Einaudi: Saggi
La ragazza che inventò il kabuki e altre storie
Maria Teresa Orsi, Fabio Sebastiano Tana
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 176
Una mal sopporta la vita di Corte e dialoga con la luna; una sperimenta quanto sia effimera la gloria e si chiude nel silenzio
Un saper leggero. Breve storia dell'eccesso di informazione
Xavier Nueno
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 192
Siamo sommersi dalle informazioni
La cultura del femminicidio
Ivan Jablonka
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 248
Le tristi cronache attuali, ormai purtroppo quasi quotidiane, hanno imposto l'emergere di una parola che prima non eravamo sol
Atlante del Medioevo. Dalla caduta di Roma all'anno Mille in 90 mappe
John Haywood
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 352
Come nasce l'Occidente? Quali popoli, religioni, imperi e fratture hanno dato forma all'identità europea? Cinque secoli e più
Cucire universi. Perché le arti minori e femminili non esistono
Domitilla Dardi
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 368
Uncinetto, maglia, taglio e cucito, cucina, arredo, origami sono argomenti perlopiù relegati fra le materie non professionali
Mark Rothko. Riparare il mondo
Annie Cohen-Solal
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 280
Mark Rothko è uno degli artisti piú importanti e amati dello scorso secolo; le sue opere, potenti e misteriose, continuano ad
Bandiera nera. Forma tragica e guerra civile
Franco Moretti
Libro
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 200
La tragedia è, per Franco Moretti, il dispositivo con cui l'Occidente ha dato forma al conflitto piú intimo e distruttivo: la
Sull'antisemitismo
Mark Mazower
Libro: Libro in brossura
editore: Einaudi
anno edizione: 2026
pagine: 384
Di cosa parliamo, storicamente, quando parliamo di antisemitismo? Si può difendere l’idea di uno Stato palestinese o attaccare le politiche israeliane senza essere etichettati come antisemiti? Essere critici verso il sionismo rende automaticamente antisemiti? È consentito paragonare Israele al Sudafrica o, se vogliamo, al Terzo Reich? Gli ebrei possono dire cose che i non ebrei non possono dire? Chi può parlare a nome degli ebrei e chi no? Viviamo in una tempesta perfetta di incomprensione che soffoca il dibattito e inibisce una discussione ragionevole – oltre a impedire qualsivoglia autentico progresso. Mark Mazower ci mostra in modo chiaro e accurato come siamo arrivati a questo punto, cercando di fare luce piuttosto che attribuire colpe e responsabilità. Nel 1879 il giornalista tedesco Wilhelm Marr annunciò la nascita di una Lega degli antisemiti che si proponeva di impedire che agli ebrei fosse concessa una piena uguaglianza giuridica. Fu coniato così un sostantivo astratto: «antisemitismo». Il termine si è poi tristemente diffuso a livello globale con l’ascesa di Adolf Hitler e con il piano di sterminio del popolo ebraico portato avanti dai nazisti. Oggi decine di Paesi sono impegnati a combattere l’antisemitismo, ed esistono specifiche task force internazionali il cui compito è quello di sradicarlo. Nello stesso tempo, tuttavia, il consenso sul significato del termine tocca il suo minimo storico e vengono accusate di antisemitismo persone delle più svariate tendenze, dai seguaci del suprematismo bianco al segretario generale dell’Onu. Un tempo le cose erano meno complicate. In passato il nemico era senza dubbio l’estrema destra, da cui provenivano gli stereotipi razzisti, le teorie della cospirazione e il negazionismo dell’Olocausto. Adesso però la situazione è molto cambiata. Più di quattro quinti degli ebrei vivono in due Paesi, Israele e gli Stati Uniti, e questi ultimi garantiscono la supremazia militare del primo. Gli ebrei sono a tutti gli effetti considerati «bianchi» e per i movimenti anticoloniali la questione palestinese è sempre più rilevante. E le accuse di antisemitismo colpiscono la sinistra più che la destra. Eppure fino a mezzo secolo fa nessuno si sarebbe sognato di associare all’antisemitismo le critiche mosse allo Stato di Israele, mentre oggi le due cose vengono di continuo sovrapposte, a volte strumentalmente, a volte no. La stessa parola ha assunto un nuovo significato, con il rischio di diventare un’accusa generica usata per delegittimare posizioni legittime, delegittimandosi a sua volta. Mark Mazower, uno dei maggiori storici mondiali, ci offre una guida chiara e imparziale che mette in prospettiva la confusione del presente per dipanare una delle questioni più urgenti del contemporaneo.
