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ABE

Delitto reale, assassinio in Ungheria: re Carlo III di Napoli

Delitto reale, assassinio in Ungheria: re Carlo III di Napoli

Arturo Buscetta, Sabato Cuttrera

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2022

pagine: 132

Barbiano e Naccarella cercarono di resistere all'agguato per tutta la notte. Pressati dai realisti, furono però spinti dietro la torre del castello, abbandonata su ordine del Re. Carlo sembrava alquanto ripreso da tutte quelle ferite sferrate alle spalle. Poi si aggravò e fu portato a Visegrád. Il nemico croato, vedendo la situazione disperata, era già partito per Zagabria nella speranza di accendere un'altra ribellione il prima possibile. Le condizioni del Re peggioravano. Poi i dottori gli diedero un farmaco che gli causò il gran dolore finale, tale che le forze diminuirono, minuto dopo minuto, a ripetizione. Riconoscendo egli stesso la criticità delle sue condizioni, Carlo III fece testamento, nominando erede il piccolo Ladislao. Il piccolo era da affidare alle cure di Naccarella, fedelissimo della Regina Margherita e della figlia. Un prete procedette quindi a confessare sua maestà che tre giorni dopo lasciò il rango dei vivi trafitto a tradimento. La triste notizia dell'assassinio di Carlo III giunse a Castel Nuovo la notte del 1 marzo, a festeggiamenti ancora in corso. A raggiungere la vedova fu l'ambasciatore fiorentino, ivi giunto per le celebrazioni. Re Maria aveva appena pubblicato un atto in cui si parlava della ricompensa per l'assassino di Carlo Durazzo. Ma chi aveva ucciso il Re di Napoli?
29,00 €

Diritto & delitti nel Cinquecento. Dialoghi veritieri sul '500 Napoletano nella Venosa di Roberto Maranta. Volume Vol. 1

Diritto & delitti nel Cinquecento. Dialoghi veritieri sul '500 Napoletano nella Venosa di Roberto Maranta. Volume Vol. 1

Virgilio Iandiorio

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2022

pagine: 86

Roberto Maranta nacque nel 1476 a Venosa (qui mori il 1535), in Basilicata, che all'epoca era angioina (città che peraltro, come prima detto, circa un secolo e mezzo dopo, in pieno Seicento, avrebbe dato i natali anche ad un altro celebratissimo giurista, il cardinale Giovanni Battista de Luca). Si laureò a Napoli prima del 1502 e si dedicò inizialmente e per molti anni alla professione di avvocato, all'incirca tra il 1507 e il 1520, dividendosi tra Salerno, Venosa e Molfetta. La fama così acquistata fu tanta da valergli la chiamata come professore dapprima presso l'Università di Salerno (i biografi peraltro rilevano come l'arrivo allo studium di Salerno del Maranta costituisca un importante tassello del programma mecenatesco del principe di Salerno Ferrante Sanseverino, dando il via ad una stagione di aperture a nuove discipline dopo i fasti della celebre scuola medica). Dopo l'insegnamento salernitano, quello in terra di Sicilia, probabilmente a Palermo, ed infine nella capitale, con la chiamata presso l'Università di Napoli (rimangono tuttavia ancora non ben definite le date dei passaggi da uno studium all'altro). La sua produzione fu essenzialmente pratica: l'opera che gli diede maggior fama è certamente lo Speculum aureum et lumen advocatorum, redatto tra il 1520 e il 1525 ma edito solo nel 1540 - circa 5 anni dopo la sua morte - per iniziativa del figlio Pomponio, studente padovano, sollecitato a ciò, a sua volta, da un altro grande giurista come Marco Mantova Benavides. Tra le altre opere vanno segnalate Consilia seu Responsa (edito ne1591) e Singularia et iuris notabilia (edito nel 1616). Alcune di queste opere sono conservate nella biblioteca comunale di Venosa all'interno del Castello «Pirro del Balzo». Versato negli studi letterari, scrisse poesie e sonetti in italiano ed in latino, nonché un De Sommariis delle leggi feudali, canoniche e civili, di cui ci dà notizia nella sua Cronaca, Giacomo Cenna letterato e storiografo venosino (Venosa 1560- 1640). Luigi Tansillo e Roberto Maranta erano accomunati dai natali venosini di cui erano orgogliosi. Tansillo, nella supplica al Vicerè di Napoli, diretta ad ottenere che da Venosa fossero allontanati gli alloggiamento spagnoli scrive di Maranta: - Qui nacque e qui morio ai tempi nostri il Maranta, i cui libri andano il mondo sotto il favor dei privilegi vostri. Legista incorruttibile e profondo. Filosofo cattolico e sottile, e poeta umilissimo e giocondo. Tansillo di sè stesso scrisse: - Mio padre a Nola io a Venosa nacqui. L'una l'origine mi diede l'altra cuna. Il che nei versi miei talor non tacqui. Personaggi illustri ma non celebrati adeguatamente. Nell'ambito delle manifestazioni di celebrazione del V Centenario della nascita del poeta Tansillo, l'11 settembre 2010, presso il loggiato del Castello ducale «del Balzo», il Prof. Tobia Toscano, dell'Università degli Studi di Napoli Federico II - Dipartimento Filologia moderna, tenne un pubblica conferenza. Il 24 - 25 settembre 2010, a Nola, in collaborazione con l'Ateneo Federiciano di Napoli, presso la Chiesa dei SS.Apostoli si è svolto un convegno internazionale sulla figura del poeta venosino. Alla manifestazione, come raccontano le cronache, hanno preso parte studiosi di fama internazionale: Prof. Tobia Toscano (curatore dell'evento), il Prof. Saverio Carillo, i professori Gennaro Toscano, Riccardo Nalli, Amedeo Quondam e Carlos Josè Hernando Sànchez. Per ricordare degnamente la figura di Roberto Maranta , tuttavia bisogna attendere il marzo 2017, allorquando un gruppo di avvocati della zona del Vulture-Melfese ha costituito l'associazione forense che porta il suo nome e di cui mi onoro di essere il Presidente. (Donato Bellasalma)
15,00 €

