Gilgamesh Edizioni: Ishtar. Poesia
Antologia
Giorgio Corvi
Libro: Libro in brossura
editore: Gilgamesh Edizioni
anno edizione: 2016
pagine: 256
Ho scavato a fondo nella terra non ho trovato che ossa e spezzoni di ossa, ricordi e frantumi di ricordi ad esse appesi; radici secche, e tra i vermi foglie morte, tante foglie morte. Le foglie morte
Antologia. Premio nazionale di poesia Terra di Virgilio. 2ª edizione
Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio
editore: Gilgamesh Edizioni
anno edizione: 2016
pagine: 128
Giò Ferri, critico della poesia, parla di questa come errori del silenzio, di poesia come rischio (intellettuale). Afferma poi che la poesia dice l'invisibile e che è il dio della parola insensata, intendendo con tale aggettivo il contrario del dire comune, prammatico, ovvero quello tipico della comunicazione (di massa) che oggi è scarna, formale e spesso avara di sostanza creativa sotto il profilo letterario. Il poeta cerca verità ineffabili, si impegna a forgiare un "nuovo idioma". Il suo fare introduce l'idea della sperimentazione, linguistica e di senso, come anima dinamica della poesia stessa. Questa è dunque, come di fatto è sempre stata, madre dell'invenzione. Tale ruolo dell'espressione lirica risulta decisivo ai fini del processo artistico, proprio come, in altri campi, l'invenzione stessa è foriera di progressi nello sviluppo scientifico.
Foglie d'ortica
Lilli Sanna
Libro: Libro in brossura
editore: Gilgamesh Edizioni
anno edizione: 2016
pagine: 80
Foglie d'autunno / sbiaditi ricordi / delle farfalle / nel sole della primavera. / Punge gli occhi / il vento della malinconia / al calore dell'abbraccio / del tuo albero lontano / le cui forti radici / trafiggono / il mio tempo.
Il tempo e le maree
Emidio Montini
Libro
editore: Gilgamesh Edizioni
anno edizione: 2016
pagine: 80
La creazione produce la creazione come la foresta alimenta il fuoco. Si ramificano gli esseri e le cose, come lampi durante un temporale. Attraverso la parola l'ignoto si riappropria del suo regno, usando il noto come tela, come rete: il ragno e la sua preda, felici insieme e la preda e il ragno, perché tali senza uncino, senza arpione. Il canto della terra, i suoi tifoni, il placido maggese, il sogno d'ognuno che fa le vele tese, il silenzio delle vette e delle metropoli il rumore: germina dovunque il fertile quartiere, non dorme il Divino nemmeno nel dolore. Nel Dove riposa la parabola del Quando, si raggruma il Sempre nell'acino dell'Ora. Incompreso il Suo respiro riempie il Tempo e le Maree: un bilione di parole non ne spiega un attributo, non basta un'orda a calpestare un granello del Suo suolo. E non chiedere di vederne il Volto! non volerlo! Ti si potrebbe rivelare e canuto farti il capo, farti cadere i denti: la potenza che l'adorna è graffito scolpito vivo nella carne, bipolare è la Sua gloria, nella Storia senza Storia.
Terre incolte
Nadia Alberici
Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio
editore: Gilgamesh Edizioni
anno edizione: 2016
pagine: 112
"Le poesie della Alberici sono di impatto emotivo forte, sia per la bellezza e delicatezza delle immagini che per la ricchezza e l'intensità lessicale. Notevole, in particolare, la capacità di variare sul tema dell'essere creatura insieme alle creature, che vive la dimensione orizzontale dell'incanto, al livello dello sguardo dei vegetali e degli animali, quasi che l'autrice provasse lo stesso stupore e lo stesso terrore di fronte all'immensità del cosmo che, pur non essendo fatto a misura dei minuscoli esseri che lo abitano, ne rinnova ad ogni risveglio il sentimento panico di sentirsi briciola del tutto. La gioia di essere nel tempo è impastata di inquietudine e spavento. E la chiave di tante liriche credo sia proprio questa meraviglia di sentirsi scorrere e abbandonarsi alla necessità di essere e divenire, in una fusione col mondo che da entrambe le parti è avvertita come unica e irripetibile, come il creato desiderasse il creatore e ne fosse a sua volta desiderato (parafrasando il Juan Ramon Jimenez di Animal de fondo). L'abbraccio oscilla tra anima e corpo, sublimazione e carnalità, metafisica ed eros, come nella bellissima immagine del coito tra l'acqua e la terra, che forse è un paradigma simbolico di questo sentimento della natura, che trascende il tempo, in cui gli elementi paiono voler dialogare e fondersi tra loro, alla ricerca di una sintesi superiore". (Claudio Borghi)
In rebus
Lara Lorenzini
Libro: Libro in brossura
editore: Gilgamesh Edizioni
anno edizione: 2015
pagine: 128
