ABE
Madam of Florence: Marie de Valois
Sabato Cuttrera
Libro: Libro rilegato
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 180
In the Italian middle ages an exceptional female figure left an important mark on history: Marie de Valois, daughter of King Charles of France. Her life offers us a fascinating portrait of that transitional era that would later lead to the explosion of the Renaissance. This book tells us about her life, how the French princess moved to Naples and then later found herself in the heart of Tuscany. In these pages, we explore her youth at court, her marriage to the Duke of Calabria Charles of Anjou in 1324, and her stay in Florence. In the Tuscan town, Marie found herself attending the marvelous celebrations for the feast of San Giovanni in June. The Florentines gathered to celebrate fervently this occasion, considering this saint 'a symbol of political correctness and moral rectitude'. The streets of the city turned into a stage for sumptuous festivities with papier-mâché candles on processional floats, creating a magical and enchanting atmosphere, with art and culture dancing together in a symphony of splendor and magnificence. Marie immersed herself in this new culture, embracing the beauty of Florentine life. Pierpaolo Tavino
Isabella of Balzo. The Queen of Naples, Puglia and Sicily
Arturo Bascetta
Libro: Libro rilegato
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 164
Isabella del Balzo, born in 1465 into a noble family in Apulia, was destined to become the Queen of Naples when she married Frederick I of Aragon in 1479. This union marked the beginning of an extraordinary adventure that would lead Isabella to become the Queen consort in 1496, although for a brief period of only five years. Her journey to Naples represented an epic for herself, crossing lands and seas, a momentous change that would transform her into one of the most influential figures in that city's history. The words of «Lo Balzino», a valuable work of the period, offer us a unique window into the life and deeds of Isabella del Balzo. This historical text, written by Rogeri di Pacienzia in Nardò in 1499, allows us to immerse ourselves in the details of the Queen's life, giving us an authentic and valuable perspective on her administration, political influence, and character. In 1501, as King Louis XII of France and King Ferdinand II of Aragon fought over the succession to the throne of Naples and Sicily after the death of Charles VIII of France, Frederick was deposed and forced into exile, taking with him Isabella and their children. This book is a journey through the extraordinary life of Isabella del Balzo, from her origins through her entry into the Neapolitan court, to the key years of her reign. Through historical research and the exploration of documents from the period, we will immerse ourselves in her skill in the art of administration, her influence on the political landscape, and her resolute character. We will discover how Isabella, in a time of crisis and change, established herself as one of the central figures in the history of Naples. With her intelligence, strength, and commitment, Isabella del Balzo deserves to be redeemed from the oblivion of history. Pierpaolo Tavino
S. Angelo a scala. San Silvestro e l'Incoronata di papa Paolo IV (nuova serie)
Oscar Ciriello
Libro: Libro rilegato
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 158
C'è da dire che fino a qualche anno fa la storia dei nostri paesi era solo nei racconti degli anziani. Poi, credo almeno trent'anni fa, quello che era un giovane sbarbatello come Bascetta, diede vita ai primi libri concreti sull'Incoronata e San Silvestro, sostenendo, ieri come oggi, che Sant'Angelo a Scala fu il primo luogo abitato della Montagna. Anzi, debbo aggiungere, che Arturo si sbilanciò oltre, sostenendo che il Beato Giulio fondatore della nostra Incoronata dei Carafa non fosse il «Giulio di Nardo» esposto a Montevergine, che nel 1900 gli anziani di Lioni riconoscevano come conterraneo chiamandolo «Giulio Colantuono da Lioni», per la provenienza dal Goleto. Non c'era insomma nulla in comune con fra' Giulio Nardonensis e il compagno fra' Giovanni Figarola: i due eremiti che misero la prima pietra per conto dei Camaldolesi sul Monte Vallatrone. Un sottile scontro