Rifare il mondo. Le età dell’avanguardia
Vincenzo Trione
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 592
Nessuna parola caratterizza l’arte contemporanea più di «avanguardia». Al punto da essere diventata, paradossalmente, sinonimo di arte in generale. Come se non si potesse più dare gesto artistico che non fosse «d’avanguardia». Ma è ancora così? Di cosa parliamo quando ricorriamo a questa categoria? Duchamp e Picasso, de Chirico e Warhol, Koons e Hirst, Hockney e Kentridge. Vincenzo Trione accompagna il lettore in un viaggio che non solo tocca alcuni tra i più grandi «continenti» degli ultimi centocinquant’anni (dal futurismo al dadaismo, dalla Metafisica al surrealismo, dalla Pop Art al postmoderno), ma che ci mostra come le promesse dell’avanguardia vivano oggi in territori inattesi: nel cinema, nella moda, nella musica pop, nei videogame, nei “writers”, nell’attivismo di Ultima Generazione… Ovunque bruci ancora la voglia di «rifare il mondo». Concetto centrale dell’arte contemporanea, eppure idea sfuggente, contraddittoria e intimamente inafferrabile, l’avanguardia si è nutrita di antagonismo e di utopia, ha rifiutato il passato, ha cercato costantemente il nuovo, il dissonante, l’inaudito. Cosa ne è, oggi, di quella carica eversiva e scandalosa? Sopravvive come spirito diffuso, trasversale e inconsapevole, che contamina il quotidiano ben oltre i confini dell’“artworld”. L’ardimento futurista, la provocazione dadaista, la sospensione metafisica e l’onirismo surrealista sembrano riemergere, in forma attenuata, quasi atmosferica, nei videoclip, nei videogame, nei concerti, nelle sfilate di moda, nei graffiti, nei tatuaggi. Attraverso un racconto che intreccia analisi storica, critica culturale e passaggi autobiografici, Vincenzo Trione compone una sorprendente drammaturgia teorica che attraversa il Novecento e si spinge fino al presente, mettendo in scena opere, gesti, manifesti e protagonisti di realtà solo apparentemente distanti – dall’arte al cinema, dall’architettura alla moda, dal design alla musica, dai “writers” agli attivisti di Ultima Generazione. “Rifare il mondo” rilancia una domanda decisiva: è ancora possibile oggi rifare il mondo attraverso l’arte?
Album Morante
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 208
«E adesso, o voi che avete ascoltato queste canzoni, perdonatemi se sospiro ripensando a quanto era stata semplice la mia vita» (Da “Il mondo salvato dai ragazzini”). Elsa Morante raccontata attraverso fotografie, manoscritti, lettere e documenti inediti: a quarant’anni dalla sua scomparsa, un viaggio per immagini dentro la vita e l’opera di una delle più grandi scrittrici del Novecento. «Si dice che l’idea di questo album risalga al novembre del 1985. Dopo il funerale di Elsa Morante – così mi ha raccontato Goffredo Fofi – alcuni amici hanno pensato di raccogliere insieme le molte fotografie che erano in casa Morante, ritenendo che se ne potesse fare un bel libro commemorativo. La curatela di questo album fu affidata da subito a Patrizia Cavalli, che negli anni ci ha lavorato molto, a più riprese. È lei ad aver raccolto le fotografie, compilato una parte delle didascalie, segnato molti crediti fotografici, messo insieme dati e documenti utili. Ma credo che – al di là della pigrizia, a cui imputava ogni sua mancanza – il suo progetto fosse, in verità, troppo ambizioso. Attraverso le numerose immagini raccolte, infatti, Patrizia Cavalli non voleva semplicemente fare un “Album Morante”, con fotografie e dati biografici. Patrizia aspirava a molto di più: voleva anzitutto sottrarre Elsa alla morte, voleva salvarla. In che modo? Restituendo attraverso le immagini e la scrittura qualcosa di reale, di vivo, di impermeabile al tempo cronologico, simile a un’immagine assoluta di Elsa Morante. È possibile sottrarre qualcuno alla morte? Non lo so. Ma so che questo è il motivo per cui il libro ha tardato così tanto a uscire, negli anni, nella ricerca continua ed esasperata di una chiave che permettesse “la visione totale” di Elsa Morante