La poetica di Lara Lorenzini si fonda, da un punto di vista formale, sull'uso ricorrente di termini colti, dalla dotta dizione, talora desueti quali: giuoco, bruire, cuna, tepe, disparire... Assai ben più lunga potrebbe essere la lista di questa sorta di catalogazione se il computo fosse eseguito con metodo analitico, giacché – nel citato caso – ci si è soffermati solo sul testo “Maternità”, qui preso a titolo esemplificativo ritenendo l'uno caso valido ad assorbire le peculiarità dei residui testi. L'eccesso di arcaismi, o anche solo di ricercatezza linguistica pare, in vero, non tanto un mero vezzo o abbellimento decorativo, ma si integra con la necessità di rinvenire un luogo di origine che è il vero incubatore di questa autentica espressività poetica. La parola è un reperto risalente la memoria gestante del grembo poetico, come la caldera di un vulcano dalla quale – sin dalle profondità – rinviene la geologia più remota dell'essere. La poesia è vero e proprio strumento d'indagine, di ricerca, scavata al fondo di sé, uno spazio d'esistenza dell'uomo in quanto tale; da questo movente – come nella raffigurazione degli archeologi di De Chirico – si esalta il ritrovamento di fondamenti spirituali disseppelliti e riportati in emersione, su cui risplende la luce di una nuova esistenza che albeggia sul filo di ciascun verso per immagini, evocazione o rammemorazione, talora per sottesa e solo implicita dizione. Si deve dunque pensare, tenuto conto di tale interpretazione che la parola, così remota nella veste formale, abbia invece elementi di estrema modernità, nel tentativo di riattualizzare una storia ed una cronologia di eventi che non sono solo della successione biografica ma è propensione al futuro, una reale attitudine alla vita, nuova genesi, una capacità di rigenerazione evolutiva dell'animo che cerca nuova esistenza, altra sembianza, un nuovo modo e volto d'essere. Così la poetica di Lara Lorenzini appare disseminata di varchi, fessure, aperture sul mondo da cui filtra – in entrata ed uscita – la carovana interminabile dei ricordi e visioni che – come schegge o tempeste celesti – liberano materia spaziale nell'universo del nostro esistere. Numerosi sono questi avamposti, i punti di osservazione, le finestre, gli sguardi a strapiombo sull'universo: (…) mi pare talvolta sentire Il tuo istante d'incanto. Era ieri, s'apriva il mattino sull'acque smeralde, figure scendevano lente alla riva. Il mattino è una quarta dimensione, un fondale sulla scena del quotidiano e s'apre come un sipario sul proscenio, spalanca la visione degli occhi al mondo, alle acque smeralde, all'andirivieni di profili umani che vanno e vengono dal mondo, che entrano ed escono nella vita o altro da sé. Sottile è - qui come in altri passi – la differenza fra il senso letterale o simbolico ed allusivo dei versi, in entrambi i casi è comunque consentita, almeno suscitata, un doppia lettura logica ed emotiva di notevole suggestione ed impatto. La realtà materiale, gli elementi materici, il gravame di fatti e cose sulla scena del quotidiano accadere hanno sempre un riverbero profondo della persona dell'autore, un Suo riflesso radicale e corrispondente.
Antologia. Premio nazionale di poesia Terra di Virgilio
Libro: Libro in brossura
editore: Gilgamesh Edizioni
anno edizione: 2015
pagine: 118
La particolarità del Premio Terra di Virgilio sta nell'articolazione in due distinte sezioni. La prima, che la competente giuria ha voluto chiamare, estrapolando il titolo da una celebre frase virgiliana, "Vita di scienza e d'arte", ha accolto scritti di poeti o aspiranti tali, non pochi dei quali, pur scrivendo in italiano, hanno natali in Paesi di tre diversi continenti. La seconda, che l'apposita giuria ha chiamato "L'ozio degli attivi", traendo spunto dai versi di un autore segnalato con menzione speciale, si rivolgeva a persone ospitate in strutture protette. La poesia del disagio, altrimenti definita "poesia del cuore" o "poesia dell'anima", completa il quadro voluto dagli organizzatori, allargandolo al mondo della fragilità. Tale seconda sezione ha il senso di dare spazio all'espressione lirica di coloro che praticano la poesia come elemento di riscatto, di autocura e di reinserimento sociale. Persone che non si lasciano certo dominare dal fato, ma vanno, comunque, oltre.
Con pelle di spine
Massimo Padua
Libro: Libro in brossura
editore: Gilgamesh Edizioni
anno edizione: 2015
pagine: 80
Carmina lapidea
Manuel Paolino
Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio
editore: Gilgamesh Edizioni
anno edizione: 2015
pagine: 160
"In conclusione, una delle cose che penso di aver capito fin qui - ma chissà quante altre ho colto, quante mai avranno risposta e quante invece non ho ancora compreso - è che se la Poesia diviene un potere dell'uomo/poeta, capace di carpire lo spirito della musa dai luoghi, dalle storie, dagli oggetti, dalle cose nello spazio attorno, è perché costui, scelto da quell'ignoto dove le stesse parole vengono forgiate, liberate, e verso il quale sempre sarà istintivamente sospinto, è passato per un addestramento fatto di innumerevoli possessioni, subitanee, inattese, alle volte attese. Il poeta si trasforma non soltanto in un essere umano con un dono, ma in un uomo speciale che utilizza un dono a seconda della propria volontà, in sintonia con la musa. In questo senso sì, allora, egli può essere paragonato ad un veggente."
