Passigli
Festa e altre poesie. Testo russo a fronte
Sergej Gandlevskij
Libro: Copertina morbida
editore: Passigli
anno edizione: 2017
pagine: 137
"Festa e altre poesie" raccoglie una ricca selezione dell'opera poetica di uno dei maggiori poeti russi contemporanei, Sergej Gandlevskij. La sua poesia, fiorita negli ultimi anni dell'epoca sovietica e dunque a contatto con le esperienze del "samizdat" dell'undeground moscovita, costruisce un originale ponte con la grande poesia russa dell'Ottocento e del primo Novecento, e tanti sono i richiami espliciti a poeti, da Puskin e Lermontov a Mandel'stam e Chodasevic; mentre un certo tono beffardo e malinconico, e la spregiudicatezza con cui l'io-personaggio si getta nel mondo possono forse avvicinarlo a Sergej Esenin. Ma con Gandlevskij si afferma una personalità poetica nuova, forte e originale, da un lato molto incline alla vita e alla lingua di tutti i giorni, dall'altro profondamente meditativa e di rara eleganza formale nella sua ostinata ricerca lessicale e nella sua grande consapevolezza metrica. Come ha scritto egli stesso: «Né la bellezza delle immagini né la profondità di pensiero potrebbe salvare una poesia, se il lettore non provasse semplicemente gioia a pronunciarne le strofe o perfino i versi».
Due Camere un Parlamento. Per far funzionare il bicameralismo
Libro: Copertina morbida
editore: Passigli
anno edizione: 2017
pagine: 181
Il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 è andato com'è andato. Ma i problemi principali sono rimasti. Tra questi (oltre alla ripartizione dei poteri e ai rapporti fra Stato e Regioni), quello di razionalizzare il nostro faticoso bicameralismo. Un referendum fallito non preclude nuovi tentativi di ammodernare il nostro sistema istituzionale anche attraverso modifiche del testo costituzionale. Ma intanto occorre far funzionare meglio le istituzioni che abbiamo, con la Costituzione che abbiamo. Questo libro propone, da un lato, rimedi contro le inutili duplicazioni, i tempi morti, l'ostruzionismo degli «interessi», le differenze irragionevoli tra Camera e Senato. Rispetta però, dall'altro lato, il vincolo costituzionale di fondo: la possibilità, offerta dal bicameralismo paritario, del «ripensamento» e del miglioramento delle decisioni politiche, sottoposte, tutte, alla valutazione e all'approvazione di due diverse assemblee. Questo duplice binario si percorre riscoprendo l'originario cardine della Costituzione: quello di un Parlamento «unitario», anche se articolato in due rami. Due Camere dunque, ma un solo Parlamento. Riscoprendo questa chiave, è possibile la semplificazione delle procedure parlamentari: quasi un «uso monocamerale» del bicameralismo.
Vita di infanzia nell'età vittoriana. Il mondo dei bambini Drummond (1827-1832)
Susan Lasdun
Libro: Copertina rigida
editore: Passigli
anno edizione: 2017
pagine: 94
L'infanzia nella prima metà dell'Ottocento è stata studiata dagli storici solo in maniera episodica e frammentaria, indice questo anch'esso della condizione secondaria riconosciuta ai bambini in tale epoca. Universalmente considerata come una semplice fase nello sviluppo verso l'età adulta, da attraversare il più rapidamente possibile, la sua natura effimera appariva troppo insignificante per meritare di essere analizzata e tramandata. Rare sono pertanto le fonti primarie, ed ancor più rari i documenti di mano degli stessi bambini. Le illustrazioni dipinte dai piccoli Drummond offrono, pertanto, uno scorcio unico del mondo nel quale essi vissero: la stanza degli studi, con la sferza e il "backboard" in dolorosa mostra; i giuochi turbolenti; o una semplice danza in salotto. Le scene e le persone raffigurate dai bambini, assieme a vari scritti della loro cugina Fanny Drummond, ci permettono di cogliere alcuni degli atteggiamenti allora prevalenti nei confronti dell'infanzia, e di afferrare come gli stessi bambini percepissero il proprio mondno. Al tempo stesso, le illustrazioni ci offrono una grande fierezza di dettagli, dalla foggia degli abiti alle abitudini della servitù, rilevatori di come questi piccoli contemporanei della regina Vittoria siano stati educati a divenire tipici protagonisti dell'età che da ella prese nome.
