anselm Kiefer. Angeli caduti, edito da Marsilio Arte è frutto della stretta collaborazione tra il maestro stesso, il suo Studio, il grafico Peter Willberg, la casa editrice e Palazzo Strozzi. Il volume, curato da Galansino con la storica dell’arte Ludovica Sebregondi, si apre con la Conversazione tra Kiefer e Galansino registrata il 16 ottobre 2023 a Croissy, nello studio dell’artista. Il testo è accompagnato dalle immagini di un servizio fotografico realizzato in quell’occasione e da un raro scatto di Kiefer a Palazzo Strozzi intorno al 1969-1970, durante una gita universitaria. Segue il contributo del teologo, sociologo e filosofo Klaus Dermutz, dedicato a Creazione e caduta, con una riflessione sul tema degli “angeli caduti” nelle opere della mostra, alla luce delle implicazioni filosofiche, letterarie, con particolare attenzione alla cultura tedesca. Arturo Galansino dedica il suo saggio ad Anselm Kiefer a Palazzo Strozzi, percorrendo le sale della mostra, affrontando le tematiche ricorrenti nel suo lavoro e le complesse stratificazioni di significati. L’artista come critico è il contributo del testo di Maurizio Ferraris, professore di Filosofia all’università di Torino, dove Kiefer ha ricevuto la laurea honoris causa nel 2014. Segue un ricco portfolio con la riproduzione in grande formato delle opere in mostra. Chiudono il catalogo la corposa Biografia di Ludovica Sebregondi, arricchita da rare fotografie fornite dallo Studio, e una selezione delle principali mostre personali. Con la sua arte, Kiefer riflette sui temi della memoria, del mito, della guerra e dell’esistenza attraverso l’uso di pittura, scultura, fotografia e installazione. Ogni produzione artistica esprime il rifiuto del limite, nella monumentalità e nella potenza della materialità, ma soprattutto nell’infinita ricchezza di risorse con le quali sonda le profondità della memoria e del passato.
World Press Photo 2024
Libro: Libro rilegato
editore: Marsilio Arte
anno edizione: 2024
pagine: 208
"Connettere il mondo alle storie che contano” è lo slogan di quest’anno del World Press Photo Award, che riconosce e celebra, da quasi settant’anni, le migliori immagini di fotogiornalismo dell’anno. Selezionate da una giuria internazionale indipendente tra oltre 60mila candidature provenienti da 130 paesi, le opere vincitrici sono raccolte nel catalogo World Press Photo 2024 edito da Marsilio Arte. In questa pubblicazione toccante e talvolta sconvolgente, le fotografie mettono in luce il meglio del giornalismo visivo dell’ultimo anno. Suddivise in categorie tematiche, le immagini raccontano la profondità e la complessità del lavoro fotogiornalistico, mettendo il lettore a diretto contatto con immagini sensazionali, a volte scioccanti, che raccontano il nostro mondo e i problemi che la nostra società affronta quotidianamente. Quest'anno sono 33 i fotografi premiati, con 32 progetti che offrono una varietà di prospettive da tutto il mondo e testimoniano gli eventi che hanno caratterizzato l’anno appena trascorso. In un momento in cui la verità è contestata e spesso messa in discussione, le fotografie premiate raccontano storie coraggiose e offrono preziosi spunti di riflessione. Dalle zone di guerra alla lotta per i diritti civili, dall’emancipazione politica all’impatto visibile della crisi climatica queste immagini testimoniano l’importanza del fotogiornalismo e della fotografia documentaria. A vincere il premio per la stampa mondiale è A Palestinian Woman Embraces the Body of Her Niece del fotografo palestinese Mohammed Salem, già vincitore di precedenti edizioni del World Press Photo Award. Salem descrive questa foto come un «momento potente e triste che riassume il senso più profondo di ciò che stava accadendo nella Striscia di Gaza». L’immagine mostra Inas Abu Maamar (36 anni) che culla il corpo di sua nipote Saly (5 anni), uccisa insieme alla madre e alla sorella quando un missile israeliano ha colpito la loro casa a Khan Younis, Gaza. L’opera è stata scelta dalla giuria per la cura e il rispetto della composizione, un racconto visivo allo stesso tempo metaforico e letterale di una perdita inimmaginabile.
