Neri Pozza: I colibrì
Lady Montagu e il dragomanno. Viaggio avventuroso alle origini dei vaccini
Maria Teresa Giaveri
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 208
«Un esperimento praticato da donne ignoranti». Così, nella Londra del 1721, viene accolta la proposta, avanzata da una dama elegantissima e intraprendente, Lady Mary Wortley Montagu, di immunizzarsi dal virus letale del vaiolo infettandosi preventivamente con una dose attenuata del morbo. Moglie dell'ambasciatore inglese a Costantinopoli, Lady Montagu ha appreso durante il soggiorno in Turchia l'esistenza di quel mezzo per sfuggire al flagello le cui ricorrenti epidemie decimano da secoli le popolazioni. Ma è una pratica bizzarra, in uso fra contadine sul confine settentrionale della Grecia; nemmeno l'avallo di due medici prestigiosi provenienti dall'Università di Padova era riuscita a farla accettare. Vuole però il caso che uno dei due medici sia anche il primo dragomanno – cioè il traduttore ufficiale – in servizio presso l'ambasciata britannica; collabora con la famiglia Montagu come interprete, come medico e anche come esperto di lingue e costumi dell'impero ottomano. Colta, curiosa e poliglotta, Lady Montagu conversa con lui in italiano, e apprende molto di più che qualche bel verso di poesia locale... E vuole il caso che anni dopo, tornata a Londra, l'ex-ambasciatrice descriva la pratica e le rassicuranti statistiche relative a quell'«esperimento» alle amiche più care, fra cui la principessa del Galles. Fiduciosa nel giudizio della cara Mary, preoccupata per i figli minacciati dall'epidemia, quest'ultima riesce a convincere il sovrano a far sperimentare il metodo e poi a farlo applicare agli eredi della famiglia reale. Comincia così, in Inghilterra e nelle colonie inglesi, poi fra imperi e staterelli europei la lunga e avvincente battaglia intorno al principio che il primo dragomanno a Costantinopoli aveva battezzato dell'«inoculazione». Illuministi francesi e inquisitori bostoniani, accademici altezzosi e oscuri medici preoccupati del bene pubblico, grandi sovrani e matematici stregati dal calcolo delle probabilità battaglieranno per decenni pro e contro un metodo di prevenzione enigmaticamente funzionale, che si tradurrà infine nella pratica della vaccinazione. Nelle pagine di questo libro, Maria Teresa Giaveri ricostruisce la storia di questa contesa come in un libro d'avventure, in cui non le peripezie di un naufrago o le temerarie imprese di una schiera armata sono al centro della narrazione, ma «le avventure di un'idea – idea bizzarra, sconvolgente, eppure salvifica».
Nel paese degli algoritmi
Aurelie Jean
Libro
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2021
pagine: 176
Che cosa sono gli algoritmi che governano la nostra vita quotidiana? Che cosa c’è dall’altra parte dell’iceberg matematico? Codici ed equazioni matematiche governano ormai profondamente la nostra vita. Il mondo digitale, cui dedichiamo larga parte del nostro tempo, opera sostanzialmente in base ad algoritmi: gli algoritmi dei siti di vendita, dei social network, quelli per la geolocalizzazione o per l’assegnazione dei posti all’università. Un semplice sguardo, poi, allo stato della ricerca tecnoscientifica contemporanea basta per rendersi conto che non vi è fenomeno fisico, economico o sociale che possa oggi sottrarsi a una modellazione numerica. L’autrice di questo libro, ad esempio, ha simulato coi suoi algoritmi la morfologia della gomma in scala nanoscopica, ha previsto l’elasticità di un tessuto cardiaco rigenerato in laboratorio, ha automatizzato la stesura di news finanziarie e simulato il funzionamento del trauma cranico. Si può perciò affermare che, se non è ancora pienamente diventata il paese degli algoritmi, la terra è destinata inevitabilmente a esserlo in un futuro molto vicino. Sappiamo, tuttavia, come vanno davvero le cose nel paese degli algoritmi? Sappiamo a quali procedure, speranze, rischi e pericoli vanno realmente incontro coloro che si avventurano in questo regno? Le pagine che seguono cercano di rispondere a queste domande, invitando i lettori a un viaggio al cuore delle equazioni matematiche e delle righe di codice. Un