Mondadori: Le scie. Nuova serie
Giocatori d'azzardo. Storia di Enzo Paroli, l'antifascista che salvò il giornalista d Mussolini
Virman Cusenza
Libro: Libro rilegato
editore: Mondadori
anno edizione: 2022
pagine: 216
Brescia, novembre 1945. L'avvocato Enzo Paroli, socialista e antifascista, incontra nell'affollato carcere di Canton Mombello il detenuto Telesio Interlandi, accusato di «collaborazionismo» con l'invasore nazista. Interlandi non è un giornalista qualunque, per l'intero Ventennio è stato il ventriloquo di Mussolini. E lo ha seguito anche a Salò. Stanco, provato, è terrorizzato all'idea di affrontare in un'aula di tribunale la responsabilità di essere stato uno dei simboli del regime: il direttore del quotidiano oltranzista «Il Tevere» e della «Difesa della razza», la rivista fondata nel 1938 allo scopo di condurre la campagna antisemita e spianare la strada alle leggi razziali. Paroli è incerto, consapevole del rischio e dell'azzardo che comporta assumere la difesa di un fascista nient'affatto pentito, di un giornalista che sul razzismo ha costruito la propria fortuna non soltanto economica, di un intellettuale «scomodo», spesso inviso ai gerarchi del partito ma sempre protetto e generosamente finanziato da Mussolini. Eppure, alla fine, Paroli accetta la missione. Anzi, approfittando dell'inspiegabile quanto rocambolesca scarcerazione del prigioniero, decide di nasconderlo insieme alla sua famiglia nella propria abitazione per oltre otto mesi, fino all'archiviazione del caso. Che cosa spinge uno stimato avvocato a mettere a repentaglio la propria carriera per sottrarre un latitante alla giustizia? Che cosa vede in quell'uomo braccato dalle sue stesse colpe? Uno sconfitto, certo, un vinto che si è ritrovato dalla parte sbagliata della Storia, ma che proprio per questo merita di essere difeso, e magari salvato dalle raffiche di mitra di qualche improvvisato giustiziere. Ispirato da un sentimento di 'pietas', il gesto di Paroli è un atto di umanità, di solidarietà che scardina le linee divisorie, le cortine di ferro e i muri, anche se nulla ha a che fare con il perdono. Molti anni dopo, la vicenda finirà per catturare l'interesse di Leonardo Sciascia che alla «fraternità umana» di Paroli e al suo gesto «eroico» voleva dedicare un libro. Ancora oggi, in un Paese che non ha fatto fino in fondo i conti con la propria storia, la figura di questo avvocato merita di essere sottratta all'oblio.
Giulio II. Il papa del Rinascimento
Giulio Busi
Libro: Libro rilegato
editore: Mondadori
anno edizione: 2021
pagine: 252
Due grandi figli della Liguria si contendono il Rinascimento. Per Cristoforo Colombo, il mare è l'occasione di riscatto e di successo. Per Giuliano Della Rovere c'è Santa Madre Chiesa. Giovanissimo, Giuliano viene proiettato sulla scena dallo zio, asceso al soglio pontificio come Sisto IV. La nomina a cardinale gli arriva quando non è ancora trentenne, nel 1471. Non si fermerà più. Passo dopo passo, scontro dopo scontro, cresce in potere, fama, forza diplomatica. S'impone grazie a un talento innato per l'intrigo, ma anche a un'incrollabile fede nella missione della Chiesa. Tiene testa ad Alessandro VI Borgia, il suo grande, temibile rivale. Partecipa a quattro conclavi, e da quello del 1503 esce papa come Giulio II. I dieci anni del suo pontificato sono i più splendidi e controversi di tutta l'età rinascimentale. Attira a sé i supremi artisti del tempo e li coinvolge in programmi ambiziosissimi, stabilendo con loro un rapporto spesso conflittuale, eppure sempre fecondo. Con Bramante progetta l'immenso cortile del Belvedere e