Lucia Veronesi. La desinenza estinta
Libro: Libro in brossura
editore: Marsilio Arte
anno edizione: 2024
pagine: 128
Una civiltà resa afona dalle rimozioni: questo lo sguardo contemporaneo che Lucia Veronesi (Mantova, 1976) descrive in La desinenza estinta, un progetto artistico incentrato sulla cancellazione culturale che spazia tra scienza, linguaggio e attivismo. Vincitore della dodicesima edizione (2023) di Italian Council, programma che promuove l’arte contemporanea italiana nel mondo, l’opera entrerà nelle collezioni civiche del Museo Ca’ Pesaro di Venezia. La desinenza estinta consiste in una riflessione sul rapporto tra la storia della scienza al femminile, le implicazioni sociopolitiche, la botanica e l’estinzione del linguaggio. Tre sono le componenti del progetto, complementari ma allo stesso tempo autonome: un grande arazzo jacquard, che riassume l’esito della ricerca d’archivio svolta dall’artista tra il 2023 e il 2024; un’installazione video che documenta il processo creativo dell’opera; il volume Lucia Veronesi. La desinenza estinta, edito da Marsilio Arte a cura di Paolo Mele e Claudio Zecchi, rispettivamente direttore e direttore artistico di Ramdom, e dall’artista stessa. Questi tre elementi dialogano tra di loro e si integrano l’uno con l’altro, creando così una narrazione visiva che attraverso collage, disegni e foto di archivio evoca immagini del passato e solleva interrogativi sul presente, in cui le illustrazioni sono le vere protagoniste e il filo narrativo del racconto. La pubblicazione ripercorre le ricerche compiute da Lucia Veronesi tra Londra, Zurigo e Trondheim, offrendo un vero e proprio strumento di ricerca che accompagna il lettore in un viaggio visivo complementare al lavoro sviluppato con l’arazzo e il video. Apre il volume il contributo firmato da Veronesi La desinenza estinta, in cui viene illustrato e approfondito l’omonimo progetto artistico. L’opera, infatti, si sviluppa su tre livelli: il primo si ispira a uno studio sulle lingue indigene e sulla perdita delle conoscenze medicinali condotto da Rodrigo Càmara-Leret e Jordi Bascompte dell’Università di Zurigo. Il secondo livello riguarda le donne che si sono occupate di botanica dal Settecento al Novecento, ossia le scienziate e artiste-illustratrici che hanno raccolto esemplari di piante ignote contribuendo alla loro classificazione, catalogazione e studio. Il terzo livello del progetto si ispira ad Hannah Ryggen, un’importante artista norvegese del Novecento che nei suoi arazzi seppe far convergere istanze politiche e soluzioni formali, portando la tecnica della tessitura ai gradi più sofisticati dell’arte contemporanea. Segue il saggio dell’antropologo Manfredi Bortoluzzi, La foresta delle parole perdute. Arte e antropologia nella Desinenza estinta di Lucia Veronesi, un’indagine sulla multidisciplinarità e sul rapporto tra arte e antropologia nell’opera di Veronesi. Il filosofo, curatore e teorico d'arte contemporanea Marco Senaldi condensa in La desinenza in A. La desinenza estinta di Lucia Veronesi e l’eclissi della memoria una riflessione sullo stretto legame tra linguaggio e denominazione botanica, e del contributo delle donne nello studio di questa scienza. I prati della conoscenza è il saggio di Solveig Lønmo, in cui la storica dell’arte e curatrice norvegese analizza la pratica creativa dell’artista tessile Hannah Ryggen (1894-1970) e la sua influenza sull’arazzo che compone il progetto di Veronesi. Completano il catalogo l’indice delle immagini e una raccolta di brevi biografie delle esploratrici, botaniche e illustratrici citate nel volume.