Diritto & delitti nel Cinquecento. Dialoghi veritieri sul '500 Napoletano nella Venosa di Roberto Maranta. Volume Vol. 2

Diritto & delitti nel Cinquecento. Dialoghi veritieri sul '500 Napoletano nella Venosa di Roberto Maranta. Volume Vol. 2

Virgilio Iandiorio

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2022

pagine: 86

Questo ulteriore lavoro del Prof. Virgilio Iandiorio, appassionato studioso di personaggi del nostro territorio, entusiasta ricercatore di nuovi filoni culturali, è una tappa significativa di ricerca con spunti del tutto originali su due grandi venosini, Roberto Maranta e Luigi Tansillo, giurista eccelso il primo, poeta fecondo ed originale il secondo. Questo secondo volume sulle vicende venosine del 500, diviso in due parti, accende i riflettori, con una angolazione innovativa sotto forma dell'intervista, sui due personaggi definiti minori della storia di Venosa ma che hanno invece lasciato una traccia indelebile nello studio e nell'applicazione del diritto e nella poetica nazionale. Un'iniziativa volta ad aprire ad un pubblico sempre piu' vasto la conoscenza di due illustri personaggi che sono stati parte integrante della storia e della cultura non solo nazionale. La Città di Venosa, famosa a livello internazionale per aver dato i natali a Quinto Orazio Flacco, grande poeta della latinità, a Gesualdo da Venosa, principe dei musici, a Giovanni Battista De Luca, grande giurista del 600. Pasquale del Giudice, nato a Venosa nel 1842, docente e preside della facoltà di Giurisprudenza all'Università di Pavia, deve annoverare Luigi Tansillo e Roberto Maranta nel «Pantheon» di coloro che sono parte integrante della sua storia e della sua cultura. Luigi Tansillo era una guardia personale del viceré Pedro di Toledo. Nato nel 1510 a Venosa (morì a Teano nel 1568), era nato da una famiglia della nobiltà di Nola. Entrato alla corte del viceré Toledo, lo seguì in molte spedizioni, dividendosi tra gli impegni militari e l'esercizio poetico. Conobbe ed ammirò Vittoria Colonna, strinse amicizia con Garcilaso de la Vega (che lo ricorda nelle sue Rime) e lesse i versi di Juan Boscàn, l'altro grande del Cinquecento spagnolo. Non ebbe grande fortuna editoriale in vita: i versi un po' lascivi del poemetto Il vendemmiatore gli costarono l' iscrizione nell'indice dei libri proibiti; ma bastarono i pochi sonetti pubblicati nelle antologie veneziane a fargli guadagnare la stima di lettori e critici contemporanei. Grazie ad un paio di raccolte manoscritte, Tansillo fu presto letto ed imitato non solo dai poeti spagnoli, ma anche in Francia e in Inghilterra. (Donato Bellasalma)
15,00 €

