Libri di Marina Lazzari
Tra Husserl e Heidegger. Per una fenomenologia del bene comune
Marina Lazzari
Libro: Libro in brossura
editore: Mimesis
anno edizione: 2021
pagine: 232
Sorta nel cuore di una profonda esigenza rinnovatrice, la diffusione del sintagma bene comune interpella la contemporaneità verso inediti sentieri riflessivi. Il tentativo di una sua ricognizione teorica e giuridica sembra, tuttavia, scontrarsi con una serie di straordinarie difficoltà: l'estrema eterogeneità di contenuti e di contesti cui il bene comune viene fatto riferire, l'utilizzo del termine al singolare e al plurale, la discussa distinzione tra beni comuni materiali e immateriali, sembrano vincolare l'intenzione di ricerca ai soli settori specialistici di applicazione. Come intendere, allora, filosoficamente, la ricchezza, ma anche l'ambiguità semantica del sintagma bene comune? Il volume prova a rispondere al quesito attraverso le magistrali voci di Edmund Husserl e di Martin Heidegger che permettono di offrire visibilità a ciò che antecede, teoreticamente, il variegato prisma delle stesse proposte normative-culturali rivolte al bene comune, facendone affiorare i tratti descrittivi.
1938 primo album
Antonia Pozzi
Libro: Libro in brossura
editore: Mimesis
anno edizione: 2019
pagine: 114
Antonia Pozzi (Milano 1912-1938) non è solo un’eminente poetessa, ma anche una grande fotografa. Con la riproduzione di questo suo album fotografico del 1938, per la prima volta viene offerta l’opportunità di ripercorrere, in modo sistematico, quel fecondo intreccio tra vita-di-poesia e vita-di-immagini, ben documentato dagli album predisposti dalla Pozzi. Attraverso la scoperta di questi album è possibile accostarsi allo sguardo della poetessa-fotografa per ripercorrere la sua originalissima esperienza della visione (fenomenologica e banfiana) del mondo e della vita. In questa chiave ermeneutica parole ed immagini costituiscono una relazione correlativa che, nella ricerca di Antonia Pozzi, tocca, nel 1938, un vertice di straordinaria maturazione. Per Carlo Meazza le fotografie della Pozzi «ci parlano di un animo quieto, in pace e buono» perché la loro caratteristica «è quella della sincerità, quella di esprimere cose vere, sentite» costituendo, in tal modo, «una forma di resistenza alla retorica e al trionfalismo del fascismo». Per Marina Lazzari la fotografia della Pozzi ha l’originalità di riportare «la cosa in immagine, in una forma del darsi della sua stessa determinazione essenziale». In questa prospettiva poesia e fotografia documentano la capacità dello sguardo di Antonia «di protendersi verso l’essenzialità delle cose». Per questa ragione, rileva Fabio Minazzi, «possiamo scorgere in queste foto la sua anima ed anche la sua disperata ricerca di senso tramite la quale Antonia sa sempre trasvalutare criticamente il mondo» ponendo in essere una fotografia e una poesia in re, tali da prestare un’attenzione particolare «alla realtà ed alla sua specifica pregnanza fisica e materiale». Il che costituisce un gesto anti-retorico ed essenziale, di quell’essenzialità che scarnifica uomini e cose per farci meglio conoscere il mondo.