avvia la costruzione della nuova basilica di San Pietro. Ingaggia un riottoso Michelangelo, lo costringe all'opera immane della volta della Sistina e gli commissiona il proprio gigantesco monumento funebre. Affida a Raffaello la decorazione delle Stanze vaticane. Perché sa che l'arte genera prestigio e, insieme al ferro e al fuoco della guerra, potrà rendere di nuovo grande la Chiesa. Di questo pontefice, terribile e lungimirante, Giulio Busi descrive con acume anche la dimensione quotidiana e affettiva. Dietro al papa guerriero e collerico scopriamo così il religioso di solida cultura, l'amante della compagnia femminile, il padre premuroso della bella e saggia Felice, l'uomo afflitto dalla solitudine. È l'altra faccia del mito, il teatro delle ombre che accompagna le luci di un'Italia nella sua massima fioritura. Tutt'attorno ruota il mondo delle corti italiane e delle grandi potenze europee, fitto di trame e tradimenti, in cui gli alleati di oggi si trasformano, in un battibaleno, in nemici mortali. In questo turbinio di splendori e miserie, di sublimi capolavori e crimini efferati, Giulio II si fa largo con il suo stile inimitabile, fatto di arroganza, flessibilità e, perché no, idealismo. Il suo ideale? Il potere terreno, a tutti costi, come garanzia della Chiesa universale. E se qualcuno vuol dubitare, si accomodi pure, ma stia in disparte. Lui, dei dubbi, non sa che farsene.
Venere e Afrodite. Storia di una dea
Bettany Hughes
Libro: Libro rilegato
editore: Mondadori
anno edizione: 2021
pagine: 192
Una delle opere più iconiche di tutta la storia dell'arte occidentale è senz'altro 'La nascita di Venere' di Botticelli, superbo omaggio alla divinità nata dalla spuma del mare che incarna gli ideali rinascimentali di spiritualità, moralità e purezza. Eppure, benché questa sia l'immagine rappresentativa della dea dell'amore nella modernità, a ben guardare Venere cela origini ambigue e a tratti oscure. Ripercorrendo seimila anni di storia e passando in rassegna archeologia, arte, mito, letteratura e filosofia, la storica inglese Bettany Hughes porta alla luce la stirpe ibrida di questa divinità multiforme e sorprendente. Il suo culto primordiale risale infatti tanto alla dea della fertilità onorata a Cipro nell'età del rame quanto alle divinità guerriere del sesso e della violenza – Ishtar, Inanna e Astarte –, venerate nel 3000 a.C. nel Vicino Oriente. Fin dagli albori delle civiltà mediterranee, Venere – o Afrodite come fu chiamata dai Greci – fu connessa agli istinti più potenti e vitali, finendo per essere adorata da Atene a Siracusa, da Corinto a Pompei come patrona dell'incontro carnale, culturale ed emozionale di uomini e donne. A poco a poco, però, le società patriarcali trasformarono la devozione ad Afrodite nell'attrazione carnale per il suo corpo, mentre l'emergere del cristianesimo operò un'efficace sovrapposizione tra la dea e la Vergine Maria. Fu così che, all'incrocio tra sacro e profano, Venere divenne la principale ispiratrice del canone occidentale della «femminilità», celebrato per secoli da scrittori come Shakespeare e artisti come Tintoretto, Rubens e Velázquez. Personificazione del desiderio e della contemplazione, dell'amore puro ma anche della libidine sfrenata, Venere non ha smesso di essere un simbolo evocativo nemmeno nell'età contemporanea, quando è assurta a emblema delle lotte femministe o a icona pop, adattandosi a una società in continuo mutamento. "Venere e Afrodite" è un viaggio che rilegge la nostra storia culturale attraverso l'evoluzione di una delle divinità del mondo antico più affascinanti e complesse.