Giovanna IV. La regina Giovanna d'Aragona di Napoli: la vedovella di Somma

Giovanna IV. La regina Giovanna d'Aragona di Napoli: la vedovella di Somma

Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2022

pagine: 106

Questo libro svela per la prima volta quale fu la vera Regina degli amori e se fu un'amante reale questa Regina Principessa, rimasta vedova del suo Re e spodestata dagli Spagnoli. Giovanna viaggiò molto, e non solo in Calabria, perché da Teramo a Bari, seguì sempre le orme della madre, alla quale non sopravvisse di molto, all'ombra del suo castagno dei cento cavalli di Sicilia. Fu così pronta per intraprendere l'ennesimo viaggio in Puglia, ma fu cotretta a fermarsi, colpita da una grave malattia che la trattenne nel letto di morte. Il suo viso, ancora bello e lucente, risplendeva per l'ultima volta sulle povere membra, rivestite del saio francescano e sepolte nel sarcofago reale a lei dedicato, nella della chiesa di S.Domenico Maggiore in Napoli. Sono queste le storie della Regina triste di Napoli, il cui dolore sembra ancora gridare la sua statua che invoca il cielo, nella chiesa di Sant'Anna dei Lombardi. E' un dolore visibile, quello urlato sul corpo di Cristo dagli Aragonesi di Napoli, in nome del Rinascimento, rubato dai Francesi e soffocato dagli Spagnoli.
35,00 €

Cronache dei tempi miei. Volume Vol. 3

Cronache dei tempi miei. Volume Vol. 3

Loyse De Rosa, Virgilio Iandiorio

Libro

editore: ABE

anno edizione: 2022

pagine: 144

La narrazione di Loise De Rosa non è da considerare come una cronaca fredda di eventi di cui l'autore è stato spettatore, o anche semplicemente ascoltatore. Egli, infatti, è cantore di un'epopea popolare, che canta di gesta di re e principi e di gente comune, ma secondo uno schema narrativo che si avvicina al cunto. Si comprende bene che in questo modo le storie acquistano una esemplarità vicina al sentire della gente, diventando così un esempio da seguire o da evitare nella vita di tutti i giorni. Le imprese dei re e delle persone comuni così assumono un significato morale e, soprattutto, sono la testimonianza concreta della volontà divina che si manifesta nei modi e nelle forme che vanno oltre le intenzioni dei protagonisti. Spesso egli riassume in una sentenza il significato di una vicenda. Le espressioni latine riportate sono tratte in genere dai testi sacri o liturgici. Ma come accadeva molto spesso, i fedeli che partecipavano ai riti sacri ripetevano in latino le preghiere, ma con gli adattamenti lessicali per la comprensione dei testi da parte della maggioranza di essi, del tutto o in parte analfabeti. Cosa che si verificava anche per la toponomastica locale in latino o di ascendenza latina. Per esempio, le vineae domnichae (vigne dominiche) diventavano nella toponomastica del mio paese le vigne re lo gnecche, che non è un fantomatico personaggio, ma molto probabilmente un ipocoristico, un vezzeggiativo di gno signore. Il nostro autore si cimenta in citazioni latine tratte anche da autori classici e italiani. La trascrizione incerta delle parole latine è dovuta certamente ad una padronanza della lingua non corretta, ma a guardare bene il nostro autore aveva assimilato molto della cultura delle persone con cui era a contatto.
35,00 €

Maria d'Ungheria: Maria degli àrpàd-hàzi, la cumana di Budapest e Re Carlo II «lo Zoppo». Volume Vol. 1

Maria d'Ungheria: Maria degli àrpàd-hàzi, la cumana di Budapest e Re Carlo II «lo Zoppo». Volume Vol. 1

Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera

Libro: Libro rilegato

editore: ABE

anno edizione: 2022

pagine: 114

Spesso la storia è andata diversamente da come ce l'hanno raccontata. Anche la Regina Maria, da sciamana a fondatrice di chiese latine, ebbe una vita tribolata, con 9 maschi da incoronare e qualche femmina da cedere ai regni avversari. Bastò seguire l'esempio del marito, Carlo II lo Zoppo, e presto i giovani principi, nati nella corte di Nocera, avrebbero avuto un sogno da realizzare, come quello del suo matrimonio, cominciato a 14 anni e continuato nel Palazzo reale di Napoli. Fra baby-regnanti e dolci principesse da far sposare ai Catalani, nacquero così due partiti diversi, che saranno poi la spina nel fianco del reame angioino negli anni a venire: quello ungherese e quello aragonese. Perfino la morte dei primi figli fu occasione di scambio politico per il marito, che costrinse Ludovico Duca di Durazzo a ritirarsi dall'eredità ungherese, in cambio di un posto in paradiso. Anzi, dopo la sua dipartita, meritò anche l'appellativo di san Luigi, favorito dai provenzali, per aver lasciato il posto di Re a Roberto e alla bella Sancia. Le vicende storiche, trattate in questa prima parte della storia della Regina di Buda, furono molteplici e la Maria quasi non ebbe tempo per stare dietro a tutti, divenendo vicaria del regno, ora attenta alle vicende provenzali, ora a quelle siciliane, conclusesi con svariati matrimoni di interesse, avendo a disposizione la mano di altre figlie femmine, con le quali recuperò perfino Ischia, Procida e Capri. L'incoronazione avvenuta a Rieti, la vita di corte e l'eredità ungherese, fanno di questa donna una sovrana piena di vita, ma tutta dedita alla religione, nella speranza di poter creare un futuro anche al Regno d'Ungheria. La morte del Re, le donazioni e il rilancio forzato, quasi spocchioso, della tradizione arpadiana, riportano Maria alle origini cumane e la spingono, a metà della sua lunga vita, a dedicarsi alla fondazione di molti monasteri napoletani, seguita a ruota dalla giovane Sancia, trascurata dal figliolo, sempre impegnato con troppe cortigiane. Il più grande successo di Maria, in questa prima parte della sua vita, fu sicuramente l'idea, sicuramente al femminile, di unire le forze di tutte le donne partorite, ormai regine di tanti regni, e convincere i mariti che la pace è sempre meglio della guerra. Solo così, d'accordo il Papa, si pose fine al secolare «Vespro» e la Sicilia tornò agli Angioini, gettando le basi al futuro trono del Regno di Napoli, che però nascerà solo con la Regina Giovanna II, nel 1348, nell'aula di s.Chiara che la bisnonna volle costruire.
35,00 €

San Luigi D'Angiò. Ludovico Di Nocera principe e santo

San Luigi D'Angiò. Ludovico Di Nocera principe e santo

Sabato Cuttrera

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2022

pagine: 134

La sua nuova vita cominciò alla morte del fratello Carlomartello, Re titolare d'Ungheria, avvenuta a Napoli, il 12 agosto 1295, allorquando, da secondogenito, divenne erede universale di quattro regni. Essi erano: 1. Napoli; 2. Gerusalemme; 3. Ungheria; 4. Sicilia. Quindi, come figliuolo maggiore di tutti quelli che restavano in casa, fu erede non solo del regno di Napoli e di Gerusalemme, ma eziandio della Contea di Provenza in Francia. Ma Re Giacomo di Castiglia, lo fece prigioniero e liberò il padre, in cambio della mano della figlia Sancia per Roberto e così saltò tutto, ma Luigi ebbe la cattedra vescovile senza essere mai stato prete e poco dopo morì e fu fatto santo. Con le sue reliquie, genitori e parenti, fondarono numerose chiese, poi divenute celebri e servite agli Angioini per rafforzare il potere politico a danno dei Castigliani. A lui si deve il ritrovamento della Madonna di San Luca conservata, donata e venerata a Casaluce di Aversa dal santo nato a Nocera dei Pagani, o forse a Lucera di Foggia, che prese forma fra i ruderi dell'Ate di Lucerinum di Arechiana memoria.
35,00 €

La necropoli di Santa Venera, lo scavo del 1976 a Poseidonia-Paestum

La necropoli di Santa Venera, lo scavo del 1976 a Poseidonia-Paestum

Marianna Petito

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2022

pagine: 64

Nel panorama storico della grecità d'Occidente, la colonia sibarita di Paestum è di particolare interesse anche per l'elevatissimo numero di sepolture ritrovate immediatamente a Nord e a Sud della cinta muraria.
25,00 €

Carlo V, l'amore e Napoli: Carlo d'Asburgo, le donne poco conosciute dell'Imperatore

Carlo V, l'amore e Napoli: Carlo d'Asburgo, le donne poco conosciute dell'Imperatore