Il segno dell’arte nelle imprese. Le collezioni corporate italiane per l’arte moderna e contemporanea
Libro: Libro rilegato
editore: Marsilio Arte
anno edizione: 2024
pagine: 288
Con la pubblicazione di "Il segno dell’arte nelle imprese", Confindustria presenta una mappatura delle collezioni di opere di arte moderna e contemporanea delle aziende italiane, sottolineando il loro impegno nella promozione e nella valorizzazione della scena artistica italiana e internazionale. Edito da Marsilio Arte, il volume documenta la ricchezza di un patrimonio artistico – spesso poco conosciuto – legato allo sviluppo industriale del Paese, mettendo in luce il ruolo delle imprese italiane come promotori di produzione e ricchezza culturale. La curatrice Ilaria Bonacossa, in collaborazione con la curatrice e critica d’arte Marianna Agliottone, lo storico dell’arte Costantino D’Orazio e la giornalista Marilena Pirrelli, ha selezionato un nucleo di aziende impegnate in maniera attiva in progetti di mecenatismo per le arti visive. Il progetto, lanciato dal Gruppo Tecnico Cultura di Confindustria, promuove e incentiva una rappresentanza imprenditoriale consapevole come motore di crescita non solo economica ma anche civile, sociale e culturale. Uno dei modi più affascinanti, e al momento anche meno valorizzati, con cui le imprese portano avanti il proprio impegno per l’arte è il collezionismo corporate, che consente di migliorare il benessere organizzativo, i rapporti di filiera e di fornitura e di consolidare l’empatia con la propria comunità. Il primo passo per sostenere concretamente questi patrimoni d’arte privati è conoscere da vicino le opere di valore custodite dalle imprese. Il volume si concentra su collezioni di arte moderna e contemporanea italiana e internazionale, con opere di artisti affermati ed emergenti. Non vengono censite soltanto le corporate art collection ma, in un’ottica più ampia e in una possibile prospettiva internazionale, viene evidenziato anche l’impegno che moltissime imprese portano avanti per sostenere l’arte e i giovani artisti. Partendo dalle passioni culturali degli imprenditori, il progetto promuove una grande operazione culturale e comunicativa per valorizzare il patrimonio artistico e la sua rivitalizzazione, anche in chiave contemporanea, attraverso i talenti degli artisti e il sostegno dei privati.
L'arte prima dell'arte
Philippe Descola
Libro: Libro rilegato
editore: Marsilio Arte
anno edizione: 2024
pagine: 80
Solo una minuscola isola nell’oceano di raffigurazioni che l’uomo ha realizzato nei millenni può definirsi arte nel senso che oggi attribuiamo al termine. In questa indagine, a cavallo tra antropologia, archeologia e storia, Philippe Descola rivoluziona il nostro modo di guardare all’arte. Non identifica stili o correnti; non studia le circostanze filosofiche, sociali o economiche, le motivazioni estetiche o psicologiche alla base della figurazione, ma compone un inventario delle varie forme di «incarnazione» con cui gli esseri umani hanno rappresentato e rappresentano il sovrasensibile. Alcune di esse mettono radicalmente in discussione le nostre abituali categorie di pensiero, in particolare l’opposizione tra natura e cultura su cui si è costruita la moderna concezione del mondo. Non rappresentano l’incarnazione del Dio monoteista ma quella degli spiriti, delle divinità plurali e intermedie che interagiscono connettendo, e spesso confondendo, l’umano e il non umano. L’antropologo francese commenta tali forme muovendosi tra secoli, continenti e popolazioni, dall’Amazzonia alla Siberia, dall’Himalaya all’Australia. Questo viaggio attraverso le manifestazioni del sovrasensibile rappresentate dall’«arte prima dell’arte» si conclude alle soglie del contemporaneo. Di quale invisibile le creazioni più originali di oggi sono l’incarnazione? E in che modo l’arte può aiutarci ad affrontare la questione dell’Antropocene?