Il filosofo in camicia nera. Giovanni Gentile e gli intellettuali di Mussolini
Mimmo Franzinelli
Libro: Libro rilegato
editore: Mondadori
anno edizione: 2021
pagine: 384
Giovanni Gentile non è stato soltanto l'insigne filosofo dell'«atto puro», autore della «storica» riforma scolastica e direttore dell'"Enciclopedia Italiana". Sin dal 1922, subito dopo la Marcia su Roma, si rivelò anche uno dei più influenti intellettuali dell'Italia littoria. Animato da un forte protagonismo politico e da un malcelato desiderio di potere, ricoprì innumerevoli incarichi e ruoli apicali negli anni cruciali della stabilizzazione del consenso al regime: ministro della Pubblica istruzione, senatore, membro del Gran Consiglio del fascismo, estensore del Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925, ideatore del giuramento di fedeltà imposto ai professori universitari nel 1931, direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa, fondatore e presidente dell'Istituto nazionale fascista di cultura. Pronto a mettere al servizio del duce la sua vasta cultura e abilità di divulgatore, Gentile diventa un suo fidato consigliere, lo smanioso organizzatore di iniziative editoriali a sfondo propagandistico, l'ideologo di guerre a cui non prende parte. A causa di un itinerario così compromettente, perderà per strada molti tra colleghi, amici, discepoli ed estimatori. Oltre a Benedetto Croce – che gli contrapporrà il Manifesto degli intellettuali antifascisti –, Piero Gobetti, Guido De Ruggiero, Gaetano Salvemini, per citarne alcuni. Gentile rimane al fianco di Mussolini anche dopo il 25 luglio 1943 e la caduta del fascismo. Fino al 15 aprile 1944, quando viene ucciso da un gruppo di partigiani comunisti nei pressi della sua villa di Firenze. Da decenni, sulla natura di questo «delitto politico», s'infittiscono polemiche giornalistiche e storiografiche, spesso viziate da ricostruzioni d'impianto dietrologico che hanno fatto ricadere ogni responsabilità sul PCI di Togliatti, su centri occulti interni e stranieri, senza mettere in adeguato rilievo il clima di «guerra civile» in cui precipitò l'Italia nel 1943-45. Il documentato libro di Franzinelli fa chiarezza su questo e altri aspetti oscuri della biografia gentiliana. Lo sconcertante quadro che ne emerge fa riflettere su come uno stimato intellettuale possa mutare le proprie idee fino a snaturarle, compiendo precise scelte di campo che, di fatto, contribuirono a rafforzare la dittatura mussoliniana. A pagarne il prezzo più alto fu il popolo italiano. E lo stesso Gentile.
Le indiscrete. Storie di cinque donne che hanno cambiato l'immagine del mondo
Elisabetta Rasy
Libro: Libro rilegato
editore: Mondadori
anno edizione: 2021
pagine: 252
Di buona famiglia o figlie di emigranti, amate o solitarie, ammirate o emarginate, le cinque donne protagoniste di questo libro hanno tutte un rivoluzionario desiderio: indagare la realtà con il proprio sguardo femminile, abituato a cogliere aspetti della vita ignoti, intimi o trascurati, coltivando un'audace arte dell'indiscrezione che è l'esatto contrario dell'indifferenza. Sono cinque grandi fotografe, diverse per carattere e destino, ma ugualmente animate dalla voglia di cambiare l'immagine del mondo scovando bellezza e dolore là dove non erano mai stati visti, che si tratti di amore, politica, sesso, povertà, guerra o del corpo, soprattutto femminile. Tina Modotti, Dorothea Lange, Lee Miller, Diane Arbus e Francesca Woodman hanno poco in comune, per origine e storia personale, ma condividono la stessa voglia di raccontare con l'obiettivo fotografico la realtà a misura della loro esperienza di donne e di ciò che hanno conosciuto, scoperto e amato. Le loro esistenze