Arturo Bascetta

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2022

pagine: 150

Carlo V d'Asburgo fu un donnaiolo senza riserve. Ebbe figli dalla moglie e fuori dal matrimonio, relazioni dentro e lontano dal palazzo. Fu l'uomo più potente della Terra con una fanciulla in ogni stato pronto a consolarlo. Era figlio di Juana «la Loca» e di Filippo «il Bello», e pertanto dové scontrarsi con nonno Ferdinando «il Cattolico» scommettendo su chi arrivasse prima a Germaine de Foix della casa di Francia, nonna acquisita dalla cui relazione ebbe la piccola Isabel Infanta di Spagna. Da qui gli scontri con il Cattolico contro la figlia, Regina tutrice di Carlo e madre che governava anche Napoli in suo nome. Poi Carlo divenne Re e Imperatore e surclassò tutti, soprassedendo alla malattia della madre e dei parenti, dedicandoli alle amanti in carne e ossa, e quindi lasciando l'Infanta a orfana figlia di primo letto, Isabel, pur avendo un padre imperatore. La presunta relazione di Carlo con la nonna era il miglior segreto di Isabelletta custodito a Corte, frutto del viaggio galeotto fra nonnastra e nipotastro. Ma il fato volle che le braccia imperiali si aprissero alla principessa di Salerno, sposa del fedele generale Sanseverino, Isabella Villamarina. Ed ecco che oltre a Guelfi e Ghibellini, Carlo V dovette fronteggiare anche i Napoletani, che lo videro come l'amato Imperatore alla Incoronazione, dove non mancarono la bella amata partenopea e la Corte del Principato col Tasso padre del poeta. Da qui la corsa a Napoli subito dopo la conquista del litorale africano, con la spedizione del Principe a Tunisi col Conte di Sarno, quando l'Imperatore tornò dall'Africa a Napoli e gli fu fatta in suo onore una lunga processione con fra balli e fuochi, ottenendo l'ex capitale, finalmente, le capitolazioni di Napoli: lo Statuto. Ma la miglior festa proseguì a Piazza del Gesù per corteggiare la Principessa, dando vita all'amicizia e allo scontro col marito che porterà alla rivolta di Napoli e poi al perdono con il «2 Ducati» d'oro. Così finisce un amore: per tradimento politico.
35,00 €

Il principato dei «giudei» a Barola del Monte Sacro. La Trinità di Cava dell'Episcopio di San Marco d'Eca capitale mariana alla Ripalonga di Vieste

Il principato dei «giudei» a Barola del Monte Sacro. La Trinità di Cava dell'Episcopio di San Marco d'Eca capitale mariana alla Ripalonga di Vieste

Arturo Bascetta, Sabato Cuttrera

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2022

pagine: 106

Le monache di Santa Sofia, partite dal lago dei Beneventani per la pesca delle anguille, si trasformarono nel più imponente monastero del Gargano dell'anno Mille. Esse spadroneggiarono e ripopolarono le coste di Rodi, ripartendo da «Harola», forti dell'amicizia con Roberto il Guiscardo che per loro fondò Castelnuovo del Ducato di Puglia, scippando il Vetere a Bisanzio. Le monache di Amato, abate del monastero sofiano costruito alla Ripalonga di Vieste, divennero così potenti da gestire da sole la colonia dei deportati mariani che adoravano i santi martiri nell'Episcopio del vescovo greco S. Marco d'Eca. Gli Altavilla gettavano così le basi alla nascita della Civitate del Monte Sant'Angelo, dove si impose il Papa dopo il terremoto del 1085. La corte vaticana riuscì a stroncare sul nascere la nuova capitale del Principato di Puglia, di cui s'era fatto padrone Ruggero Borsa alla morte del padre Guiscardo, donatore del Castelnuovo di San Giacomo, fulcro di «Barola» del Monte Sacro. Il libro ripercorre le tappe salienti di questo breve viaggio che porterà alla successiva fondazione di «Baroletta» e di Troia, quando le monache si trasferirono presso S. Stefano protomartire sulla Via Tarantina di Barletta, e i mariani furono deportati nella nuova Civitate Troiana, guardati a vista dai Beneventani che vi fondarono Bovino. Qui, dopo il successivo terremoto del 1088, saranno tumulate le spoglie del santo ecano dei giudei che adoravano i martiri di Cristo, a suo tempo uccisi dai consoli romani a Urrita di Teate. Proprio fra quei ruderi ne rinvennero il corpo, nel luogo del Mercato dell'Episcopio di Barulo, dove Marco perse la vita sotto le macerie mentre tentava di disseppellire le spoglie del magico San Felice. Aveva appena scoperto le mura antiche di Urbe Teate, il consolato romano del Principato Italia.
29,00 €