I venerdì santi. Poesie 2012-2016
Silvio Mignano
Libro: Copertina morbida
editore: Passigli
anno edizione: 2017
pagine: 121
"L'originalità e la potenza della nuova fatica poetica di Mignano risiedono proprio nel non dare punti di appiglio al lettore, il quale è costretto a uno sforzo intellettuale notevole per inseguire le volute del poeta. Ma non è proprio questo che chiediamo alla buona letteratura? Non le chiediamo di sollevarci dall'ordinario, di costringerci a riflettere, di portarci in universi figurativi e mentali lontani dalla trita banalità del quotidiano? Se la risposta a tali domande è affermativa, e non potrebbe essere diversamente, 'I Venerdì Santi' è una lettura da non mancare, e rappresenta la risposta più eloquente a chi si ostina a proclamare l'esaurimento del ruolo della poesia in questo misero mondo globalizzato." (Dalla prefazione di Claudio Giovanardi)
Paradigma di esse
Evaristo Seghetta Andreoli
Libro: Copertina morbida
editore: Passigli
anno edizione: 2017
pagine: 99
"Quando, pochi anni fa, Evaristo Seghetta Andreoli mi chiese di scrivere sulla sua poesia, mi si presentò come un autore nuovo, che mi invitasse ad avventurarmi in un bosco di parole che fino ad allora l'aveva abitato e chiedeva di essere espresso. E in effetti ogni poeta che vuole essere tale deve dare voce a un suo lucus o nemus. E così mi avventurai, con la perplessità che destano gli autori nuovi perché, come scrisse Henry David Thoreau: 'Sono allarmato quando capita che ho camminato un paio di chilometri nei boschi solo con il corpo, senza arrivarci anche con lo spirito'. Ma qui, il bosco inteso come 'primordiale sede dell'uomo', urgeva per 'fare anima', nell'essere, appunto anemos, vento che traversa la vita, che è vita e chiamava al dialogo lo spirito del lettore. E ogni volta che leggo una sua poesia sento vibrare il mistero del suo bosco perché, come scrisse San Bernardino di Chiaravalle: 'Troverai più nei boschi che nei libri. Gli alberi e le rocce ti insegneranno cose che nessun maestro ti dirà'. E qui, per noi, il riferimento è chiaramente al lucus di cui sopra. Ora Seghetta Andreoli ha scaltrito il suo linguaggio in un rapporto con la pagina come se fosse un fotogramma filmico, un'immagine ferma e insieme scorrevole del proprio divenire, dove il corpo stesso vibra nella sua dinamica, dà forma e sostanza al corpus del verso e della strofa che egli disperde oppure trattiene in un rapporto di universale empatia. E partecipa alla danza del bosco originario, anche se, scrive: 'Chi sia il giardiniere / non l'ho mai saputo..'. Pure: 'Sono io parte del tutto, mai come adesso... / Deus sive Natura. E Lui si rivela'. Ed è sempre questo mondo ancestrale, scoperto nel viaggio dell'ulisside, a dare un senso al cuore e al discorso. Così volentieri ci perdiamo con lui nei ritmi nuovi, asciutti, imprevedibili di questa ultima opera, perché, citando ancora Henry David Thoreau: 'Perdersi nei boschi, in qualsiasi momento, è un'esperienza sorprendente e memorabile, e insieme preziosa'. È questo un viaggio, in un 'lucus' che è anche, per l'autore, un etrusco 'luk', ed una 'sorpresa' che allarga nel lettore il respiro dell'anima." (dalla nota di Franco Manescalchi)
Il cugino Henry
Anthony Trollope
Libro: Copertina morbida
editore: Passigli
anno edizione: 2017
pagine: 269
Tra i romanzi di Anthony Trollope, "Il cugino Henry" (1879) non ha l'ampiezza dei più noti e popolari, e tuttavia riesce a presentare in forma più concentrata i temi a lui più cari, nonché quella sua arte 'positiva' del narrare che ne costituisce una delle principali peculiarità. Accolto all'epoca della sua apparizione da una critica entusiastica, che lo definì un abilissimo studio di caratteri, Il cugino Henry prende le mosse dall'enigmatica sparizione del testamento di un possidente gallese, Indefer Jones, che mette a dura prova la psicologia dei due parenti possibili eredi: la giovane Isabel Broderick, che viveva con lo zio, ma che aveva il difetto, per il possidente, di avere un cognome diverso dal suo, e Henry Jones, un commesso che vive a Londra, che ha sì il suo stesso cognome, ma che lui disprezzava... Come scrive Oddone Camerana nella prefazione, «a differenza di Dickens, Trollope non vedeva le cose in modo pittorico e grottesco; a differenza di Thackeray, non vedeva le cose in modo satirico o, come George Eliot, in modo filosofico e trascendentale. Trollope ritraeva il mondo che vedeva, armato della severità e dell'intransigenza propria di un'arte nascente e a lui contemporanea: la fotografia. Ma nei suoi calmi e meticolosi quadri già si agitano le cupe fatalità proprie di un imminente fine secolo».
