Si può credere che la scrittura di ricerca sia alcunché di disincarnato; le cose però non stanno esattamente così e a dimostrarlo ci sono i "Tre movimenti e una stasi", scritti per un’azione teatrale di Antonio Sixty, a sua volta ispirata a una performance di Chris Burden. La natura intermediale del libro porta chi legge a sentirsi parte dell’evento: i nostri nervi scattano all’unisono con quelli che potrebbero essere i movimenti degli attori, e ne duplicano lo stress fisico ed emotivo. È il corpo, a trovarsi in gioco, tramite un noi che continuamente agisce, si muove, e può cadere. Attraverso questo empatico senso di coinvolgimento, e a dispetto della sua natura di oggetto intellettuale, il libro acquisisce una sua solida concretezza. O forse, semplicemente, restituisce alla propria astrattezza originaria gran parte di quello che noi pensiamo come concreto: una volta legate a circostanze effettive e a persone autentiche, tutte le cadute diventano tangibili. Ecco allora, elegiacamente, tra le pieghe di queste pagine, assieme alla polvere della concretezza, annidarsi tutto il polline di un evento passato, che ci farà vibrare ancora.
Tre movimenti e una stasi
| Titolo | Tre movimenti e una stasi |
| Autore | Michele Zaffarano |
| Collana | ChapBooks |
| Editore | Tic |
| Formato |
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| Pagine | 58 |
| Pubblicazione | 05/2024 |
| ISBN | 9788898960781 |
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