La quintessenza del gioco
Giorgio Bolla
Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio
editore: Gilgamesh Edizioni
anno edizione: 2015
pagine: 62
"... in salotti stuccati gira il mio gatto cerca di capire la direzione del suo corpo perché sempre abbiamo nostre direzioni anche in tramonti di cenere andati oltre ingannati dal percorso dell'aria e dall'umido di salive sognanti, dopo la notte."
L'acqua bassa delle rive
Luca De Risi
Libro: Libro in brossura
editore: Gilgamesh Edizioni
anno edizione: 2015
pagine: 110
L'ultima opera di Luca De Risi – un poema in tre movimenti – segna l'evoluzione di una densa ricerca poetica nata da osservazioni e riflessioni sul rapporto tra mondo naturale e soggettività umana, incentrandosi, sin dall'inizio, sul rapporto tra parola, silenzio, ascolto e scrittura. Non a caso, in appendice, il lavoro si chiude con una ballata dedicata al mitologico Minotauro – ibrido uomo/animale – affascinante figura iscritta per sempre nella relazione del vivente tra le – qui non più irriducibili – polarità di natura e cultura. A partire dai versi d'apertura – virtù sola/la necessità/ di infinito – “L'acqua bassa delle rive” vive di chiari richiami semantici a figure della più colta tradizione letteraria italiana. Come una fragile barca di carta che sogna di navigare nonostante la paura dell'acqua, con studiata delicatezza il poeta ci immette in un mondo acqueo dei primordi in trasformazione – è l'acqua bassa delle rive che scioglie e sconfina la pietra / che calcifica l'onda / e la trasmuta – territorio che insiste sul confine tra acqua, terra e cielo. La costante presenza della soggettività narrante del poeta, mai del tutto scissa dal corpo fisico (la caviglia, il piede, la gamba), ci accompagna nell'esplorazione della riva di questa ancestrale ‘Pangea' con la sua abbondanza creaturale – in piccole polle subacquee / di sabbia fluorescente / tra radici di mangrovia /come limo sottile / brulica planctonica la vita – in un susseguirsi di osservazioni e riflessioni scandite dall'incalzare ed il ritrarsi dei moti marini. Il “limine” montaliano – che qui diventa vera e propria poetica del confine – viene declinato in una vasta gamma di registri e di immagini: limite, bordo, linea, margine, orlo, sono figure che via via acquisiscono una dimensione sociologica, la quale si presta efficacemente al tentativo dell'autore di creare un'innovativa fusione tra linguaggio scientifico e poetico, all'insegna di quella leggerezza auspicata da Calvino per il Ventunesimo secolo. Più ermetica e sofferta, la seconda parte “Indizi” s'intreccia alla prima – quasi senza soluzione di continuità – tramite l'evocazione degli oggetti e della strumentazione di bordo (le cime, gli ormeggi, il fasciame) atti alla navigazione: armamentario che non può mancare a chi, come Luca De Risi, è tentato dall'avventura consapevole nell'oceanico mare della Vita. Del resto, mai senza sforzo né senza pericolo, il poeta, talora, cerca una riva per “tir[are] in secca / le [sue] parole” sotto il peso del suo avanzare. Non è mancanza di coraggio, ma urgenza, bisogno: la necessità di tornare all'ascolto di un ristoratore silenzio in cui le parole, lentamente, affiorano – nell'alba dei loro significati – rispondendo a un richiamo che, sprofondato, ne invoca il loro ritorno. Se “ogni arrivo è un ritornare” la parola poetica di Luca De Risi approda e getta l'ancora nel mare semantico del simbolo e torna a modulare una canto ininterrotto. La loro – quella della parola e del poeta – è innanzi tutto una natura musicale. Dal mare dell'essere al radicamento esistenziale, nella terza parte – “Fioriture” – l'attenzione si posa su quella materialità creazionale che vive nel miracolo di ogni fiorire. Gigli, papaveri, rose, lavanda – vere e proprie gemmazioni di un antico linguaggio esoterico riportano alla coscienza del poeta il suo legame a invisibili radici nella ricerca, costante, di un'operosità sensoriale che sola può dare frutto.
I poeti non sanno scrivere
Gianluca Moro
Libro: Libro in brossura
editore: Gilgamesh Edizioni
anno edizione: 2015
pagine: 78
Tu sai già la poesia che scriverò, sarà un testo senza parole, e frasi unite da rami secchi che introducono l'idea di una dimora ma appena fatta da bruciare, perché l'incontro non si limiti a una casa, e l'odio non si possa accumulare sopra qualche parete o cassettiera. Tu sai già l'espressione che userò, austera, quando ci separeremo sulla muraglia millenaria per riprenderci a distanza di molti amorilà dove inizia e non finisce la schiena.Tu sai già i polmoni che aprirò, per soffiarequesta poesia incarnata: avrà un principio di seno, e la coda di un drago,e in mezzo non ci sarà spazio per distruggere né costruire".