Il duello
Anton Cechov
Libro: Libro in brossura
editore: Passigli
anno edizione: 2017
pagine: 153
“Il duello” (1891) è certamente tra i capolavori della narrativa di Anton Cechov (1860-1904), e forse il lungo racconto che più di ogni altro possiede le caratteristiche di un vero romanzo. Protagonisti sono due giovani, Laevskij e von Koren, quasi due opposti per temperamento e cultura. Il primo ha tutti i tratti di un discendente di quella ricca galleria di "uomini superflui" che venne inaugurata nella letteratura russa da Puskin e da Lermontov; il secondo, invece, pare un'emanazione diretta di quelle teorie di impronta darwinista che ebbero larga fortuna, anche in Russia, nella seconda metà dell'Ottocento. E non va dimenticato che anche ne “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij, che iniziarono ad essere pubblicati poco più di una decina di anni prima, c'è, magari sottotraccia ma costante, una netta polemica nei confronti di quel darwinismo sociale tendente a giustificare la prevalenza del più forte sul debole. Intorno alle figure dei due giovani, ruotano gli altri personaggi, a cominciare dalle due protagoniste femminili, Nadezda Fédorovna e Mar'ja Konstantinovna, la prima tutta persa nella sua vanità, la seconda letteralmente intrisa di una convenzionalità sconcertante. Come scrive Marilena Rea nella prefazione: «Il duello è la storia di una contesa tra due uomini, è lo scontro ideologico tra le grandi teorie ottocentesche sull'uomo, è un'immensa partita a due che si gioca contemporaneamente su più livelli, fino alla resa finale che, per quanto priva di quei colpi di scena che l'autore aveva così in odio, risulta comunque inaspettata e, soprattutto, inconsueta nel panorama della produzione cechoviana».
Il senso del cielo. Poesie (1955-2006)
Takano Kikuo
Libro: Copertina morbida
editore: Passigli
anno edizione: 2017
pagine: 203
"Il senso del cielo" raccoglie poesie e altri testi, in parte inediti anche in Giappone, di Kikuo Takano, uno dei massimi poeti giapponesi del secondo Novecento, molto amato anche in Italia, dove ha soggiornato a lungo. L'antologia si snoda attraverso cinquant'anni, a partire da quelli più tremendi del disastro nipponico post-bellico; fin dall'inizio la voce di Takano, formatasi all'ombra dei maestri taoisti e zen ma anche sulle tracce di poeti e pensatori europei come T. S. Eliot e Heidegger, colpisce per un suo tono asciutto e antisentimentale, ma non per questo meno vibrante di umanità: "io sono il narratore", scrive Takano, "ma sono anche colui che ascolta". Forse proprio quella dell'ascolto è la dimensione più forte e originale di questa poesia, l'ascolto non come semplice ricezione, ma come capacità di essere insieme alle cose e, nello stesso tempo, di farne scaturire la verità contro l'assedio feroce dell'inautentico; solo così, infatti, potremo mantenere aperta la nostra anima "alla luce alta e segreta del mondo". Ed è questa la vera missione della parola poetica, che Takano persegue con coerenza assoluta: "siamo radicati nelle parole, e siamo sulla terra per custodirle". Con uno scritto di Walter Siti e una testimonianza di Osvaldo Menegaz.
