"Un paese di soli guardiani" capovolge la distopia in utopia. E ciò per il tramite di un'ambivalenza: guardiano vale 'aguzzino', 'sbirro', ma anche 'custode', 'scorta'. Come Porfirij Petrovic: il giudice istruttore di "Delitto e castigo" tiene l'omicida in continuo stato di allarme, ma prova per lui una simpatia autentica. Indagatore d'anime a sua volta, Marco Villa matura nel libro l'esperienza del distacco («discrezione», la chiamerebbe Pierre Zaoui): quanto di più chiuso e deleterio sussiste nell'amor proprio è lasciato infine cadere, per avvicinare l'altro. Incrinato, fessurato, aperto, chi dice io stabilisce un contatto che predispone a un incorporamento: nel confronto, nella messa in comune delle nostre vite si fonda allora la possibilità di una liberazione.
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Un paese di soli guardiani
| Titolo | Un paese di soli guardiani |
| Autore | Marco Villa |
| Curatori | Sebastiano Gatto, Maddalena Lotter, Giovanni Turra |
| Collana | A27 poesia, 8 |
| Editore | Amos Edizioni |
| Formato |
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| Pagine | 80 |
| Pubblicazione | 09/2019 |
| ISBN | 9788887670660 |
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