viaggio in cui le speranze che guidano le modellazioni numeriche traggono alimento da un antico sogno: l’idea di penetrare, attraverso la virtualizzazione dei fenomeni, i meccanismi stessi della vita. Aurélie Jean non si limita, tuttavia, a illustrare le magnifiche sorti della modellazione numerica della realtà, ne mostra anche i pericoli, anzi il sommo pericolo. Uno spettro si aggira, infatti, nel paese degli algoritmi: lo spettro dei cosiddetti «bias algoritmici», vale a dire dei pregiudizi cognitivi che caratterizzano la fragile conoscenza umana e che possono distorcere gli algoritmi sino al punto da generare discriminazioni inaccettabili. Com’è accaduto, ad esempio, ad Amazon che, nel 2018, per selezionare i curricula dei candidati più idonei a essere assunti in azienda, ha progettato un algoritmo addestrandolo sulle assunzioni degli ultimi dieci anni, in prevalenza maschili, con l’inevitabile conseguenza che l’algoritmo ha sviluppato un bias che lo ha indotto a sottostimare il valore di un profilo femminile. Eliminare alla radice i bias è, per Aurélie Jean, un compito impossibile. È, invece, possibile «comprendere il passaggio dai “nostri” bias ai bias algoritmici», aprendo la ricerca scientifica al pensiero critico e alla riflessione e capovolgendo l’antico pregiudizio che vuole i filosofi riflettere su un mondo che gli sfugge e gli scienziati costruire un mondo su cui non riflettono.
Il secolo dei dittatori
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2020
pagine: 464
A Se la dittatura è antica come la storia, il fenomeno prende una svolta importante alla fine della Prima guerra mondiale con l'avvento dei totalitarismi sovietici e fascisti, prima che la crisi del 1929 favorisca il trionfo del nazismo. Per quattro generazioni, in tutti i continenti, i regimi totalitari imperverseranno, presiedendo le guerre e gli stermini di un barbaro secolo che ha fatto progressi contro l'umanità. Il Novecento è popolato da leader spietati e crudeli. Le loro storie e le personalità sono diverse, spesso opposte, ma condividono la stessa sete di potere basata sulla banalizzazione del terrore, la stessa sfiducia nei confronti dei loro simili e il più profondo disprezzo per la vita umana e, più in generale, per qualsiasi forma di libertà. Questo libro raccoglie i ritratti di questi dittatori: siano essi famosi, sconosciuti o dimenticati; ventidue ritratti su larga scala.
Questa vita. Finitezza, socialismo e libertà
Martin Hägglund
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2020
pagine: 464
Fede e libertà ovvero, secondo le nozioni ricevute, religione e capitalismo. Il libro di Martin Hägglund muove dalla demolizione di queste due nozioni per costruire l'avventura di pensiero contenuta in questo libro. La fede in una vita eterna, che caratterizza ogni posizione religiosa, non soltanto non ha, per Hägglund, alcun senso, ma rende incomprensibile l'attività umana in quanto tale. Una vita eterna presuppone, infatti, un'esistenza che non si ferma mai, che non finisce mai. Ma un'esistenza così fatta non ha bisogno di essere sostenuta, non necessita, cioè, di alcuna attività. L'esistenza ha senso soltanto in quanto è un'esistenza esposta al pericolo di finire ed è, perciò, qualcosa di cui occorre prendersi cura perché sia, perché continui ad essere. Anche l'autodeterminazione assoluta, la religione della libertà del capitalismo, non ha alcun senso. Occorre prendersi cura della propria esistenza perché è un'esistenza delimitata in tutti i sensi, delimitata dalla sua finitezza e dal rapporto con gli altri, innanzi tutto dal passato da cui scaturisce. La libertà è, insomma, qualcosa che è sempre in questione, qualcosa che si misura sempre con la finitezza e il carattere sociale della nostra esistenza. Bisogna perciò opporre alla fede religiosa la fede secolare nella prassi umana e alla libertà del capitalismo la libertà del socialismo democratico, in cui il compito di che farne del nostro tempo è inseparabile dal rapporto col mondo e con gli altri. Passando da Heidegger a Marx, da Dante a Proust, da Keynes a Hayek, "Questa vita" avanza una reinterpretazione del marxismo e della prospettiva del socialismo democratico.