religioso e politico che terminò con la distruzione dei Francesi del comandante Sigismondo Hugo, padre del celebre Victor, e il saccheggio delle opere d'arte marchiate, dei marmi, dei registri e delle maioliche che Donato Massa di Pietrastornina, coautore del Chiostro napoletano di S.Chiara, aveva realizzato per l'Incoronata e per altre chiese di S.Angelo, Pietrastornina e Avellino, ai cui devoti, dopo la soppressione dell'eremo, tornarono gradini e altari scolpiti. A questa e alla riscoperta di altre storie che, per amore per i nostri paesi, Bascetta dedica praticamente la sua vita, dobbiamo molti libri pubblicati che spesso stravolgono la 'linea' ufficiale, alla luce di infiniti documenti che spuntano dai polverosi archivi. Non a caso, anche in questo testo, come appare dalle stesse pergamene verginiane, si sottolinea che vi fu la prima chiesa di un precursore greco, detta del preposto e sita a Campora di Rotondi, dedicata alla madonna di Costantinopoli, e poi un'altra proprio qui, dedicata a S.Maria, con i primi beni donati dai sostenitori di Summonte, forse ancora prima che nascesse il monastero montano. Negli ultimi anni, di pari passo ai lavori storici, anche il nostro Oscar Ciriello, architetto di professione, partendo dalle mappe, si è cimentato soprattutto nelle ricostruzioni delle chiese e, grazie alla tecnologia, è arrivato a riprodurre modelli tridimensionali anche dell'Incoronata. Questi successi, dettati dall'amore per le cose belle, fanno di S.Angelo la orgogliosa patria di tante eccellenze, in tutti i campi, oltre che nella storia antica, essendo altresì patria di due papi. Non a caso a breve uscirà un altro lavoro di Bascetta in cui, grazie al rinvenimento di alcuni documenti beneventani, si dimostra che «S.Silvestro in oppido di S.Angelo a Scala» fu una delle 12 abbazie mitrate generate dalla fondazione del S.Spirito a Benevento, prima che venisse assorbita in commenda da S.Sofia e poi da M.Vergine. La nostra storia, lunga mille anni, è quella della colonia del Principato che l'ha abitato proprio qui, per la prima volta, sul versante di una timida e originaria «Villino». Ma S.Angelo restò sempre legata all'antica Atripalda beneventana, rappresentando il cuore di questa immensa Montagna che, con S.Silvestro prima e l'Incoronata poi, è e resterà motivo di vanto e di orgoglio per noi e per la memoria dei nostri avi. Carmine De Fazio.
Caserta vintage. Rocche, case e chiese di Casertavecchia
Arturo Bascetta
Libro: Libro rilegato
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 166
C'è da premettere che Caserta non è un luogo antichissimo, essendo nata la sua diocesi da una costola dell'arcidiocesi capuana nel 1113, trascinando su questa Torre le colonne corinzie appartenute al tempio di Calazia. Prima di allora, con meno preoccupazioni per gli scontri che ne seguirono fra guelfi e ghibellini, il primato su questi paesi e casali, se lo contendevano Rocca Maddaloni e Rocca Limatola. Esse erano molto più vicine alla Strata Beneventana che ne attraversava i territori, meglio conosciuta come Via Appia Antica. Le pietre pentagonali, lungo il tratto proveniente da Nola, ancora oggi proseguono in direzione di Telese, per sfiorare Benevento e oltrepassare Mirabella e il Fortore. Il tracciato non conduce alla Civitate papalina in Puglia Piana, ma attraversa quella pedemontana garganica che da Apricena porta dritti a Siponto, lungo il Candelaro, col nome acquisito di Via Francigena. Dai documenti casertani sappiamo anche che Maddaloni e Caiazzo dovettero contendersi l'antica Terra di Sanctus Terentianus, «poco discosta dal muro diruto di Galazia, confine appunto dell'ex Calazia, nella litigata del 1149, allorquando molti luoghi sembrano essere stati strappati alla nuova Caiazzo per darli alla neonata Caserta. In tal modo, prima di Federico II, i papi ebbero Caserta come città «Nova», rispetto all'ex Principato Capuano, e Maddaloni a sede del Giustizierato dell'ex provincia di Capua a Vetere beneventana commissariata, alla stregua del Giustizierato Apulia, con sede a Lecce, che commissariò la provincia dell'ex Principato pugliese di Barulo a Vetere troiana. Questo libro ripercorre tutti i quartieri, con una spennellata di storia vera uno a uno, chiesa per chiesa, rocca per rocca, casa palazzo antico per palazzo antico.