in tutta la sua variegata e contraddittoria ricchezza, gioiosa e dolorosa. Io senz’altro non potevo adempiere un compito così arduo. Mi sono accontentato di comporre un album fotografico, limitandomi quasi esclusivamente ad affiancare le fotografie presenti ad alcuni testi, privilegiando quelli meno noti. Ho cercato, tuttavia, di restare vagamente fedele all’idea originaria, o almeno di non tradirla troppo: ho ceduto (poco) alla cronologia; sono caduto (ogni tanto) nella biografia; ho (raramente) interpretato, nonostante le mie dichiarate e ripetute intenzioni di non farlo. Ma mi sono sforzato di non restituire mai un’immagine letterale, riduttiva di Elsa Morante. Ho cercato cioè di evocarla piuttosto che di descriverla, sperando che fosse lei ad apparire secondo le sue proprie inclinazioni. E la mia domanda, la formula ricorrente di questo rito necromantico celebrato mediante immagini e parole, non è stata tanto: “Chi sei?”, ma piuttosto: “Come sei?” Qui, infatti, nel suo modo di vivere, nei modi in cui Elsa Morante era se stessa, mi è parso che ci fosse qualcosa di più importante di tutti i dati biografici e di tutte le interpretazioni critiche sulla sua opera. Il modo in cui Elsa Morante ha vissuto – mi sembra che questo sia ciò che le sopravvive e che resta a noi, e forse è proprio ciò che è possibile, qui, vedere e salvare» (Emanuele Dattilo).
Nutrirsi. Storia di un gesto umano
Jenny Linford
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 256
Una sontuosa storia illustrata del cibo e del nostro rapporto con la cucina, dall’antico Egitto ai moderni bistrot.
Come scoprire il Graal. Storie di cavalieri, occultisti, cercatori
Claudio Lagomarsini
Libro: Libro rilegato
editore: Einaudi
anno edizione: 2025
pagine: 224
Il Graal non si trova: si scopre e basta, e chi si ostina a cercarlo senza aver ricevuto la chiamata deve rassegnarsi a non trovarlo. Il problema, casomai, è che nel corso della storia le chiamate sono state fin troppe. E così i presunti Graal si sono moltiplicati: chi si è trovato fra le mani un calice d’argento affiorato tra le sabbie del deserto; chi un bacile di smeraldo guadagnato come bottino di guerra in Terrasanta; chi ancora un piatto nascosto in un ruscello e rivelato da una misteriosa voce celeste. Antiquari newyorkesi, cavalieri crociati, archeologi e, ancora, occultisti dell’Inghilterra vittoriana, esperti di arabo medievale, ufficiali del Terzo Reich: Claudio Lagomarsini scrive l’epopea, allo stesso tempo rigorosa e avventurosa, di questi «cercatori», e del loro irresistibile oggetto del desiderio. Chi desidera rivendicare la scoperta del Graal deve dimostrare che l'oggetto ritrovato è compatibile con l'epoca del Cristo storico. Inoltre, poiché di calici e altri recipienti antichi sono pieni i musei, lo scopritore di turno deve poter allegare al ritrovamento una narrazione che spieghi come e perché il Graal è venuto a trovarsi proprio dove lo si è riportato alla luce. Ma prima ancora di tutto questo, che cos'è il Graal? Perché alcuni autori medievali lo descrivono come un calice per l'eucarestia, mentre altri ne parlano come di un generico vassoio, e altri ancora lo identificano con il piatto usato da Gesú per consumare l'agnello pasquale? In che rapporto stanno i romanzi cavallereschi con le fonti storiche che menzionano le reliquie dell'Ultima Cena? Claudio Lagomarsini - filologo, specialista di materia arturiana e scrittore - ripercorre in un saggio narrativo la storia delle più significative scoperte del Graal rivendicate dal Medioevo ai nostri giorni. I profili degli scopritori non potrebbero essere più vari. Non tutti, però, sono riusciti a convincere gli esperti di aver scoperto il vero Graal. E chi in una certa epoca ha superato la prova, ha poi dovuto fare i conti con il progresso delle conoscenze scientifiche e storiche, che in alcuni casi hanno rimesso in dubbio scoperte passate in giudicato. In definitiva, che cosa sappiamo oggi dei Graal finora ritrovati? Ce n'è almeno uno che ha superato con successo tutti gli accertamenti?