Così ricostruimmo l'Italia. 1945-1959
Alfio Caruso
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2020
pagine: 416
La situazione dell'Italia nel 1945 non era migliore di quella degli altri stati europei. I mezzi di trasporto, le industrie, le abitazioni avevano subito gravi danni e le condizioni di vita della popolazione erano difficili: miseria, fame, disoccupazione erano realtà quotidiane. Inoltre, l'economia si riprendeva con grande lentezza. L'Italia era divisa in due. Nella parte settentrionale e centrale, vi erano vivissime aspettative e una forte volontà di cambiamento. Non si voleva tornare all'Italia liberale precedente al fascismo; si voleva costruire una democrazia più aperta alle nuove esigenze delle masse popolari. Era il cosiddetto Vento del Nord. Al Sud, al contrario, la società era rimasta ferma, immobile: le classi dirigenti tradizionali, appoggiate dagli alleati, avevano mantenuto il loro predominio politico e sociale. La ricostruzione riguardò soprattutto l'industria e permise un benessere inimmaginabile solo pochi anni prima, testimoniato dalla diffusione di beni di consumo di massa, quali automobili, elettrodomestici e dalla nascita dell'industria del tempo libero. Questo boom però non interessò tutta l'Italia nello stesso modo, anzi, si inasprì lo storico divario tra Nord e Sud e questo portò un enorme spostamento di popolazione, una migrazione interna dalle campagne meridionali alle città industrializzate del Nord che cambiò profondamente la demografia del Paese.
Uno specchio lontano. Un secolo di avventure e di calamità. Il trecento
Barbara W. Tuchman
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2020
pagine: 800
Il Trecento, come l’epoca che stiamo vivendo, fu un secolo in bilico tra luce e ombra. Gli uomini si disperavano e al tempo stesso danzavano sul ciglio dell’abisso. Un male venuto dall’Oriente con la prima globalizzazione delle rotte navali e dei commerci, la peste nera, uccise un terzo della popolazione dall’Irlanda all’India. Una guerra senza fine contrappose Inghilterra e Francia devastando le terre più ricche e lasciando il continente in balia delle compagnie di ventura. La crisi economica e un sistema fiscale oppressivo innescarono rivolte populiste. La Chiesa era contesa da due papi, uno a Roma e l’altro ad Avignone, mentre i turchi insidiavano ciò che restava del millenario Impero romano. Lo avrebbero definitivamente cancellato dalle carte geografiche conquistando Costantinopoli di lì a mezzo secolo. L’invasione islamica dell’intera Europa non era più un incubo ma diventava una possibile realtà. La civiltà occidentale sembrava al collasso. Eppure quello fu il secolo di Petrarca e Chaucer, dei romanzi cavallereschi, del pensiero filosofico e scientifico che si alimentava a Oxford, alla Sorbona, a Bologna, a Padova. Milano era la capitale finanziaria. Firenze, nonostante le crisi bancarie, negoziava con i sovrani del continente. Venezia era il principale crocevia dei commerci. Lo spettro della fine, in realtà, stava spazzando via il sistema feudale divenuto ormai obsoleto, basato su ideali cavallereschi sbiaditi e incontrasto con una modernità che si sarebbe dispiegata di lì a pochi decenni con l’invenzione della stampa a caratteri mobili, la conquista dell’America, la messa a punto di armi da fuoco sempre più micidiali, la riscoperta dei Classici e la magnificenza del Rinascimento. Barbara Tuchman ricostruisce quel mondo seguendo le orme di un uomo, Enguerrand VII signore di Coucy, che attraversò quell’epoca in tutta la sua tragedia e in tutta la sua magnificenza. Ci porta sui campi di battaglia, nei castelli, nelle campagne flagellate, nella vita quotidiana, nei balli sfrenati e nelle penitenze masochiste, tra nobili e servi, ebrei e cardinali, stregoni e mercenari, santi ed esattori delle tasse. Ci fa scoprire quell’epoca, così simile alla nostra, facendo le debite proporzioni, come se la stessimo rivivendo. Giungendo a smentire le Cassandre sempre pronte a decretare la fine di un mondo.