Gonzalo Fernández de Córdoba: il gran capitano, con atti notarili inediti sul prorex de Napoles
Arturo Bascetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 144
Consalvo de Cordova fece il suo ingresso nel Regno in maniera esemplare, impossessandosi direttamente, durante la marcia, di molte Terre, senza fare nemmeno rumore. Inizialmente strappò tutti i territori possibili ai Francesi, lasciando credere agli Aragonesi di Napoli di stare al loro fianco, ma nel nome di Ferdinando il Cattolico, estromettendo di fatto Re Federico. Il suo titolo di prorex gli permise di liberare e di appropriarsi delle Terre e delle Università comunali, senza neppure conquistarle. Bastava dimostrare sulla carta che gli Spagnoli erano lì per proteggerle dai Francesi, ottenendone in cambio la sottomissione, in forma privata o riconosciuta che fosse, almeno fino a quando lo avesse voluto la Regina Isabella di Castiglia. Il futuro del Regno fu quindi nelle mani del Gran Capitano di Spagna, il quale, in via ufficiosa, già tramava per il passaggio del titolo da Ferrandino al fratello del padre (s'era sparsa la voce che Alfonso II fosse già gravemente ammalato), cioè allo zio Federico IV d'Aragona (1452-1504), in quanto meno si intendeva di cospirazioni e risultava molto più malleabile. Mai turbato dalla luogotenenza regia, in realtà nelle mani della sirocchia Giovanna III, sorella di Ferdinando il Cattolico, e mai interessato alla carica di primo Viceré, Consalvo finì col perdere il senso della misura, immaginando di essere egli stesso il Re. Le sue conquiste, i suoi discorsi al parlamento, l'eccessiva napoletanità e soprattutto l'appropriazione di infiniti beni, convincono il sovrano a sopprimere il suo incarico per instituire il viceregno e degradare Napoli dal titolo di Capitale. La sua amata Regina era ormai passata all'altro mondo quando il sovrano si risposò con l'erede francese del mezzo regno siciliano, riunificando il Sud senza più la necessità di un generale. Da qui l'esilio in Spagna, ma senza perdere la grinta, che lo porterà a voltare le spalle al sovrano, per sostenere le idee degli eredi aragonesi esiliati a Valenza e della figlia Giovanna la Pazza, vera erede dei castelli di Castiglia, segregata dal padre. Troppo tardi.
