Libri di Felice Tiragallo
Una vita due volte vissuta. Giulio Angioni scrittore e antropologo
Libro: Libro in brossura
editore: Il Maestrale
anno edizione: 2020
pagine: 256
Questo volume, nato dalla collaborazione fra il Centre de Recherches Italiennes (CRIX) dell'Université Paris Nanterre e del Dipartimento di Lettere, Lingue e Beni culturali dell'Università degli Studi di Cagliari, raccoglie i contributi che diversi studiosi dei due atenei hanno voluto offrire in omaggio e in memoria di Giulio Angioni (1939 - 2017), docente di Antropologia culturale all'Università di Cagliari. Tali contributi propongono sia analisi dettagliate e originali dell'opera di Giulio Angioni, nella sua duplice veste di scrittore e antropologo, sia approfondimenti relativi alle peculiarità della sua produzione letteraria e saggistica.
Max Leopold Wagner. Fotografie della Sardegna di un linguista antropologo. Catalogo della mostra (Nuoro, 25 maggio-30 settembre 2018)
Felice Tiragallo, Salvatore Novellu
Libro: Libro rilegato
editore: Ilisso
anno edizione: 2018
pagine: 227
Questa esposizione – che più in generale vuole essere un omaggio all’incommensurabile impegno di Max Leopold Wagner verso la Sardegna – individua quattro temi narrativi all’interno di un più vasto corpus documentale: "La donna sarda" e il lavoro "L’uomo sardo e il lavoro. Vita quotidiana in Sardegna", "Villaggi e città della Sardegna". Vi sono presentate oltre 80 fotografie raffiguranti la vita in alcune località nelle quali il linguista antropologo si è maggiormente soffermato; da lui definite come “punti”, le più emblematiche e rappresentative del mondo agro-pastorale sardo. Le immagini sottolineano il suo modo totale di accostarsi alle comunità, compiutosi assecondando dapprima istintivamente una personale inclinazione poi diventata metodo scientifico («un occhio ai libri, due alla vita», J.W. Goethe): immergersi il più a lungo possibile nel sociale più primitivo, fra la gente che non avesse «un certo grado d’istruzione», intercettando nel linguaggio la «struttura sintattica della frase», sentendo con essa il pensiero, arrivando quindi in profondità ai caratteri coi quali entrava in contatto. Dunque non volle essere mero compilatore di «una lista di parole» ma conoscitore dall’interno della cultura che andava esaminando. Spostandosi a cavallo o in bicicletta – soggiornò praticamente sull’intero territorio regionale in ripetuti viaggi dal 1905 al 1927 –, Wagner ebbe a ribaltare tanti luoghi comuni intorno ai sardi, comprendendo e descrivendo gli isolani con tale acutezza (padroneggiava il dialetto cagliaritano ma anche gli altri, e si rivolgeva alle persone nel loro stesso linguaggio) da sentirsene parte. Usò una camera 9 x 12 ma, quantunque si sia avvalso del cavalletto, le sue fotografie sono spesso sfocate e appaiono difformi per qualità se guardate nell’intero corpus. La connotazione tecnico formale in Wagner non è scevra da una certa trascuratezza o imperizia tecnica, cui sono da imputare i numerosi difetti delle immagini, ossia sfocatura, sovra e sottoesposizioni, mossi, impronte digitali sulle emulsioni, graffi e abrasioni dei negativi, non sempre dovuti a una scorretta conservazione. Sembrerebbe quasi che lo studioso, nell’indiscutibile serietà del suo impegno scientifico, dichiari uno scarso interesse per la parte tecnica dell’operazione fotografica. Max Leopold Wagner visiterà e studierà numerose località della Sardegna, per molte delle quali non ci sono rimaste documentazioni fotografiche. Questa mostra, anche rispetto al catalogo, riporta una selezione delle immagini che Wagner dedicò anche ai centri urbani, posto che si evince sia dagli scritti, sia dalla casistica degli scatti, come l’autore avesse una primaria predilezione per i villaggi rurali piuttosto che per le città quali Sassari e Cagliari, le cui dinamiche, condizionate da sempre dalla maggiore frequenza degli scambi con l’esterno, sono stati di minore interesse per il glottologo antropologo. Esisteva probabilmente una tipologia di approccio fotografico documentale da parte del tedesco, arrivata a noi frammentata e con vistosi ammanchi, prassi per di più non dichiarata ma solo intuibile. Il primo livello era quello più ampio possibile: il villaggio veniva fotografato da lontano nel suo insieme, immerso nel paesaggio; successivamente l’immagine si ravvicinava sempre più e, laddove possibile, entrava nelle strade e cercava, passo più difficile, di varcare la soglia delle abitazioni, posandosi infine sugli abitanti e le loro svariate strumentazioni.
Visioni intenzionali. Sguardi esperti, materialità e immaginario in ricerche di etnografia visiva
Felice Tiragallo
Libro: Libro in brossura
editore: Carocci
anno edizione: 2014
pagine: 151
"Visioni intenzionali" è una proposta d'interpretazione degli approcci visivi alla conoscenza nel lavoro etnografico, basata su alcune esperienze di ricerca ripensate, riconsiderate e presentate all'interno del dibattito attuale sulla visual anthropology, in cui il vedere gli altri e vedere come vedono gli altri diventano lo scopo plausibile della ricerca etnografica solo se si mette in gioco e si considera l'intero campo delle relazioni sociali fra chi osserva e chi è osservato. Fare un film etnografico, fare un'indagine fotografica è lasciare la traccia di un rapporto complesso che lega e fonde i due poli reciproci del vedere e dell'essere visti. Vedere "etnograficamente" attraverso il film significa anche consegnarsi a un dialogo e a una condivisione sociale difficile e rischiosa, ma che può consentire l'accesso a forme di conoscenza diverse e non antagoniste a quelle espresse dal testo scritto. Il libro esplora e riflette su queste possibilità d'indagine considerando temi etnografici come lo spopolamento rurale, le abilità tessili, le nuove articolazioni del dono cerimoniale e la memoria dello sguardo positivista in vari luoghi della Sardegna contemporanea.
Restare paese. Antropologia dello spopolamento nella Sardegna sud-orientale
Felice Tiragallo
Libro
editore: CUEC Editrice
anno edizione: 1999
pagine: 224
Restare paese. Per un'etnografia dello spopolamento in Sardegna
Felice Tiragallo
Libro: Copertina morbida
editore: CUEC Editrice
anno edizione: 2009
pagine: 196
Armungia, un piccolo paese della Sardegna sud-orientale. Nel libro si racconta come i suoi abitanti abbiano dovuto adattarsi agli effetti della modernità e alle conseguenze dello spopolamento, ampliando nonostante ciò il loro orizzonte di vita e di movimento. Attraverso questo caso il libro tenta di proporre una via di accesso antropologica al tema della crisi demografica delle aree rurali dal Novecento ad oggi. Occorre ripensare la nozione di comunità per guardare in modo diverso e nuovo al problema dello svuotamento umano delle zone interne della Sardegna e dell'Europa continentale. Soltanto così si può mettere in evidenza un'altra Armungia, quella che l'emigrazione ha creato e disperso in Italia e in Europa e che continua ad avere il suo riferimento morale, relazionale e ideologico con il piccolo centro del Gerrei. Questo volume riprende l'edizione del 1999 con diversi ampliamenti e aggiornamenti.