Canti popolari del Piemonte
Costantino Nigra
Libro: Prodotto composito per la vendita al dettaglio
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2020
pagine: 1056
Dopo le canzoni della Grande guerra, il primo studio completo sulla canzone popolare piemontese ad opera di Costantino Nigra e curato da Franco Castelli, Emilio Jona e Alberto Lovatto. Diplomatico, segretario di d'Azeglio, compagno di Cavour ai congressi di Parigi e Plombières, poeta romantico, Costantino Nigra tra il 1854 e il 1858 si dedicò, con l'aiuto di fedeli collaboratori, allo studio e alla raccolta di canzoni popolari piemontesi. L'opera qui riproposta in una nuova, aggiornata edizione, è oggi una pietra miliare nel campo degli studi antropologici e filologici.
Arte e poststoria. Conversazioni sulla fine dell'estetica e altro
Demetrio Paparoni, Arthur C. Danto
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2020
pagine: 144
Demetrio Paparoni e Arthur Danto hanno condiviso un marcato interesse per l'arte astratta degli anni Novanta. La loro amicizia li ha portati anche a intrattenere un ricco epistolario e a registrare conversazioni che sono all'origine dei testi qui pubblicati. Questi dialoghi, che nelle intenzioni degli autori avrebbero dovuto costituire il punto di partenza per un libro, si sono interrotti un anno prima che Danto venisse a mancare, all'età di 89 anni. La loro pubblicazione ora, a distanza di anni dalla scomparsa di «uno dei critici d'arte più letti dell'era postmoderna» (New York Times), si deve innanzi tutto al fatto che le questioni che vi sono dibattute abbracciano temi ancora oggetto di interrogazione nel panorama artistico-filosofico odierno. Spaziando dalla pop art americana al minimalismo, dall'astrazione all'appropriazionismo, gli argomenti trattati toccano, infatti, il nucleo centrale del pensiero di Danto: quei concetti di poststoria e di fine dell'estetica che hanno orientato, e continuano a orientare, la discussione sul senso e sul destino dell'arte contemporanea. Attraverso anche il prezioso contributo di Mimmo Paladino e di Mario Perniola, queste conversazioni, così ricche della spontaneità propria del dialogo, aiutano in tal modo a comprendere meglio gli sviluppi dell'arte attuale. Il saggio introduttivo di Paparoni è una chiara esposizione e una lucida analisi del pensiero di Danto, intriso di considerazioni che mettono in luce la visione dell'arte che contraddistingue il pensiero del critico italiano.