Guizzi napoletani nella signoria di Firenze. Logge, potenze e scacchi per la festa di San Giovanni del 1326
Arturo Bascetta
Libro: Libro rilegato
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 158
È come se la corte di Napoli si fosse trasferita in Toscana. Dopo aver sistemato le cose per la fondazione della certosa S. Martino, il Duca e la Duchessa di Calabria, Carlo d'Angiò e Maria Valois, partono per Firenze nel 1326, col medico Capograsso di Salerno e Cecco d'Ascoli a negromante. Il figlio viceré di Roberto, fatto Signore della Città di Dante, già divisa fra guelfi bianchi e guelfi neri, dovrà vedersela con i ghibellini di Lucca, alleati di Catalani e Bavaro. In questo libro Carlo non è quello bistrattato dalla Cronica del Villani, ma il Signore che ripristina le feste e ridisegna la Signoria, allargando le cinque cerchie ai 90.000 fiorentini, alle 110 chiese e ai mille scolari, dove spuntano le Logge coi fanali a farla da padrone, trasformando i palazzi a corti private, e dove il vizio e il gioco dei cortigiani, fra scacchi e buzzeca, e quello delle donne in fiore, con le trecce bianco-gialle, hanno preso il sopravvento sulla difesa militare. E così, mentre i duchi danno festa a Palazzo, con pranzo coreografico e scene in cartapesta, la battaglia contro Lucca s'arena per l'alleanza con gli imperiali del Bavaro Re d'Italia, sceso in campo contro Papa di Avignone e Re di Napoli, e per la perdita dell'erede. Carlo è un Signore di pace, finito quasi per caso nella Congiura di Lucca, generale del Trecento in una città come Firenze che parla napoletano ovunque. Nell'epistolario di giugno compaiono i migranti del sud, il Capitano del Balzo alle prese con il vizio plebeo del gioco, le tasse di S. Lorenzo, le punizioni afflitte a Empoli, l'esenzione di S. Casciano, l'arciprete a Colle di Giotto, i debiti di Poggibonsi, lo Statuto per Castelfiorentino, il sale del Castello di Signa, i priori delle arti, le rocche di Latere e Galgani. C'è tutto il contado fiorentino: Contrada Spoleto, data ai mercanti; Prato, finita sotto i tassatori; Fichino, alle prese con l'ufficiale gabelliere. Ciò accade mentre gli armigeri catalani vanno a spasso per Valdarno e Signa, e certi fatti turbano Casa Rossi, Capraria e Porta S. Pietro. Il cuore di questo libro è rappresentato dalla Fiera delle Bestie, principale attrazione per i fiorentini, Bianchi e Neri, marrani e narcisi, trasformatasi in salotto di mercanti d'oro e di seta, dove sfilano le potenze del popolo e le due brigate d'amore, gialla e bianca, sfoggiando per otto giorni la «macchina del cielo» e gli «spiritelli». È la storia della Festa di San Giovanni in tutta la sua bellezza, dalla nascita come mercato del bestiame al commercio dei preziosi, che si teneva nella vigilia del 23 giugno, seguito dai sollazzi del pomeriggio coi 16 gonfaloni delle contrade in schiera. Sembra di vederli, quei nobili, sulla «ringhiera» dei signori, mentre sfilano i carri di cera in onore di San Giovanni. Non sono di cartapesta ma si rincorrono in processione come ceri, nella Piazza della Signoria addobbata a stelle. È qui che sfrecciano i paliotti, tassati a Pisa e alle altre Terre federate, e poi i borghesi, quelli con le vesti ricamate e foderate d'ermellino che solo a Firenze brillano fra i tendoni azzurri: come in cielo così in terra.
Atti di notai del Partenio: notai inediti nell'Archivio di Stato di Avellino
Sabato Cuttrera
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 116
Le orfanelle di Mercogliano e il Loreto del Vaccaro, prosciutti a Valle, maiorascato Muscetta, i Moscati di Avellino, la veste scarlatta di Pietrastornina, la sposa di Quadrelle e S.Marco al Castello di Apice, con il testamento della famiglia Principe e la lite fra Zunica e Perrelli. Sono questi gli argomenti, e alcuni altri, trattati in questo libello di vera storiografia, estratta dai notai dell'Archivio di Stato di Avellino e mai pubblicati da altri. Pezzi di rogiti che sono lo spaccato di una società, quella a ridosso di Avellino e Benevento, ma che risente dell'influenza casertana e napoletana della montagna riabitata fin dal Medioevo con il Monastero del Monte Vergine di Montevergine.