sono avventurose, spesso difficili. Tina Modotti, operaia in fabbrica a Udine a soli tredici anni, dopo una breve parentesi hollywoodiana vive accese passioni politiche e sentimentali nel Messico degli anni Venti, spalancando i suoi occhi sulla bellezza dei diseredati; Dorothea Lange, in fuga dalla sua famiglia di emigranti, ritrae nel coraggio degli americani rovinati dalla Grande Depressione la propria lotta contro la vergogna della malformazione con cui convive dall'infanzia; l'inquieta Lee Miller, che qualcuno considera la donna più bella del mondo, è pronta a svestirsi degli abiti da modella per denunciare il volto spettrale della guerra; Diane Arbus abbandona gli agi della mondanità newyorkese per puntare il suo obiettivo su ciò che non corrisponde al canone della normalità e raccontare l'imperfezione umana; Francesca Woodman nella sua breve esistenza esplora la figura del corpo femminile, indagandone in crudi ed emotivi autoritratti il lato più misterioso, insieme fragile e potente. Con una scrittura intensa e partecipe, Elisabetta Rasy insegue lungo l'arco del Novecento la vita e l'opera di queste cinque donne straordinarie, animate, ognuna secondo il proprio temperamento, da un'inarrestabile aspirazione alla libertà. Perché proprio l'incontro di talento e libertà è la cifra segreta grazie alla quale hanno saputo farsi strada in un mondo ancora fortemente maschile, diventando protagoniste di un nuovo sguardo sul secolo che hanno attraversato.
La bella morte. Gli uomini e le donne che scelsero la Repubblica Sociale Italiana
Gianni Oliva
Libro: Libro rilegato
editore: Mondadori
anno edizione: 2021
pagine: 312
Per la vulgata dell'Italia repubblicana i «ragazzi di Salò» hanno rappresentato il «male assoluto». Hanno assorbito su di sé tutte le colpe storiche del fascismo, facendo da schermo ai tanti opportunisti che durante il Ventennio hanno accumulato ricchezze e onori, ma non si sono compromessi con la Repubblica sociale. Settant'anni fa Italo Calvino, partigiano combattente, scriveva invece: «Quel furore antico che è in tutti noi è lo stesso che fa sparare i fascisti, con la stessa speranza di riscatto. Ma allora c'è la storia. C'è che noi, nella storia, siamo dalla parte del riscatto, loro dall'altra». Sdoganata prima dal presidente della Camera Luciano Violante, poi dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, la questione dei «ragazzi di Salò» anima da due decenni un dibattito spesso strumentale, sospeso tra demonizzazioni e riabilitazioni ugualmente improprie. Gianni Oliva ne propone quindi una lettura storiograficamente equilibrata, rintracciando le motivazioni dei volontari che scelsero di continuare a combattere accanto a Mussolini una guerra persa: i valori sedimentati dall'educazione di regime (la sacralità della patria e dell'onore, la lealtà alla parola data, il rispetto per i caduti in battaglia) si intrecciano con il disgusto morale per il «tradimento» dell'8 settembre, la volontà di vendicarsi dei voltagabbana, dei doppiogiochisti, dei funamboli dell'abiura. In questo coacervo di suggestioni e sentimenti, si sviluppa un'esperienza storica condizionata dal vassallaggio alla Germania nazista, dalla rassegnazione del duce restituito controvoglia al protagonismo politico, dai contrasti interni alla dirigenza di Salò, e, soprattutto, dalle asprezze di una guerra civile determinata proprio dalla creazione del governo della Repubblica sociale. «Cercare la bella morte» diventa la prospettiva drammatica di un percorso che si esaurisce nella furia di piazzale Loreto: è la storia di una scelta sbagliata, che per il numero di adesioni e per il significato storico non può essere rimossa, né considerata residuale.
