Bollati Boringhieri: Temi
Critica della ragione utilitaria
Alain Caillé
Libro
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 1991
pagine: 154
La solitudine del riformista
Federico Caffè
Libro
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 1990
pagine: 288-XVIII
L'avvenire di un'illusione. L'illusione di un avvenire
Sigmund Freud, Oskar Pfister
Libro
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 1990
pagine: 204
La saga di Polifemo. L'archetipo del ciclope
Jacob Grimm
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2024
pagine: 112
"I viaggi di Sindbad", una raccolta di fiabe serbe e persino alcuni racconti popolari finlandesi: la saga di Polifemo è ovunque. Jacob Grimm (1785-1863), filologo e linguista, rintraccia in questo saggio inedito in Italia una decina di varianti dell'archetipo del ciclope nei contesti letterari più remoti, provando a decifrare i diversi significati contenuti nella leggenda e cercando di ipotizzare alcune linee di derivazione. Alla ricerca di un fulcro, una «cellula originaria», intuisce sorprendentemente che la stessa Odissea è un punto di arrivo e non il principio della saga. Nella sua postfazione al saggio Francesco Valagussa torna sul rapporto tra mito e origine. Passando dall'occhio come simbolo del sapere divino al Sauron di Tolkien, si può mostrare come l'eterna lotta tra il giorno e la notte, tra il cielo e gli inferi, si rifletta, in termini etici, nel contrasto tra l'abilità colma di astuzia e le oscure forze titaniche. Le ricerche di uno spirito romantico come quello di Grimm dischiudono lo sguardo su un panorama inaspettato: non c'è cultura che non sia permeata, alimentata e nutrita quotidianamente da un generoso apporto di narrazioni, usanze e consuetudini appartenenti a tradizioni lontane. "La saga di Polifemo", opera di uno dei più grandi esponenti del romanticismo europeo, illustra la ricchezza delle identità multiple sottese al concetto di cultura e nazione. Una piccola chicca letteraria e filosofica che intreccia etica, fiaba e immaginazione.
Stasis. La guerra civile come paradigma politico. Homo sacer. Volume II\2
Giorgio Agamben
Libro: Copertina morbida
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2015
pagine: 84
Stasis è il nome della guerra civile nella Grecia antica. Un concetto così inquietante o impresentabile per la filosofia politica posteriore da non essere fatto oggetto sinora di una dottrina adeguata, neppure da parte dei teorici della rivoluzione. Eppure, sostiene Giorgio Agamben fornendo qui i primi elementi di una necessaria "stasiologia", la guerra civile costituisce la fondamentale soglia di politicizzazione dell'Occidente, un dispositivo che nel corso della storia ha permesso alternativamente di depoliticizzare la cittadinanza e mobilitare l'impolitico, e che vediamo oggi precipitare nella figura del terrore su scala planetaria. Al suo paradigma concorrono insieme due poli antitetici dei quali Agamben mette allo scoperto la segreta solidarietà, quello classico secondo cui la guerra civile è coessenziale alla polis, al punto che chi non vi prende parte è privato dei diritti politici, e quello moderno rappresentato dal Leviathan di Hobbes, che ne decreta l'interdizione, ma introduce una scissione - e con questa la possibilità della guerra civile - all'interno stesso del concetto di popolo.
Heidegger e gli ebrei. I «Quaderni neri»
Donatella Di Cesare
Libro: Copertina morbida
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2014
pagine: 360
Perché Martin Heidegger ascrive agli ebrei l'oblio dell'Essere? Qual è allora il rapporto tra l'Essere e l'Ebreo? In che senso viene imputata agli ebrei la colpa più grave, da cui dipende il destino dell'Occidente? E perché questa accusa viene mossa negli anni trenta, dopo le leggi di Norimberga (1935), mentre inizia la guerra planetaria che dovrebbe condurre la Germania nazionalsocialista al dominio del mondo? I "Quaderni neri" di Heidegger , che solo ora vengono pubblicati in Germania, oltre a dischiudere un'inedita prospettiva sul pensiero del filosofo, stanno suscitando un nuovo, intenso dibattito. L'antisemitismo metafisico che vi si legge solleva inquietanti e gravi interrogativi e rinvia alla responsabilità della filosofia nello sterminio.