Torrioni casali del papa 45. Paesi del Regno di Napoli. Terrajuli sulla Montagna stregata di Benevento
Arturo Bascetta
Libro
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 100
Attraverso la documentazione d'Archivio e di Biblioteca ora abbiamo un motivo in più per vantarci del nostro passato
La vicaria di papa orsini: viaggio a Pietrastornina, residenza estiva degli arcivescovi di Benevento
Arturo Bascetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 234
Pietrastornina compare nei primi anni sinodali, cioè nel II sinodo, come luogo dove gli atti riferiti al clero vengono essi stessi trascritti, relativamente alla pubblicazione dell'editto «De Immunitate Ecclesiarum», Contro à quelli, che direttamente, ò indirettamente impediscono, che si faccia ricorso all'Arcivescovo, ò che molestano quei, che l'hanno fatto,e non lo rivocano: e contro à quelli, che similmente impediscono i tonsurandi, ò molestano i parenti de' tonsurati. Dall'editto con cui si prescrivono titoli de' canonici, abati, arcipreti, parrochi, vicari curati, ed altri ecclesiastici della città e diocesi, Orsini cita, fra i signori reverendi, il rettore curato di San Bartolomeo. Il paese compare nel Catalogo delle terre diocesane in cui si sono terminati gli inventari e formate le piante degli stabili spettanti alle chiese ed altri luoghi pii, fra i primi alla trascrizione nell'anno 1707 (n.62 in ordine alfabetico). Quindi in tale anno già traspare una particolare attenzione verso Pietrastornina. «La medesima scomunica fulminiano contro à quelli, che direttamente, ò indirettamente impediscono, ò sanni impedire in qualsivoglia modo, ò pretesto gli scolari, che vogliono esser tonsurati, con proibire à gl'Uffiziali laici di non dare le fedi di non essere coloro inquisiti, ò qualsivolgia altra attestazion di memoriali, ò con altre suppliche, così inscritto, come con parole; ò che trapazzano, ed affliggono i congiunti dell'ordinato: siccome è decretato nel nostro primo Sinodo cap.6 num.3 in cui è fulminata la scomunica di lata sentenza, anche contra quelli, che tali suppluche porgono, ò tali licenze dimandan, l'assoluzione della quale à Noi riserbiamo». Questo il passo: «Vogliamo ancora, che da tutti i Parrochi in ogni festa di prima classe, ed in ogni prima Domenica del mese inter missarum solemnia si pubblichi sotto pena della sospensione à Noi riservata. Dato nella Pietra Sturnina della nostra Diocesi à 21 di settembre 1686 e di nuovo confermato nel consesso sinodale, canonicamente ragunato à 24 d'agosto 1687. La firma è quella di fra' Vincenzo Maria Card. Arciv., come attesta il segretario del sinodo, P.Abate Sarnelli Uditore e arciprete diocesano, il molto reverendo signore, «arciprete di S.Maria de Juso», attestato il 24 agosto 1695, carica che soppresse l'ex titolo di abate, eletto dalla collegiata...
Iolanda di Andria: Yolanda de Brienne dei re di Gerusalemme
Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 106
Con la regina in attesa di partorire l'erede di Gerusalemme, la primaria operazione fu quella di partire per la Terrasanta per farsi riconoscere tutore reggente del nascente Corradino. Federico II le pensava tutte, solo che la morte improvvisa della Regina sconvolgerà un po' i piani, costringendo l'Imperatore a recarvisi ugualmente, ma in tutta fretta, per essere confermato a legittimo erede del trono. Stavolta non prima di aver tumulato la sfortunata moglie. C'è un po' tutta la storia dei Brienne, che generarono Iolanda, in questo libro, ma anche quella del Principato di Puglia, traslocato da Barulo a Andria, dopo le alchimie di Innocenzo III che la fece città della Chiesa. Qui i Brienne di Gautier, giustizieri di Puglia per il Papa, divennero i padroni, dopo essersi insediati a Lecce, col titolo di Marchese (Principe, Duca e Conte). Ma fu all'eredità della Trinità dei Brienne a cui puntò Federico II, dopo che mortente la madre Costanza il Papa aveva confermato il ritorno dei Templari a Barletta. E così, dal mistero di Andria, la città del faro di Lucera, assistiamo alla scalata dei Brienne del Lussemburgo con Maria Monferrato Regina Jerusalem e Giovanni de Brienne del Lussemburgo che generarono la bella Iolanda. Nacque da regina, come la nonna isabella, perché del sangue dei Brienne e di Re Corrado. E Re Giovanni non ebbe dubbio: Federico II era il marito giusto per la figlia. Ma Federico II scippa subito i beni ai templari perché vuole la vicaria armena di S.Matteo e affretta i tempi con lo sposalizio per procura, avvenuto in S.Giovanni d'Acri, di Iolanda già incoronata Regina di Gerusalemme a Tiro. Per lei l'Imperatore rifonda la vicaria di Puglia e nasce Nova, dove accoglierà la sposa sbarcata a Brindisi, anche se da subito profanò il talamo nuziale amoreggiando con la cugina di Ysabella fra le 12 colonne di Castel del Monte, mentre la povera Regina restava segregata nel palazzo di Andria, dove divenne madre e poi spirò.
