«Egildo Spada – scrive Nicola Bultrini nella prefazione – affronta la materia del suo scrivere senza infingimenti, senza risparmio di energie. Non indulge in facili soluzioni, nulla concede all'intellettualismo letterario.» Come nella precedente raccolta "Me apocrifo" (2012), Spada costruisce una sorta di autobiografia, viaggiando attraverso le esperienze di tempi e spazi per tentare di decifrare il presente. La sua poesia ancora una volta scava e dissoda la terra dura e pietrosa, e rovescia le zolle «per portare alla luce le radici più profonde» lasciandole respirare nell'aria del giorno. Attraversando con disinvoltura il tempo, lo spazio e differenti registri narrativi, Spada s'immerge «nella complessità del vivere, del vorticoso muoversi delle stagioni, nell'ammirevole tenacia di voler trattenere le immagini, salvarle dal vento più impetuoso, fermarle anche per un istante, coglierne il senso.»Recupera frammenti nel «tentare l'esperienza di una conoscenza». Come nell'arte più autentica.
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Etere d'inverno
| Titolo | Etere d'inverno |
| Autore | Egildo Spada |
| Prefazione | Nicola Bultrini |
| Argomento | Poesia e studi letterari Poesia |
| Collana | Rosso sospeso |
| Editore | Fuorilinea |
| Formato |
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| Pubblicazione | 11/2020 |
| ISBN | 9788896551752 |
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