Uomini e macchine. La sfida dell'automazione
Lorenzo Pinna
Libro: Copertina morbida
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2014
pagine: 192
Duttili, instancabili, sofisticate, capaci di apprendere: le macchine di ultima generazione oggi sostituiscono l'uomo in un numero talmente elevato di mansioni, e così bene e in fretta, da relegare tra le anticaglie ciò che appena ieri sembrava avveniristico. La loro inarrivabile efficienza ha però ricadute dirompenti sulla società - prima fra tutte la disoccupazione tecnologica - che aggiornano a livello planetario una sfida iniziata duecentocinquanta anni fa con la Rivoluzione industriale, quando dall'inventiva di geniali artigiani uscirono i dispositivi meccanici destinati a innescare il radicale rinnovamento del sistema produttivo. Senza pregiudiziali tecnofile o tecnofobe, lasciando parlare i fatti e le cifre, Lorenzo Pinna rimette narrativamente in sequenza snodi storici, dinamiche economiche e risonanze immaginifiche dell'interazione umana con la meccanizzazione e l'automazione. Nel tragitto dalle macchine viventi settecentesche, congegni di pura meraviglia, all'uomo-macchina taylorista, fino alla tarda macchina-uomo dotata di intelligenza artificiale, sfilano catene di montaggio e monumentali calcolatori a valvole, microprocessori e robot meccatronici. E l'entusiasmo si alterna alla rivolta. Ma esistono vie d'uscita meno disperate di quella luddista del campione di scacchi che, interrogato circa la strategia per avere la meglio sul computer con cui gareggiava, rispose lapidario: "un martello". Prefazione di Piero Angela.
I confini della legge. Sovranità e governo del mondo
Pier Giuseppe Monateri
Libro: Copertina morbida
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2014
pagine: 174
La legge eccede da sempre qualsiasi tentativo discorsivo di delimitarne i confini. Ma questa eccedenza, connaturata alla sua immensa potenza simbolica, oggi denuncia più fragilità che forza. In piena globalizzazione, qualcosa si è incrinato nel formidabile dispositivo di ordinamento che per secoli ha segnato gli spazi del mondo attraverso differenti modelli e linguaggi giuridici. Sovranità e politica, legittimità e decisione, comando e norma consumano ormai nell'instabilità ciò che sopravvive delle loro reciproche, ambigue relazioni. Mentre la legge entra in una fase di dissolvenza, la produzione di diritto viene avocata da poteri indiretti - organismi, fondi, banche - che emanano direttive su scala planetaria. Si comprende fino in fondo quali insidie nasconda un tale, nuovo equilibrio mondiale se lo si considera, con Pier Giuseppe Monateri, alla luce della genealogia della legge, delle sue forme di apparizione storica e delle sue valenze nel pensiero politico-filosofico. Solo così si può misurare la distanza tra il suo regno dileguante e l'attuale governo delle cose, letteralmente sconfinato.
Le nuove paure. Che cosa temiamo oggi?
Marc Augé
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2013
pagine: 82
Da vero illuminista, Marc Augé possiede il talento di rivelarci a noi stessi. Questa volta spingendoci a scrutare nello specchio scuro di ciò che collettivamente temiamo di più. Ma è davvero così terribile quello che riusciamo a distinguere? Certo, abbiamo l'impressione di vivere immersi nella paura, perché inquietudine e angoscia hanno la sinistra capacità di addensarsi e incupire il nostro orizzonte. Insomma, la paura fa sistema, crea contagio, induce visioni apocalittiche, disegna l'habitat dell'incubo, dall'allarme alimentare o pandemico all'emergenza climatica al rischio terroristico: l'insieme rilegato dalla crisi planetaria. Augé però non cade ostaggio di questa cupezza indifferenziata. Preferisce perlustrarla, inventariarne gli aspetti, interrogarsi sul loro senso. Così scomposte da una lente antropologica, le paure attuali si rivelano spesso artificiose, fomentate da media ansiogeni, o si riaffacciano, sublimate, là dove non ci aspetteremmo di trovarle, oppure lasciano affiorare sgomenti antichi. Ma discernere le minacce vere - innanzi tutto la rottura del legame sociale - è la prima mossa per allentare la presa che la paura ha su di noi.