Atti di notai caudini. Il vino al piombo e la mappa di Rotondi, Liguorini di Airola, S.Agata sfila Durazzano, Acquedotto e Garzano, pioppi a Pannarano, insurrezione di Cervinara contro i torinesi
Virgilio Iandiorio
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 108
C'è di tutto negli atti notarili, a partire dai luoghi dei paesi antichi e dai nomi, come quelli di Francesco di Lucia quondam Luca, di Arienzo Vincenzo di Lucia di Gioan Battista, di ArienzoFrancesco di Lucia quondam Luca, di Arienzo, Pietro di Lucia quondam Carmine, di Arienzo, Francesco Falco quondam Domenico, di Durazzano,Domenico di Francesco quondam Antonio, di Durazzano,Saverio Posfumato qu. Andrea, di Durazzano, Tommaso Jaderoso qu. Lorenzo, di Durazzano, Salvatore Telese qu. Filippo, di Durazzano, Carmine Monteforte di Francesco, di Durazzano,Vincenzo di Lucia qu. Pietro di Arienzo, Domenico Pascarella qu. Pasquale di Arienzo,Carlo di Lucia qu. Pietro di Arienzo, Francesco Iglio di Arienzo, Antonio, Salvatore e Tommaso Piscitelli di Arienzo,,Domenico Palazzo qu. Cosmo di Durazzano, Francesco Falco qu. Domenico di Durazzano, Luigi Pascale qu. Francesco di Durazzano, Salvatore Telese qu. Filippo di Durazzano,,Aniello Piscitelli qu. Domenico di Durazzano, Domenico Iglio di Geronimo di Arienzo. ,Andrea Piscitelli qu. Nicola di Durazzano, Giuseppe Suppa qu. Francesco di Durazzano, Giovanni Piscitelli qu. Nicolangelo di Arienzo. Eppoi i fatti di Pannarano e di Rotondi, di Cervinara e della Valle Caudina. Si parte dall'ACQUEDOTTO CAROLINO DEL GARZANO per risalire alle contese demaniali di durazzano, con nomi e luoghi delle parrocchie staccate da s.agata dei Goti che fecero rinascere Durazzano e la sua Forchia. Dagli atti si evince il valore dei LIGUORINI DI AIROLA E dei MERCATI, dove non mancavano gli accertamenti per il VINO AL PIOMBO E sul THè SCIAPO. I notai passano poi alle vicende dell'INSURREZIONE DEL 1860 CONTRO TORINO, coi briganti, i militari, le guardie. Molto c'è su Rotondi, fra nuovi studi e vecchie scoperte, coi nomi di tutti gli abitanti che facevano un mestiere ai primi del 1900. Si passa poi a PANNARANO, antica CAMERA RISERVATA dei Re di Napoli, e alle sue vicende sull'aCQUA E la lavorazione dei PIOPPI che dai DAI MONTI scendevano nella VALLE Caudina con la forza delle idee. Un libro accattivante, avvolgente, che premia il lavoro del preside Virgilio Iandiorio, collaborato da Claudio Rovito.