Jean Cocteau. La rivincita del giocoliere
Libro: Libro rilegato
editore: Marsilio Arte
anno edizione: 2024
pagine: 176
Brillante, sorprendente e poliedrico. È Jean Cocteau (1889-1963), artista francese che ha lasciato un segno come disegnatore, regista, scenografo, muralista, designer di gioielli e di abiti. La poesia, tratto fondante del suo inconfondibile stile, è caratterizzata da atmosfere mitologiche e circensi e da una scrittura spiazzante che accompagnerà sempre la sua infinità di creazioni nei campi più disparati. In occasione della prima retrospettiva in Italia dedicata all’artista, allestita alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, esce per Marsilio Arte il libro Jean Cocteau. La rivincita del giocoliere di Kenneth E. Silver, con un saggio di Blake Oetting (Orfeo, due e più volte: i riverberi queer di Jean Cocteau). Lo spazio espositivo è anche un omaggio all’amicizia che legò l’artista a Peggy Guggenheim. Fu lui, infatti, a incoraggiare la giovane collezionista ad aprire nel 1938 la galleria londinese Guggenheim Jeune. Guggenheim ricambiò il sostegno ospitando più opere di Cocteau, all’epoca amico e consulente artistico di Marcel Duchamp. Da quel momento l’artista iniziò a frequentare la casa della mecenate newyorchese a Venezia, a Palazzo Vernier dei Leoni, innamorandosi della città. Guggenheim ribadì più volte che la parola era un mezzo di espressione che Cocteau utilizzava con virtuosismo da acrobata. La rivincita del giocoliere è un richiamo alla sua abilità di riuscire ad attraversare gli ambiti più disparati con uno sguardo trasversale, capace di cogliere e mettere in relazione l’estetica e la storia. Nel suo primo libro, La spaccata, lo stesso Cocteau si dice affascinato dagli artisti delle giostre e del circo, tanto che più avanti, a carriera avviata, inserirà due acrobati e un prestigiatore cinese nel libretto del balletto Parade, e il mago Merlino in I cavalieri della tavola rotonda. Fonte inesauribile di creatività e visioni, il genio di Cocteau si manifesta nei romanzi, tra cui Il libro bianco, in film come Il sangue di un poeta, con Lee Miller nei panni di una statura greca che prende vita, e nella Macchina infernale, rivisitazione dell’Edipo Re, solo per citare alcuni dei suoi capolavori. Cocteau stesso si racconta definendosi «una menzogna che dice sempre la verità»: nella sua opera si serve regolarmente del mito per presentare una storia e allo stesso tempo «riempirla di codici, costringendo il pubblico ad andare alla ricerca di ciò che è nascosto, come giocasse a nascondino». La rivincita del giocoliere abbraccia la versatilità per cui l’artista è stato spesso criticato dai suoi contemporanei, ripercorrendo lo sviluppo della sua estetica e i momenti chiave della sua vita tumultuosa attraverso opere create con tecniche e mezzi differenti. Una selezione di disegni evidenzia la centralità del desiderio e della sensualità che contraddistinsero sempre la sua arte.
Jean Cocteau. The juggler's revenge
Libro: Libro rilegato
editore: Marsilio Arte
anno edizione: 2024
pagine: 176
Brillante, sorprendente e poliedrico. È Jean Cocteau (1889-1963), artista francese che ha lasciato un segno come disegnatore, regista, scenografo, muralista, designer di gioielli e di abiti. La poesia, tratto fondante del suo inconfondibile stile, è caratterizzata da atmosfere mitologiche e circensi e da una scrittura spiazzante che accompagnerà sempre la sua infinità di creazioni nei campi più disparati. In occasione della prima retrospettiva in Italia dedicata all’artista, allestita alla Collezione Peggy Guggenheim di Venezia, esce per Marsilio Arte il libro Jean Cocteau. La rivincita del giocoliere di Kenneth E. Silver, con un saggio di Blake Oetting (Orfeo, due e più volte: i riverberi queer di Jean Cocteau). Lo spazio espositivo è anche un omaggio all’amicizia che legò l’artista a Peggy Guggenheim. Fu lui, infatti, a incoraggiare la giovane collezionista ad aprire nel 1938 la galleria londinese Guggenheim Jeune. Guggenheim ricambiò il sostegno ospitando più opere di Cocteau, all’epoca amico e consulente artistico di Marcel Duchamp. Da quel momento l’artista iniziò a frequentare la casa della mecenate newyorchese a Venezia, a Palazzo Vernier dei Leoni, innamorandosi della città. Guggenheim ribadì più volte che la parola era un mezzo di espressione che Cocteau utilizzava con virtuosismo da acrobata. La rivincita del giocoliere è un richiamo alla sua