A quale ritmo, per quale regnante
Riccardo Olivieri
Libro: Copertina morbida
editore: Passigli
anno edizione: 2017
pagine: 79
"Il lettore di questo libro di Riccardo Olivieri si prepari ad ascoltare una voce originale di poeta che mescola insieme tenerezza e forza, amore e malinconia, esperienza e memoria, che sa toccare tanti toni, costeggiare tanti linguaggi, ma che è profondamente fedele al nocciolo etico della propria ispirazione. Olivieri vive la sua poesia, e la sua vita, come un viaggio che nelle domande semplici e eterne di un figlio al proprio padre, trova il suo senso e la sua verità." (Dalla presentazione di Giuseppe Conte)
Dopo l'inverno e altri racconti indediti
Kate Chopin
Libro: Libro in brossura
editore: Passigli
anno edizione: 2017
pagine: 155
Introdotti da una breve riflessione dell'autrice, “Dopo l'inverno” raccoglie una serie di racconti che vengono per la prima volta tradotti in italiano. Si tratta di storie esemplari del mondo di questa grande scrittrice, nelle quali i lettori potranno ritrovare i suoi temi principali, in particolare le difficoltà nei rapporti tra i sessi, il nuovo senso di ribellione e autonomia delle donne, e, insieme, i problemi connessi alla questione razziale, in quella Louisiana creola che faticava ancor più di altri Stati americani a riconoscere il processo di integrazione dei neri avviato dopo la Guerra Civile. Ancora una volta questi racconti mostrano come la lontana e "piccola" Louisiana di Kate Chopin si allarghi fino a costituire un campionario di personaggi e di situazioni che restano ancora oggi all'ordine del giorno, e in nessun modo confinate a quello spicchio di mondo, come l'attualità della nostra Europa continua a insegnarci, spesso purtroppo tragicamente.
Il dio di New York
Luigi Fontanella
Libro: Copertina morbida
editore: Passigli
anno edizione: 2017
pagine: 276
New York 1910: Pasquale D'Angelo, un giovane sedicenne di origine abruzzese, sbarca a Ellis Island insieme con il padre e un gruppo di suoi compaesani in cerca di fortuna. L'impatto con il "nuovo mondo" è durissimo, fra i più traumatici tramandati dai nostri emigranti, e allo stesso tempo, per Pasquale - divenuto ben presto "Pascal" - magnetico ed elettrizzante. Se infatti la sua è una storia simile a quella di tanti altri nostri connazionali, sospinti dall'indigenza a lasciare il loro paese, per Pascal l'America si rivelerà anche una sorta di "terra promessa" poetica, perché giorno dopo giorno, notte dopo notte, libro dopo libro, scoprirà che la nuova ed estranea lingua di cui deve faticosamente impadronirsi per poter sopravvivere sarà anche la lingua in cui comincerà a scrivere le sue poesie, la lingua della poesia, come l'aveva potuta leggere nelle opere degli amati Shelley e Keats nella Public Library di New York. Luigi Fontanella, uno dei massimi esperti di migrazione italiana negli Stati Uniti, in questo suo romanzo ha voluto ricostruire questa incredibile storia, avvalendosi sì dei documenti ritrovati e delle opere stesse di Pascal D'Angelo, ma soprattutto ricostruendo gli ambienti della sua vita, a cominciare dai piccoli paesi dell'Abruzzo del primissimo Novecento, per finire nella durissima realtà americana dell'epoca, dove Pascal lancerà la sua sfida alla città di New York e all'impietoso 'dio' che la governa.
Viaggio ai confini dell'impero
Joseph Roth
Libro: Libro in brossura
editore: Passigli
anno edizione: 2017
pagine: 129
Il volume raccoglie i reportages del Rotti giornalista scritti in occasione dei viaggi che egli fece nel corso degli anni Venti come inviato speciale per alcuni tra i maggiori quotidiani tedeschi. L'autore approfondisce l'universo multiforme dell'Europa orientale: la Galizia, sua terra natale, l'Ucraina, la Polonia, la Bosnia e la Serbia. Questi resoconti sono appassionanti testimonianze di un mondo ormai scomparso, che offre ancora oggi spunti di grande attualità. Centrale è il crollo della monarchia austroungarica con le sue conseguenze politiche, linguistiche e di appartenenza ad un solo grande popolo. Con il suo inconfondibile stile e la capacità di descrivere in profondità persone e cose, Roth restituisce al lettore le diverse realtà sociali e politiche, l'opposizione tra città e campagna, la pluralità delle minoranze linguistiche ed etniche, mostrando al tempo stesso come egli, diventato 'apolide', uno “Heimatlos”, abbia l'occasione, viaggiando, di prendere nuovamente coscienza delle sue radici ed origini. E così nel rappresentare la Galizia come un paesaggio devastato dalla guerra, egli lo trasforma in un emozionale spazio della memoria, riscoprendo l'essenza degli ebrei orientali e ponendo l'accento sui valori umani e culturali di questa parte d'Europa.