Le rivali. Dieci donne di talento che hanno cambiato la storia
Paola Calvetti
Libro: Copertina rigida
editore: Mondadori
anno edizione: 2021
pagine: 270
La solidarietà femminile può essere una straordinaria forza trainante, una complice ideale del talento e una spinta verso i vertici della professione. Ma la rivalità, unita a una buona dose di narcisismo, può cambiare il corso della Storia. Questo raccontano le vite di dieci donne straordinarie che, tra la fine dell'Ottocento e la metà del Novecento, si sono confrontate in segreto o a viso aperto e, per affermarsi, non solo hanno sfidato le norme sociali, ma si sono combattute l'un l'altra, lasciando un segno indelebile nell'industria, nella moda, nello spettacolo e nel giornalismo. Avversarie? Nemiche? Nei loro rispettivi campi assolutamente sì. Dal palcoscenico dei più prestigiosi teatri del mondo l'eterea Eleonora Duse e la «divina» Sarah Bernhardt, alimentate dalla critica e dal pubblico che esaltano ora la dolcezza misteriosa dell'una, ora l'incomparabile capacità dell'altra di «essere» le eroine che interpreta, vivono per anni un antagonismo che al loro primo incontro sfocia in una vera e propria collisione. Sulle passerelle internazionali, la contesa fra il rigore formale di Coco Chanel e le mise sgargianti di Elsa Schiaparelli le vede creatrici di quello stile unico e rivoluzionario che ha plasmato la donna del Novecento. A colpi di rossetti e creme si gioca invece la sfida tra Helena Rubinstein ed Elizabeth Arden, imprenditrici geniali, pioniere di una bellezza egualitaria, nonché protagoniste di una delle più grandi faide imprenditoriali del Ventesimo secolo. Volano battute al vetriolo - la parola è la loro arma migliore - fra Hedda Hopper e Louella Parsons, fino alla fine degli anni Cinquanta regine del gossip che dettano legge a Hollywood quando in America le donne sono ancora considerate cittadine di serie B. Nemmeno le sorelle Joan Fontaine e Olivia de Havilland sfuggono alle loro penne avvelenate, soprattutto quando l'antico odio che le unisce-separa diviene di dominio pubblico in occasione della cerimonia in cui si contendono l'Oscar nel 1942. Con eleganza e ironia, ma senza nascondere un sentimento di autentica partecipazione, Paola Calvetti intreccia le biografie di queste cinque coppie di pioniere che, grazie alla caparbietà e a uno strepitoso intuito visionario, hanno trasformato la rivalità in uno stimolo al successo, diventando fonti d'ispirazione per le donne di tutto il mondo. E come in un gioco di specchi, seguendo il filo che lega le loro vite, ci racconta un'epoca in cui il genio femminile era osteggiato, deriso o guardato con sospetto. Ma trionfò comunque.
I pirati. Un ritratto dei predoni del mare dall'antichità ai nostri giorni
Peter Lehr
Libro: Copertina rigida
editore: Mondadori
anno edizione: 2021
pagine: 312
A partire dagli anni Ottanta, il susseguirsi di notizie sulle scorrerie piratesche ha riportato al centro della scena una minaccia che si riteneva ormai superata, rievocata dai racconti d'avventura più che dalla cronaca internazionale. Eppure, fra assalti feroci, equipaggi presi in ostaggio e sequestri di capitani di nave, si è scoperto che i pirati non hanno mai smesso di infestare i mari di tutto il mondo. In un excursus storico che affonda le sue radici nell'VIII secolo e arriva fino ai giorni nostri, Peter Lehr, docente ed esperto di crimine organizzato, si avvale di una vasta gamma di fonti primarie e bibliografiche per dipanare i numerosi fili rossi che hanno caratterizzato la storia plurisecolare dei predoni di mare, dai vichinghi del Nord Europa agli attuali pirati somali e nigeriani, attraverso i wokou lungo le coste della Cina, i dayak del Borneo, i bucanieri dei Caraibi, i corsari del Mediterraneo e le prime donne pirata. Anche se la carriera di predone è sempre stata inadatta ai timidi e ai moralmente incorrotti, la sete di guadagno e il richiamo dei soldi facili sono solo alcuni dei moventi che hanno indotto uomini di