L'idea di università. Orizzonti storici, vicoli ciechi e ipotesi di rinnovamento
Enrico Zanelli
Libro: Copertina morbida
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2013
pagine: 151
Dopo l'insulso travaglio di pretese riforme specializzate nell'arte del ritocco, all'università italiana serve un'idea che la scuota e ne inverta l'attuale declino, allineandola finalmente ai sistemi di istruzione superiore dei paesi più avanzati. Un'idea non meno radicale di quelle che nell' Ottocento, a partire dal grande filosofo e linguista tedesco Wilhelm von Humboldt, osarono riconfigurare il modello stesso dell'istituzione. Enrico Zanelli abbandona ogni "inutil precauzione", perché giudica che proprio un riformismo insieme velleitario ed esitante, ostaggio di baronie, viscosità burocratiche e tornaconti politici, e ancor sempre radicato in una logica statalista, sia responsabile della malauniversità. Dal grandangolo della sua lunga esperienza di insegnamento nelle università americane, vede i danni della nostra incompiuta apertura al mercato, maldestra parodia di una vera svolta imprenditoriale e privatistica. Per portarla invece a termine non c'è, secondo Zanelli, che la strada di una doppia, dirompente abolizione: dei concorsi per il personale docente - marchingegno garantista solo nella forma e del valore legale dei titoli di studio, contro la cui "vanità" si era già scagliato un inascoltato Luigi Einaudi. A oltre sessantanni di distanza, Zanelli ne raccoglie il testimone.
La grande transizione. Il declino della civiltà industriale e la risposta della decrescita
Mauro Bonaiuti
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2013
pagine: 188
Ormai entrata nel nostro lessico quotidiano, la parola "decrescita" si carica di significati opposti, qualificando - a seconda delle valutazioni - sia il problema sia la sua soluzione. Il coro degli economisti ufficiali assimila la "decrescita reale" che oggi flagella i paesi sviluppati a un fenomeno congiunturale, destinato prima o poi a risolversi nella ripresa. Altri invece giudicano quella che attraversiamo una vera e propria crisi di sistema, al tempo stesso economica, ecologica, sociale e culturale. Sono gli obiettori di crescita, per i quali la fase espansiva si è irrevocabilmente conclusa e il declino delle società capitalistiche avanzate è un fatto paradossalmente benaugurante. Mauro Bonaiuti, tra i primi in Italia a muoversi in questa prospettiva avviata da Serge Latouche, riflette sui presupposti della "grande transizione" che ci aspetta: dalla durezza senza sbocco dello sviluppo a tutti i costi, causa di malessere sociale, predazione di risorse e danni ambientali, alla resilienza o "decrescita serena", sinonimo di ritessitura delle relazioni umane in uno spazio di prossimità e in una dimensione di reciprocità. L'arroganza dei mercati non esaurisce l'orizzonte. Esiste anche un progetto di società di decrescita, e secondo Bonaiuti è l'unico a poterci salvare dal baratro. Prefazione di Serge Latouche.
Usa e getta. Le follie dell'obsolescenza programmata
Serge Latouche
Libro: Libro in brossura
editore: Bollati Boringhieri
anno edizione: 2013
pagine: 114
Stampanti bloccate a orologeria, dopo diciottomila copie, o computer fuori uso allo scadere dei due anni: non siamo di fronte a una strana moria elettronica degna della fantascienza, bensì alla manifestazione più recente di un fenomeno che è parte integrante della società della crescita. Si chiama "obsolescenza programmata" e fa sistema con il nostro modo di produrre, di consumare, di pensare, di vivere. Significa che gli oggetti messi in vendita hanno una fragilità calcolata, tanto che la durata della garanzia coincide spesso con la loro vita effettiva. Impossibile ripararli. Vanno gettati e subito sostituiti con altri, ancora e ancora. Di questa illimitatezza malata, che ci avvolge sempre più nella spirale di iperproduzione, turboconsumo e immane scarto, Serge Latouche è l'oggi l'accusatore più conseguente. Con la sua capacità di infilzare le storture di un'economia di catastrofe, mette in sequenza gli antecedenti storici e fraudolenti dell'"usa e getta", ne smaschera la logica simbolica e indica una via d'uscita: una prosperità senza crescita, prospettiva frugale ma non pauperista che sappia decolonizzare la mente dall'imperialismo delle merci, e riprenda il passo umano della durevolezza, della riparabilità e del riciclaggio.