La cultura del narcisismo. L'individuo in fuga dal sociale in un'età di disillusioni collettive
Christopher Lasch
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2020
pagine: 304
Alla fine degli anni Settanta, dopo aver pubblicato una serie di libri dedicati alla crisi del liberalismo, Christopher Lasch dà alle stampe "La cultura del narcisismo", l'opera che annuncia il tramonto dell'uomo economico e l'avvento di un nuovo tipo di uomo: il narcisista. A distanza di più di quarant'anni dalla sua pubblicazione, il libro non soltanto non cessa di parlarci, ma svela forse soltanto ora la sua piena attualità. Mescolando analisi psicologica, sociologica, letteraria e filosofica, Lasch ritrae l'uomo che appartiene alla nostra epoca, l'epoca della fine dell'etica del lavoro e della fiducia nel progresso sociale. Il narcisista, che ne emerge, non è un mero egoista in preda a uno stato mentale per cui il mondo non è altro che lo specchio dell'Io, ma un essere perseguitato dall'ansia, tutt'altro che pago di sé. Esige una gratificazione immediata e vive, perciò, in uno stato di inquietudine e di insoddisfazione perenne. Superficialmente tollerante, è in realtà privo di ogni solidarietà e vede in ciascuno un rivale con cui competere. Si ritiene affrancato dai tabù, e non ha tuttavia alcuna serenità sessuale. Loda il rispetto delle norme e dei regolamenti, ma nella segreta convinzione che non si applichino nei suoi confronti. Non ha interesse per il futuro, e nemmeno per il passato, che gli appare come un insieme di modelli superati, con mode e atteggiamenti antiquati. Vive, così, in un mondo dell'eterno presente che rispecchia pienamente la miseria della sua vita interiore, un mondo che fa della nostalgia «un prodotto commerciale del mercato culturale» e che «rifiuta immediatamente l'idea che in passato la vita fosse, per certi aspetti rilevanti, migliore di quella d'oggi». L'uomo economico dell'etica del lavoro è stato, insomma, sostituito da un tipo d'uomo che presenta tutti i tratti di un narcisismo patologico, un narcisismo che permea a tal punto la società contemporanea che l'unica speranza sembrerebbe quella di riuscire a sopravvivere al suo crollo. Per Lasch, tuttavia, la volontà di costruire un mondo migliore non è affatto estinta. Continua a sussistere insieme a sopravvivenze di tradizioni locali e iniziative collettive che hanno solo bisogno della prospettiva di «una nuova società, una società decente, per riconquistare nuovo vigore».
Rifugio in un mondo senza cuore. La famiglia in stato d'assedio
Christopher Lasch
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2019
pagine: 287
Apparso per la prima volta nel 1977, questo libro, che affronta la disgregazione della vita familiare nella società contemporanea, fu accolto dalle recensioni entusiastiche della stampa di destra e dalla disapprovazione aperta degli ambienti della sinistra radicale, dai quali Christopher Lasch pure proveniva. Per i primi, l'opera costituiva «una vivace difesa dei valori tradizionali» che, una volta fatta astrazione dalle «sciocchezze marxiste» che la puntellavano, ne faceva un «libro meravigliosamente reazionario». Per i secondi, l'opera mirava semplicemente a restaurare «la famiglia borghese», responsabile per eccellenza delle ingiustizie inflitte alle donne. Nell'introduzione all'edizione tascabile del volume, apparsa nel 1978, Lasch non mancò di sottolineare l'assoluta incomprensione del testo che è alla base di simili interpretazioni, mostrando in primo luogo come la cosiddetta controcultura degli anni Sessanta fosse soltanto «un'immagine speculare del capitalismo consumistico» e come le legittime istanze del movimento femminista dovessero essere sostenute da una prospettiva, assai più radicale, di critica dell'organizzazione contemporanea del lavoro. La confutazione di queste interpretazioni è, tuttavia, contenuta nella maniera più chiara nello svolgimento dell'opera, dove destra e sinistra radicale appaiono soltanto in apparenza su posizioni opposte nell'interpretazione dell'origine della disgregazione della famiglia. Per entrambe sono gli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso gli anni decisivi: magnifici i primi e catastrofici i secondi per la destra conservatrice, esattamente l'opposto per la sinistra radicale. Lasch ha buon gioco nel mostrare come la lenta dissoluzione della famiglia abbia invece una storia più che secolare. La crisi dei divorzi, il femminismo e la rivoluzione giovanile iniziarono non con la fine dei «gloriosi» anni Cinquanta e l'avvento della cosiddetta «rivoluzione sessuale» nei Sessanta, ma... nell'Ottocento, con l'estensione della produzione industriale e del modello della «fabbrica» che si impadronirono di «attività un tempo delegate all'individuo o alla famiglia». Postfazione di Goffredo Fofi.