tutto il mondo a rischiare la propria vita in mare aperto. Le vaste distese d'acqua, infatti, hanno sempre rappresentato una possibile via di fuga dall'emarginazione sociale ed economica per le fasce più povere, nel tentativo di superare il malessere dovuto a miseria, disoccupazione e mancanza di prospettive per il futuro. Ecco perché da trent'anni il mar Arabico, il golfo di Guinea, lo stretto di Malacca e il mar Cinese meridionale sono di nuovo infestati dai pirati, largamente agevolati dalla liberalizzazione degli scambi, dall'aumento del traffico marittimo e dal ritiro delle flotte militari dopo la fine della guerra fredda. Non a caso, la pirateria ha sempre potuto proliferare grazie alla mancanza di controlli e vigilanza: ancora oggi, nonostante tutto, gli oceani sono un'area grigia priva di normative condivise, perché per i paesi sviluppati la fluidità dei trasporti marittimi è più vitale di qualsiasi regolamentazione sovranazionale. Offrendoci un'inedita prospettiva sulla storia marittima globale, "I pirati" mette in luce la continuità tra i tempi antichi e quelli moderni, ricordandoci come la minaccia rappresentata dalla pirateria sia sempre stata indissolubilmente legata alle disparità sociali e alle questioni politiche ed economiche di rilevanza internazionale che si consumano sulla terraferma, proprio sotto i nostri occhi.
Reagan. Il presidente che cambiò la politica americana
Gennaro Sangiuliano
Libro: Copertina rigida
editore: Mondadori
anno edizione: 2021
pagine: 264
Il 4 novembre 1980, con un risultato schiacciante, gli americani eleggono presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan. È una valanga: Ronnie, come lo chiamano gli amici, vince in 45 Stati su 50; per il presidente uscente, il democratico Jimmy Carter, che chiedeva la rielezione, è un'umiliazione. Nonostante i numeri, l'ascesa di Reagan alla Casa Bianca è stata accolta con stupore: un ex attore di Hollywood, molto noto al pubblico televisivo, che assumeva la guida della più grande superpotenza planetaria? Si trattava di un azzardo pericoloso o di un evento in anticipo sui tempi? Quella di Ronald Wilson Reagan, in realtà, è una storia tutta americana. Nato a Tampico nel 1911, all'epoca una minuscola cittadina dell'Illinois, il piccolo «Dutch» - come viene soprannominato in famiglia per le linee paffute del volto - cresce nella regione geografica che è il cuore pulsante della nazione a stelle e strisce, il Midwest. Il padre è un cattolico irlandese senza un lavoro stabile e con il vizio dell'alcol, la madre una donna religiosissima, devota alla Chiesa dei discepoli di Cristo. Dopo la laurea in economia, Reagan approda a Hollywood quasi per caso e fa una discreta carriera nel mondo del cinema, fino a quando non scopre l'importanza dell'impegno politico, prima in qualità di presidente del sindacato degli attori (Screen Actors Guild) e poi come governatore della California dal 1967 al 1975 nelle file del Partito repubblicano, lui che da giovane aveva avuto simpatie per il democratico Roosevelt. La scalata al Grand Old Party era ormai tracciata. A quarant'anni dall'insediamento di Ronald Reagan alla Casa Bianca, Gennaro Sangiuliano dedica al presidente più popolare dell'America moderna una biografia dettagliata e avvincente, piena di informazioni, notizie e aneddoti. Se oggi gli anni Ottanta del Novecento sono ricordati come una stagione felice di benessere e di prosperità economica, lo si deve proprio a quella spinta di ottimismo, di pragmatismo e di modernizzazione che Reagan seppe imprimere agli Stati Uniti e di conseguenza a tutte le nazioni industrializzate dell'Occidente. Artefice, sul piano ideologico e culturale, della «rivoluzione conservatrice» e antistatalista che caratterizzò gli ultimi decenni del secolo breve, Reagan è anche il presidente degli Stati Uniti che ha sconfitto il comunismo sovietico - e vinto la Guerra fredda - «senza sparare un colpo», come dirà Margaret Thatcher. Guadagnandosi per sempre un posto nella Storia.