abilità di riuscire ad attraversare gli ambiti più disparati con uno sguardo trasversale, capace di cogliere e mettere in relazione l’estetica e la storia. Nel suo primo libro, La spaccata, lo stesso Cocteau si dice affascinato dagli artisti delle giostre e del circo, tanto che più avanti, a carriera avviata, inserirà due acrobati e un prestigiatore cinese nel libretto del balletto Parade, e il mago Merlino in I cavalieri della tavola rotonda. Fonte inesauribile di creatività e visioni, il genio di Cocteau si manifesta nei romanzi, tra cui Il libro bianco, in film come Il sangue di un poeta, con Lee Miller nei panni di una statura greca che prende vita, e nella Macchina infernale, rivisitazione dell’Edipo Re, solo per citare alcuni dei suoi capolavori. Cocteau stesso si racconta definendosi «una menzogna che dice sempre la verità»: nella sua opera si serve regolarmente del mito per presentare una storia e allo stesso tempo «riempirla di codici, costringendo il pubblico ad andare alla ricerca di ciò che è nascosto, come giocasse a nascondino». La rivincita del giocoliere abbraccia la versatilità per cui l’artista è stato spesso criticato dai suoi contemporanei, ripercorrendo lo sviluppo della sua estetica e i momenti chiave della sua vita tumultuosa attraverso opere create con tecniche e mezzi differenti. Una selezione di disegni evidenzia la centralità del desiderio e della sensualità che contraddistinsero sempre la sua arte.
Willem de Kooning e l'Italia
Libro: Libro rilegato
editore: Marsilio Arte
anno edizione: 2024
pagine: 256
Artista intenso, avventuroso e inquieto, profondamente influenzato dall’ambiente circostante e attento agli stimoli del quotidiano, Willem de Kooning (Rotterdam, 1904 – New York, 1997) fu una delle personalità più rivoluzionarie e influenti del ventesimo secolo. In occasione della mostra Willem de Kooning e l’Italia allestita nello spazio dedicato alle mostre temporanee alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, Marsilio Arte pubblica un catalogo ad approfondimento dei vari aspetti del rapporto tra l’artista e l’Italia con la sua arte. L’esposizione, aperta al pubblico dal 17 aprile al 15 settembre 2024 in concomitanza con la 60° Biennale Internazionale d’Arte, è curata dallo storico dell’arte Gary Garrels e dal direttore della Anish Kapoor Foundation Mario Codognato ed è il primo progetto espositivo che analizza l’influenza dei soggiorni italiani di de Kooning sulle sue successive opere. Riunendo circa 75 lavori appartenenti al periodo che va dalla fine degli anni Cinquanta fino agli anni Ottanta, come i celebri Door to the River, A Tree in Naples e Villa Borghese dipinti nel 1960 a New York, la retrospettiva si presenta come la più grande di de Kooning mai organizzata in Italia. Willem de Kooning ebbe un intenso rapporto con l’Italia e con l’eredità dell’arte italiana. Come ricorda il curatore Garrels, «già negli anni Quaranta gli affreschi pompeiani del Metropolitan Museum of Art di New York, risalenti al I secolo a.C., influirono in modo diretto sulla sua pittura». L’artista fece il suo primo viaggio in Italia solo nel 1959: un breve soggiorno a Venezia e una visita di poche ore a Roma lo colpirono a tal punto da farlo tornare nella capitale nel 1969, dove si trattenne per qualche mese. Questi due soggiorni in Italia ebbero un profondo impatto sul suo lavoro, ma ad oggi non sono mai stati considerati con la dovuta attenzione e completezza: Willem de Kooning e l’Italia è la prima monografia ad esplorare questi due capitoli della sua vita e la loro influenza sulla sua carriera. Il catalogo si apre con il contributo Willem de Kooning e l’Italia: un’introduzione firmato da Garrels, una panoramica sulla carriera di de Kooning dagli anni Cinquanta agli Ottanta in cui vengono inserite e contestualizzate alcune delle opere dell’artista olandese. Segue The Italian Hours di Mario Codognato, saggio che approfondisce il tema centrale della mostra e del catalogo, ossia il rapporto dell’artista con l’Italia e la sua arte. In De Kooning e la tradizione dell’arte, la storica dell’arte Anna Coliva analizza la pratica artistica del pittore olandese individuando gli stimoli e le influenze che hanno contribuito a delineare la sua peculiare cifra stilistica. Arricchiscono ulteriormente il catalogo una bibliografia essenziale e una lista delle esposizioni, rendendolo uno strumento indispensabile per un’esaustiva conoscenza dell’artista.