La padrona di Ferrara. Eleonora d'Aragona, la principessa Dianora di Napoli a Duchessa d'Este

La padrona di Ferrara. Eleonora d'Aragona, la principessa Dianora di Napoli a Duchessa d'Este

Sabato Cuttrera

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2022

pagine: 150

Questo libro nasce senza alcuna pretesa di verità, ma in risposta alla insopportabile saccenteria di certi storici dei secoli scorsi che sono arrivati a confondere le città antiche altomedievali del Gargano dei Greci con omonimi paesini nati dopo il sisma del 1348 quando il Regno di Sicilia ebbe sede in Napoli, la Regina Giovanna I sede' sul trono in S. Chiara e le coste del reame furono invase dai Catalani. Ecco gli argomenti trattati. 1. Una discendenza di sangue reale - I bisnonni materni Principi di Taranto - Caterina e Tristano conti di Matera: i nonni - Mamma Isabella dei Chiaromonte di Lecce - Il padre Ferrante erede di Alfonso il Magnanimo; 2. Figlia della cometa di Halley - Le nozze di stato diventate favola con prole - La famiglia cresce: Eleonora è secondogenita - Neonata col nome dell'Imperatrice - La cometa di Halley come flagello del 1456; 3. La principessina di Napoli - Peste a Palazzo Reale: morte del Re nonno - I genitori diventano sovrani di Napoli - La Corona in rovina: la madre fa la colletta; 4. Il matrimonio con la casata estense - Immortalata bambina dall'arte sacra - La malattia della madre che si cura a Pozzuoli - Cresciuta nella corte che valorizza la moda - Il fallito matrimonio col duchino di Milano - Don Diego Cavaniglia conte di Conza: l'amante; 5. Una duchessa amata da Ferrara - Eleonora sposa Ercole d'Este: è Duchessa - La nascita dell'erede Alfonso turba gli Estensi - Ferrara salvata dalla sommossa - Vicària del Duca durante la Guerra del Sale - I matrimoni di Alfonso e di Beatrice col Moro - I mal d'orecchio e di stomaco, la morte.
30,00 €

La vedova di Budapest. Beatrice d'Aragona di Napoli. La regina d'Ungheria esiliata a Ischia

La vedova di Budapest. Beatrice d'Aragona di Napoli. La regina d'Ungheria esiliata a Ischia

Sabato Cuttrera

Libro: Libro in brossura

editore: ABE

anno edizione: 2022

pagine: 156

Beatrice fu per l'Ungheria la Regina del Rinascimento, fondatrice dell'aula della Biblioteca Corviniana del marito, amico di Lorenzo de' Medici, il quale si ispirò proprio alla sua collezione per far esplodere il rinascimento fiorentino anche nelle lettere. Quando morì il marito, con il fallimento nelle mani del nuovo Re, Beatrice, la matrigna e la nipote Isabella Duchessa di Milano furono costrette all'esilio sull'isola d'Ischia. Da qui il mito delle 'regine tristi' capeggiate da Giovanna d'Aragona che era anche sorella dell'invasore Ferdinando il Cattolico. Ad ogni modo fu grazie a lui che, liberata Napoli dai Francesi, sire e sirocchie tornarono almeno a Castelcapuano, nel 1502. Seguirono quattro anni di meditazioni, con Giovanna la Vecchia a prorex del fratello al posto dello scalpitante Gran Consalvo, almeno fino al suo arrivo, quando fu accolto nella ormai ex capitale, giunto a prendersi il reame, senza che Beatrice potesse mai più rivedere il trono d'Ungheria. La Regina morì in sobrietà il 13 settembre 1508, senza riavere neppure la sua dote. Il di lei corpo fu sepolto in S. Pietro martire e il suo nome venne scolpito solo su marmo, come il suo volto, immortalato, a 19 anni, da Francesco Laurana, poco prima del favoloso viaggio di nozze. In Ungheria Beatrice porterà con con sé molti dei preziosi tomi miniati dalle botteghe napoletane, trasferendo il Rinascimento alla seconda biblioteca d'Europa. Cinquemila codici realizzati prima del 1500 per una corte che abbandonava messali e corali a favore di libri luminosi e decorati, come quelli sulla vita di Plutarco e di Sant'Agostino, o sul trattato di galanteria che Diomede Carafa scrisse per lei.
30,00 €

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