Pietrastornina e i racconti del campanaro (seconda parte): La magia bianca delle nutrici: la «mavanaria» delle streghe e il tesoro perso da Re Renato d'Angiò
Arturo Bascetta
Libro: Libro in brossura
editore: ABE
anno edizione: 2023
pagine: 130
In primo piano sono gli usi e costumi del popolo, inseriti nel ciclo dell'anno e della vita, con a punti di riferimento il semestre primario e una famiglia contadina spiegato ai ragazzi, come se fossimo davanti al focolare di una volta. La seconda parte è fatta proprio di storie vere, cioè di episodi, sconosciuti ai più che rallegrano anche gli animi dei grandi. Il calendario dà un senso reale, di movimento, di vita, di continuità a cose che, se elencate soltanto (proverbio, detto, canto, racconto), avrebbero avuto un tanto di irreale e di effimero, perdendo, per la statica freddezza, l'originale valore che invece viene rafforzato e suggellato dalle storie. Ecco allora le pagine assumere un volto diverso dal solito, una veste più popolare e autentica delle nostre genti. Il racconto non abiura alcuna scientificità dello scritto, anzi ne esalta il vero storico. Agli avvenimenti con tanto di documento finale, si antepone un altro aspetto, quello orale delle tradizioni, più semplice dal punto di vista di studio, ma di certo complesso nell'elaborazione dei dati, desunti da un patrimonio tramandato nella Valle Beneventana e assorbito da una società in continua evoluzione. Questi dati, a volte modificati dal tempo, ma trasportati dal dialetto parlato fino a noi, sono una minima parte del patrimonio orale del tempo, quella meno predisposta a mutarsi - per le sue diverse origini etimologiche - e quindi scevra da infiltrazioni che fortunatamente non ne hanno permesso alcuna integrazione nella lingua parlata moderna. Per esempio la parola "comodino" ha come equivalente "colonnetta" e prima "columella": ci è giunta mutata nel senso e nel valore con il diretto equivalente italiano di comodino. L'uso del termine è lo stesso, ma da "colonnina porta lume" a "comodino", come cioè oggetto di comodità, il significato cambia. Con nostra soddisfazione, non capita la stessa cosa con parole come "bardascia", che oggi ritroviamo in voga tanto a Pietrastornina, ex casale sofiano, quanto in un quartiere di Spoleto, e come "quatrana", che non hanno un equivalente etimologico italiano se non nella parola "ragazza". Ma "bardascia" ha una storia diversa, deriva dal francese "bardashe", dallo spagnolo "bardaja", e prima ancora dall'arabo "bardag" e significa "schiava", mentra la 'quatrana' si rifà alla neonata che gattona, ormai sostituita dal classico 'guagliona' anche a S.Martino Valle Caudina e Pannarano. Purtroppo, però, casi come questo sono più unici che rari. Nonostante ciò, siamo riusciti a riunire abbastanza materiale orale da farne una pubblicazione che si rifà più alla tradizione sabatina, quella che trae origine dall'area dei Maccabei, racchiusa fra i casali di Montefusco e del Partenio, per tornare in città da Ponte Sabato. Al centro della nostra attenzione è comunque l'uomo, più che Benevento, o se volete le donne, quelle con le loro illusioni nate per alleviare le sofferenze di ogni giorno, per dare colore a una vita spesso monotona e grigia. In epoche diverse, si sono avuti vari insediamenti umani: opici, sabelli, sanniti, romani, beneventani; ognuno dei quali, con una propria cultura, una propria religione, arricchendoci di usi e costumi non sempre comuni. Chi ci ha tramandato questa storia, fatta di riti, superstizioni, oltre che di avvenimenti, sono i vecchi. Ecco il vero capitolo, sconosciuto a molti, ancor vivo grazie alla memoria storica degli anziani della Valle Beneventana, ai paesi del 'Noce' che non c'è, alla… Rocca delle streghe. Riti magici, filastrocche, cattiverie e libri di magia nera, ma anche fatti accertati, che si rifanno a papi, re e briganti.