Sullo spazio del bene comune. Per una rilettura fenomenologica
Marina Lazzari
Libro: Libro in brossura
editore: Mimesis
anno edizione: 2016
pagine: 140
La dizione bene comune, unisce due termini di assoluta pregnanza filosofica, tanto che provare ad introdursi teoreticamente in essa significa far riaffiorare, non soltanto la trama concettuale dei due singoli termini che la compongono, bene e comune, ma l'intenzionalità, tipicamente contemporanea, che ha necessitato la loro unione in un'unica forma sostantivata: il bene comune. Di primo acchito, il tentativo di una ricognizione teoretica di questo concetto, che conia una significazione del termine "bene" intrecciata al suo rimando di "possesso", ma ancor più saldamente radicata a suo originarlo profilo assiologico, sembra scontrarsi con una serie di straordinarie difficoltà interpretative di cui la maggiore investe la possibilità stessa di pervenire ad un suo profilo definitorio. Come intendere, infatti, la ricchezza, ma anche l'ambiguità semantica del sintagma bene comune e a quale spazio poterlo intenzionare? Il testo, attraverso l'ausilio di elementi della teoresi platonica e fenomenologica, prova a rispondere al quesito, non attraverso una rinnovata costituzione concettuale del "bene comune", da affiancare al variegato prisma ermeneutico contemporaneo, quanto attraverso il tentativo di una descrizione fenomenologica della sua stessa esperienza.
L'esperienza della cosa. Platone, Kant, Heidegger, Hofmannsthal, Dostoevskij, Mann
Marina Lazzari
Libro
editore: Mimesis
anno edizione: 2014
pagine: 170
"Così pensa e così vive chi ama la filosofia. E continua a fare quello che faceva prima, rimanendo però sempre fedele alla filosofia". Con queste parole Platone evoca la forza di una vocazione o forse di un destino: quello della fedeltà al filosofare. Una fedeltà che corre tenacemente fino all'oggi, mutuando tempi e spazi lontani, eppure medesima nell'esperienza per quella vita e per quell'amore. Ma quale cosa corrisponde all'esperienza della filosofia? E, insieme, ed è lo stesso, in che modo la filosofia fa esperienza della cosa? Questo volume prova a rispondere ad entrambi gli interrogativi, presentando alcune scritture filosofiche esemplari, scritture che profilano un luogo in cui la determinazione teoretica della cosa si affianca al suo accoglimento etico, in cui l'idealità razionale diventa gesto d'esistenza. Questo luogo, non solo di pensiero, ma d'esperienza, sembra privare testo filosofico e testo letterario di quel divario che li confina nei margini di singole e separate "discipline", consentendo ad entrambe di maturare un incontro, schiudere un'apertura, una rifrangenza in cui le voci prendano fiato e le scritture corpo. E allora filosofia e letteratura, Platone, Kant e Heidegger come Hofmannsthal, Mann e Dostoevskij, e anche un acuto filosofo italiano come Giulio Preti, in dialogo diretto con Platone, possono comporre un coro di voci plurime dirette alla diversa modulazione di quell'unica esperienza della cosa a cui, a diverso titolo, siamo tutti chiamati.
L'essere e il nulla
Jean-Paul Sartre
Libro: Libro in brossura
editore: Il Saggiatore
anno edizione: 2014
pagine: 728
In contrasto con la lunga tradizione speculativa della filosofia occidentale, Jean-Paul Sartre - narratore, drammaturgo e pensatore fra i più influenti del Novecento - rifiuta ogni conclusione positiva e edificante per interrogare la frattura dolorosa, l'incrinatura impalpabile che separa la coscienza dalla realtà oggettiva. Ne risulta un conflitto inesausto tra il destino dell'uomo di autotrascendersi e la sua impossibilità di raggiungere una dimensione di pienezza. L'uomo di Sartre, "un Dio mancato", è allora sempre tentato dalla prospettiva elusiva della totalità e di una vita in pieno accordo con il mondo che lo circonda, cui è chiamato a dare senso e significato. Comparso per la prima volta nel 1943 e tuttora considerato un caposaldo della filosofia contemporanea, L'essere e il nulla - nella storica traduzione di Giuseppe Del Bo - non è solo il manifesto dell'esistenzialismo francese e il testo teorico di Sartre di maggior respiro, ma un'opera imprescindibile per chiunque voglia avvicinarsi al pensiero di un grande maestro, e scoprire la forza, e l'angoscia, del nostro dono più grande: la libertà.