Diventare Pirandello. L'uomo e la maschera
Annamaria Andreoli
Libro: Copertina rigida
editore: Mondadori
anno edizione: 2020
pagine: 432
Il successo, per Luigi Pirandello, giunse alle soglie della vecchiaia, travolgente, improvviso, forse nemmeno più atteso. E fu un successo planetario, coronato nel 1934 dal premio Nobel per la letteratura. Il frutto tardivo di centinaia di novelle, racconti, romanzi, saggi, opere teatrali rappresentate sui palcoscenici di tutto il mondo. Ma prima? Com'era la vita prima che si alzasse il sipario? Prima che i personaggi diventassero le «maschere» della condizione umana? Prima cioè che Pirandello diventasse Pirandello? Divorato dall'ansia di emergere e disposto ad annientare se stesso pur di vedere riconosciuti il proprio talento e la propria arte, per quarant'anni lo scrittore siciliano non si risparmiò sofferenze e frustrazioni. Lo testimoniano innumerevoli documenti che consentono di seguire il processo della sua creazione artistica, la messa in prova della «vita che si scrive», dell'io che si narra. Impareggiabile, Pirandello si racconta nelle lettere ai famigliari, un universo impastato di affetti, interessi, dipendenze e ricatti, un groviglio di finzioni e menzogne, di desideri spacciati per realtà in cui l'autore comincia a dare un volto e una voce a quei fantasmi della mente che non lo avrebbero mai abbandonato. Attraverso questi documenti - molti dei quali indagati qui per la prima volta - Annamaria Andreoli ricostruisce gli anni della giovinezza dello scrittore, le tappe della sua formazione a Palermo, a Roma, a Bonn, la sua vicenda intima e sentimentale, le spigolosità del suo carattere, i malesseri tormentosi. Poi gli esordi letterari, l'assidua ricerca di un editore, la scrittura a getto continuo di opere straordinarie e tuttavia misconosciute. Il bisogno di denaro, un matrimonio che presto si rivela una prigione infernale, la grigia routine dell'insegnamento all'Istituto Superiore di Magistero, i contrasti con i committenti. E soprattutto il confronto a distanza - soffertissimo - con d'Annunzio, smagliante protagonista della nascente industria culturale italiana, capace di trasformare come d'incanto ogni parola, ogni gesto in un successo senza precedenti. Il confronto si risolverà soltanto dopo la prima guerra mondiale, quando la fama dello scrittore del Caos varcherà i confini nazionali. Ma a quel punto, gravato dall'«obbligo di vivere», della gloria del suo tempo l'artista sembrerà non curarsi affatto. Un'altra, l'ennesima maschera di un autore che più di tutti sembra "uno, nessuno e centomila".
