L’eredità più riconosciuta di Henry Corbin è quella dell’orientalista che ha fatto scoprire insospettate e ricche tradizioni spirituali-filosofiche dell’Iran shī’ita. Nel presente lavoro ci si è sforzati tuttavia di tenere assieme l’opera dell’esegeta e del fenomenologo della religione con quella del filosofo teoreticamente in grado di interrogare da un altro luogo i percorsi della metafisica occidentale sui temi centrali dell’essere e dell’“essere immagine”. Per esplicita ammissione, si può parlare di un’insolita prospettiva “docetista”, intesa come fenomenologia di specchi e icone, come metafisica immaginale capace di dare spessore a immagini in continua trasfigurazione dal visibile all’invisibile e viceversa. Le tradizioni religiose a cui si riferisce Corbin fanno infatti dell’immaginale la dimensione in cui hanno luogo i fenomeni spirituali. Sarebbe la rimozione di questo piano ad aver determinato, in Occidente, lo scacco di un nichilismo passivo, ostaggio del “paradosso del monoteismo” che, in ultima analisi, è sempre un’ontoteologia senza teofania.
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Ciò che appare nello specchio. Docetismo e metafisica dell'immagine in Henry Corbin
| Titolo | Ciò che appare nello specchio. Docetismo e metafisica dell'immagine in Henry Corbin |
| Autore | Roberto Revello |
| Argomento | Scienze umane Filosofia |
| Collana | Studia humaniora, 34 |
| Editore | Orthotes |
| Formato |
|
| Pagine | 218 |
| Pubblicazione | 03/2019 |
| ISBN | 9788893141772 |
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