Rosa canina, nel corso della sua lunga genesi, ha avuto diversi titoli. Uno di questi era Trilogia dell’infanzia (di cui ha conservato l’impianto; infatti l’opera è suddivisa, secondo un criterio spazio-temporale, in tre parti: la primissima, la seconda e la terza infanzia). Poi, continuando nell’elaborazione, mi sono resa conto che il focus non era l’infanzia, ma i segni di salvezza, cioè quei segni che rimandano ad una dimensione sovrannaturale, in essa presenti. E fra questi il più potente, almeno per me, era la rosa canina, con le sue bacche scarlatte in pieno inverno. Pianta antichissima, che resiste al freddo e al caldo, la rosa canina non subisce attacchi da parassiti ed è usata come erba medicinale. Plinio il Vecchio sosteneva che, per rivelazione divina, la radice di rosa canina era l’unico rimedio contro la rabbia, malattia che rende folli animali e uomini. Essa inoltre è una specie “pioniera”, cioè che ama i terreni incolti, aridi, ed esposti al vento, dove prospera e fruttifica. Ma soprattutto nutre e trasforma tali terreni, rendendoli idonei alle piante più fragili.
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Röşa canina
| Titolo | Röşa canina |
| Autore | Valentina Milandri |
| Argomento | Poesia e studi letterari Poesia |
| Editore | Collezione Letteraria |
| Formato |
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| Pagine | 94 |
| Pubblicazione | 09/2021 |
| ISBN | 9788831428378 |
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