Willem de Kooning and Italy
Libro: Libro rilegato
editore: Marsilio Arte
anno edizione: 2024
pagine: 256
Artista intenso, avventuroso e inquieto, profondamente influenzato dall’ambiente circostante e attento agli stimoli del quotidiano, Willem de Kooning (Rotterdam, 1904 – New York, 1997) fu una delle personalità più rivoluzionarie e influenti del ventesimo secolo. In occasione della mostra Willem de Kooning e l’Italia allestita nello spazio dedicato alle mostre temporanee alle Gallerie dell’Accademia di Venezia, Marsilio Arte pubblica un catalogo ad approfondimento dei vari aspetti del rapporto tra l’artista e l’Italia con la sua arte. L’esposizione, aperta al pubblico dal 17 aprile al 15 settembre 2024 in concomitanza con la 60° Biennale Internazionale d’Arte, è curata dallo storico dell’arte Gary Garrels e dal direttore della Anish Kapoor Foundation Mario Codognato ed è il primo progetto espositivo che analizza l’influenza dei soggiorni italiani di de Kooning sulle sue successive opere. Riunendo circa 75 lavori appartenenti al periodo che va dalla fine degli anni Cinquanta fino agli anni Ottanta, come i celebri Door to the River, A Tree in Naples e Villa Borghese dipinti nel 1960 a New York, la retrospettiva si presenta come la più grande di de Kooning mai organizzata in Italia. Willem de Kooning ebbe un intenso rapporto con l’Italia e con l’eredità dell’arte italiana. Come ricorda il curatore Garrels, «già negli anni Quaranta gli affreschi pompeiani del Metropolitan Museum of Art di New York, risalenti al I secolo a.C., influirono in modo diretto sulla sua pittura». L’artista fece il suo primo viaggio in Italia solo nel 1959: un breve soggiorno a Venezia e una visita di poche ore a Roma lo colpirono a tal punto da farlo tornare nella capitale nel 1969, dove si trattenne per qualche mese. Questi due soggiorni in Italia ebbero un profondo impatto sul suo lavoro, ma ad oggi non sono mai stati considerati con la dovuta attenzione e completezza: Willem de Kooning e l’Italia è la prima monografia ad esplorare questi due capitoli della sua vita e la loro influenza sulla sua carriera. Il catalogo si apre con il contributo Willem de Kooning e l’Italia: un’introduzione firmato da Garrels, una panoramica sulla carriera di de Kooning dagli anni Cinquanta agli Ottanta in cui vengono inserite e contestualizzate alcune delle opere dell’artista olandese. Segue The Italian Hours di Mario Codognato, saggio che approfondisce il tema centrale della mostra e del catalogo, ossia il rapporto dell’artista con l’Italia e la sua arte. In De Kooning e la tradizione dell’arte, la storica dell’arte Anna Coliva analizza la pratica artistica del pittore olandese individuando gli stimoli e le influenze che hanno contribuito a delineare la sua peculiare cifra stilistica. Arricchiscono ulteriormente il catalogo una bibliografia essenziale e una lista delle esposizioni, rendendolo uno strumento indispensabile per un’esaustiva conoscenza dell’artista.