Salvate gli italiani. Mussolini contro Hitler. Berlino 1944
Alfio Caruso
Libro: Libro in brossura
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2019
pagine: 223
Nel luglio ’44, sul treno verso Rastenburg, dove il 20 luglio avrà l’ultimo incontro con Hitler appena sopravvissuto all’attentato di von Stauffenberg, Mussolini spiegò al generale Morera, comandante della missione militare italiana a Berlino, che il suo compito più impellente sarebbe stato salvare i 700 mila connazionali presenti in Germania, fascisti o antifascisti che fossero, e rimandarli a casa sani. Ad aiutare Morera fu un gruppetto di diplomatici dell’ambasciata i cui uomini di punta furono il ventisettenne consigliere d’ambasciata Giangaleazzo Bettoni e il delegato della Croce Rossa Armando Foppiani. Battendosi in nome di un’Italia senza ideologie, sebbene rappresentassero la Repubblica Sociale, questi italiani perbene, oggi dimenticati, riuscirono a impedire che i militari delle divisioni Littorio e Italia fossero inviati quale forza lavoro a farsi macellare sul fronte orientale; a strappare alla forca i condannati a morte per aver rubato una saponetta e a tutelare i 70 mila soldati e ufficiali italiani che continuavano a manifestare una netta opposizione al nazismo. Grazie anche all’inedita testimonianza di Renzo Morera, Prisca Bettoni e Oreste Foppiani, Alfio Caruso fa finalmente luce su una pagina eroica e sconosciuta della Seconda guerra mondiale.
Economia dell'odio
Alain Deneault
Libro: Copertina morbida
editore: Neri Pozza
anno edizione: 2019
pagine: 220
I saggi che seguono ruotano tutti attorno alla questione della censura nella nostra epoca, e muovono tutti dalla constatazione che sono lontani i tempi in cui la censura era fatta di inganni semplici, come la contraffazione dei dati, le false competenze o l'alterazione delle narrazioni. Viviamo pienamente, per Alain Deneault, nel mondo del famoso aforisma di Guy Debord, il mondo realmente rovesciato in cui «il vero è un momento del falso». I nuovi censori hanno perciò sviluppato delle tecniche complesse e sofisticate di propaganda, di marketing e di comunicazione. La censura è diventata una sottile arte della finzione. Un'arte del discorso capace di far prevalere i target di crescita sulla catastrofe ecologica che pure è sotto gli occhi di tutti, o di fare in modo che i nostri spazi onirici siano talmente pieni di auto di lusso e di slogan pubblicitari che ce li ritroviamo in bocca di continuo attraverso lapsus verbali sempre più frequenti. La censura è diventata qualcosa di intimo, qualcosa che è penetrata nella sfera del preconscio di ognuno di noi. Al punto tale che quest'arte della finzione ha generato la rimozione più grande: la rimozione dell'odio da parte dell'economia. Nei consuntivi contabili destinati ai pochi privilegiati dell'economia mondiale figurano, è noto, anche l'espropriazione delle terre, dei pesci, dei diritti e dell'onore di popolazioni intere, il sostegno alle dittature, la fornitura di armi ai signori della guerra. Queste attività, tuttavia, non sono mai iscritte nella categoria dell'odio. L'odio è rimosso. Le colonne di cifre sostituiscono quelle dei carri armati. La guerra brutta e cattiva è relegata ai libri di storia: esiste solo quella tecnologica e asettica fatta coi droni. Il linguaggio pubblico è fatto di concorrenza, di crescita, di governance, di trasparenza, mai di decadenza o di declino. Le passioni tristi soggiacenti alla lingua dei numeri della nostra epoca non appaiono sotto nessuna luce. L'economia dell'odio coltiva il silenzio e il buio e, là dove riesce, per Deneault, a imporre la sua legge, allora censura psichica, autodafè legalizzato e ottundimento attraverso l'abbondanza sono d'obbligo. Riportare alla luce ciò che essa rimuove è il compito del pensiero critico, di cui questo libro costituisce uno degli esempi migliori.