Cesare. La giovinezza del grande condottiero
Luca Fezzi
Libro: Copertina rigida
editore: Mondadori
anno edizione: 2020
pagine: 215
Più di ogni altro suo contemporaneo Gaio Giulio Cesare riuscì a segnare le sorti e a indirizzare i destini di un'epoca di crisi. Non a caso giunse a meritare, nella più ampia interpretazione filosofica hegeliana, l'appellativo di «individuo della Storia mondiale». I giudizi sul grande condottiero e politico romano sono sempre stati però pesantemente condizionati da quelli maturati negli ultimi anni della sua vita e, soprattutto, dopo la sua tragica morte. Questa, infatti, aveva lasciato dietro di sé troppe speranze e troppi «eredi» per consentire una valutazione equanime e complessiva dell'uomo privato e del personaggio pubblico. Ma prima ancora del consolato popolare, della conquista delle Gallie, della vittoria nella guerra civile e della dittatura, chi era stato, nella sua inquieta e concreta singolarità, l'individuo Cesare? Un bambino patrizio di salute cagionevole, il nipote di Gaio Mario, un orfano di padre, un giovanissimo marito e un sacerdote mancato, un perseguitato politico, il presunto e chiacchierato amante di un anziano monarca orientale, una recluta coraggiosa, un temibile accusatore, un vendicativo ostaggio dei pirati, un misterioso tribuno militare, un questore ambizioso, un sospetto congiurato, un edile magnifico e carico di debiti, un giudice inflessibile, un pontefice massimo, un pretore accusato di complicità con Catilina ma paladino del garantismo, un padre affettuoso, un marito tradito, uno straordinario amante e tanto altro ancora. Ed è proprio di questo «giovane» Cesare, oscurato - anche nelle fonti antiche - dal fulgore della successiva grandezza, militare e politica, che Luca Fezzi traccia il profilo caratteriale e psicologico e ripercorre passo passo il cursus honorum , in un libro che è, insieme, una ricca e documentata ricostruzione biografica e la sintesi di un capitolo cruciale della storia repubblicana di Roma.
Mina. Una voce universale
Luca Cerchiari
Libro: Copertina rigida
editore: Mondadori
anno edizione: 2020
pagine: 449
«Se non avessi la mia voce, vorrei avere quella della cantante italiana di nome Mina». La dichiarazione è di Sarah Vaughan, una delle maggiori esponenti dello stile jazzistico bebop del Ventesimo secolo. Ma l'elenco dei giudizi lusinghieri collezionati negli anni da Mina Anna Mazzini è lunghissimo. Da Juliette Gréco a Louis Armstrong, da Frank Sinatra a Kenny Barron, da Barbara Streisand a Michael Jackson. Luca Cerchiari, musicologo e critico musicale, racconta la figura di questa grande interprete ripercorrendone minuziosamente la densa e straordinaria carriera, dagli esordi nella provincia cremonese fino alla consacrazione sui maggiori palcoscenici nazionali e internazionali con canzoni entrate di diritto nella storia della musica italiana. Indimenticabili successi come "Tintarella di luna", "Le mille bolle blu", "E se domani", "Grande, grande, grande", "Brava", "Conversazione", "Parole parole", "Bugiardo e incosciente", "L'importante è finire". Una passione, quella per il canto, nata da giovanissima e mai venuta meno; neanche quando, nel 1978, a vent'anni esatti dal debutto, decide di abbandonare per sempre, scelta tanto coraggiosa quanto ostinata, le luci dei riflettori. Supportata da una voce unica e «universale», capace di sintetizzare generi anche distanti tra loro (il rock-and-roll, la musica latino-americana, la canzone di Broadway, il soul e il jazz), la «tigre di Cremona» ha saputo dare un contributo eccezionale alla musica contemporanea in senso lato. Ma non solo. Da queste pagine, ricche di storie, aneddoti e approfondimenti, emerge infatti il ritratto di un'artista poliedrica, capace di distinguersi per la sterminata attività concertistica e discografica così come per il suo talento di donna di spettacolo, di conduttrice radiofonica e televisiva - tanto da essere riconosciuta per anni come la regina dei più importanti varietà Rai -, talent scout e produttrice discografica, e persino di testimonial pubblicitaria. È attraverso l'analisi della sua complessa iconologia, della sua inconfondibile gestualità, del suo look in continua evoluzione che si disegna davanti ai nostri occhi lo spaccato di un'Italia che, come lei e grazie a lei, vive una progressiva svolta del costume. A dimostrazione, se ancora ce ne fosse bisogno, che non sono solo «canzonette».

